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È ora di riformare l’Europa. L’Italia c’è

Nonostante l’incoraggiante vittoria di un europeista convinto come Emmanuel Macron in Francia, ed i risultati alle politiche in Olanda ed Austria, che hanno a loro volta sancito la sconfitta dei populisti anti europei, in Europa non possiamo affatto permetterci di abbassare la guardia perché il futuro del progetto europeo non è per niente scontato.

Anzi, dobbiamo avere il coraggio di cambiare ciò che fino ad oggi non ha funzionato, inaugurando un nuovo corso. Altrimenti i populisti dei diversi paesi avranno gioco facile a lucrare sulla delusione e sulle paure della gente. Gli impegni presi durante la celebrazione del 60’ anniversario dei Trattati di Roma, poche settimane fa, indicano la giusta direzione da intraprendere: bisogna proseguire adottando forme di cooperazione rafforzata su tutta una serie di tematiche, senza lasciare che singoli paesi possano porre veti ostruzionistici là dove non siano interessati a partecipare.

Dobbiamo essere fermi oppositori dei diversi antieuropeisti, ma al tempo stesso non dobbiamo esitare a modificare le regole su cui l’Europa si è basata fino ad oggi: ad esempio il funzionamento del fiscal compact, che anziché aiutare i singoli paesi ad uscire dalla crisi globale, ha decretato per numerose nazioni un peggioramento della crisi in atto. Come pure il bilancio dell’Unione Europea, che oltre ad essere più consistente, deve venire gestito da un vero Ministro delle Finanze europeo. Ma anche il surplus commerciale di alcuni paesi, che determina danni economici nelle nazioni vicine. E le modifiche vanno apportate puntando su quattro priorità: lavoro, crescita, sicurezza e politiche migratorie comuni.

Sono fortemente convinta che se diamo vita a una politica europea più vicina ai problemi della gente, allora indurremo nuovamente i cittadini a guardare con speranza e fiducia non solo al proprio futuro, ma anche a quello dell’Europa.

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