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SEGUENDO GLI ITALIANI A WROCŁAW: parte II

“Ho deciso: resto a Wrocław”
Fabio Cortese è nato nel Salento, tra gli splendidi paesaggi dell’Italia sud-orientale, in Puglia sull’Adriatico.

“Wrocław nel settembre 2004 era completamente diversa. Sono venuto qui per lo scambio studentesco Erasmus e sono rimasto. A quel tempo, non c’erano molti dei luoghi, nati durante questi tredici anni, che oggi costituiscono il centro della vita della città. “

Il quartiere più visitato da Fabio era intorno a piazza Grunwaldzki, o meglio parco Grunwaldzki, perché allora era un posto completamente verde.

Fuori piove ed io parlo con Fabio al bar Felicità: un locale bellissimo pieno di romanticismo e mistero che sembra direttamente trasportato dalle strade delle città costiere in Italia. La musica latina risuona in sottofondo.

Fabio non ha scelto questa città di sua iniziativa. Studiava lingue quindi aveva molte altre possibilità ma Wrocław gli è stata raccomandata ed è diventato “nostro ospite” completamente per caso.

“Appartengo a quelle persone che vogliono tornare in Polonia quando sono in Italia, e mentre sono in Polonia, sognano la bella Italia. Penso sia tuttavia  un tipo di pregio che sta nel notare i lati positivi delle persone indipendentemente dal luogo in cui siamo stati portati dal destino”.

Wrocław lo percepisce come uno spazio in cui ognuno può trovare un angolo per se stesso. Cuochi, baristi, pasticceri… anche quelli che vogliono aprire una propria attività.

“Al tempo era un po’ più facile poi si è creata una forte competizione, ma per una persona che viene qui dall’Italia o semplicemente dall’estero, è ancora una grande opportunità per lavorare, specie quando ti pagano le assicurazioni e tasse varie”.

Così ha fatto Fabio. Vedendo che c’era ancora qualcosa che mancava, era impiegato in uno dei pochi pub tipicamente italiani, proprio al pub Felicità, di cui ora è proprietario.

“È una grande opportunità per condividere l’italianità con gli altri, mostrare il nostro carattere, le nostre tradizioni guardando insieme le partite di calcio (bisogna sottolineare che per un italiano una domenica senza partita è un giorno perso) ma anche ballando o semplicemente facendo parte della nostra comunità.”

Ci sono eventi provenienti interamente dall’Italia, come serate italo-disco o aperitivo, un piccolo spuntino, di solito accompagnato da un calice di vino o spritz. L’11 novembre c’è stato l’Aperitivo di San Martino, che è stato particolarmente importante per Fabio perché collegato alle sue origini. In questo giorno in Puglia si beve il vino e si cominciano a mangiare piatti caldi, “autunnali”, come carne al sugo di pomodoro (simile al goulash polacco).

“La clientela polacca si italianizza. Dopo un po’ di tempo venire qui e ordinare un cocktail, invece di vodka o birra, non è piu qualcosa di straordinario o strano per i polacchi.”

In effetti, dopo tutto è uno scontro tra due culture diverse, perciò mi chiedevo se è percepibile anche per i clienti.

Fabio risponde subito: “Per i polacchi è un posto che assomiglia a una vacanza in Italia. Spesso è legato all’ordinazione, come birra o un drink, che si beveva in una sera d’estate in un bar italiano. Per noi italiani sono prodotti di tutti i giorni, ma i breslaviani sono piacevolmente sorpresi”.

A questo punto, Fabio parla anche delle sue esperienze dei primi mesi della sua permanenza in Polonia, perché il tema delle differenze culturali è legato al tentativo di assimilazione in un nuovo ambiente.

Fabio non ha riscontrato alcun problema in questo aspetto, rilevando che ha ancora molti amici polacchi dei suoi “inizi”, anche se sono passati tredici anni!

In larga misura è anche merito suo perché, nonostante sia uno studente straniero, non si è chiuso nella comunità Erasmus. Ha incontrato molte persone, anche al di fuori di questa cerchia.

“Chiudendoti nel mondo dell’Erasmus rischi di perdere l’occasione di imparare molte cose importanti e utili.”

Grazie al suo carattere aperto già dopo nove mesi aveva deciso: “Resto a Wrocław!” conosceva circa 200 parole in polacco e non aveva alcun problema a comunicare con i polacchi.

