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Palermo città da gustare

Esplorare Palermo e la sua provincia mi hanno confermato che in questi luoghi c’è un tesoro inestimabile di arte, natura e gastronomia. Sono rimasta incantata da Monreale e dal suo famosissimo Duomo, da Cefalù che è una meta turistica di fama internazionale nonché un magico set cinematografico, da Bagheria, meta prediletta dai nobili per la villeggiatura, dall’area archeologica di Solunto dove si può fare una passeggiata nella storia, dal paese di Corleone, che ha dato il cognome al famoso protagonista de “Il padrino” ed è oggi un centro simbolo dell’antimafia. Ma il fulcro attorno al quale tutto gravita è proprio Palermo, un colorato mosaico di storia e folklore di derivazione greca, romana, araba, normanna, spagnola e francese.

foto: Heidi Polizzy Carbonelli

foto: Heidi Polizzy Carbonelli

Uno dei piaceri più grandi che offre la città si trova nella sua straordinaria gastronomia: i sapori e i profumi della tradizione culinaria palermitana racchiudono infatti il suo ricco passato, rendendola una città da gustare. Passeggiando per le vie del centro storico si possono percepire profumi invitanti, a volte forti altre delicati; onnipresenti come il vociare della gente e dei turisti. In tutta la Sicilia ma soprattutto a Palermo la cucina di strada è parte del patrimonio culturale, rappresenta una tradizione antica, che appare invincibile con buona pace delle famose catene di ristorazione americana, che qui non hanno vita facile. A proposito: tutti noi sappiamo bene cosa sia un “fast food”, ma una cosa che forse non sappiamo è che i primi “fast food” della storia sono nati tra le vie millenarie di questa città. Il clima mite dell’isola ha portato infatti, nell’arco dei secoli, ad una naturale condivisione dei cibi all’aria aperta; così nacquero i baracchini ambulanti che vendevano quello che oggi viene chiamato “street food”, ossia il cibo da strada per tutte le tasche. Tra i prodotti venduti abitualmente troviamo le arancine, famosissime polpette di riso fritte ripiene di ragù o formaggio; le verdure fritte in pastella; lo sfincione, una pizza alta e soffice; infine troviamo il panino con panelle e crocchè: le prime sono sottili sfoglie fritte realizzate con farina di ceci e prezzemolo, le seconde sono invece semplici crocchette di patate. Due altre specialità famose ma che non ho potuto assaggiare sono le “stigghiola”, spiedini di carne cotti alla brace, e il panino con la milza di vitello, chiamato in dialetto palermitano ‘pane ca’ meusa’. Il pane è così buono che può essere mangiato anche senza alcun condimento. Io ho apprezzato molto le morbidissime brioches, che si possono gustare dolci, salate oppure col gelato: personalmente le preferisco semplici oppure farcite con la nutella o con la crema di pistacchi. Tra i primi piatti ho adorato il timballo di anelletti al forno, il risotto di mare fatto con del pesce freschissimo, la pasta con i broccoli (cavolfiori soffritti in olio e cipolla, con l’aggiunta di pinoli e uva passa) e infine la pasta con le sarde (una gustosissima ricetta a base di sarde e finocchio selvatico). Tutte queste irresistibili specialità gastronomiche hanno consentito al capoluogo siciliano di essere proclamato la capitale europea dello “Street food”, ossia del “cibo da strada”, secondo una classifica mondiale stilata da VirtualTourist e pubblicata da Forbes.

Gli italiani amano spesso dire con ironia: “dulcis in fundo”, ed è proprio parlando dei dolci e della straordinaria pasticceria palermitana che vorrei concludere questo articolo. Nel capoluogo siciliano l’arte della produzione dei dolci è nata all’interno delle regge degli Emiri per poi svilupparsi successivamente nelle case dei nobili e nei monasteri. Quella palermitana è senza dubbio una delle più ricche e fantasiose pasticcerie del mondo: basta entrare in un qualsiasi bar per trovarsi davanti a una varietà incredibile di dolci, uno per ogni stagione: durante l’inverno, ad esempio, i palermitani amano consumare dolci a base di ricotta come la cassata e il cannolo oppure i dolci di pasta di mandorle come la frutta martorana. In primavera si possono mangiare le “sfinci di San Giuseppe”, morbide frittelle ricoperte di crema di ricotta, oppure le “pecorelle pasquali”, piccole sculture in pasta di mandorle. D’estate invece i bar offrono una incredibile varietà di dissetanti granite e buonissimi gelati freschi, che vengono serviti in abbondanti porzioni; devo ammettere che la prima volta che ho comprato un gelato a Palermo sono rimasta spiazzata, dato che ero abituata alle piccole porzioni servite qui a Varsavia. In autunno invece i pasticceri preparano delle piccole sculture fatte interamente in zucchero che si regalano solitamente ai bambini per la festività di Ognissanti. Ho visto con i miei occhi quanto siano golosi i palermitani: vivendo in mezzo a tutte queste squisitezze credo che sia impossibile resistere! Io consiglio a tutti di provare una torta speciale inventata qualche anno fa tra i vicoli del centro storico della città, chiamata “torta sette veli”, composta da sette strati di cioccolato diversi: questa torta è così buona che ha vinto anche numerosi premi internazionali, e oggi può essere gustata nelle sue varianti di gusto, ovvero al pistacchio, al caffè e alla frutta fresca. È molto difficile descrivere la vivacità delle strade del capoluogo della Sicilia e spero che la vostra immaginazione abbia vagato con me per i suoi vicoli, per le sue piazze assolate, per i banchi vocianti dei mercati della Vucciria, del Capo e di Ballarò, attratti dai profumi del cibo che viene preparato per strada e che passeggiando per strada va mangiato.

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