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“Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher, una parabola sulla bontà

Da venerdì 8 marzo è arrivato nelle sale cinematografiche polacche l’ultimo film di Alice Rohrwacher, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura allo scorso festival di Cannes.

“Lazzaro felice” è una storia che in modo onirico racconta gli ultimi cinquant’anni dell’Italia, di preciso il passaggio dalla mezzadria ai tempi moderni dell’era industriale. La mezzadria (un termine derivante dal latino che indica “colui che divide a metà”) è un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro), si dividono (normalmente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola (podere). In Italia la mezzadria è stata vietata solo 45 anni fa, cioè dal 23 settembre 1974. Il film ci trasporta in tempi apparentemente lontani, dove ci sono i padroni e i mezzadri, i contadini praticamente sono in regime di schiavitù, vivono in condizioni difficili ma non conoscendo una realtà diversa si accontentano di quel poco che hanno.

Il podere di Inviolata stabilisce i confini della loro esistenza. La nostra attenzione si focalizza su Lazzaro, un uomo buono che non ha nessun tipo di giudizio o pregiudizio verso il prossimo. È umano nel più profondo senso del termine. Per lui il tempo non passa perché rappresenta i valori senza tempo. Lazzaro è sfruttato, maltrattato, non apprezzato nonostante si dedichi agli altri senza aspettare niente in cambio. Nel corso della storia seguiamo i protagonisti anche quando viene scoperto che il mondo in cui vivevano era un grande inganno e fuori dalla loro realtà ne esiste un’altra, migliore (?). In questo nuovo mondo la mezzadria è stata sostituita con il precariato, i marchesi con i direttori delle multinazionali e con gli imprenditori che, invece di agricoltori, sfruttano i migranti e tutti quelli che combattono per la sopravvivenza. Nel mondo “civilizzato” e “sviluppato” vince chi è più furbo, mentre la bontà e le buone intenzioni sono emarginate e quindi è più facile credere che qualcuno ci voglia imbrogliare piuttosto che avere pensieri positivi.

Attraverso una narrazione fiabesca, il film della Rohrwacher ci spinge ad una riflessione amara. Nel mondo odierno pieno di falsi valori siamo ancora in grado di riconoscere un uomo buono e fidarci di lui o forse lo deridiamo con pietà e lo lapidiamo con accanimento?

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