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La nazione migliore dove nascere nel 2013? La Svizzera. Italia 21^, Polonia 33^

L’Economist Intelligence Unit ha stilato una graduatoria composta dagli 80 Paesi del mondo che possono garantire al nascituro le migliori prospettive per una vita sana, sicura e prospera. La Polonia occupa il 33° posto di questa classifica pubblicata dal prestigioso settimanale “The Economist”, che ha incoronato Svizzera, Australia e Norvegia come i Paesi dove è meglio dare alla luce un bambino nel 2013. L’Economist Intelligence Unit è una guida alla comprensione della società globale attraverso analisi e previsioni sugli orientamenti politici, economici e di mercato di circa duecento nazioni, alla cui realizzazione collaborano alcune centinaia di esperti. Per stilare la classifica gli esperti si sono basati su innumerevoli criteri di ricerca, alcuni soggettivi, come la soddisfazione dei cittadini per la propria vita, la sicurezza del posto di lavoro, la fiducia verso le istituzioni pubbliche e altri oggettivi, come la durata media della vita, il reddito pro capite e la stabilità dei governi. L’analisi dell’EIU non è solo da considerarsi una “fotografia” dell’attuale situazione economica mondiale, ma tiene anche conto di possibili cambiamenti e, come loro stessi dichiarano nel loro sito, è una previsione a lungo termine che si estende fino al 2030, l’anno in cui i bambini nati nel 2013 raggiungeranno l’età adulta. Per quanto riguarda i paesi europei, Russia, Bulgaria e Ucraina sono le nazioni che si sono classificate peggio. L’Italia si trova al 21° posto e supera in questa classifica nazioni come Francia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo. Gli analisti hanno notato come nel volgere di una sola generazione sia cambiata notevolmente la posizione di alcune nazioni in termini di condizioni di vita. Venticinque anni fa, ad esempio, i tre Paesi vincitori non apparivano neppure nella top ten di quel periodo, mentre l’Italia era quarta. Anche la posizione della Polonia è cambiata, sfortunatamente in peggio: consultando la precedente edizione di questa classifica, che risale al 1988, scopriamo infatti come la Polonia, nonostante una grave e perdurante crisi sociale ed economica, occupasse una posizione più elevata di dieci gradini rispetto a quella attuale. Il 1988 in Polonia viene ricordato dalle cronache come “l’anno degli scioperi”, messi in atto dai lavoratori sotto la guida del sindacato indipendente “Solidarno??” contro il regime comunista. In quello specifico contesto storico, va sottolineato come in Polonia il tasso di disoccupazione comunque fosse abbastanza contenuto, la pressione fiscale non apparisse eccessivamente alta, la produzione industriale fosse concentrata nelle grandi città e molti standard relativi ai servizi necessari allo sviluppo di un bambino fossero sufficienti. I più curiosi potrebbero chiedersi dunque le ragioni di questo arretramento nella posizione di Italia e Polonia. Sulla base di un’analisi approfondita dei mutamenti geopolitici mondiali che si sono verificati dal 1988 fino a oggi, una comparazione efficace tra le due classifiche appare quantomeno ingenua e azzardata. Venticinque anni fa la situazione nel mondo era profondamente diversa da quella attuale sotto moltissimi punti di vista; nel frattempo sono avvenuti numerosi mutamenti politici di portata storica e su scala globale, in particolar modo in Europa, come la scomparsa di alcuni stati (Jugoslavia e URSS) e la conseguente riorganizzazione geopolitica dei loro territori. Dal 1988 ad oggi sono fiorite nuove economie e altre si sono consolidate, specialmente in Asia e nel Nord Europa. Le aree verdi sono diminuite a seguito dei processi di cementificazione o di desertificazione del suolo; il numero degli abitanti sul pianeta è aumentato vertiginosamente, e dai cinque miliardi registrati a metà degli anni Ottanta siamo arrivati all’impressionante cifra di sette miliardi nel 2012, ed è facile comprendere come questo incremento demografico e i fenomeni migratori ad esso correlati abbiano influito sulla distribuzione del benessere sulla geografia delle nazioni mondiali. Anche la crisi economica globale innescatasi nel 2007, intaccando la robustezza di molte economie del pianeta, ha di certo influenzato l’assegnazione delle posizioni nella classifica, penalizzando specialmente le nazioni appartenenti all’area euro. La Polonia ha sicuramente pagato il passaggio da un’economia “controllata” a una di libero mercato, che se da un lato ha aperto al Paese la via di un rilancio economico, liberandolo finalmente dalla ferrea morsa dei vincoli politici e sociali tipici del comunismo, dall’altro ha fatto emergere evidenti disparità economiche che hanno colpito diversi nuclei familiari, non più in grado quindi di assicurare condizioni di vita paritarie ai bambini che nasceranno. Il recente flusso migratorio di lavoratori dalla Polonia verso economie più ricche come quella tedesca o norvegese è una spia evidente di quanto i cittadini polacchi desiderino far nascere e crescere i loro bambini al di fuori del loro Paese natale.

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