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La Polonia sulla crisi dei migranti: sì a un aiuto economico, no all’accoglienza

Giovedì 14 dicembre i Primi Ministri del Gruppo di Visegrád (un’alleanza che raggruppa Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Ungheria) hanno incontrato il Premier italiano Paolo Gentiloni e il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker prima del vertice UE di Bruxelles. I temi dell’incontro sono stati la politica europea sull’immigrazione e sull’asilo e i contributi al Fondo fiduciario per l’Africa.

Durante la riunione, il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki, l’ungherese Viktor Orban, lo slovacco Robert Fico e il ceco Andrej Babis hanno annunciato la loro disponibilità a trasferire 35 milioni di euro per sostenere l’Italia in progetti volti a fermare l’immigrazione illegale dalla Libia. Ciascun paese membro – inclusa la Polonia – donerà circa 9 milioni di euro. ”Vogliamo dimostrare la nostra solidarietà all’Italia. Confermo che io e i primi ministri degli altri paesi membri del V4 (Gruppo di Visegrád, n.d.r.) siamo persino disposti a fornire finanziamenti all’Italia, se necessario. Per ora offriamo 35 milioni di euro”, ha dichiarato ai giornalisti il Capo di governo slovacco Robert Fico. Il pacchetto di finanziamenti è destinato a progetti di formazione, alla fornitura di attrezzature per la guardia costiera e apparecchiature di controllo delle frontiere libiche, compresi i confini meridionali del paese.

L’iniziativa è stata accolta con una certa soddisfazione dal Presidente della Commissione europea Juncker, che ha affermato: “Questa è la prova che anche i paesi del V4 sanno essere solidali con l’Italia e gli altri paesi”. Dal suo canto, il Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni ha ringraziato il Gruppo di Visegrád per il sostegno finanziario nell’affrontare l’ondata migratoria, ma ha ribadito che per il governo italiano la questione delle quote obbligatorie stabilite dall’Europa per la ricollocazione dei migranti rimane ancora attuale. Gentiloni ha riconosciuto il gesto “come un fatto positivo, da apprezzare”, ma ha aggiunto: “Per noi i muri e le chiusure sono sbagliate, e le quote obbligatorie sono il minimo sindacale per l’Unione europea. Questi Paesi hanno un’opinione molto lontana. Ma è significativo che questa differenza che resta (…) non abbia impedito un’iniziativa politica che ritengo rilevante e di cui ringrazio”.

Finora Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria non hanno contribuito al sistema di ripartizione dei migranti stabilito nel 2015 a Dublino per aiutare Italia e Grecia a ricollocare i rifugiati sbarcati sulle coste del Mediterraneo. Per questo motivo, la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione, entrata nella sua seconda fase, che minaccia di deferire i tre paesi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Sulla vicenda il governo di Varsavia ha trovato un alleato inaspettato nel Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, che recentemente ha suggerito di abbandonare il meccanismo delle quote, perché ritenuto “inefficace e divisivo”.

La mossa del Gruppo di Visegrád di finanziare il progetto italiano in Libia sembra confermare la volontà dei quattro paesi di prendere una posizione autonoma e diversa rispetto alle politiche dell’Unione Europea sul tema delle migrazioni. Alle accuse sulla mancata accoglienza di rifugiati, la Polonia risponde che sta assorbendo l’ondata migratoria proveniente dall’Ucraina.

La foto proviene dal seguente sito web: http://www.governo.it/media/il-presidente-gentiloni-bruxelles/8654

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