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Oświęcim e Cori sono città gemelle

L’11 marzo 2017 nella chiesa di Sant’Oliva è stato firmato il patto conclusivo del gemellaggio tra le città di Cori e Oświęcim, nota nel mondo con il famigerato nome di Auschwitz, sede del più grande campo di sterminio nazista. All’evento hanno partecipato rappresentanti dell’Ambasciata polacca in Italia e il dottor Ugo Rufino, direttore dell’Istituto Italiano di Cracovia, che aveva organizzato in precedenza una notte italiana all’Istituto per la presentazione delle eccellenze storiche, monumentali, paesaggistiche e produttive di Cori. La chiesa di Sant’Oliva è costruita su un tempio pagano del III-I secolo a.C. inglobato da una chiesa del XII secolo. Contiene affreschi di straordinaria bellezza che raffigurano scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, risalenti al 1533-1534 e simili a quelli della cappella Sistina in Vaticano.

Il primo patto di gemellaggio era stato firmato a Oświęcim il 26 gennaio 2017 nel castello della città, la cui lunga storia è iniziata almeno nel XII secolo. Nel 1518 soggiornò nel medesimo castello Bona Sforza, in viaggio da Bari a Cracovia per andare in sposa a Sigismondo I. La duchessa di Bari ha avuto un grande rilievo nella storia polacca e nei rapporti tra Italia e Polonia.

Cori è la seconda città italiana dopo Arezzo a firmare un patto di gemellaggio con Oświęcim. I rapporti tra Cori e Oświęcim sono cominciati più di mezzo secolo fa, quando nel luglio 1965 giunse in quest’ultima Pietro Vitelli, dopo un lungo viaggio in varie città polacche, ospite di amici conosciuti a Mosca nel 1963. Fu accompagnato da due studenti di Cracovia conosciuti a Częstochowa che lo invitarono a cena nella loro casa ai piedi del Wawel e gli suggerirono di visitare il Museo di Auschwitz-Birkenau. Fu una visita traumatica che consentì di conoscere una storia terribile della quale in quegli anni si parlava poco. Pensò che non sarebbe mai più tornato in quei luoghi, tanto erano state strazianti le emozioni vissute. Pietro Vitelli continuò tuttavia a frequentare la Polonia, tanto da passarvi per decenni le sue vacanze e persino a imparare un poco la lingua.

Nell’ottobre 1996, mentre era sindaco di Cori, Pietro Vitelli ebbe modo di incontrare l’allora sindaco di Oświęcim Andrzej Telka (1933-2010). I due si trovavano ad Atene per partecipare a un convegno di primi cittadini che aveva come scopo quello di firmare sulla storica terrazza di Pnika, di fronte all’Acropoli, una pace tra le città del Mediterraneo. Andrzej è stato sindaco di Oświęcim negli anni 1982-1989 e negli anni 1994-1997. Ha avuto meriti altissimi nella rinascita della città e nel potenziamento del Museo di Auchwitz-Birkenau, tanto da essere insignito dal Presidente della Repubblica Aleksander Kwaśniewski della Croce di Ufficiale dell’Ordine della Rinascita polacca per altissimi meriti nel consolidare e diffondere la conoscenza del campo di sterminio di Auschwitz. Egli con grande calore invitò Vitelli a tornare a Oświęcim dicendogli che la sua città, dopo la tragedia della guerra e del campo di sterminio, stava diventando luogo di incontro, di fratellanza e di pace tra i popoli.

Malgrado i numerosi viaggi in Polonia Pietro Vitelli tornò ad Auschwitz solo nel gennaio del 2004. Il parlamento italiano aveva approvato la legge 20 luglio 2000, n.211 per l’istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di sterminio nazisti. Nel 2004 Vitelli cedette alle insistenti richieste dell’allora sindaco di Maenza, in provincia di Latina, che conosceva i suoi decennali rapporti con la Polonia e lo pregò di accompagnare lui e un gruppo di studenti della sua città per una visita ad Auschwitz – Birkenau per celebrare il 27 gennaio, Giorno della Memoria. Fu il primo viaggio della memoria organizzato da un comune della provincia di Latina. Si ebbe l’opportunità di incontrare l’allora Sindaco di Oświęcim Janusz Marszalek, con il quale si aprì subito un rapporto di simpatia e amicizia. Marszalek ebbe modo di visitare Cori e di essere ricevuto dal consiglio comunale, avendo modo di rivolgere un saluto di amicizia alla città di Cori. Su quel viaggio Pietro Vitelli, nel 2004, pubblicò un libro di versi “Haiku, Viaggio della memoria da Maenza ad Auschwitz”. Il libro è stato tradotto anche in polacco e pubblicato nel 2016 a Cracovia, venendo presentato proprio a Oświęcim qualche ora prima della firma del patto di gemellaggio, nella biblioteca della città. Il libro fece impressione alla sua uscita in provincia di Latina. L’allora Sindaco di Cisterna volle ripetere l’esperienza e pregò Vitelli di accompagnarlo con i ragazzi delle sue scuole. Era il 2005, anno in cui ricorreva il 60° anniversario della liberazione di Oświęcim e del campo di sterminio da parte dell’Armata Rossa. La presenza a quell’evento, al quale parteciparono numerosi capi di stato fu un’esperienza di grande valore politico, storico e culturale che lasciò nei partecipanti una forte impressione emotiva, in particolare negli oltre trecento studenti giunti da Cori e da altre città della provincia di Latina. L’occasione fu utile per conoscere meglio Oświęcim e per consolidare i rapporti con il sindaco Marszalek e la città. Lo stesso Marszalek, assieme ai giovani della sua città, ebbe poi modo di visitare Cori e altre città vicine, compresa Latina.

