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Lumbersexual, i taglialegna del terzo millennio

 

Gli uomini delicati e ben curati, fenomeno lungamente discusso negli ultimi anni, sono già tramontati. Il termine “uomo metrosexual” introdotto da Mark Simpson ha provocato grande scompiglio mettendo da una parte della barricata gli uomini che hanno cura di se stessi, quelli sempre ben vestiti, che usano cosmetici, insomma per farla breve, quelli che restano in contatto stretto con la parte femminile della loro natura e dall’altra quelli che definiscono il prendersi cura della propria estetica come patologia e negazione totale della mascolinità.

Da qualche tempo tutti parlano degli uomini lumbersexual, la nuova moda maschile che sorprende chi finora ha trattato gli uomini barbuti come una novità passeggera. Nella nostra società si sta imponendo oggi un tipo d’uomo totalmente nuovo e direi non metrosexual. Lumber “taglialegna” significa ritorno alle radici e la simbiosi con la parte naturale e selvaggia della natura maschile. Il taglialegna porta la barba, i tatuaggi, le camicie a quadri e le scarpe comode e pesanti. Vive con disinvoltura la sua corporeità. È un uomo irresistibile di carne e ossa.

Cathy Nhung, la redattrice di moda del Guardianes del Tiempo lo commenta così: Per me un uomo sportivo con la barba (ma non troppo lunga) che porta una camicia di flanella è molto più attraente di quello raso in un t-shirt aderente e pantaloni stretti. È vero anche che dopo quasi 10 anni il tipo “metro” ci ha annoiato. Era prevedibile, che apparisse un modello nuovo, alternativo. Non si tratta neanche di ribellione ma di bisogno di cambiamento. Lo si vede anche sulle passerelle: Bottega Veneta, Dior o Hermes hanno iniziato a promuovere questa stagione un trend nuovo, un look più operaio. Da tanto non si vedeva un trend così fresco privo di riferimenti relativi a retro, metro o sadomaso. Ho solo paura che gli uomini inizieranno a trattare questo trend come il via libera non solo per la barba (questo è super) ma soprattutto per smettere di avere cura di se stessi. Brr!

Condivido sia l’entusiasmo di Nhung che le sue paure legate a questo tema. Mi ricordo quando il tema delle discussioni femminili era l’evoluzione maschile e le inquietudini legate alla direzione che prendeva. Osservando l’ideale maschile degli ultimi dieci anni non poche volte ho avuto l’impressione che siamo in un processo di civilizzazione mortale ed il nostro genere è condannato all’estinzione. Così sono molto felice vedendo questo nuovo ideale d’uomo. Dall’altra parte sto riflettendo se questo trend nuovo non sia un travestimento insidioso del narcisista o una scusa per i pigri. In ogni caso gli do fiducia. Penso che il taglialegna ben curato sia un cambiamento piacevole nella scena della cultura popolare contemporanea.

Entrando nei dettagli più profondi di questo fenomeno, abbastanza inquietante è quel bisogno di ritorno alle radici ed alla natura nella sua forma completa. I taglialegna invadono oggi le strade delle città come un nuovo trend o forse come un indizio di bisogni interiori? La lumbersessualità è un grido dell’ego maschile? Vale la pena farsi queste domande in tempi in cui le donne assomigliano sempre di più gli uomini. Sto pensando alle questioni legate all’indipendenza che è diventata il valore principale per le donne che vivono nelle società di massa. Il fabbisogno di forza fisica, caratteristica del ruolo maschile, scompare e di conseguenza si rompe l’interdipendenza naturale tra le donne e gli uomini. In questa prospettiva la situazione potrebbe essere giudicata come una crisi e il nuovo trend come un tentativo disperato di ristabilire il vecchio ordine. Gli uomini si fanno crescere la barba perché è l’unico modo che gli permette di sottolineare il loro ruolo maschile nella società. E parallelamente si diffondono i valori del ritorno alla tradizione e alla natura e di una alimentazione sana ed ecologica. Forse i taglialegna contemporanei sono l’annuncio del Rinascimento della mascolinità?

 

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