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Fusacchia: trasformare gli Istituti Italiani di Cultura in avamposto di produzione culturale

Alessandro Fusacchia, capolista alla Camera per la Circoscrizione Europa per “PiùEuropa” ha incontrato ieri a Cracovia una rappresentanza della comunità italiana in Polonia nell’ambito di una intensa serie di tappe che hanno toccato molte città del continente.

Quale motivo la spinge a candidarsi?

Negli ultimi 10 anni dall’interno di diverse istituzioni, nazionali ed europee, ho visto da vicino cosa può essere la politica e cosa non deve mai essere. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona. Perché è troppo facile chiedere sempre a qualcun altro di cambiare le cose che non ci piacciono. Ho il mio lavoro, la mia passione per i romanzi, una figlia di 14 mesi, ma allo stesso tempo vedo intorno a me crescere le disuguaglianze e tornare la povertà e la mancanza per tanti giovani e meno giovani di trovare una strada. Vedo le nostre periferie diventare luoghi di solitudine, conflitto e marginalizzazione. Ho conosciuto da vicino più Paesi europei in cui vivono migliaia di italiani capaci e motivati. Ho deciso di candidarmi perché la testimonianza di molti può generare un impatto vero. Sono ancora profondamente convinto che la politica possa avere un potere di indirizzo e di trasformazione reale per correggere le storture sociali ed economiche quotidiane, a condizione di restare autentici, mantenere uno sguardo lungo, smettere di pensare in piccolo.

Qual è la tua idea di Unione Europea?

 

Quella di un’Europa amica, aperta, che ascolti e recepisca i bisogni dei cittadini europei. Che riesca a decidere sulle grandi questioni divisive del nostro tempo. Ho in testa un’Europa capace di promuovere innovazione vera e di rispondere alle nuove sfide del mercato del lavoro, della tecnologia, dell’immigrazione. Ma per fare questo c’è bisogno di ricreare un clima di fiducia collettiva nel futuro così come di sviluppare programmi di ricerca lungimiranti. Serve quindi una classe politica e dirigente che invece di lamentarsi di cosa l’Europa non fa per noi, o di qualche altro Paese, sappia come costruire opportunità per l’Italia e allo stesso tempo lavorare per una integrazione anche sociale e politica del continente. La situazione di stallo non piace a nessuno, ma guai a pensare che l’Italia sarà capace di affrontare il mondo da sola. Solo uno spazio organizzato di mezzo miliardo di persone può pensare di continuare negli anni a influenzare il proprio destino.

 

Eccessiva tassazione, mancata gestione del fenomeno migratorio, sono alcune delle problematiche che anche gli Italiani in Polonia, Paese al contrario molto business friendly, avvertono quando si tratta di immaginare un ritorno in Italia, qual è il suo punto di vista?

L’Italia deve ricominciare a creare opportunità diminuendo la tassazione e semplificando la burocrazia. Riguardo al problema migratorio la questione è che manca una buona procedura per accogliere legalmente gli immigrati e così si crea una situazione fuori controllo. Il nostro partito crede che affrontare problemi di grande portata come quelli di cui stiamo parlando sia più facile farlo attraverso una Europa più forte. Come potremmo tassare i profitti di una grande multinazionale con tasse locali? Come possiamo arginare un fenomeno come le migrazioni lasciando che a decidere le modalità di accoglienza siano i singoli stati senza un coordinamento europeo? Mi rendo conto che è un periodo storico in cui i governi nazionali dei singoli stati tendono a chiudersi, ed è un problema che rallenta la crescita istituzionale e culturale dell’intera Europa, dopotutto le decisioni di Bruxelles non sono altro che il prodotto delle rappresentanze nazionali. Inoltre facciamo attenzione perchè in certi Paesi la disponibilità a favorire lo sviluppo economico è affiancata da una minore tolleranza della libertà di pensiero.

Quali sono i punti principali del vostro programma specifico per gli italiani oltre confine?

Vogliamo prendere di petto la questione della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione per fare in modo che i servizi pubblici siano pienamente e velocemente accessibili e fruibili agli italiani oltre confine. Snellire la burocrazia per noi significa anche instaurare, ad esempio, gli atti notarili in videoconferenza e istituire la figura dei fiduciari. In tema di pensioni vogliamo lavorare per garantire la portabilità dei diritti maturati. Per quanto riguarda la mobilità vogliamo assicurare la portabilità dei titoli di studio dato l’altissimo numero di giovani che escono per periodi sempre più lunghi dall’Italia per studiare. Punto chiave del nostro programma per i figli degli italiani residenti oltre confine è favorire l’“Erasmus di ritorno” in Italia e sviluppare un programma innovativo di diplomazia culturale. Riteniamo che la cultura rappresenti un tratto distintivo fondamentale, in grado di esercitare un potere impareggiabile nelle relazioni internazionali dell’Italia e dell’Europa rispetto al resto del mondo. Ma necessitiamo di nuova linfa e ritrovata vitalità, di un nuovo modo di raccontarsi, e di incentivi strutturati e strutturali. Considerando che recentemente il Governo Italiano ha dichiarato la cultura come “bene essenziale”, vogliamo riorganizzare integralmente gli Istituti Italiani di Cultura in Europa e nel mondo, trasformandoli non solo in centri di aggregazione per gli italiani in loco, ma anche come punti di riferimento per sinergie virtuose.

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