A piedi dalla Germania a Kaliningrad, scoprendo la Polonia del Nord

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La conoscenza si forma durante il viaggio non nell’arrivare alla meta. Ed è stato così anche per VestAndPage, Verena Stenke e Andrea Pagnes, la coppia di performer tedesco-italiana che nel 70° anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ha deciso di ripercorrere a ritroso il percorso dell’esodo dei civili tedeschi cacciati dall’ex Prussia dell’Est fino all’odierna Germania. “Siamo tornati sul cammino-calvario a cui hanno preso parte anche i nonni di Verena, civili tedeschi forzatamente cacciati dall’area di Königsberg. Noi abbiamo fatto il percorso nel senso inverso partendo da Hemmingstedt che si trova sul Mare del Nord l’8 maggio, città dove è nato il padre di Verena e dove si sono fermati i nonni di Verena fuggendo da Chernyakhovsk, ovvero il paese che si trova dopo Kaliningrad e che prima della guerra si chiamava Insterburg e che abbiamo raggiunto ai primi di giugno”, racconta l’artista-scrittore Andrea Pagnes. Così la storia privata della famiglia Stenke diventa il prisma attraverso cui guardare e riaccendere i riflettori su un evento storico dimenticato, un episodio che ha segnato la vita di migliaia di civili inermi. “Quello che si vede segnato sulla mappa è praticamente l’esatto percorso coperto dai nonni di Verena. Noi l’abbiamo allungato un poco una volta entrati in Polonia. Raggiunta Koszalin abbiamo virato verso Nord per andare a fare delle scene a Leba, sulle fantastiche dune di sabbia, per poi scendere verso Danzica e da lì proseguire sul tragitto originario, passando per quello che fu il campo di concentramento di Sztutowo fino a Krynica Morska sui lidi della laguna Vistola che poi abbiamo attraversato in barca fino a Frombork, dove c’è la cattedrale con le spoglie di Copernico e il suo osservatorio. Nel percorso in barca, il vecchio macchinista ci ha raccontato che la laguna Vistola è probabilmente uno dei più grandi cimiteri a cielo aperto d’Europa, durante l’esodo sono infatti stati uccisi decine di migliaia di profughi prussiani dall’Armata Rossa, via cielo, terra e mare. L’esodo si svolse nell’inverno del 1945, la laguna era ghiacciata, bastava bombardare la superficie perché le carovane di profughi sprofondassero nell’acqua gelida senza lasciare traccia.” Ed ecco la conoscenza che si apprende durante il viaggio. Si parte convinti di realizzare un’idea, ma l’esperienza concreta di oltre 1000 km a piedi ti mette a contatto con la realtà dei fatti, anche quelli di 70 anni fa che si materializzano grazie a testimonianze autentiche che obbligano ad aggiornare le certezze di partenza. “È proprio così, tant’è che partiti per riscoprire questa dura dimenticata pagina di storia tedesco-russa alla fine abbiamo invece scoperto la Polonia. Un paese paesaggisticamente meraviglioso ed un popolo di grande umanità. I contatti sociali più belli e calorosi li abbiamo avuti con i polacchi che loro malgrado sono stati protagonisti-vittime di questo conflitto. Viaggiavamo in modo spartano con zaini in spalla ma ovunque ci hanno sempre accolto calorosamente, non lo dimenticherò.” Il viaggio di Verena e Andrea dopo Frombork è proseguito fino a Kaliningrad (ex Königsberg), dove c’è ancora, fortunatamente, la tomba di Kant. “Ci siamo arrivati dopo circa un mese e abbiamo continuato fino a Chernyakhovsk (ex Insterburg), da dove è iniziato l’esodo dei nonni di mia moglie Verena nel gennaio del ’45. Gran parte del percorso nell’enclave russa, soprattutto appena entrati, abbiamo dovuto farlo in autobus, poiché ci è stato sconsigliato di avventurarci a piedi, per motivi di “sicurezza e controllo”, ma doppiata Kaliningrad nei pressi di Chernyakhovsk ci siamo poi mossi abbastanza agevolmente.”

Da questa esperienza ne è uscito un film d’arte dal titolo “Plantain” (orig. tedesco “Spitzwgerich”, it. “Plantago”, una pianta selvatica che s’incontra spesso sul ciglio dei sentieri e delle strade e che leggenda vuole si dice nascesse quando qualcuno era già passato in quel punto, diventando così punto di riferimento per i viandanti).

“Durante la camminata sceglievamo quei luoghi a noi più congeniali dove metabolizzare gli incontri, il vissuto e il raccontare degli altri per tradurli nelle nostre performance (realizzate appositamente per la videocamera) per consegnare al grande schermo sequenze sceniche arricchite dalle nostre sensazioni provate lungo il percorso. Il taglio del film sarà infatti una restituzione in chiave assolutamente poetica di frammenti di memoria, perdita e oblio di una tragedia umana che ha coinvolto più popoli, vinti e vincitori allo stesso modo, poiché riteniamo che il compito dell’arte sia soprattutto ricercare poesia nella sofferenza e nel dolore, e attraverso questa sollevare domande sulle quali riflettere sulla storia e sulla nostra contemporaneità. Dedicheremo l’autunno al montaggio del film. Douglas Quin (ingegnere del suono di Jurassic Park III, Il Signore degli Anelli II, e già collaboratore di Werner Herzog) ci ha accompagnato nella camminata per alcuni giorni realizzando un soundscape a commento della pellicola, così come le note del violinista Stefan Knies e la voce del basso profondo Andreas Bauer saranno il tema musicale portante. A inizio 2016 presenteremo “Plantain” in prima assoluta al Kulturzentrum Ostpreußen di Ellingen, la cui sede è un castello nel cuore della Baviera, l’istituzione che per prima ha creduto in questo nostro progetto e che ci ha permesso di ottenere il supporto della BKM (Bundesbeauftragte für Kultur und Medien; Dipartimento della Cultura e della Comunicazione della Cancelleria Federale Tedesca), così come la cooperazione di Heart of the City Bureau (Kaliningrad, RU), Dom Samok Foundation (Chernyakhovsk, RU) e Georgenburg Association (Majowka, RU).

Abbiamo già richieste per partecipare a festival di cinema sperimentale in Gran Bretagna, India, Canada, Hong Kong. Dopo la prima assoluta in Germania lo presenteremo in Russia al NCCA (Centro Nazionale per le Arti Contemporanee) di Kaliningrad e poi ovviamente ci piacerebbe in Polonia, visto che gran parte delle scene le abbiamo realizzate sui litorali della Pomerania.

Dopo aver partecipato quest’estate al performance art festival Konteksty di Sokolowsko, conosciuto la fine e sensibile curatrice Malgorzata Sady e aver potuto constatare la qualità del lavoro di Soko?owsko Laboratorium Kultury e di Fundacija in Situ che si occupa del recupero architettonico del monumentale Sanatorio ottocentesco per destinarlo a centro culturale multimediale e residenza artistica, presentare “Plantain” dove Kieslowski ha vissuto per anni e concepito alcuni dei suoi maggiori capolavori sarebbe gran cosa, magari proprio nel vecchio cinema “Zdrowie” a lui tanto caro.”

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