Milano Cortina 2026, chiusi i XXV Giochi da record per l’Italia

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Testo: Alberto Mangili

 

Domenica 22 febbraio 2026 è ufficialmente calato il sipario sull’edizione numero venticinque dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. La grande manifestazione, apertasi il 6 febbraio allo Stadio San Siro di Milano, ha vissuto il suo ultimo maestoso atto all’Arena di Verona, con una emozionante Cerimonia di chiusura. L’iconico scenario scaligero sarà ancora protagonista tra una decina di giorni, a un mese esatto di distanza dall’inizio dei Giochi Olimpici, per la Cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici, di scena sino al 15 marzo tra Milano, Cortina (che ospiterà la chiusura) e Tesero. Resta dunque anche qui l’innovativo concetto di diffusione tra tre regioni, che ha reso innovativo il progetto Milano-Cortina, segnando una strada che verrà ripercorsa anche nell’edizione 2030 Alpi francesi. 

Passiamo al sodo e diamo un concreto sguardo conclusivo al medagliere olimpico, con l’Italia che ha sbriciolato il proprio record di Lillehammer 1994 incrementando il bottino del 50%, conquistando ben 30 medaglie. Va sempre ricordato però, pur senza nulla ovviamente togliere al merito (ci mancherebbe altro!!!) ma per pura coerenza e dovere, che il numero di gare rispetto ad allora è aumentato, e conseguentemente la possibilità di raccogliere “metalli”. Pressoché innegabile, in ogni caso, che 30 medaglie siano un numero al di sopra di ogni più rosea previsione, a testimonianza della straordinarietà del lavoro messo in campo dagli atleti italiani. 

 

Il medagliere per gli azzurri recita 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi, un bottino che vale la quarta piazza nella graduatoria. Inarrivabile la regina Norvegia con i suoi 18 ori (6 dei quali portano la firma del fondista norvegese Johannes Høsflot Klæbo, chapeau, se fosse una nazione a sé sarebbe nono nel medagliere), troppo anche il doppio 12 ori-argenti degli USA, ma ci può forse essere un pizzico di rammarico per il terzo gradino del podio di stampo olandese, costruito interamente su pattinaggio di velocità e short track: impressionante. I Paesi Bassi hanno infatti conquistato ben 10 medaglie in meno dell’Italia, ma a parità di ori, un argento in più, e la “qualità”, si sa, in questo calcolo vale più della quantità. Poco male comunque. Guardando ancora una volta solo alla quantità, la spedizione neerlandese sarebbe addirittura ottava.

Quanto alla Polonia, il ranking complessivo vede la spedizione biało-czerwony chiudere alla posizione 21, conquistata grazie a 3 medaglie d’argento e una di bronzo. Se per l’Italia non ho ancora fatto alcun nome nello specifico, visto i molteplici (tutti) atleti e atlete meritevoli di menzione (anche se è difficile non menzionare il doppio oro sia di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità sia di Federica Brignone nello sci alpino, e nel dubbio l’ho appena fatto, ma davvero, troppe medaglie emozionanti), non posso non citare qui invece subito colui che ha messo la firma sul 75% dei titoli: Kacper Tomasiak. Il giovanissimo saltatore con gli sci, classe 2007, ha conquistato il bronzo sul trampolino lungo e l’argento su quello normale, ottenendo un secondo argento nella gara a squadre con Pawel Wasek. Il terzo argento conquistato dalla Polonia se lo è aggiudicato Vladimir Semirunnyii nel pattinaggio di velocità 1000 m. Nessun oro dunque, che manca all’appello da PyeongChang 2018, nel salto sugli sci trampolino lungo di Kamil Stoch. In Corea del Sud il campione di Zakopane difese il titolo iridato dell’edizione di Sochi 2014, dove primeggiò anche nel trampolino normale, incassando dunque un doppio oro. Proprio l’edizione russa, con 4 ori, un argento e un bronzo, resta il miglior risultato  nella storia dei Giochi Olimpici Invernali per i biancorossi.

A questo link, sul sito ufficiale dei Giochi, da cui ho attinto per le schermate utilizzate nell’articolo, la lista dettagliata di tutte le medaglie https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/medals/medallists