La voce più carismatica d’Italia

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foto: Gianfranco Tagliapietra

traduzione it: Katarzyna Lewandowska

Lo scorso 6 settembre è stato il sedicesimo anniversario della morte di una delle voci più potenti al mondo: Luciano Pavarotti, che ha ottenuto tutto ciò che poteva e anche di più, passando dall’opera alla musica popolare. Una grande voce nata a Modena.

Federico Fellini, il grande mago del cinema e ritrattista del sogno italiano, diceva che tutto prende forma nell’infanzia. Luciano Pavarotti ha aiutato l’opera a raggiungere luoghi precedentemente sconosciuti. È stato un grande diffusore del ricco patrimonio dell’opera italiana, che ha portato negli angoli più remoti del mondo attraverso le sue apparizioni televisive e esibendosi in immensi stadi stracolmi. È uno dei più grandi cantanti della storia, specializzato nel repertorio del belcanto, in particolare delle opere di Bellini, Donizetti, Rossini e Verdi. Ha conquistato tutti i possibili palcoscenici operistici del mondo, e tra le star della musica popolare che sono state al suo fianco si possono citare Celine Dion, Mariah Carey, Sting, Elton John, Grace Jones, Erik Clapton e James Brown. Vi racconto com’è iniziata la storia di uno dei sogni più belli del mondo, che scorre sulle note del “Nessun dorma” di Puccini.

Luciano Pavarotti nacque, nel bel mezzo del regime di Benito Mussolini, a Modena in Emilia-Romagna, in una piccola famiglia, piuttosto singolare per quei tempi. Abitava in un piccolo caseggiato in periferia con i genitori, la sorella Gabriella di cinque anni più giovane, la nonna e il nonno. Dietro la sua casa si estendevano campi e foreste. Nacque il 12 ottobre 1935, poco dopo la morte della zia Lucia, sorella della madre, da cui ha ereditato il nome Luciano. Come ha poi ricordato nelle interviste, la sua nascita ha segnato la fine del lutto e della tristezza che da tempo attanagliavano la casa. Luciano era il figlio prediletto, perciò gli era concesso più degli altri bambini. Fu anche il primo ragazzo a nascere nel caseggiato, diventando subito popolare.

Suo padre Fernando era un fornaio che faceva il pane per i tedeschi durante la guerra. La vita trascorreva modesta ma dignitosa, senza povertà né ricchezza. “Avevamo tanto, quanto serviva per vivere”, ha confessato nelle interviste. Non possedevano la macchina, e la radio arrivò molto tempo dopo che era diventata un elemento comune in ogni casa. Senza radio e musica non si poteva immaginare la vita, mentre la mancanza della macchina era accettabile. Il mezzo di trasporto per tutta la famiglia era il motorino di suo padre. La madre del futuro tenore era un’amante della musica. Diceva che sebbene la voce di Luciano fosse stata ereditata da suo padre, c’era però il suo cuore e il suo amore per la musica. La madre di Pavarotti, Adele Venturi, oltre a occuparsi della casa, lavorava duramente in una fabbrica di sigarette che le limitava il tempo con i figli. Non aveva tempo per dare un’educazione completa, quindi quando trovò il tempo per loro, lo riempì di musica, commossa dalle arie verdiane. Nella formazione di Pavarotti la figura più importante è stata sua nonna Giulia, che il piccolo Luciano adorava e ammirava moltissimo per la sua forza e per il rispetto universale che tutti nutrivano per lei. Era sua nonna che aveva l’ultima parola su tutte le questioni, ma nonostante il suo carattere forte, trattava il nipote con leggerezza, come “un piccolo animale selvatico, così caro, delicato e dotato di un’anima”.

Il mondo di Luciano finiva sulla via principale della città, a poche case da dove abitava, ma la sua fantasia era sconfinata e sempre in contatto con la natura. Da bambino gli piaceva cacciare rane e lucertole e passava ore a saltare con i suoi amici più piccoli sugli alberi che crescevano intorno alla casa. Amava ammirare e osservare la natura, in particolare gli animali. A nove anni li vide “fare l’amore” per la prima volta, fatto che lo scioccò, come avesse scoperto lo spazio. Uno spazio brutalmente interrotto dalla guerra.

La guerra fu indubbiamente l’evento più drammatico dell’infanzia di Pavarotti, anche se inizialmente ne era ignaro. La vita a Modena nei primi mesi di guerra fu relativamente tranquilla. Fu solo quando gli americani e gli inglesi iniziarono a bombardare la città che il piccolo Luciano si rese conto di cosa fosse questo gioco innocente con le pistole che faceva con i suoi amici in cortile. Il bombardamento della città, dovuto ai suoi numerosi impianti industriali, la rese pericolosa e la famiglia si trasferì per qualche tempo nei dintorni di Napoli. La più sanguinosa repressione nella regione modenese avvenne a soli venticinque miglia da dove abitava la famiglia Pavarotti. Nella città di Marzabotto furono radunati e fucilati 1830 abitanti, persone indifese, innocenti, civili, tra i quali molti amici e vicini di Luciano. Un giorno, il ragazzo non se ne accorse e calpestò un vicino morto che giaceva per strada. Per un bambino di nove anni, tale esperienza fu un incubo.

