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L’ultima Miss Polonia della PRL

Il 1989 è stato un anno di grandi trasformazioni, entusiasmi, speranze, sogni ed anche dell’ultimo concorso di Miss Polonia prima della caduta del regime comunista. Tutto si svolse nello stile degli anni Ottanta:  trucco esageratamente colorato, pettinature cotonate, abiti scintillanti presi in prestito oppure creati con quello che si aveva in casa. Le ragazze erano spinte a partecipare al concorso dalle famiglie, dagli amici oppure decidevano da sole convinte che sarebbe stata una occasione che avrebbe cambiato la loro vita. Dopo anni di incertezza sul futuro si intravedevano tante nuove opportunità, anche se in realtà non si sapeva come cogliere quelle occasioni. Tutto appariva confinato e pochi riuscivano finanche a immaginarsi supermercati pieni di podotti o una tv satellitare, per non dire internet o i telefoni cellulari. Persino la serie “Dynasty”, simbolo di una vita a colori, non era ancora arrivata in Polonia. Ma grazie ai visionari, alla loro genialità e determinazione, pian piano passammo dal socialismo reale ad una società capitalista.

Il concorso di Miss Polonia negli anni Ottanta era una vera attrazione perché grazie alle sfilate sul palcoscenico in diretta televisiva aveva una straordinaria audience. Per molti polacchi il seguire la sfida tra quelle bellezze era un modo per portare un po’ di colore nella loro quotidianità. Vivevamo una quotidianità semplice e di poche pretese, quindi ogni iniziativa che ci desse l’impressione di poter vivere un po’ di sfarzo e di lusso era ben vista.

Oggi degli eventi e del mondo dello spettacolo sappiamo tutto grazie a internet e alle numerose riviste sgargianti. Invece a quei tempi, a parte qualche sparuta pubblicazione in cui si poteva leggere la vita delle celebrità, si sapeva poco dei personaggi famosi, né si facevano grandi pettegolezzi sul loro conto, il che era sicuramente una cosa positiva. C’erano solo due canali televisivi che trasmettevano i consueti programmi d’intrattenimento e alcuni noti festival musicali: Kołobrzeg, Zielona Góra, Opole e Sopot.

Le foto a colori delle finaliste, accanto ai poster di idoli pop, apparivano nel Dziennik Ludowy (trad. quotidiano popolare), che si poteva trovare in edicola il sabato mattina alle sette se non avevi la fortuna di fartelo tenere. I quotidiani parlavano dei concorsi senza grande slancio, con brevi note e immagini grigie mentre nei luoghi pubblici si esponevano le notizie su bacheche informative affinché ogni “proletario” ne fosse messo al corrente. Dopo il concorso di Miss Masovia furono appese anche le nostro foto come prime tre classificate. Immagini esposte perfino nella bacheca vetrata alla stazione centrale forse per rendere più piacevole l’attesa dei viaggiatori.

Cosa ricordo dell’avventura del concorso? Sicuramente è stato un periodo eccezionale che mi ha dato tanta allegria, nuove esperienze, impressioni e conoscenze ed è diventato un momento segnante nel mio percorso di vita, sebbene non seppi sfruttare appieno ciò che mi era successo. Oggi saprei certamente fare migliore uso del fatto di essere una delle sedici donne più belle della Polonia, e l’essere troppo critica e severa verso me stessa ha reso difficile sfruttare le occasioni di entrare nel mondo dello spettacolo. A dire il vero ottenni una collaborazione con una delle prime agenzie pubblicitarie, ma mi mancavano la faccia tosta e la sicurezza per poter tradurre l’avventura del concorso in attività lavorativa. Non capivo che una chance una volta data non si ripete o forse semplicemente non era il mio ambiente.

Di certo la notizia che avevo vinto il titolo di Seconda Vicemiss Masovia fece rumore e le persone spesso mi sorridevano, però trattavo quel successo solo come l’effetto di una straordinaria avventura. Ho ricevuto proposte di viaggi a Miami e lavorai durante la fiera Elektronika 2000 a Mosca, poi però apparvero nuove finaliste e passai loro la staffetta.

All’epoca erano in voga i viaggi in Giappone, forse per diventar modella, ma nessuna di noi sfruttò questa proposta di cui non ci fidavamo.

Nel rinverdire quei ricordi, ho deciso di coinvolgere alcune persone per fare un racconto comune. Primo nella mia lista è il co-organizzatore, giurato e documentarista Jerzy Szamborski, grazie al quale si è conservato molto materiale filmico e fotografico di quegli anni. Ho chiesto a Jerzy se c’è qualcosa di specifico che ricorda di quel 1989.

