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Tutto ebbe inizio con l’ostentazione

Questo incipit sarebbe adatto per molte delle opere architettoniche costruite dall’uomo. Lo è sicuramente per le due Torri, l’Asinelli e la Garisenda, che ancora sfoggiano il prestigio delle famiglie nobiliari del passato. La vittoria era nelle mani di chi investiva di più per avvicinarsi al cielo. La competizione fra le ricche casate medioevali era tale che a Bologna furono costruite un centinaio di torri, di cui ne sono rimaste venti. L’Asinelli e la Garisenda sono le più alte – 97 metri la prima e 47 la seconda – e la loro posizione mediana ne ha fatto il simbolo della città, chiamata dagli stessi abitanti e dai forestieri: la turrita.

La genesi di Bologna non ha radici solo in età medievale. Fu abitata fino dal terzo millennio a.C. e i primi insediamenti di una certa entità si attestano attorno al IX secolo a.C. Grande influenza sullo sviluppo di una vera e propria comunità fu esercitata dagli Etruschi, che chiamarono la zona ‘Felsina’, cioè: terra fertile. Successivamente ci fu un breve dominio dei Galli, scalzato nel 196 a.C. dall’Impero romano, che fondò una colonia di diritto latino e battezzò la città con il nome di Bononia, che significa: luogo fortificato. Secoli dopo, fu conquistata da Teodorico il Grande, poi dai Longobardi, e quando fu espugnata dalle armate di Carlo Magno nel 774, l’imperatore la consegnò alla Chiesa Cattolica, che ne perse il dominio, solo per alcuni anni, molti secoli dopo con l’arrivo di Napoleone. Una curiosità. La festa nazionale della bandiera italiana è celebrata ogni anno nella città di Reggio-Emilia, poco distante da Bologna, come luogo della sua creazione nell’ottobre del 1796. Il comune fu scelto come padre del Tricolore, perché nei suoi archivi furono trovati i verbali che ne attestavano la nascita. Alcuni, però, sostengono che la paternità debba essere attribuita a Bologna. Prima che Napoleone entrasse in città, si erano già formati dei gruppi di rivoltosi contro il dominio papale. Fra i suoi membri, vi erano due studenti universitari: Luigi Zamboni e Giovanni De Rolandis. Intrisi dei valori rivoluzionari francesi, prepararono una sommossa prima dell’entrata di Napoleone in città, ma furono arrestati senza poterla compiere. Nei verbali del loro processo, si legge che decisero di dare una bandiera al nascente Stato italiano, di cui scelsero i colori: verde, bianco e rosso, imitando quella francese e cambiandone solo uno (il blu con il verde, colore della speranza) per non copiarla completamente. I due anarchici furono condannati e giustiziati. Quando l’Imperatore entrò a Bologna, ordinò che le loro ceneri fossero appoggiate su due alte colonne, per onorarne il coraggio.

Bologna, come molte città italiane, è stata luogo di un susseguirsi di conquiste e rivolte storiche, interrotte solo dopo la seconda guerra mondiale. Ed è proprio durante la Liberazione dal regime nazifascista che la Polonia e il capoluogo dell’Emilia-Romagna s’incontrarono. I soldati polacchi furono i primi ad aiutare la Resistenza bolognese a liberare la città tra il 1944 e il 1945. Furono guidati dal generale Władysław Anders, di cui il Comune ha fatto erigere una statua. Nel 1982, Papa Wojtyla venne a pregare nel cimitero, in commemorazione dei 1432 militari che persero la vita per liberare Bologna. Che non fu l’unica città italiana ad aver avuto l’appoggio della Polonia. È doveroso ricordare il sacrificio dei militari polacchi anche a Montecassino, a Casamassima e a Loreto.

Bologna è famosa per diverse ragioni, dall’università più antica del mondo occidentale, dove studiò anche Dante, al titolo di “città della musica” assegnatole nel 2006 dall’Unesco. O da peculiarità – forse più veniali rispetto alle precedenti, ma non per questo meno importanti – come la celeberrima salsa, venduta ovunque. Ma Bologna è meno conosciuta per il grande ‘porto di terra’ che è sempre stata, dove sono confluiti, per diverse ragioni, donne e uomini da tutto il mondo. Tratto che ha innegabilmente arricchito la città rinomata per le sue torri e i suoi portici.    

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