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Venzone tra mura medievali, mummie e zucche

Quando si arriva in Italia via Klagenfurt, la prima cittadina che si incontra entrando nel Bel Paese è Tarvisio, rinomata stazione sciistica, punto di incontro geografico ed etnico dei tre grandi mondi europei, latino, germanico e slavo. Passata Tarvisio si potrebbe lasciare l’autostrada e, fino a Udine, percorrere la statale Pontebbana, una lunga via panoramica che si incunea tra le Alpi Giulie da una parte e le Dolomiti Friulane dall’altra, un percorso costellato di incantevoli paesini, malghe, fiumi dalle acque cristalline, ma anche vecchie e suggestive tratte ferroviarie, fortificazioni della prima guerra mondiale e caserme dismesse dopo la caduta della cortina di ferro. Dopo circa un’ora di  viaggio attraverso questo paesaggio meraviglioso si arriva alla cittadina di Venzone, dove vale davvero la pena fare una sosta. Un cartello recante la dicitura “monumento nazionale” ci suggerisce qualcosa sulla bellezza del luogo. Venzone, duemila anime circa, è un comune della Carnia situato non lontano dalla poco più grande Gemona. Già al suo arrivo, il visitatore viene accolto da una splendida cinta muraria che abbraccia il borgo nella sua interezza; essa è a sua volta circondata da un antico fossato, oggi adattato a morbido prato verde. Sulla sommità dell’antica porta principale sventola la bandiera del Friuli, raffigurante un’acquila romana su sfondo blu, testimonianza della forte presenza dell’Impero nella regione: il nome stesso Friuli proviene dal latino Forum Iulii. A un’osservatore attento non sfugge il particolare che la cittadina è curata nei minimi particolari. Per comprendere appieno tale fatto bisogna ritornare al 1976, da queste parti considerato una sorta di anno zero. La sera del 6 maggio, alle nove di sera, una violenta scossa di terremoto distrusse una decina di paesi del Friuli, tra cui la stessa Venzone. Il paese, dichiarato monumento nazionale nel 1965, aveva passato indenne le due guerre mondiali, rimanendo quindi costituito per lo più da antiche e fragili costruzioni.  Quel poco che era rimasto in piedi di Venzone dopo il primo sisma crollò in seguito a due ulteriori scosse di assestamento avvenute nel mese di settembre. Grazie alla tenacia e alla caparbietà del popolo friulano, ma anche agli aiuti internazionali, in pochi anni l’antico borgo venne ricostruito praticamente tale e quale, tornando così a essere una splendida città medievale, e diventando allo stesso tempo una delle più importanti opere di restauro in campo architettonico e artistico al mondo. “È rinata dov’era e com’era”, dicono orgogliosi i suoi abitanti. Oggi Venzone è l’unica cittadina fortificata del Trecento in tutto il Friuli Venezia Giulia, la si può visitare e innamorarsene a prima vista. Oltrepassata la torre che ospita la porta principale, sulla sinistra si scorgono i resti di una chiesa mai più ricostruita. La facciata, miracolosamente ancora in piedi, ospita l’orbita di un rosone vuoto, senza vetrate; essa, insieme ai pavimenti in marmo lasciati a cielo aperto, sembra essere un laconico “memento” che ci invita a riflettere su questa tragedia. La vita però continua, e poche decine di metri più avanti si apre la piazza centrale, cuore pulsante del borgo. Sulla destra si ammira il palazzo del comune, in stile veneziano, costruzione gravemente danneggiata dal sisma e che per questo motivo venne completamente smontata e fedelmente ricostruita pezzo per pezzo. Si tratta di uno splendido edificio in stile gotico fiorito, con influssi tosco-veneti. Sulla torretta si scorge il leone di San Marco, simbolo dell’antica dominazione veneziana. D’obbligo è una pausa al Caffé Vecchio, dove in una buona atmosfera friulana si può pranzare (d’inverno davanti a un bel caminetto), oppure semplicemente prendere un buon caffé o un cappuccino al banco, in compagnia della calorosa ospitalità friulana offerta dai camerieri. Nella via che porta al Duomo si trovano bellissimi negozi artigianali, ma anche un negozio della locale latteria sociale, in cui si possono acquistare gli ottimi formaggi della regione, tra cui il prelibatissimo Montasio.

Dalla piazza centrale già si scorge il campanile del Duomo che si staglia in tutta la sua bellezza e il candore delle sue pietre. La chiesa fu distrutta per metà dal sisma di maggio, il campanile allora rimase miracolosamente in piedi, per poi sbriciolarsi nel terremoto di settembre. Il Duomo venne meticolosamente ricostruito per anastilosi tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Tornato ai suoi antichi fasti, oggi esso assurge a simbolo della ricostruzione di Venzone. Già da alcuni suoi particolari esterni si osserva l’influenza della scuola veneziano-bizantina. All’interno si è conservato un ciclo di affreschi del XIV secolo, mentre quelli del secolo successivo sono purtroppo andati perduti per sempre. Qui si trova anche la lapide tombale di Bolesław Bytomski, principe della dinastia dei Piast di Bytom. Partito insieme all’imperatore Carlo IV alla volta della corona imperiale, non fece mai più ritorno a casa. La lapide, finemente decorata, venne anch’essa danneggiata dal sisma, ma dopo un sapiente restauro, oggi fa di nuovo bella mostra di sé.

Nel 1647, durante dei lavori di rifacimento della chiesa, nel suo sottosuolo vennero scoperte delle mummie. Tale fenomeno è dovuto alla presenza di un fungo che vegeta nelle tombe del Duomo, e rende pergamenacea la pelle dei defunti. Le mummie divennero così famose che lo stesso Napoleone, di passaggio verso le sue conquiste, volle fermarsi a visitarle. All’inizio ve ne erano una quarantina, in seguito alcune di esse vennero portate a Padova, Parigi e Vienna per essere studiate. Oggi cinque di esse, accessibili al pubblico, sono esposte nei sotterranei dell’ex cappella di San Michele, che si trova proprio di fianco al Duomo. Curioso è il modo in cui si acquistano i biglietti per vedere le mummie: all’ingresso della cappella non c’è nessuno, lo spazio a disposizione è troppo poco per contenere una biglietteria, così si è pensato a tornelli; i gettoni sono in vendita nei vari negozi e caffetterie del paese. Un modo per risparmiare, ma anche per invogliare i turisti a entrare in luoghi differenti, e allo stesso tempo,  grazie alla cordialità offerta dagli abitanti, sentirsi un po’ di più come a casa propria. Oltre a passeggiare sulle splendide vie ciottolate che si estendono lungo le mura medievali, si può uscire dal borgo e salire sui monti seguendo l’antico sentiero celtico che collega le quattrocentesche chiesette sparse nei dintorni del paese. L’atmosfera assume un carattere ancora più medievale se si arriva a Venzone verso la fine di ottobre, quando ha luogo la Festa della Zucca. Per l’occasione il borgo si popola di armigeri, nobildonne e cavalieri, tutti fanno gran festa, ma a essere celebrata è soprattutto la zucca, in ogni sua gustosa ricetta. Insomma, Venzone è uno dei tanti splendidi borghi d’Italia da visitare, ma con una storia tutta a sé, raccontata in ogni sua pietra.

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