Jerzy Szamborski: “Nonostante le condizioni difficili si poteva fare molto all’epoca. La gente era più aperta a simili eventi. Un problema era rappresentato, per esempio, dall’avere i buoni per i prodotti alimentari durante le prove per la finale, ma in qualche modo si risolveva. Il premio per la vincente era un’auto Toyota edizione speciale, ovvero con simboli della corona della Miss sul paraurti. L’unico esemplare di quel tipo al mondo. Per quanto riguarda gli altri premi… Ah, già! In quel concorso il rappresentante della Toyota fu così incantato dalla vista di Agnieszka Angelo che premiò con un’auto anche la Prima Vicemiss Polonia ‘89. Quell’anno ci fu anche un’altra sorpresa. Il rappresentante della Fiat di Bielsko-Biała disse che non volevano essere da meno e anche l’azienda italiana offrì un’auto. La Prima e Seconda Vicemiss ricevettero così in dono la cosiddetta Maluch (Fiat 126 P)!”

Durante il concorso, che durò sei mesi tra eliminazioni preliminari, selezioni regionali, semifinale, finale, le partecipanti strinsero forti amicizie. Non so quante di loro siano tuttora in contatto, perché allora comunicavamo con lettere, cartoline e telefoni fissi (che non tutti possedevano). Io fino ad oggi sono rimasta in contatto con Małgorzata Kobylińska, Miss Masovia ’89, che ci racconta le emozioni di quella esperienza.

Małgorzata Kobylińska: “Dopo la vittoria i resi conto che tutti mi avrebbero d’ora in poi guardata attraverso il prisma del concorso di bellezza. Allora avevo solo 18 anni e quindi andai subito, senza indugi, all’Università, la Warsaw School of Economics, che era il miglior ateneo di economia della capitale. Con il senno di poi, ho un consiglio per le future miss: aspettate 2 o 3 anni, magari anche 4; cambia molto. Personalmente il fatto di essere arrivata tra le dieci donne più belle della Polonia non mi ha portato molti profitti. Mi arrivarono alcune proposte contrattuali dall’estero ma allora mancavano agenzie di modelle che aiutassero ragazze così giovani. Non ebbi il coraggio di partire da sola, era troppo rischioso. Inoltre, dopo il concorso di Miss Masovia, ebbi anche la sfortuna di non ricevere i premi che ci avevano promesso, per esempio nessuna di noi riuscì ad andare a Singapore, che era il primo premio del concorso”.

In effetti con i premi la situazione non era chiara com’è oggi dove tutto è precisato in accordi scritti. A me andò bene, quale Seconda Miss Masovia 1989 ottenni il promesso registratore giallo a due cassette TEC e anche un viaggio a Londra. Ciò avvenne durante la finale all’Hotel Europejski, quando lo sponsor cambiò idea e decise d’emblée di offrire il viaggio a tutte e tre le finaliste.

Ricordi che ancor oggi mi emozionano perché successero fatti sorprendenti che mi resero veramente felice. Oggi viviamo in tempi in cui le piccole cose non hanno lo stesso effetto perché la qualità della vita nel nostro paese, ormai completamente avvolto dal consumismo più spinto, ha viziato le nostre aspettative.

Abbiamo rimosso gli anni delle code per gli alimentari e la carta igienica, la scarsità di mezzi di comunicazione adeguati e le difficoltà legate all’attraversamento dei confini e tante altre situazioni non facili, dagli scioperi alle differenze di vedute. Oggi possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni, studiare in tutto il mondo, realizzare i nostri sogni, comunicare con l’ausilio di internet e dei dispositivi mobili. E grazie ai social network possiamo recuperare contatti dopo anni e così mi è successo qualche tempo fa con Anna Kaczyńska, Seconda Vicemiss di Łódź 1989, a cui ho chiesto come faceva ad avere un guardaroba sempre ben assortito in quei tempi e quale impatto ha avuto sulla sua vita il concorso.

Anna Kaczyńska: “Fu una grande lezione di improvvisazione e di capacità d’arrangiarsi. Cucii da sola gli abiti partendo da zero rimodellando vecchi modelli. Per essere ben abbinata su scarpe e orecchini attaccai tessuti presi dai vestiti e anche lustrini. Il vestito della finale era stato cucito da un salone di abiti da sposa, perché nel mio paese non c’era un sarto che creasse abiti da sera. Qualcosa riuscii a procurarmelo al Peweks, qualcos’altro da Moda Polska, e poi rovistai nei cassetti di mia sorella e mia mamma. Il concorso non sconvolse la mia vita, ma una volta finito qualcosa dentro di me era cambiato. Queste esperienze ti aiutano a superare il blocco dell’imbarazzo, è stata una grande lezione di coraggio che sfrutto ancora oggi. E poi imparai anche cose pratiche come camminare sui tacchi a spillo senza alterare la silhouette e curare l’aspetto, la condizione fisica, l’andatura, l’espressione e persino il sorridere in modo serio agli sconosciuti. Apparentemente piccole cose, ma che mi sono tuttora utili in diverse situazioni”.

