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Continua il braccio di ferro tra Varsavia e Bruxelles

Le contestate riforme del sistema giudiziario polacco sono state discusse ieri al Consiglio affari generali a Bruxelles, che ha riunito i ministri degli affari europei dei Paesi UE. Il mese scorso il parlamento polacco ha approvato modifiche alla riforma della Corte Suprema volte a reintegrare i giudici che erano stati messi a riposo in quanto ultrasessantacinquenni. L’iniziativa va nel senso auspicato dalle istituzioni europee e mira a rasserenare lo scontro tra Varsavia e Bruxelles. Tra i presenti all’incontro di ieri c’era anche il Segretario di Stato agli affari europei Konrad Szymański, che si è detto sorpreso del fatto che “dopo tre settimane non abbiamo ancora sentito più di due o tre frasi sulle conseguenze della decisione del parlamento polacco. […] E’ ovvio che la legge in questione mette fine a ogni controversia sulla Corte Suprema”. La Corte di Giustizia Europea ha aveva deciso in ottobre di sospendere la riforma della Corte in attesa di una decisione definitiva. A luglio la Commissione Europea aveva lanciato una procedura contro Varsavia a causa della riforma, argomentando che mina “i principi di indipendenza dei giudici e la loro inamovibilità”.

Si tratta soltanto delle ultime tappe nello scontro tra le istituzioni europee e l’esecutivo polacco. Lo scorso dicembre il Vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans aveva annunciato la decisione senza precedenti di attivare l’art. 7 del Trattato di Lisbona; la procedura prevede un meccanismo per garantire il rispetto dei valori fondamentali dell’UE – tra i quali lo stato di diritto – che può condurre teoricamente la Polonia a perdere il diritto di voto nelle istituzioni europee. Di recente Timmermans ha dichiarato che i cambiamenti alla legge sulla Corte Suprema sono positivi, ma allo stesso tempo ha ricordato che il governo di Varsavia non ha prestato orecchio a molte delle raccomandazioni della CE concernenti il Tribunale Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e i giudici ordinari, e che da parte europea non c’è alcuna intenzione di fermare la procedura di cui all’art. 7.

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