La cultura unisce i popoli

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Palazzo Blumenstihl visto sopra il Ponte Cavour, illuminato nel centenario della riconquista dell'indipendenza della Polonia, 11 novembre 2018 © Istituto Polacco di Roma

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Dialogo con il Direttore dell’Istituto Polacco di Roma, Łukasz Paprotny

La prerogativa della diplomazia pubblica è la comunicazione con gli stranieri. Uno dei suoi migliori strumenti è la cultura in senso lato, che racconta il paese, la sua storia e la sua attualità per consentire ai popoli di conoscersi e capirsi reciprocamente. Gli Istituti Polacchi svolgono un importante ruolo di emissari della Polonia che contribuiscono alla crescita di relazioni bilaterali e al consolidamento dell’immagine della Polonia all’estero.

L’Istituto Polacco di Roma ha sede nel cuore della città, sul Tevere, nel magnifico ottocentesco Palazzo Blumenstihl. Della funzione e delle iniziative dell’istituto ne parla il suo Direttore, e primo Segretario dell’Ambasciata Polacca in Italia, Łukasz Paprotny.

Qual è la missione degli istituti polacchi, in cosa consiste la differenza tra l’istituto e altre istituzioni polacche all’estero?

La foto scattata il 19 aprile 2021 nella Giornata della Memoria delle Vittime della Rivolta nel Ghetto di Varsavia di 1943, nell’ambito della campagna “Żonkile” (narcisi gialli) organizzata dal Museo POLIN © Istituto Polacco di Roma

Gli Istituti Polacchi sono rappresentanze subordinate al Ministero degli Affari Esteri e il loro compito principale è promuovere la cultura polacca, la conoscenza della storia e il patrimonio nazionale nel mondo, nonché sviluppare la cooperazione nel campo della cultura, dell’istruzione, della scienza e della vita sociale. L’Istituto Polacco di Roma ricopre inoltre formalmente il ruolo di dipartimento della cultura e della scienza dell’Ambasciata  della Repubblica Polacca presso il Quirinale e insieme ad altri organismi polacchi in Italia: consolati, Accademia Polacca delle Scienze – Biblioteca e Centro di Studi a Roma o Ente Nazionale Polacco per il Turismo (POT) e anche alle varie organizzazioni della diaspora polacca nelle diverse regioni in Italia, crea una collaborazione sinergica per la promozione della Polonia in Italia. Gli Istituti Polacchi collaborano con altre istituzioni statali e organizzazioni non governative riconosciute nei paesi in cui operano.

Con quali istituzioni italiane collabora l’Istituto Polacco di Roma?

Le collaborazioni più strette dell’Istituto in maniera naturale convergono verso i centri di studio della lingua e della letteratura polacca presso 13 università italiane: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Pisa, Roma, Torino, Udine e Venezia. La ricchezza del tessuto sociale e culturale delle regioni italiane ci impone di sviluppare legami ed instaurare collaborazioni con diverse istituzioni culturali e organizzatori di festival di varie città italiane, soprattutto nel settore delle arti visuali, musica, film, teatro e letteratura. A Roma per esempio collaboriamo con i Musei Capitolini, la Casa della Memoria, l’Istituzione Universitaria dei Concerti, il Centro Sperimentale di Cinematografia, il MACRO, la Biblioteca Europea, il Teatro di Roma e il RomaEuropaFestival, per elencare solo alcuni partner nei diversi settori in cui operiamo. Collaboriamo inoltre con altri istituti di cultura dei paesi membri dell’Unione Europea nell’ambito del cluster EUNIC Roma.

L’efficace creazione di un’immagine positiva della Polonia all’estero richiede anche uno sforzo congiunto di diversi ministeri e istituzioni. Con quali organismi di cultura polacchi collabora l’Istituto Polacco?

Collaboriamo soprattutto con le istituzioni nazionali di cultura che operano sul territorio italiano, come l’Istituto Adam Mickiewicz, la Galleria Nazionale d’Arte Zachęta (organizzatore del Padiglione Polacco alla Biennale di Venezia), l’Instytut Książki (che rappresenta la Polonia alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna) e l’Istituto Nazionale del Patrimonio Culturale Polacco all’Estero “Polonika” o, in altri ambiti, per esempio con l’Agenzia Nazionale dello Scambio Accademico (Narodowa Agencja Wymiany Akademickiej). Cooperiamo inoltre con diversi enti culturali privati o non governativi che intraprendono iniziative con partner italiani.

Come accennato prima, gli Istituti Polacchi rispondono al Ministero degli Affari Esteri. Da quando è attivo l’Istituto Polacco di Roma?

L’Istituto Polacco nasce in seguito agli accordi tra ministri degli esteri polacco e italiano nel 1984 e 1985, mentre l’inizio della sua attività risale al 1992, pertanto l’anno prossimo festeggeremo30 anni di attività.

L’Istituto organizza i corsi di lingua polacca? In che misura collabora con la Scuola Polacca a Roma?

