Varsavia, mille anni di vita ebraica al museo

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Dopo un periodo di apertura sperimentale, è stato finalmente inaugurato il nuovo museo ebraico nell’antico ghetto di Varsavia. La struttura si chiama Polin, termine che significa «abita qui» e si riferisce al nome ebraico della Polonia. Vi si trovano mille anni di storia, alloggiati in un edificio minimalista e luminoso progettato dall’architetto finlandese Rainer Mahlamaki.

Si tratta di un rettangolo aperto in pannelli di vetro, che rispetta l’altezza degli immobili del quartiere Muranow, che ospitava gli ebrei perseguitati da Hitler.

Tra i simboli voluti dal progettista, all’interno una frattura divide in due l’edificio, richiamando la perdita irreparabile dei 3,3 milioni di ebrei polacchi che erano in vita nel 1939. Poi una passerella, le curve delle pareti e le decorazioni, ricche di colori, accompagnano il visitatore lungo il percorso storico e al tempo stesso tragico. Con i suoi 16 mila metri quadrati di superficie, la struttura costituisce il più grande museo ebraico d’Europa. Il direttore, lo storico Dariusz Stola, spiega che, dall’apertura dei locali avvenuta nel 2013 (l’inaugurazione ufficiale risale invece ai giorni scorsi), alcune centinaia di migliaia di visitatori sono già arrivati: per l’anno prossimo se ne prevede mezzo milione.

L’esposizione permanente, frutto della collaborazione tra stato polacco, città di Varsavia e circa 500 benefattori di tutto il mondo, è stata ideata dall’etnologa americana Barbara Kirshenblatt-Gimblett come un teatro di storia: una lunga passeggiata dinamica per otto gallerie. A differenza del museo dell’ebraismo di Parigi, quello polacco espone pochi elementi originali, mentre abbondano riproduzioni, fotografie, filmati e testi esplicativi. Un pezzo forte è rappresentato dalla spettacolare ricostruzione della cupola policroma della sinagoga in legno di Gwozdziec, distrutta alla vigilia della seconda guerra mondiale e che risale al 1729.

Una delle curiosità in questo museo è che le varie tappe sono ritmate dalle testimonianze di personaggi dell’epoca. Per esempio, il periodo dei massacri attuati nel diciassettesimo secolo dai cosacchi di Bogdan Chmielnicki è scandito da estratti del cronista contemporaneo Nathan Hannover. La galleria dedicata alla Shoah si avvale del contributo dello storico del ghetto Emanuel Ringelblum, ucciso durante l’insurrezione di Varsavia nel 1944.

Ettore Bianchi – www.italiaoggi.it

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