
Testo e Foto: Alberto Mangili
Secondo weekend per i XXV Giochi Invernali di Milano Cortina, che fino a domenica prossima illumineranno le sedi di gara. Un evento al solito straordinario che, sul mero piano sportivo (non voglio parlar di altro e addentrarmi in diverse questioni al di fuori dello sport e delle emozioni ad esso collegate), non sta di certo deludendo le attese. Al momento di queste mie parole, agli albori del secondo sabato di competizioni, l’Italia domina il medagliere in compartecipazione con la Norvegia, pur con una diversa distribuzione delle medaglie. Sono ben 6 gli ori conquistati dalla selezione azzurra, a metà strada tra i 3 argenti e i ben 9 bronzi. La spedizione polacca ha invece per ora raccolto due ottimi argenti. In entrambi i casi il conteggio è destinato ad aumentare, e già nella giornata odierna del 14 febbraio potrebbe cambiare qualcosa. Non voglio ad ora far resoconti su quali medaglie e quando e come sono state incassate, lo faremo alla fine, quanto più sottolineare l’atmosfera e l’emozione per un evento concretamente universale.
Tutti gli occhi del mondo sono sull’Italia: non ho purtroppo la possibilità di recarmi anche nelle sedi di montagna, cercherò di essere alla chiusura a Verona, ma ho voluto e potuto vivere una vera e piena giornata olimpica nell’atmosfera di una brulicante Milano. Come già avete forse visto da un po’ di foto pubblicate negli scorsi giorni, ho visitato la bellissima Casa Polonia, che tra il 10 e il 12 febbraio è stata il riferimento polacco nella città meneghina, prima di proseguire ora il suo itinerario per le città montane. Pur essendo italiano ma avendo speso innumerevole tempo in Polonia, devo dire che mi son sentito anch’io veramente a casa per un momento, in Polonia, pur essendo concretamente in Italia, già casa mia (scusate il complicato gioco di parole, ma penso possa passare la sensazione). Anche un piatto di pierogi ha fatto il suo gioco nel piccolo. La struttura è bellissima, alla stregua di quella del Tour de Pologne che mi ha accolto già la scorsa estate, con all’interno delle vere e proprie chicche come medaglie, memorabilia e una sensazionale divisa biancorossa. C’erano anche diversi atleti biało-czerwony, per un attimo di spensieratezza insieme. Nel tendone dedicato alla visione delle gare live in quel momento veniva trasmessa la finale per il bronzo del Curling doppio misto, vinto dalla coppia Mosaner-Costantini sulla Gran Bretagna, tra gli azzurri più amati di questa Olimpiade.
Tutta Milano (come le altre sedi) era ed è veramente in fermento per questi Giochi, a partire dall’iconico Arco della Pace, luogo simbolo dove il Braciere Olimpico, che riluce spettacolarmente, con anche il Castello Sforzesco sullo sfondo, raccogliendo locali, turisti, appassionati, avventori: tutti, di tante nazionalità diverse. Come ho già raccontato vedendo da vicino una delle tappe della Fiamma Olimpica il fuoco ha veramente sempre un significato speciale, simbolico e non solo. Per mia fortuna sono riuscito anche a coronare la giornata con una partita dal vivo di hockey, seriamente uno dei miei sport preferiti, che ho visto tante volte al palazzetto in Finlandia. Il match in questione, all’Arena di Rho appositamente creata nell’hub della Fiera, contrapponeva due avversarie del girone femminile dell’Italia, ossia Svezia e Giappone, con la compagine scandinava che ha avuto la meglio su quella nipponica. Impressionante il tifo su entrambi i fronti, davvero una festa dello sport e del mondo. Ma oltre ai molti italiani, poco davanti a me c’era una ragazza con la sciarpa della Polonia! Tutta questa partecipazione comunque emerge non per forza solo vivendo i luoghi in presenza, ma tranquillamente anche solo accendendo il televisore o il computer, e ci si sente subito trasportati in quel contesto. E poi ci sono atleti per i quali non conta la divisa, ma sono semplicemente belli da vedere, da tifare, da apprezzare. E un applauso non può mancare davvero per nessuno.




