Ancora una volta, torniamo all’argomento del calcio. Ho saputo che ogni grande città della Polonia ha una propria squadra di calcio fatta da italiani che vivono in Polonia in cui possono giocare anche 2 polacchi per squadra. Fabio è uno dei giocatori della squadra di Wroclaw. Ogni anno viene organizzato il torneo Italiani in Polonia a Łódź.

“Nell’ultimo torneo siamo arrivati al sesto posto, ma l’importante è divertirsi, coltivare le tradizioni, incontrarsi con gli amici e fare sport sano. Siamo ben contenti di accogliere nuove persone. “

Per Fabio Wrocław è una bellissima città piena di luoghi interessanti e, quando gli viene chiesto dove preferisce soggiornare, cita immediatamente “l’enorme parco Szczytnicki”, che porta in altri luoghi interessanti, come lo ZOO o la Hala Stulecia. Gli ricorda la Puglia, piena di natura, dove ci sono ancora molti luoghi in gran parte salvi dalla civiltà.

“È una cosa che mi manca. Poter salire in macchina e in cinque minuti essere al mare … qui al massimo puoi rimanere bloccato nel traffico per due ore…”

Fabio sottolinea, tuttavia, che proprio a Wrocław è diventato quello che è oggi. Ha imparato a dedicarsi al lavoro, che è anche la sua grande passione, e che “se inizi un progetto, non devi ritirarti, cerca di finire ciò che potrebbe portare frutti inaspettati in futuro”.

 

“Non sono stata io a scegliere la Polonia: è stata lei a scegliere me!”

L’ultima tappa del mio viaggio nella Breslavia italiana è il pub Kalambur.

Nel cuore della città si sta diffondendo una bella sera d’autunno e il mercato sprofonda lentamente in mille luci scintillanti di lanterne, negozi, bar e ristoranti.

Apro la porta e i miei sensi si avvolgono nell’atmosfera di quel locale artistico. Una ragazza sorridente si avvicina a me: “Ciao! Sono Giulia De Felice!”

Il suo cognome parla da solo, perché Giulia è una persona con tanta energia positiva che è difficile non notare l’aura di felicità che ha portato con sé fin dal Molise.

“Sono venuta in Polonia per un tirocinio Erasmus nel 2013 grazie ad una  borsa di studio che mi è stata assegnata . A quel tempo vedevo solo una cosa, una parola che mi portava avanti: TEATRO.

Non sono stata io a scegliere la città. Ho ricevuto l’informazione: “Hai vinto una borsa di studio. Tra due settimane devi partire per Katowice”, ed io ho detto: “Okay! Ma dov’è Katowice?” (ride)

La vita spesso è governata dal caso ed è stato così anche per Giulia. Tuttavia, a volte è necessario dare una mano al destino.

“Sono arrivata a Katowice per caso, perciò quando mi chiedono: “perché hai scelto la Polonia?” rispondo sempre: “È stata lei a scegliere me!”

Giulia ha dovuto preparare il viaggio in sole due settimane, salutare amici, casa e famiglia per lasciare tutto e trasferirsi per tre mesi nei luoghi lontani del nuovo capitolo della sua vita.

“Era il 19 novembre 2013 e Katowice ai miei occhi sembrava uno dei posti più strani sulla Terra. Comunque, mi è piaciuto il lavoro al teatro lì. Ho imparato un sacco di cose e la ricordo come un’esperienza meravigliosa.

Oltre al lavoro, studiavo musica, cinema e teatro, ed è questo che mi affascinava di più. Soprattutto il teatro polacco, che volevo conoscere meglio. Per questo motivo, da quando mi sono trovata all’università, il mio sogno era di venire in Polonia. Alla fine, il destino ha detto “Sì!”.

Secondo Giulia, il sistema dei teatri polacchi è uno dei migliori in Europa. Per questo ha seguito con interesse il lavoro di Jerzy Grotowski, che è stato uno dei motivi principali per cui si è trasferita a Wrocław nel 2016. Qui Grotowski aveva il suo laboratorio. Grazie a ciò questo, Giulia ha potuto vedere le sue opere, venire a conoscenza del suo lavoro e capire più da vicino anche l’idea di questo  “grande rivoluzionario del XX secolo”.

Le chiedo se ha incontrato difficoltà nelle relazioni con i polacchi, specialmente essendo nuova abitante.

Giulia risponde senza dubbio che i polacchi sono molto calorosi e pronti ad aiutarti.

