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Akrai: Missione archeologica polacca in Sicilia

La Sicilia, la più estesa tra le isole del Mar Mediterraneo, da secoli attrae con sole perennemente  splendente, ottima cucina e panorami  mozzafiato. Tra i suoi numerosi tesori, a prescindere dall’aromatico gustoso olio d’oliva e dal paesaggio vario e sublime, raffigurato anche da William Turner in una serie di quadri dedicati ai suoi viaggi in terra siciliana, ci sono anche le numerose testimonianze dell’antichità che da secoli affascinano turisti, viaggiatori e ricercatori. L’innegabile fascino di quest’isola mediterranea era noto fin dagli antichi Greci. La Sicilia era spesso meta finale delle spedizioni durante il periodo della grande colonizzazione ellenica, compreso tra l’VIII e il VI sec. a.C. I greci approdati sulle coste italiche fondarono numerose città e villaggi che goderono della grande prosperità dovuta al notevole potenziale dell’isola. Con il trascorrere del tempo i greci iniziarono a esplorare le aree interne collinari, ovvero quelle più difficilmente accessibili, ma ancor più affascinanti. Tra i coraggiosi coloni si distinse un gruppo di Dori provenienti da Siracusa. Alla ricerca di un punto strategico ideale per vigilare sui territori circostanti della metropoli costiera in continua crescita, giunsero alla catena dei Monti Iblei, che venne scelto come luogo ideale per fondare nel VII secolo a.C la colonia di Akrai, in latino “Acrae”. Per secoli Akrai, difficilmente attaccabile proprio perché situata nella pittoresca parte sud-orientale dell’isola, svolse il ruolo di “custode” della colonia siracusana, una delle più importanti colonie del periodo ellenistico. Stimolata anche dal culto di Demetra, la dea della fertilità dei campi, la città si sviluppò dal punto di vista economico. Le condizioni favorevoli e l’alleanza stretta con il potere di Siracusa garantirono benessere alla città. Akrai fu costruita in base al modello urbanistico greco cioè lungo la strada principale cui venivano connesse strade minori. Anche i suoi abitanti, come quelli di altre colonie greche, erano fieri di avere il tempio costruito sulla sommità di un colle e il centro con degli edifici pubblici tra cui il teatro e il bouleuterion, cioè il luogo di riunione del Consiglio cittadino. L’alto grado di sviluppo economico-sociale della città venne mantenuto anche dopo l’invasione dell’isola da parte dei romani, in seguito alla quale, nel 241 a.C la Sicilia divenne la prima provincia di Roma. Tuttavia, con l’afflusso di nuovi arrivati, si hanno meno notizie riguardo a Akrai e al suo passato che sembra essere avvolto nel mistero. La storia della scoperta di Akrai inizia nel XVI secolo. Il crescente interesse nei confronti della misteriosa città è dovuto al ritrovamento delle antiche testimonianze scritte ma anche allo sviluppo del viaggiare tra XVI e XVII secolo, estremamente intenso in quest’isola attraente sia per la posizione geografica, sia per l’ambiente incantevole. Le fonti antiche pervenuteci sono state verificate da Tommaso Fazello, il monaco siciliano che nel XVI secolo ha identificato il sito dell’antica città. Le prime importanti scoperte risalgono, invece, all’inizio del XIX secolo, quando la ricerca delle pittoresche rovine venne accelerata dalla fioritura del romanticismo in Europa. Alla fine del secondo decennio del XIX secolo Akrai divenne oggetto di studio del barone Gabriele Judica, che per condurre da vicino le indagini sull’antico sito si trasferì a Palazzolo Acreide, non distante dall’area archeologica. Tuttora, nella città è presente un palazzo storico con la targa commemorativa dedicata allo studioso che analizzò in particolar modo l’antica necropoli, situata nella zona delle cave. Al barone Judica si deve inoltre la scoperta dei resti del teatro greco-romano. Alla fine del XIX secolo, Akrai diventa oggetto d’interesse di Paolo Orsi, considerato il padre dell’archeologia siciliana. Anche lui, come il barone Judica, focalizza la sua attenzione sull’intensivo studio delle cave e necropoli. Nella metà del XX secolo, la ricerca sull’antica città viene intrapresa da Luigi Bernabò Brea che dedica la sua attenzione soprattutto sull’edificazione urbana di teatro, bouleuterion e tempio. Fino agli anni ’70 del XX secolo nell’area di Akrai vengono portati alla luce vari edifici pubblici. La costruzione più antica è il tempio dorico dedicato ad Afrodite, situato su un lieve rialzo del terreno. Tra i monumenti più suggestivi della città va annoverato il teatro greco-romano. Quest’ultimo anche se di modeste dimensioni e posizione inferiore rispetto a quella del tempio, offre una vista impressionante sulle catene montuose circostanti e, durante le giornate limpide, sulla più alta parte del maestoso vulcano Etna. Sicuramente meritano attenzione anche le cave adattate a necropoli. Numerose catacombe, scavate nella roccia calcarea con funzione funeraria, sono rimaste in uso fino al V sec. d.C., quando Akrai divenne uno dei centri siciliani del cristianesimo. Oggi la città di Akrai è di nuovo sottoposta all’indagine ma questa volta da parte della missione archeologica polacca, diretta dall’eccezionale archeologa Roana Chowaniec. La prima ricerca polacca in Italia è resa possibile grazie a un accordo internazionale tra l’Università di Varsavia e la Soprintendenza dei Beni Culturali e Artistici di Siracusa ed è finanziata  dai contributi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Ministero della Pubblica Istruzione e sponsor privati. L’obiettivo di questa prestigiosa spedizione è scoprire un quartiere residenziale di Akrai, in precedenza mai sottoposto a ricerca, che certamente permetterà di capire meglio com’era la vita quotidiana degli abitanti di quest’antica città.

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