Diana Tejera

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Diana Tejera è cantante e compositrice italiana di origini andaluse molto talentuosa. A Gazzetta Italia racconta del suo passato con I Plastico, delle sue canzoni e collaborazioni musicali,  soprattutto di quella speciale con Tiziano Ferro. Cresciuta a Keith Jarrett, Joni Mitchell, Carole King, oggi canta le poesie di Patrizia Cavalli nell’album “Al cuore fa bene far le scale” e nello stesso tempo sta lavorando al suo prossimo disco: “Sarà un album diverso, in cui cerco di raccontare con uno sguardo non ottimista, ma sicuramente più positivo le esperienze della vita. Un distacco, la fine di un amore, un momento di solitudine, l’emozione per una scoperta non sono mai esperienze a sé, ma diventano un pezzo di storia, una tessera del mosaico che mi ha resa quella che sono, di cui sono felice. È un disco in cui, di fondo, si respira un senso di “gratitudine” per le cose, il mondo, tutto quello che si muove nelle mie giornate”. Prima che Diana parta per l’India “meta ideale per riflettere meglio sui suoi lavori”, ascoltate il suo hit primaverile “Amore semplicissimo” – ideato e diretto da un bravissimo regista e fotografo romano, Mario Parruccini – non resterete delusi!

Oggi ti conosciamo come cantautrice solista ma non sempre è stato così. Prima di cominciare la tua carriera facevi parte di un gruppo chiamato I Plastico. Come ricordi questi anni insieme, i vostri successi?

Con I Plastico mi sono fatta le ossa e mi sono divertita moltissimo. Eravamo molto giovani e le esperienze che avevamo la possibilità di vivere ci sembravano un sogno. Ricordo quegli anni con molta tenerezza perché eravamo ingenui e puri all’interno di un mercato discografico spudorato. Abbiamo avuto molte soddisfazioni: la vittoria al festival di San Marino, la partecipazione a Sanremo nel 2002, e i concerti sui palcoscenici più ambiti come il Fila Forum di Assago.

Hai affiancato vari musicisti romani tra cui Marco Fabi, Barbara Eramo, Andrea Di Cesare, Alessandro Orlando Graziano, Nathalie e soprattutto Tiziano Ferro, col quale hai firmato “E fuori è buio” (pubblicato nell’album “Nessuno è solo” del 2006) e “Scivoli di nuovo” (presente nel disco Alla mia età del 2008). Come è stato lavorare con questa star internazionale della musica italiana? Che emozioni ti ha trasmesso?

Tiziano era principalmente un amico, quindi è stato naturale collaborare con lui. Di certo è stato molto emozionante sentire le canzoni scritte insieme cantate da lui, scoprire le sfumature diverse che poteva dare la sua voce. È stato bellissimo poi salire sul palco del Palalottomatica di Roma per suonare con lui “E fuori è buio”, mentre migliaia di persone la intonavano.

La tua ultima canzone “Amore semplicissimo” è davvero stupenda. La trovo incantevole, magica. Anche il video girato da Mario Parruccini è un capolavoro. Ci racconti come si sono svolte le riprese, di chi è stata l’idea o forse ci racconti qualche aneddoto?

Amore semplicissimo è una delle mie canzoni preferite dell’album “Al cuore fa bene far la scale”. Il testo, assolutamente meraviglioso, è della grande poetessa Patrizia Cavalli con la quale ho avuto il privilegio di collaborare. Il video è stato scritto e diretto da Mario Parruccini, che aveva bene in mente la fotografia, la delicatezza delle immagini che è riuscito a rendere oniriche, simboliche. Posso raccontare che la temperatura era veramente fredda e resistere tante ore con un vestito leggero non era certo facile…mi si congelavano le mani mentre suonavo, e infatti alla fine di ogni playback venivo subito ricoperta di cappotti, maglioni e piumini!

Sei italiana ma di padre andaluso. Come ti hanno influenzato i tuoi origini spagnoli? Torni spesso in Andalusia? Canti anche in spagnolo?

Si, canto anche in spagnolo…mi piace molto anche se ora scrivo sempre in italiano. Le mie origini mi hanno influenzato soprattutto nel modo di suonare la chitarra: con un piglio deciso, intenso, caldo. Purtroppo vado poco in Andalusia, ma porto sempre con me i suoi colori, impressioni, la forza e anche l’allegria della terra dove affondano le mie radici.

Suoni e canti da quanto eri una bambina. Chi è stato il tuo maestro, l’esempio da seguire nel mondo di musica, qualcuno che ti ha segnato per sempre come cantante?
Ho avuto tanti modelli di riferimento. Sono molto cambiati nel corso degli anni. Da bambina ascoltavo estasiata Keith Jarrett, ma poi mi sono appassionata alle cantautrici: prima con Joni Mitchell, Carole King e poi, da più grande, Ani di Franco.
Il mio grande maestro è stato Antonio Sardi De Letto, con il quale ho iniziato il mio percorso musicale, e che purtroppo è mancato ancora giovane nel 2011.

L’album, canzone o collaborazione di cui vai più fiera?
L’incontro con Patrizia Cavalli, grandissima poetessa, è stato per me determinante. Mi ha profondamente ispirata e l’esperienza insieme è stata fonte di un cammino di crescita artistica e anche umana.

Si dice spesso che le poesie più belle nascono dalla sofferenza. Come funziona con te? In quale situazione o momento della giornata crei i tuoi testi? Cosa ti ispira particolarmente? Di che scrivi?
Da più giovane scrivevo spesso per una sorta di “necessità terapeutica”: mettevo nelle mie creazioni il mio dolore per trasformarlo in qualcosa di creativo. Questa dimensione ad oggi rimane, ma è divenuta molto più complessa. Al racconto del mio passato, delle esperienze, dei pensieri sulla realtà che mi circonda si è aggiunto uno sguardo più ironico, leggero, ma nel senso calviniano della “levità”, grazie alla collaborazione con la giovane e talentuosa Sara De Simone con cui sto scrivendo i brani del mio nuovo disco.

Secondo Virgilio anima era un soffio che usciva dal corpo subito dopo la morte, per Platone e Socrate anima è diventata il simbolo di purezza e spiritualità del mondo delle idee, invece per te  – che tramite le tue canzoni e poesie tocchi le anime umane – cosa vuol dire l’anima?
Difficile rispondere a questa domanda, confrontandosi con i più grandi filosofi e pensatori della storia. Nel mio piccolo, dico la mia: per me l’anima non è disgiunta dal corpo, anzi è “corpo”. Non credo, purtroppo, in un altro mondo ma penso che dobbiamo vivere il tempo a nostra disposizione perseguendo fino in fondo i nostri desideri, le inclinazioni e soprattutto la verità.

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