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L’Insurrezione di Varsavia, simbolo della resistenza polacca

Sebbene l’Insurrezione di Varsavia sia terminata con la capitolazione, è divenuta simbolo del valore e della determinazione polacca nella lotta contro l’occupante tedesco. Dispute sul significato della rivolta e sulla sua continuazione proseguono anche oggi. L’Insurrezione non ottenne risultati significativi, militari o politici che fossero, e molti cittadini, intellettuali e giovani perirono. Tra di loro ci furono poeti giovanissimi come Baczyński e Gajcy. Alla fine della guerra l’85% della città era un cumulo di macerie e molti tesori della cultura polacca giacevano distrutti o erano stati depredati. La memoria dell’Insurrezione, nonostante la sua fine tragica, è sopravvissuta nel dopoguerra e ha ispirato la resistenza all’occupante sovietico e la lotta per una piena sovranità.

Alla fine del settembre 1939 Varsavia era ormai occupata dai nazisti. Esecuzioni pubbliche, raid, deportazioni nei campi di lavoro e torture nel quartier generale della Gestapo in via Szucha erano all’ordine del giorno nella città. A maggio 1943 i nazisti posero fine ad una precedente insurrezione, quella del ghetto ebraico, che venne liquidato e i cui sopravvissuti furono internati nei campi di concentramento.

Il 31 luglio 1944 l’Armata Rossa arrestò la sua avanzata sulla riva orientale della Vistola e Tadeusz Komorowski, comandante dell’Armia Krajowa, l’esercito polacco clandestino, ordinò l’inizio dell’Insurrezione. L’obiettivo era quello di liberare la città dai nazisti e organizzare un embrione di Stato polacco prima dell’arrivo delle truppe sovietiche. Si presumeva che gli scontri sarebbero durati al massimo 4 o 5 giorni e invece l’Insurrezione proseguì per ben 65 giorni.

Il 1 agosto 1944 alle ore 17:00 gli insorti, mal equipaggiati ma ben organizzati e motivati, iniziarono le loro operazioni. Le SS riuscirono a impedire alle varie unità di insorti di unirsi e nel corso della rivolta sterminarono migliaia di civili come rappresaglia. Stalin approfittò della situazione a suo vantaggio e impedì un intervento dell’Armata Rossa contro i tedeschi, auspicato dai suoi ufficiali Žukov e Rokossovskij. Fino al 10 settembre non fu consentito ad aerei alleati di atterrare in territorio sovietico per aiutare gli insorti, che il 2 ottobre capitolarono. Morirono tra i 130 e i 150 mila civili e circa 10 mila soldati. 5 mila insorti rimasero feriti e 7 mila furono i dispersi. I nazisti, su espresso ordine di Hitler, rasero al suolo la città.

Dal 2004 il Museo dell’Insurrezione di Varsavia commemora quegli eventi e il sacrificio di chi vi prese parte.

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