Nella tana dei leoni di Sicilia

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

“Senza vedere la Sicilia non si può capire l’Italia”, così scrisse Johann Wolfgang Goethe. La precisione con cui il padre del Romanticismo tedesco racchiuse la verità su quest’isola incastonata nel mezzo del Mediterraneo sembra incredibile. Una frase che coglie tutta l’essenza della Sicilia senza dirne nulla, una frase chiave, basata su contraddizioni, e quindi “siciliana” fino al midollo.

La Sicilia è un grande contrasto, a volte così forte da sembrare irreale. Ma, come ben sappiamo, la Sicilia è una metafora. La Sicilia è già stata sia scenografia che protagonista di diverse opere. Stefania Auci segue lo stesso percorso, collocando il suo romanzo in questa terra assolata e ricca di antichi miti. Fin dalle prime pagine ci troviamo di fronte al temperamento focoso di un’isola tanto bella quanto pericolosa. L’autore costruisce con grande attenzione il mondo dei mercanti dell’Ottocento che salgono rapidamente ai vertici della scala sociale e diventano una delle famiglie più ricche d’Italia. Questo successo non è dovuto a nobili natali, ma al duro lavoro, all’ingegno e al fiuto per gli affari. La famiglia Florio è originaria della Calabria, ma stanca della povertà e dei terremoti, decide di emigrare per iniziare una nuova vita. Sceglie Palermo: importante città portuale dove si incrociano le rotte commerciali dell’est e dell’ovest. La famiglia Florio iniziò con il commercio di spezie per poi diventare una delle più famose produttrici di vino. Il loro prodotto di punta, il Marsala, è oggi quasi un capolavoro della Sicilia. Ma erano i Florio che fecero di questa bevanda poco appariscente la bevanda degli dei. L’autore tratteggia con maestria il percorso di avvicinamento ai vertici dei fondatori della famiglia, Paolo e Ignazio, che trasformano a ritmi vertiginosi un piccolo negozio in un impero commerciale e, con l’ampliamento della gamma di prodotti e l’ingresso in nuovi settori (ad esempio il commercio di zolfo), in un vero e proprio potere. “I leoni di Sicilia” è un romanzo che richiede l’impegno del lettore. La storia raccontata è in stretta relazione con l’epoca e il luogo d’azione: il Sud dell’Italia ottocentesco, alle soglie dell’unificazione. Un paese in cui ci sono differenze a quasi tutti i livelli: culturali, linguistici, di classe. L’autore tratteggia fedelmente le immagini dei mercati siciliani, delle strade odorose e dei porti che si affacciano sul mare azzurro. Un mondo allettante per la sua bellezza, ma anche spaventoso e pericoloso. “I leoni di Sicilia” non può essere confinato in un romanzo storico. I destini dei protagonisti e i loro dilemmi sembrano estremamente attuali. Auci mostra anche il lato oscuro della società dell’epoca: l’ostilità verso gli stranieri, l’invidia, il pregiudizio. Gli eroi devono affrontare atteggiamenti che non sono estranei ai lettori contemporanei. Forse è per questo che i destini dei due fratelli calabresi sono oggi così vicini al lettore.

“I leoni di Sicilia” di Stefania Auci, la prima parte della saga sulla famiglia Florio, è uscita nella traduzione polacca di Tomasz Kwiecień per la casa editrice W.A.B.

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