Di anno in anno la visita di studenti della provincia di Latina durante la giornata della memoria ad Auschwitz-Birkenau è diventato sempre più un importante momento di formazione. Anche i giovani di Cori, accompagnati dal sindaco Tommaso Conti, hanno partecipato a questi viaggi e l’amicizia con la città di Oświęcim si è via via rafforzata. Fondamentale in tal senso è stato il ruolo del nuovo sindaco Janusz Chwierut, che visitando Cori è rimasto colpito dall’antica storia della città, dal calore spontaneo con cui è stato accolto sia dagli amministratori che dai cittadini, dall’interesse che Cori ha mostrato per la storia di Oświęcim. Un interesse certamente suscitato dalla tragedia del campo di sterminio, ma anche e soprattutto dall’intenzione che la città si era data di contribuire alla costruzione di un mondo basato su relazioni pacifiche, solidali, di reciproco scambio nel campo culturale e anche economico sociale. Il sindaco Janusz Chwierut ha cominciato a invitare i rappresentanti di Cori anche per le giornate di festa per l’origine della città di Oświęcim e a promuovere gli scambi anche di gruppi e associazioni culturali e folkloristiche.

Grazie ai rapporti di amicizia di Pietro Vitelli, il gruppo artistico “La Mimosa”, che raccoglie pittori di Cisterna e Latina, ha visitato dal 30 agosto al 4 settembre 2012 la città di Oświęcim e il Campo di sterminio nazista di Auschwitz – Birkenau. La visita è avvenuta su invito di Chwierut e del “Grupa na Zamku”, gruppo di pittori di Oświęcim con sede nell’antico castello della città. Per l’occasione i pittori sono stati accompagnati, oltre che da Vitelli, da Mauro Carturan, sindaco di Cisterna e consigliere provinciale che ha avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei viaggi della memoria ad Auschwitz – Birkenau. I pittori pontini hanno dato concreta dimostrazione della loro maestria e del loro talento dipingendo opere in pubblico e suscitando l’ammirazione dei colleghi polacchi e del pubblico. Numerosi sono stati gli artisti polacchi incontrati, a cominciare dai presidenti del gruppo Zdzisław Nowak, Józef Momat e poi gli artisti Marian Majkut, Tadeusz Noworyta, Jolanta Kupiec, Dorota Klimczak, Wanda Sucherek, Anna Nosal-Tobiasz e altri. Tra i pittori pontini presenti vale la pena ricordare Mario Spigariol, che negli anni successivi ha donato alla città un quadro panoramico di Oświęcim che ora si trova nell’aula magna dell’università, ma anche Patrizio Veronese e Francesco Martelli. Oświęcim ha poi ospitato gli Sbandieratori, la compagnia di danze rinascimentali Tres Luxores e persino i cuochi dei più importanti ristoranti di Cori. Il sindaco Janusz Chwierut ha egli stesso più volte visitato Cori ed è stato accompagnato in visita ai giardini di Ninfa e a Montecassino, sia all’abbazia che al cimitero militare polacco.

Insomma, si è giunti a firmare il patto di gemellaggio dopo un lungo fidanzamento fatto di scambi culturali e turistici aventi come scopo fondamentale quello di dare continuità all’azione in difesa della memoria che caratterizza le due città. Per Cori e Oświęcim ricordare non è retorico, bensì indispensabile, affinché la memoria della Shoah faccia maturare nei giovani un’etica della responsabilità individuale e collettiva e favorisca la realizzazione di una pacifica convivenza e integrazione tra i popoli, oltre che il positivo sviluppo delle relazione economiche, culturali e sociali. Non v’è dubbio che il patto di gemellaggio tra Cori e Oświęcim sia stato possibile grazie alla sensibilità culturale e a una visione politica di grande respiro capace di guardare ben oltre il piccolo recinto del proprio giardino, della propria comunità, da parte dei sindaci Janusz Chwierut e Tommaso Conti. Essi hanno il merito storico di aver portato i consigli delle due città a decidere la firma di questo importante patto di amicizia che consolida anche le storiche amichevoli relazioni tra Italia e Polonia.

Non è male ricordare che la bandiera italiana nacque a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 e l’inno polacco, la cosiddetta marcia di Dąbrowski, fu composto nella stessa città nel luglio dello stesso anno. Così come è bene ricordare il riferimento alla Polonia nell’ultima strofa dell’inno di Mameli: “son giunchi che piegano le spade vendute;/già l’aquila d’Austria le penne ha perdute./ Il sangue d’Italia, il sangue polacco bevé col cosacco,/ma il cor le bruciò,/ stringiamoci a coorte!/ Siam pronti alla morte,/ L’Italia chiamò” e chiaro è poi il riferimento all’Italia nella prima strofa dell’inno polacco: “La Polonia non è ancor morta,/ finché noi viviamo/ ciò che ci tolse la forza straniera,/ riprenderemo con la spada, / marciamo Dąbrowski,/ marciamo dalla terra italiana alla terra polacca”.

Ciò che resta è far sì che il gemellaggio si rafforzi e continui a vivere negli anni futuri per il bene delle due città, delle due nazioni e per uno sviluppo pacifico delle relazioni internazionali.

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