Nei ricordi di Luciano del periodo bellico c’è un unico ricordo positivo, il lavoro nei campi, che lui amava. A parte il trasferimento successivo da Modena, le loro vite erano relativamente sicure. I giorni erano sorprendentemente calmi, solo le notti ricordavano che c’era una guerra nelle vicinanze. Non si sentivano soltanto i rumori degli spari, a casa Pavarotti arrivavano anche i soldati feriti e assetati d’acqua, e spesso subito dopo arrivavano i tedeschi a chiedere informazioni. Ma la famiglia Pavarotti poteva sentirsi più al sicuro rispetto ad altri. In primo luogo perché Fernando faceva il pane per i soldati tedeschi, in secondo luogo, il nonno lavorava all’Accademia Militare e portava a casa tutto ciò di cui i soldati non avevano bisogno o che non mangiavano. Quindi avevano le due cose più preziose: il pane e il sale. Soprattutto il sale era prezioso e permetteva lo scambio, per mezzo chilo di sale si potevano comprare due chilogrammi di zucchero o un litro di olio d’oliva.

L’avventura canora del futuro tenore iniziò con l’iscrizione al coro della chiesa, di cui faceva parte anche il padre. La sera andavano insieme a cantare musiche di vari compositori durante i vespri. Uno degli eventi più importanti nella vita del piccolo Luciano fu l’incontro con Beniamino Gigli, che a quel tempo era uno dei tenori più famosi al mondo. Pavarotti, dopo aver saputo dell’arrivo del suo idolo a Modena, si recò a teatro durante le prove per ammirare il grande Gigli, un sessantenne ancora in ottima forma. Dopo un’ora di canto, si avvicinò al piccolo Luciano, il quale, incantato, gli confessò di voler diventare anche lui un tenore, Gigli gli accarezzò la testa e gli disse: “Bravo, ragazzo mio! Ma ricordati che devi imparare tutta la vita. Mi hai appena sentito praticare”. Questo incontro segnò fortemente Pavarotti, che si immerse ancora di più nel mondo della musica. Ascoltava dischi in vinile di famosi tenori praticamente senza sosta, indirizzando inconsciamente il suo destino all’età di dodici anni.

La carriera di Luciano Pavarotti è materiale per un articolo diverso. La storia di un uomo che ha attraversato tutti i confini musicali. Vale la pena ricordare, però, che questo ragazzo modenese, che giocava ad acchiappare lucertole, iniziò la sua carriera come tenore in piccoli teatri d’opera regionali italiani, debuttando nel ruolo di Rodolfo ne “La bohème” al Teatro Municipale di Reggio Emilia nell’aprile del 1961. Dopo i numerosi successi in Europa arrivò il momento di andare negli Stati Uniti. Il 17 febbraio 1972 si esibì nell’opera “La fille du régiment” al Metropolitan Opera di New York, in cui fece impazzire il pubblico con i suoi acuti fatti senza sforzo in una delle arie caratteristiche dell’opera. Nel 1990, la sua interpretazione dell’aria “Nessun dorma”, dalla “Turandot” di Giacomo Puccini, fu scelta quale colonna sonora per la copertura della BBC della Coppa del Mondo FIFA 1990 in Italia. L’aria è così diventata una hit pop, diventando la colonna sonora dei Mondiali di Calcio. Successivamente Luciano ha realizzato il primo concerto con il progetto Three Tenors, che si è svolto alla vigilia della finale dei Mondiali FIFA 1990 nelle antiche Terme di Caracalla a Roma, con la partecipazione dei tenori Plácido Domingo e José Carreras e il direttore d’orchestra Zubin Mehta.

Un altro sorprendente e rivoluzionario risultato è stata la registrazione dell’album “Carreras Domingo Pavarotti in Concert” dei tre tenori, nominato per il Grammy Award nella categoria “album dell’anno”, un evento senza precedenti. È l’album di musica classica più venduto di tutti i tempi e ha portato a un cambiamento nel modo in cui l’industria musicale commercializza la musica classica. Attraverso la collaborazione dei tenori, Pavarotti ha raggiunto luoghi dove nessuno del mondo della lirica, nemmeno l’adorata Maria Callas, era mai giunto prima. Approfittando del suo successo nella musica pop nel 1995 registrò la canzone “Sarajevo Girl” con la rock band irlandese degli U2. Questo fu l’inizio dei duetti che sarebbero diventati un elemento importante della carriera di Pavarotti fino alla sua morte, con tra gli altri: Spice Girls, Celine Dion, Mariah Carey, James Brown, Erik Clapton, Deep Purple, Queen, Bon Jovi e Sheryl Crowe. Nel 1998, Luciano ha ricevuto il Grammy Legend Award. Fino ad allora, solo altri 11 artisti avevano ricevuto lo stesso premio, inclusi Billy Joel, Liza Minelli e Michael Jackson. Pavarotti era, è e sarà la voce più bella d’Italia, che risuona ancora in tutto il mondo.