L’Istituto Polacco di Roma non organizza corsi di lingua polacca nella propria sede, ma ne appoggia alcuni organizzati a Roma, tra cui il corso dell’Università RomaTre, che non ha lo status di lettorato. Promuoviamo anche il centro di certificazione di lingua polacca come lingua straniera presso l’Università di Torino, l’unico al momento in Italia: https://www.cla.unito.it/it/certificazioni-linguistiche/certificazione-lingua-polacca. Sosteniamo anche la Scuola Polacca “Gustaw Herling-Grudziński” presso l’Ambasciata della Repubblica Polacca a Roma, organizzando incontri per i giovani delle famiglie italo-polacche dedicati a temi scelti dell’arte polacca che arricchiscono il curriculum della materia “conoscenza della Polonia”. Proprio questi giovani, immersi nelle due culture, possono diventare i migliori ambasciatori della cultura polacca nel loro ambiente italiano.

Lei ricopre la carica di Direttore dell’Istituto Polacco di Roma dal 2018. Qual è il compito più arduo nella creazione dell’immagine positiva della Polonia?

La cultura polacca ha in Italia una posizione ben radicata e solida, dovuta ai secolari legami tra i due paesi e grazie alle intense relazioni diplomatiche negli ultimi cento anni nonché – senza dubbio – alla figura di Giovanni Paolo II. La cultura artistica polacca del dopoguerra ha lasciato segno anche in Italia, basti citare i nomi di artisti quali Jerzy Grotowski, Tadeusz Kantor, Magdalena Abakanowicz, Andrzej Wajda, Krzysztof Kieślowski, Krzysztof Penderecki, Wisława Szymborska o Ryszard Kapuściński e, accanto a loro, molti altri contemporanei. Se dovessi indicare qualche difficoltà, la potrei ricondurre alle esperienze legate alla II Guerra Mondiale, che così profondamente ha segnato l’Europa di oggi. Rallegrato delle molte iniziative italiane legate ai “Viaggi della Memoria” e del numero di visitatori italiani del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau presso Oświęcim, vorrei sottolineare il ruolo che hanno nella divulgazione della storia politica e sociale anche altri enti: il Museo della Storia degli Ebrei Polacchi POLIN a Varsavia, il Museo della Rivolta di Varsavia del 1944, il Museo della II Guerra Mondiale a Danzica e infine il Centro Europeo Solidarność presso il cantiere navale di Danzica. Allo stesso tempo invito a scoprire individualmente la Polonia, un paese europeo moderno, intraprendente e pieno di vigore sociale, orgoglioso delle proprie radici e del suo ruolo cruciale nei pacifici cambiamenti democratici nell’Europa dell’Est, un paese attraente dal punto di vista economico, culturale e turistico.

Su che cosa si punta nell’elaborazione del programma dell’Istituto?

Sul modo in cui racconta della Polonia contemporanea, sulla sua creatività e sulla capacità di richiamare l’attenzione del pubblico. Sono convinto dell’attrattività del nostro programma soprattutto se viene preparato in collaborazione con partner italiani che lo percepiscono come proprio e lo offrono al “loro” pubblico.

Quanti eventi vengono organizzati dall’Istituto in condizioni normali?

Circa 100, così è stato nel 2019. Vi sono sia eventi più piccoli che le nostre manifestazioni di punta: i festival Corso Polonia e CiakPolska. Nel 2019, in occasione dell’Anno di Gustaw Herling-Grudziński abbiamo anche co-organizzato il festival interdisciplinare “Napoli di Herling”.

Com’è andata invece l’anno scorso? Come siete riusciti a superare le difficoltà legate alle limitazioni pandemiche?

Come altre istituzioni, abbiamo dovuto dirottare su internet. Per esempio nell’ambito della campagna EUNIC Roma da noi promossa con lo slogan #Solidarietaculturale abbiamo reso disponibili sui social media le risorse delle istituzioni di cultura polacche, abbiamo coinvolto docenti di lingua polacca italiani affinché condividessero sul nostro canale YouTube brani di letteratura polacca da loro scelti, nell’ambito della campagna #Poloniadaleggere. Ovviamente non è stato possibile riproporre tutto in rete, per esempio nel 2020 non si è potuto svolgere, il nostro annuale festival romano Corso Polonia. Possiamo invece vantare un grande successo con il nostro ultimo festival del film CiakPolska; di solito le sale cinematografiche di Roma non riuscivano a contenere la grande affluenza di pubblico, mentre l’ultima edizione ha potuto accogliere sulla piattaforma della Cineteca di Milano ben 20 mila spettatori da tutta Italia.

Quali sono i vostri progetti per l’anno prossimo?

Nel 2022 speriamo tutti di poter funzionare in condizioni post-pandemiche. Nel 2021 avremo la celebrazione del centenario della nascita di Stanisław Lem e del bicentenario della nascita di Cyprian Kamil Norwid. Il 2022 invece sarà l’Anno del Romanticismo Polacco a 200 anni dalla prima pubblicazione delle “Ballate e romanze” di Adam Mickiewicz, coetaneo di Giacomo Leopardi. Inoltre, l’anno prossimo si concluderanno le celebrazioni del centenario della riconquista dell’indipendenza della Polonia. Ovviamente abbiamo nei nostri progetti anche i festeggiamenti per i 30 anni dell’Istituto Polacco di Roma. Saremo felici di avervi nostri ospiti!

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