Scena Unica: EMMA E L’ALCOVA

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Napoli, anno 1787. Sir William Hamilton ed Emma Lyon (*) in camera da letto dove è disposto, proprio di fronte all’alcova, una sorta di pedana che funge da palcoscenico; un sipario aperto, con al centro, sul fondo, posta verticalmente, un’ampia cassa di legno, aperta sul davanti, dipinta di nero all’interno e listata da una sontuosa cornice d’oro, abbastanza grande da contenere una figura umana in piedi. Candelabri antichi, di forme e di dimensioni diverse, sono distribuiti un po’ dappertutto.

(*) EMMA o AMY HART o HARTE LYON o LYONS EMILY o AMY EMMA LYONS HAMILTON o Lady HAMILTON (Great Neston/Cheshire 26/4/1756 – Calais 16/1/1815), famosa eterea britannica. Nel 1783 fu inviata a Napoli presso Sir WILLIAM HAMILTON, ambasciatore di Gran Bretagna presso il Regno di Napoli. Nel 1791 i due si sposarono e i napoletani, per il temperamento, la soprannominarono  EMMA LIONA o ‘A LLIONA (ma anche per il cognome LYONS, per i capelli rossi come il pelo del leone e perché dominante sul vecchio marito come una leonessa). Più avanti divenne l’amante del Generale inglese HORATIO NELSON (1758 – 1805). Morì a Calais in Francia, dopo essere caduta in disgrazia e dopo aver scontato anche il carcere per debiti.

EMMA: (Si predispone, con vesti variopinte, sullo sfondo nero, nella cassa, dentro la cornice dorata e propone la sua bella immagine come statua vivente, ovvero esegue una delle sue “attitudes”o “tableaux vivents” espressione che usa lei per definire le sue pose con i suoi travestimenti storici e mitologici) Ti piace, tesoro, questo giuoco?

HAMILTON: (Sdraiato sul letto in adorazione di lei. Da fine intenditore d’arte e di giovinette qual’egli è, gode Emma come inimitabile e stuzzicante pittura). È straordinario! E poi con quella tua carnagione morbida, dalla pelle vellutata, come di cera, così piacevole al tatto come alla vista. Odorosa in tutto il corpo, del profumo delle magnolie del baltico e con quelle tue gambe lunghissime delicatamente arcuate, candide come i gigli più puri del mediterraneo. E con quei tuoi capelli lunghissimi color del sole al tramonto sul mare, degni d’una dea; i tuoi occhi grigi come quelli dei gatti del deserto. E quelle tue labbra rosso cinabro che così esprimono tutta la loro voluttà a cornice d’un diadema di perle responsabili d’un sorriso tanto innocente, quanto afrodisiaco.

EMMA: (Imita le antiche pitture pompeiane, nonché quelle di maestri moderni) E veder fare questo, ti piace?

HAMILTON: Da impazzire! (Porge ad Emma alcune vesti) Adesso provati questi altri abiti. Sono come autentici, molto simili ai costumi romani e greci antichi.

EMMA: Allora declamerò qualche passo dai “Carmina” del poeta latino Catullo e continuerò con “Afrodite” la più dolce fra le Liriche della poetessa greca Saffo. (Si abbiglia ora da vestale, ora da giovane ancella romana e canta, accompagnandosi con la lira, i versi di Catullo, adagiata sopra morbidi cuscini, fra drappi colorati, daghe d’argento, aquile d’oro e corone d’alloro.

HAMILTON: (L’anziano cavaliere dispone candele accese qua e là. Regge un lume, fissa Emma e resta in adorazione davanti alla sua persona.)

EMMA: (Finita l’esibizione, spegne le candele una ad una. Buio. Indossa abiti alla greca. Riaccende le candele. Un costume color pompeiano con balze dorate, in particolare, la veste mirabilmente. Si scioglie la chioma e, servendosi d’un paio di scialli, muta pose, gesti, espressioni. Ciò che avrebbero aspirato a creare tante migliaia di artisti, ella offre come realtà in movimento, con sorprendente successione di pose. In piedi, in ginocchio, seduta, sdraiata, seria, triste, maliziosa, sfrenata, contrita, provocante, minacciosa, timorosa e via dicendo: un’espressione segue l’altra, e un’altra la sostituisce. Per ciascuna di esse – ora all’interno della cassa, ora all’esterno – ella sa scegliere e cambiare il drappeggio del velo, e con le stesse stoffe si acconcia in cento modi i capelli. Si produce ancora nei suoi talenti musicali. Poi dispone grappoli d’uve diverse fra i capelli e, accompagnandosi con la cetra, canta rime e versi scelti di Saffo) Sento che stai godendo come un un’aquila che vola leggera nell’infinità del cielo, come un balenottero negli spazi interminabili degli oceani, mentre il pensiero vaga finalmente libero nell’eternità del cosmo. Sento che queste mie “attitudes” sono la concretizzazione del desiderio più ambito della tua vita. Quella felicità da te sempre immaginata, amore mio, finora mai raggiunta. Sento che finalmente stai vivendo il sogno più straordinario della tua vita. Chissà che il mio amore infinito non ti faccia confessar ogni tuo riserbo, ogni tuo orgoglio e finanche ogni tua vergogna!

