Vino e letteratura (p. II)

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    A conferma dell’amore che gli antichi nutrivano per il vino, basti pensare al fatto che molti si dichiaravano certi fosse stata la sua scoperta a rendere l’uomo un essere evoluto, capace di rapporti sociali.
    Il vino, insomma, è da sempre stato considerato un bene prezioso, al punto che presso certi popoli soltanto i nobili (e i ricchi) avevano il privilegio di gustarlo. A conferma di questa sua importanza “materiale” c’è anche uno dei più antichi documenti conosciuti: il codice di Hammurabi in cui si trovano precise disposizioni sul commercio e la vendita del vino. Tale era il valore riconosciutogli, che il vino costituiva l’elemento fondamentale nelle cerimonie in onore degli dei o di luoghi ritenuti loro dimora.

    Distillato del sole, frutto gioioso della terra profonda, il vino rende lieve e felice la dura vita del contadino. Per questo sono ricorrenti le preghiere agli dei perché proteggano i preziosi grappoli; nel romano Lustrum ambarvale si invoca Marte con questa formula: ”Deh, tu i frumenti ed i frutti, i vigneti ed i virgulti fu che crescano e vengano su bene”.
    Considerato un amico che risolleva dagli affanni, il vino è in grado di rendere meno ostile l’avversa natura e rasserenare la visione della vita.

    Al tempo stesso, sotto l’effetto del vino aumenta l’umana disposizione alla riflessione esistenziale, e finalmente liberi dai vincoli psicologici che la società pone al nostro pensiero, possiamo contemplare con occhi nuovi il mondo intorno, seguendo almeno per qualche attimo le orme di Faust, presi dalla baudeleriana “Anima del vino”.

    La nascita del vino

    Risalire precisamente alla data di nascita del vino è praticamente impossibile in quanto la storia delle bevande fermentate ha inizio in tempi che non hanno lasciato dietro di loro documenti o tracce sicure e valide. I primi documenti che attestano la presenza del vino in quanto tale risalgono alla fine del IV millennio a.C. nella città di Sumer nella Mesopotamia meridionale. Sono stati appunto i Sumeri a fornire le prime tracce dell’esistenza della bevanda.

    Il vino viene nominato per la prima volta tra i simboli cuneiformi che componevano l’“Epopea di Gilgamesh”, opera letteraria narrante le vicende di Gilgamesh di Uruk, primo eroe della letteratura scritta del Terzo Millennio avanti Cristo.

    Del vino si può avere una visione più precisa se andando avanti nel tempo, e precisamente tra il X e VIII secolo a.C., ci si sofferma ad analizzare le parole di due personaggi, due grandi poeti o meglio ancora i primi due grandi poeti: Omero ed Esiodo di Ascra. Grazie ad Omero si riescono ad avere importanti informazioni riguardanti l’utilizzo e l’importanza del vino nell’Antica Grecia per quanto scritto tra le pagine dell’Odissea. Si può, infatti, con certezza risalire alle abitudini alimentari dei greci di quell’epoca.
    Avevano una precisa divisione dei pasti durante tutto l’arco della giornata, precisamente sappiamo che i pasti durante tutto il giorno erano tre: l’ariston, consumato di primo mattino dove erano presenti sulla tavola pane e vino. ”Eumeo servendo sul tagliere le carni arrosto avanzate dalla sera, si affrettò ad ammucchiare nelle ceste il pane di frumento ed a mescere nella coppa un vino profumato di miele”. (Odissea XVI, 48-50).
    Gli altri due pasti il deiphon e il dorpon corrispondono a pranzo e cena e come ovvio era in questi due pasti che avveniva il principale consumo della bevanda.

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