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Italiani a Danzica: un’anomalia polacca

Roberto M. Polce

 Nel panorama delle grandi città polacche stupisce parecchio la situazione di Danzica relativamente alla presenza italiana. La conurbazione detta Trójmiasto (che stabiliamo una volta per tutte di tradurre in italiano come ‚Tricittà’, così come ‚trójz?b’ è ‚tridente’, ‚trójk?t’ è ‚triangolo’ e ‚trójbarwny’ è ‚tricolore’), composta dalle tre città di Danzica, Sopot e Gdynia, è la quarta area urbana in Polonia per numero di abitanti (743.000), dopo Varsavia, Cracovia e ?ód?. Danzica si rivela così di nuovo, in questa come in molte altre questioni di grande o piccola portata storica e sociale, come un’anomalia, un caso a sé, nel panorama del paese. In tempi in cui in quasi tutte le altre grandi città cresce con progressione aritmetica il numero di italiani più o meno giovani e più o meno residenti e più o meno occupati, nella Tricittà – che con l’area urbana comprensiva delle cittadine satelliti arriva a 1.224.000 abitanti secondo i dati forniti dal GUS, Ufficio Centrale di Statistica – gli italiani sono in numero insignificante. Forse perfino a Stettino, e addirittura a Lublino e Toru?, se ne contano di più, se assumiamo come cartina di tornasole la presenza di una facoltà di italianistica nelle locali università. A Danzica invece una facoltà di italianistica nemmeno esiste, come se quasi non si sentisse il bisogno di formare giovani in grado di intrattenere rapporti lavorativi con l’Italia.

I dati precisi degli italiani residenti, fissi o temporanei, a Tricittà e nella sua regione, sembra non averli nessuno, neanche il consolato onorario d’Italia a Gdynia. I numeri ufficiali dovrebbe averli l’Ambasciata d’Italia a Varsavia, ma soltanto di quegli italiani che sono iscritti all’Aire, l’Associazione degli italiani residenti all’estero. A una mail in cui richiedo i dati per la Tricittà e il voivodato della Pomerania non ottengo ahimè risposta. Al telefono un impiegato mi dice che purtroppo non possiedono i dati scorporati per città e regione, e solo da altre fonti, attendibili ma ufficiose, vengo a sapere che in tutta la Polonia gli italiani residenti dovrebbero essere circa 3000. A Tricittà e nell’area di competenza del Consolato d’Italia a Gdynia – che comprende la Pomerania propriamente detta e un paio di regioni limitrofe – gli italiani stabili che per qualche motivo si sono messi in contatto con il consolato non sembrano essere più di qualche decina. Anche ad abbondare con le proiezioni non si dovrebbe arrivare neanche a un paio di centinaia. Altrettanti potrebbero essere i ‚temporanei’, fra studenti Erasmus e lavoratori a contratto alla raffineria Lotos o in ciò che resta dei cantieri navali, a cui si aggiunge qualche fidanzata o fidanzato e qualche pensionato con moglie o compagna polacca. Fra i pochissimi residenti qualcuno insegna italiano, un’altra manciata gestisce qualche pizzeria o ristorante… E questo sembra davvero tutto.

Negli ultimi anni l’aumento di italiani in cerca di lavoro a Danzica e in Pomerania è stato minimo, quasi impercettibile. Così come minimi, rispetto alle città della Polonia del sud, sono stati gli investimenti da parte di aziende e imprenditori italiani. In quest’area non ci sono più di 7-8 società italiane, e quasi tutte piuttosto piccole, spesso a conduzione familiare, stando ai dati forniti dalla sede varsaviana dell’ICE, l’agenzia governativa per l’internazionalizzazione delle aziende italiane.

Danzica sembra così confermarsi, storicamente e culturalmente – oltre che geograficamente (e di conseguenza anche logisticamente) – molto lontana dall’Italia, e rivolta più a nord e a ovest (Scandinavia, Germania), e perfino a est (Lituania ed enclave russa di Kaliningrad) che a sud. Qui senza sapere il polacco, o perlomeno molto bene l’inglese o il tedesco, è quasi impossibile trovare un’occupazione. Lo hanno sperimentato di recente amici italiani che hanno provato a spostarsi nella Tricittà, ma dopo vane ricerche sono dovuti rientrare a Cracovia o a Breslavia con un nulla di fatto. D’altra parte ormai è noto: più che le aziende nostrane, grandi o piccole che siano, sono le società di outsourcing, quelle che offrono servizi e supporto al cliente, contabilità, marketing ecc., ad attirare in Polonia flussi consistenti di giovani lavoratori italiani. E queste, è ormai evidente, hanno scelto il centro e il sud della Polonia – Cracovia e Breslavia, in particolare, oltre alla capitale Varsavia – per il fatto di essere meglio situate nel cuore dell’Europa.

Che qui a Tricittà comunque gli italiani siano pochissimi non c’è bisogno di dati statistici per capirlo, lo si percepisce a occhio – anzi a orecchio – nudo: basta muoversi per la città fuori stagione, e allora, svuotatesi di turisti la Strada Reale e l’ulica Mariacka di Danzica, o l’ulica Monte Cassino e il Molo di Sopot, l’italiano lo si sente parlare soltanto in qualche ristorante. In tutto il mondo, del resto, se non si conosce lingua e gente del posto, la cosa più naturale è ritrovarsi nei locali gestiti da connazionali, dove si respira un’aria familiare e l’ambiente riecheggia dell’idioma natio. Come al „Tesoro” di Sopot (www.restauracjatesoro.pl), per esempio, diventato, grazie al passaparola, il punto di ritrovo classico per ‚generazioni’ di italiani di passaggio a Tricittà per motivi di lavoro.

Gli italiani residenti invece, a parte qualche uscita con la famiglia e gli amici al ristorante, non sembrano condurre vita associativa di alcun genere. Né servono a farli uscire allo scoperto le iniziative promosse da Italianissima (www.italianissima.pl), una simpatica e vivace associazione che organizza incontri, mostre, concerti, serate integrative, viaggi nel nostro paese, con un occhio alla cultura e un altro all’enogastronomia di qualità, eventi che in genere raccolgono un discreto numero di persone innamorate dell’Italia. Quasi tutte polacche, però, a parte rarissime eccezioni.

Da oltre un anno opera anche un Club Italiano di Danzica (www.facebook.com/ClubItalianoDanzica), che organizza in vari caffè e librerie presentazioni di libri, racconti di viaggio, mostre d’arte e fotografia, proiezioni di film. Ma anche in questo caso le serate sono frequentate in prevalenza da polacchi che conoscono già o studiano la nostra lingua più che da italiani.

Sembra davvero che qui in riva al Baltico l’Italia faccia fatica a mettere radici. Eppure verso l’Italia c’è anche qui, come nel resto della Polonia, molto interesse e simpatia. A ogni modo né „Italianissima” né il Club Italiano disperano. Non nutrono dubbi sul fatto che – complice la crisi che, nonostante i proclami ottimistici, in Italia non sembra accennare a demordere – prima o poi gli italiani, saturate le altre grandi città polacche, dovranno ‚invadere’ anche Tricittà.

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