Quando, con l’inganno, fui portata da mia sorella alle selezioni, tutto fu per me nuovo ed eccitante. Non immaginavo che avrei passato la prima fase e sinceramente non vedevo l’ora che la giornata finisse. Indossando un maglione fatto a mano e con la coda di cavallo, invece di un costume da bagno o da aerobica, sentivo che le mie chances erano scarse. Non ero una di quelle ragazze alte e slanciate in abiti eleganti. Il primo incontro con i giurati, che sollevarono diverse domande mentre sedevano a un grande e lungo tavolo, cui stavo davanti a loro in costume, mi causarono un incredibile stress. Però in seguito ogni nuova apparizione pubblica mi causava sempre meno ansia e il fatto che fossi in prima fila nelle coreografie fece sì che cominciai a sentire la responsabilità per la buona riuscita del tutto.

In occasione di eventi come i concorsi di bellezza si incontrano persone curiose che vogliono sapere di scandali e indiscrezioni da dietro le quinte. Alcuni sostenevano che per arrivare alla finale alcune ragazze avessero pagato.

Nel mio gruppo a tal riguardo fu tutto molto noioso. Non ci fu alcun scandalo o, se ci fu, avvenne senza la nostra partecipazione. Non ricordo invidie, cattiverie, gelosie o lacrime tra le ragazze. Eravamo un gruppo affiatato.

Incuriosita dalla passione con cui tanti polacchi seguivano il concorso ho chiesto un commento a due grandi fan di Miss Polonia: Katarzyna Żebrowska e Dominik Masny. Succedeva che dopo le finali mi chiedevano l’autografo, ma non pensavo che ci fossero dei veri e propri fan del concorso che ricordano i nomi delle finaliste di varie generazioni.

Katarzyna Żebrowska: “Guardai Miss Polonia in televisione per la prima volta nel 1985. Avevo 8 anni. Ancora oggi ricordo le emozioni che provai. L’anno successivo scoprii che Miss Polonia non era solo un evento di una notte ma durava tutto l’anno. Quindi iniziai a ritagliare e collezionare gli articoli di giornale che parlavano del concorso. Queste ragazze per me erano principesse, idoli, inarrivabili e ideali. E se nelle stanze dei miei coetanei erano appesi i poster di calciatori, attori, cantanti pop o stelle del rock, nella mia c’erano i calendari con le finaliste delle diverse edizioni di Miss Polonia. Insomma per me non era solo un hobby ma “vivevo” il concorso. Il 1989 è l’anno di Aneta Kręglicka, naturalmente la sua vittoria come Miss Mondo fu un grandissimo successo, ne fui contenta e orgogliosa come tutti in Polonia. La sua vittoria fu per me una sorpresa. Le mie favorite erano Małgosia Obieżalska, Żaneta Katkowska, Agnieszka Angelo. In seguito, alla finale di Miss Mondo, Aneta Kręglicka appariva già una bellezza ideale. Tuttavia la sua sembrava una bellezza algida, statuaria, inaccessibile. Mi piacque soltanto quando ebbi occasione di parlare con lei personalmente, qualche anno dopo. Allora mi incantarono la sua personalità forte e carismatica, la sua intelligenza e la sua classe. Mi piace molto anche il modo in cui ha gestito la sua carriera sui media.”

Dominik Masny: “La mia passione per i concorsi di bellezza cominciò all’inizio degli anni Novanta in modo abbastanza casuale. Mia nonna mi regalò un videoregistratore e per vedere come funzionava registrai dalla tv la semifinale di Miss Polska ‘91 a Breslavia, e qualche giorno dopo quella di Miss Polonia ‘91 a Katowice. Avevo a malapena 13 anni. Dal ritorno di Miss Polonia nel 1983, i concorsi risvegliavano un grande interesse. Io divenni un formidabile appassionato ricercando e ritagliando gli articoli anche delle vecchie edizioni. All’epoca reperire notizie delle edizioni precedenti non era affatto semplice: non c’erano internet, cellulari, o gli altri mezzi attuali per informarsi. Così scrissi agli organizzatori e agli sponsor chiedendo di inviarmi materiali sul concorso. La registrazione VHS dei concorsi la ricordo oggi con emozione ed un sorriso. Grazie a questa passione sono riuscito a conoscere persone eccezionali e fuori dal comune, tra cui anche fan dei concorsi di bellezza. Apprezzo in particolare l’amicizia con Katarzyna Żebrowska, che conosco dal 1993.”

