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Crisi dei valori, l’esempio dei servizi penitenziari in Italia

Ho lottato contro la vita, come con spada e con scudo, conosciuto l’amore disprezzando l’arroganza. Ho visto la morte più volte riconoscendola parte della vita, conosciuto cari amici e pessime amicizie, ragazze favolose e la pioggia bagnar malinconia”.

Luca, detenuto a Torino

Viviamo in un mondo dominato dai valori materiali. Sempre più spesso ci manca il tempo per riflettere su quello che è essenziale e su che cosa dovrebbe basarsi il nostro comportamento. Scegliendo un nuovo modello di cellulare oppure comprando una nuova casa ci concentriamo su beni materiali. Lo sviluppo della tecnologia e il consumismo sfrenato non aiutano certo a cambiare il modo di vivere. La crisi dei valori è onnipresente ma un caso interessante di questo fenomeno è rappresentato dall’ambiente carcerario, dove l’essere umano non è più considerato come tale. I detenuti spesso vengono privati del diritto alla libertà condizionale, scontano pene a lungo termine in condizioni dure. Il loro contatto con gli altri viene ridotto al minimo. Il rispetto della dignità umana e la sensibilità ai bisogni altrui dovrebbero essere più importanti per il sistema sociale. L’uomo deve avere il diritto di pentirsi e di essere riabilitato. Leggendo blog come DENTRO E FUORI, dal carcere di Torino, oppure Spazi(), da quello di Bergamo, troviamo termini come bestia con cui vengono nominati i detenuti. Negli occhi delle guardie carcerarie non sono più considerati uomini. Accanto alla letteratura specializzata su questo argomento, i blog offrono un’altra prospettiva, ovvero il punto di vista dei detenuti.

Un uomo chiuso nell’ambiente carcerario costruisce l’immagine di se stesso in base al mondo che lo circonda. Vede il bene, la bellezza e il coraggio con gli occhi dei suoi compagni. È difficile che tutte le persone abbiano opinioni comuni avendo un passato diverso. Le differenze tra i detenuti sono molto spesso l’origine dei problemi e portano a conflitti. Allora come si possono considerare i valori in questo contesto?

I fatti hanno dimostrato che i valori hanno un ruolo molto importante nei posti che sono stati descritti da Ervin Goffman: le istituzioni totalitarie. Luoghi i cui abitanti sono costretti ad esercitare attività secondo orari definiti.

Il carcere molto spesso diventa come una casa per il detenuto. Un posto al di fuori del quale non si hanno più amici e forse neanche una famiglia. Succede che dopo aver scontato la pena un ex detenuto commetta un altro reato e torni dietro le sbarre.

Consultando le informazioni riguardanti i servizi penitenziari in Italia si trova anche un problema di sovraffollamento delle carceri. 96 detenuti su 100 in Italia sono uomini. C’è un grande problema di violenza, specialmente contro le donne. Su questo tema vengono organizzate numerose campagne sociali. Un esempio è il manifesto: “Amore, ma se mi uccidi, dopo chi picchi?”, prodotto dalla Maxima Film e presentato nel 2017 all’Ospedale Cardarelli di Napoli in supporto alle attività del “Centro Dafne – Codice rosa a sostegno delle donne vittime di violenza”. La violenza non è fermata dalle mura della prigione. Purtroppo i servizi penitenziari donano un illusorio senso di sicurezza. Un detenuto, Albert, in una lettera intitolata “La falsa civiltà del XXI Secolo” descrive il fenomeno della violenza in questo modo: “Mi domando l’utilità nel cercare forme di vita in altri pianeti, quando non siamo in grado di preservare la vita delle persone che sono sul nostro pianeta, soprattutto quelle a cui vogliamo più bene, ovvero mogli, madri, sorelle…

Dentro o fuori, libero o detenuto, morto o vivo, disprezzato o rispettabile. Nel linguaggio carcerario emergono spesso antinomie.  Sono anche usate per i titoli dei blog e delle riviste pubblicate dai detenuti. A partire dal 2005, a Torino viene scritto il blog Dentro e Fuori grazie alla collaborazione tra detenuti e giovani giornalisti che visitano personalmente il carcere. Dopo aver preso gli articoli scritti dai detenuti e dalle persone che vengono a trovarli i testi vengono pubblicati sul sito www.ilcontesto.org.

Un altro esempio è la rivista Spazi(). La “o” aperta è stata sostituita dal simbolo “()” come gioco grafico. Grazie a quest’idea viene sottolineato il carattere degli articoli della rivista ed anche l’argomento legato all’isolamento e alla chiusura forzata.

I linguaggi che vengono utilizzati dai detenuti e dai lavoratori delle carceri sono molto simili. Spesso viene paragonata, sia nelle conversazioni sia nei testi, la situazione dei detenuti a quelle degli animali in gabbia. Viene messo in luce anche il problema di come tornare alla vita una volta fuori di prigione. Il periodo della detenzione può avere l’effetto di un’inversione del sistema valoriale di un condannato. La libertà non sempre viene descritta come un desiderio; si legge nel commento di un detenuto su Dentro e Fuori: “Io sono Luca e mi è capitato spesso di entrare ed uscire dal carcere, dopo tanti anni di tossicodipendenza comunque mi sono accorto che è peggio uscire dal carcere che entrarci.” (Luca, detenuto a Torino)

Prendendo in considerazione il problema della crisi dei valori e che cosa significano per noi oggi è importante accorgersi che tutto dipende dal contesto. È sempre più difficile definire libertà e felicità. Se avessimo il tempo per riflettere su che cosa significhi la libertà per ognuno di noi, descriverla sarebbe più difficile di quanto pensiamo.

L’autore delle illustrazioni è Tomasz Przeździecki, laureato alla Facoltà di Belle Arti dell’Università di Toruń, grafico, designer, disegnatore. Tomek si concentra su temi legati ai diversi aspetti della vita umana. Non evita argomenti quali la bruttezza, la volgarità e la brutalità. Collabora con l’azienda di abbigliamento Volcano, è l’autore di diversi murales e del blog http://na-kreske.blogspot.com/. Nelle sue opere Tomek cerca di illustrare emozioni difficili, anche quelle dovute all’alienazione e all’esclusione dalla società, come nel caso di comunità carceraria.

Bibliografia:

DENTRO E FUORI. Il sistema penitenziario italiano tra vita in carcere e reinserimento sociale”, 2016, Associazione Openpolis

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 giugno 2000, n. 230 Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

Maria Ejchart-Dubois, Maria Niełaczna, Andrzej Rzepliński, 2017, “DOŻYWOTNIE POZBAWIENIE WOLNOŚCI. ZABÓJCA, JEGO ZBRODNIA I KARA.”, Wydawnictwo C.H. Beck

Zimbardo Philip, 2007, “The Lucifer Effect: Understanding How Good People Turn Evil”, Random House (NY)

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