“Qui è un po’ diverso rispetto all’Italia, perché gli italiani sembrano aperti dopo il primo secondo, mentre con i polacchi stabilire una relazione più stretta ovvero farli aprire verso un estraneo richiede molto più tempo. Nonostante ciò, puoi essere sicuro che se trovi un amico in Polonia, è un amico per sempre.”

Aggiunge anche che quando è arrivata a Katowice, i polacchi erano pieni d’orgoglio e allo stesso tempo molto curiosi e positivamente sorpresi dal fatto che una ragazza italiana avesse scelto una città che non è tanto turistica quanto Wrocław.

“Per me, invece, la più grande sorpresa è stata la puntualità. Nei teatri in Italia, ad esempio, lo spettacolo di solito inizia più tardi dell’orario stabilito . Quando in Polonia lo spettacolo era alle 18:00 se ero in ritardo non potevo più entrarci. Pertanto, per il primo anno ho dovuto davvero sincronizzarmi con i ritmi polacchi per non essere più in ritardo . Con il tempo mi sono abituata “

Ciò che in Polonia è ovvio, normale, in Italia non deve per forza esserlo. Lì, quando arrivi puntuale, ti guardano come fossi un fenomeno.

“Per riassumere: in Polonia sono considerata un’italiana, e in Italia: una polacca. Tuttavia, dico sempre che la Polonia è semplicemente la mia seconda casa “.

Per gli stranieri l’esistenza di gruppi su Facebook è di grande aiuto, è un luogo in cui possono scambiarsi informazioni, esperienze e organizzare eventi, come ad esempio quello al Kalambur.

Stiamo proprio partecipando ad un evento organizzato da Giulia, da sua madre e dai suoi amici, durante cui si può assaggiare il vero ed autentico olio extra vergine di oliva, prodotto in famiglia da quattro generazioni.
“La raccolta delle olive inizia in ottobre, quando sono ancora leggermente viola”, descrive l’intero processo la madre di Giulia: “Sotto gli ulivi si estendono ampie reti, e i frutti vengono scossi con rastrelli lunghi”.

Dimostra anche quali metodi si usavano nei tempi antichi.

In questo processo non ci sono sprechi: perfino i semi vengono usati come “carburante” per la stufa.

Il risultato finale è l’olio extravergine d’oliva, amato anche dai polacchi e dagli italiani chiamato “oro verde”, in tre varietà: fruttato, amaro e piccante.

Prima di assaggiare l’olio “DONNA GIULIA” bisogna “riscaldarlo” tra le mani (strofinando il fondo di un bicchiere di plastica) in modo che dopo aver tolto le mani si sente l’odore dell’erba fresca.

Giulia e un suo amico presentano anche musica tradizionale del sud Italia, trasformando Kalambur in una vera festa italiana, dove una parte degli ospiti canta una melodia nota, mentre gli altri ballano al ritmo della chitarra e dei colpi di tamburello.

A Giulia piace il fatto che grazie a tali eventi le persone possano conoscere i veri sapori d’Italia e tornare a casa arricchiti di nuove conoscenze.

La cultura italiana ha penetrato la cucina polacca, ma, il che è più importante, è presente nella vita dei breslaviani, da cui anche gli italiani possono imparare:

“Quello che mi piace di più nei polacchi non è solo la puntualità, ma anche l’organizzazione, soprattutto nell’ambiente artistico. Noi italiani siamo molto creativi, abbiamo la testa piena di idee, ma spesso tutto finisce nel processo della creazione o, appunto, dell’organizzazione. I polacchi invece sono in grado di portare le loro idee al punto finale. “

Un’altra cosa accattivante nelle persone è anche l’umiltà. Mi dice che ha incontrato un sacco di persone istruite, che parlano quattro lingue o hanno una laurea in due campi diversi, ma rimangono comunque modeste. Noi polacchi invece dovremmo imparare dagli italiani di essere coraggiosi, di provare, di conoscere le proprie capacità, il saper dire: “Lo farò anche se non sono super bravo”.

Infine, Giulia ammette che ciò che di più le manca in Polonia è poter vedere più spesso il sole. “Non parlo nemmeno del sole caldo, ma di tre raggi almeno, giusto per migliorare l’umore!”, il che corrisponde perfettamente con il suo motto:

“Tutte le situazioni disperate hanno un loro lato positivo, e in ogni giorno, anche quello peggiore, c’è bellezza. Bisogna solo trovarla.”

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