Oggi tutti fotografano con telefoni cellulari, tablet e altri apparecchi immortalando ogni attimo e potendo poi anche modificarlo esteticamente. Negli anni Ottanta non c’erano strumenti digitali, ma solamente rullini con un numero limitato di foto e camere oscure per svilupparli. L’esposizione e le capacità del fotografo determinavano la qualità dell’immagine. Nessuno si divertiva col ritocco se non nello sviluppo delle foto nelle camere oscure a casa. Tutto era su carta, un vero e proprio quadro. Ho chiesto a Piotr Wolfram com’era fare il fotografo in quell’epoca.

Piotr Wolfram: “Se dico che un rullino di pellicola a colori costava 6 dollari, ossia il salario medio di due settimane, ed era disponibile nei Peweks, nessuno oggi mi crede. È per questo che la maggior parte delle foto di quegli anni sono in bianco e nero. Poiché i materiali fotosensibili avevano grossi limiti (solo 100 ISO), la fotografia scenica richiedeva un obiettivo chiaro e un treppiedi. Di conseguenza un libero riposizionamento durante le finali era complicato. Per quanto riguarda la collaborazione con altri fotografi, era in vigore una sorta di codice che tutti cercavano di osservare. A nessuno veniva in mente di fare ombra a qualcun altro per entrare sulla scena e scattare foto. Oggi, grazie agli strumenti digitali, possiamo fare una quantità infinita di foto, concentrandoci su inquadratura ed esposizione poiché tanto ne sceglieremo soltanto alcune. Una volta le foto andavano ben riflettute. Ogni inquadratura era unica.”

Concludo il mio racconto con Aneta Kręglicką, che oltre alla corona di Miss Polonia 1989 ha conquistato anche il titolo di Miss Mondo, unica polacca ad avere avuto l’onore di indossare la corona mondiale. Divenne icona d’eleganza e bellezza per la maggior parte delle polacche.

Aneta Kręglicką: “La vittoria ai concorsi di Miss Polonia e Miss Mondo mi diede una celebrità che purtroppo non ho mai amato, ma anche, il che fu indubbiamente positivo, la possibilità di viaggiare, di conoscere il mondo e le persone. Fu un’esperienza formante che però mise alla prova le mie capacità. Conoscendo le lingue straniere ed essendo una ragazza già laureata (in Economia all’Università di Danzica), mi muovevo a mio agio in un ambiente per me completamente nuovo. Ero apprezzata e notata. In Polonia spesso si pensa che ci fossero delle connotazioni politiche dietro quella mia vittoria. Forse qualcuno sarà deluso, ma ai concorsi di bellezza internazionali non mi sono mai state fatte domande sulla Polonia, su Wałęsa e sulla situazione politica nel paese. Io stessa non mi addentrai in quel tema, sebbene nel profondo fossi contenta delle trasformazioni che stavano cambiando il Paese. La politica non era il tema principale. Al concorso di Miss Mondo l’unico clamore politico fu sollevato da Miss Russia, perché il paese partecipava per la prima volta.
A mio favore giocarono una certa maturità e riservatezza oltre alla la simpatia dimostratami dalle altre f
inaliste in particolare quelle dell’America meridionale, dell’Australia, dell’Italia e della Scandinavia. In tutte le classifiche interne mi piazzavano sul podio. Ricordo che dopo l’incoronazione, nel backstage, e poi dietro le telecamere, spontaneamente mi rivolsero le loro congratulazioni. Fu forse il momento più bello. Nonostante la vittoria presi le distanze dal concorso di bellezza perché quello che mi interessava era il mondo degli affari. Ora, dopo molti anni, confesso che quando ripenso a quel 1989 mi emoziono ancora.”

In quel indimenticabile 1989 successero molte cose in Polonia: fu l’anno degli accordi della Tavola Rotonda, della conquista delle elezioni democratiche, del ritorno del paese al suo nome tradizionale (Repubblica Polacca, con l’obiettivo di stabilire una continuità con la Seconda Repubblica del periodo tra le due guerre) e all’emblema dell’aquila incoronata. Un anno di riforme graduali grazie alle quali, un paese che era sull’orlo di una crisi economica, con una inflazione galoppante ed un enorme deficit, riuscì a reagire e ad invertire la rotta. Un anno di lotta alla censura, abrogata solamente nell’aprile 1990. Il 1989 fu il passaggio da un’era all’altra e ancora oggi dopo 30 anni, ricordare quel periodo provoca sempre un brivido di emozione, perché quella combinazione di condizioni politiche e sociali fu un unicum irripetibile.

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