HAMILTON: Perché ne avrei? … e dovrei?

EMMA: Non saprei! … ma vorrei!

HAMILTON: (Si acconcia da Fauno. Regge il lume e si pone in adorazione, in ginocchio, davanti ad Emma) La mente: queste odi e questi versi, dai poeti latini, mi riconducono col pensiero alla Tomba di Virgilio, qui a Napoli, contornata dal lauro, alla Grotta della Sibilla, Portici, Pompei, Ercolano. La vista: questa tua siluette che si agita in questo spazio del tempo, quello della storia, fra drappi, candele e arredi; questi tuoi lunghi capelli rossi, il bianco candore della tua pelle, lo sguardo dei tuoi occhi, i colori delle stoffe che, alternando, indossi. (Pausa) L’udito: la tua suadente voce che seduce, con certe parole che sai pronunciare soltanto tu, il suono degli strumenti che usi, il tuo canto sublime. (Pausa) L’odorato: il profumo del tuo corpo, quello degli incensi accesi e delle essenze. (Pausa) Il tatto: voglio sfiorare i tuoi seni nudi, i tuoi glutei, le tue gambe. (Pausa) Il gusto: fammi assaporare il nettare delle tue dolci labbra; vieni qui avvicinati, innocente creatura afrodisiaca, libidine di tutti i sensi miei! (Allunga un braccio verso Emma come ad implorarla di concedergli il suo seno, i suoi glutei, le sue gambe, le sue labbra)

EMMA: Non ora, mio Fauno, voglioso ed impaziente! (Così s’allontana di scatto e veloce s‘accovaccia in un angolo della scena, fingendosi imbarazzata ed intimorita. Poi riprende a provare altre immagini dell’antichità, i bei profili delle monete siciliane e persino l’’Apollo del Belvedere’)

HAMILTON: (Abbandona il lume, afferra un’anfora, versa del vino dentro due calici e ne offre uno ad Emma) Vuoi sorseggiare insieme a me, misteriosa Sibilla Cumana,  insidiosa Maga Circe, irresistibile Elena di Troia, una coppa di questo eccellente vino rosso del Vesuvio?

EMMA: Certo, mio amato Signore! (Accoglie il calice e brinda a favore di Hamilton, da sopra la scena)

HAMILTON: (Ricambia brindando verso Emma dal di fuori della scena) A noi due, ma soprattutto ad un’apparizione angelica che mi sta inebriando più del vino, o forse un diavolo, chissà, venuto dall’Averno dei Campi Flegrei, dal vulcano di zolfo di Pozzuoli, come lava incandescente dal fondo del Vesuvio in eruzione. (Lascia la coppa, va ad adagiarsi sul letto e incomincia a spogliarsi, portandosi sulla testa due corni da Satiro e indossando due zoccoli pelosi ai piedi)

EMMA: Ecco, mio bel Satiro, dopo una breve introduzione musicale con la Siringa, o Flauto di Pan che dir si voglia, terminerò declamando “L’Ali d’Amore” e “Canzonetta”, due dolcissime liriche di Anna Irène Duclos Parenti, la ben nota poetessa vivente, la mia pastorella arcade preferita, bellissima e austera, dallo charm tutto francese. (Suona lo strumento a fiato. Poi lo abbandona e canta i versi della Duclos Parenti mentre, sfiorandola con un dito percorre tutta l’alcova dell’amore fin sul corpo, ormai completamente nudo, di Hamilton)

HAMILTON: (Afferra Emma per un braccio e la trascina sotto le coperte ridendo divertito come un fanciullo)

EMMA: (Ride felice insieme ad Hamilton)

BUIO

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