Luigi Scoglio: Il linguaggio universale del teatro unisce Italia e Polonia

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Luigi Scoglio, scenografo italiano nato in Svizzera, ha studiato all’Istituto Statale d’Arte Ernesto Basile a Messina, per poi laurearsi in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Da più di vent’anni si occupa di scenografie teatrali, cinematografiche e commerciali. Ha collaborato con numerosi artisti in Paesi di tutto il mondo. In Polonia nel 2018 ha ricevuto il premio artistico Maschera d’Oro per le scenografie degli spettacoli Sunset Boulevard e Romeo e Giulietta.

Come è nata la tua passione per il teatro e la scenografia?

La mia passione è nata quando ero molto giovane. Avevo circa sedici anni quando ho cominciato a interessarmi alla scenografia, ovvero il senso del creare gli ambienti per la televisione, il cinema e il teatro. Non vengo da una famiglia d’artisti, la mia fonte di conoscenza sono stati i libri. Ho fatto un abbonamento al teatro drammatico nella mia città, Messina. A quel tempo arrivavano degli spettacoli davvero belli, con degli attori straordinari e delle scenografie visivamente stimolanti e interessanti, concepite da scenografi famosi. Ho visto cosa succedeva in palcoscenico e mi sono appassionato al teatro ancora di più. Poi, mentre frequentavo l’Istituto d’Arte a Messina una delle professoresse mi ha parlato dell’Accademia di Belle Arti di Urbino che è specializzata nel teatro. E allora, avevo diciotto anni, ho deciso di lasciare la Sicilia per studiare alla sezione di scenografia a Urbino. E da lì si è aperto un mondo.Da anni collabori con artisti di diverse nazionalità, tra cui Michał Znaniecki, un regista teatrale polacco. Insieme avete creato produzioni come Don Giovanni, Turandot, Romeo e Giulietta, ma anche i musical, tra cui Sunset Boulevard e Billy Elliot. Com’è iniziata la vostra collaborazione?

È iniziata in maniera abbastanza eccezionale. Michał Znaniecki è poco più grande di me. Quando stavo facendo l’ultimo anno dell’Accademia di Belle Arti, il mio professore di scenografia è tornato da un lavoro che aveva fatto in Irlanda con Michał Znaniecki, un giovanissimo regista di talento che stava iniziando la sua carriera. Michał aveva chiesto al professore di trovare uno studente interessato a realizzare un piccolo spettacolo indipendente, con un budget limitato. Altri studenti hanno rifiutato, ma io ho detto: “Va bene, vado!”. Avevo 25 anni e mi stavo laureando, avevo solo una preparazione accademica e quasi nessuna esperienza professionale concreta. E così ci siamo conosciuti a Roma nel 1999. Ci siamo trovati bene e quando Michał ha cominciato ad avere più progetti mi ha fatto spesso lavorare con lui.  Adesso sono venticinque anni che collaboraiamo.

Avete lavorato insieme in diversi Paesi di tutto il mondo, come la Polonia, l’Italia, l’Ucraina, la Spagna, l’Argentina, l’Uruguay, la Grecia, la Norvegia, la Svizzera, la Croazia e l’Ungheria. Quale impatto ha la cultura di un Paese sul vostro lavoro?

Il teatro è un linguaggio abbastanza universale, ma ovviamente la cultura del Paese in cui ci troviamo influisce su alcuni aspetti del lavoro. Ad esempio, in certi Paesi si deve stare attenti ad alcune simbologie che vengono presentate sul palcoscenico. Se lavori in Israele devi fare più attenzione ai simboli religiosi, come la croce, che appare spesso negli spettacoli legati al cattolicesimo ma in Israele è sconsigliabile usarla. Quando prepariamo uno spettacolo per un pubblico di una cultura o una religione diversa dalla nostra, dobbiamo tenere a mente che si tratta di una situazione delicata e rispettare tali differenze. Gli aspetti tecnici e organizzativi, sono molto simili in tutti i teatri del mondo. La scenografia dipende innanzitutto dal direttore del teatro che commissiona il lavoro. Alcuni direttori preferiscono scenografie moderne, altri quelle più tradizionali, altri lasciano molta libertà fidandosi dell’idea del regista. Quindi non si possono identificare le tendenze a seconda di un Paese.

Come si svolge il processo di progettazione e di costruzione di una scenografia?

Si inizia con il processo creativo, che ogni volta è diverso, perché dipende dal progetto che affronto. L’ispirazione può nascere da qualsiasi cosa: un’intervista, un libro, un film, la musica (anche molto diversa da quella del progetto) … Ma si può trovare ispirazione anche durante una semplice passeggiata nel bosco. Bisogna essere aperti a qualsiasi stimolo esterno. È importante anche il dialogo con il regista. Se il regista ha le idee chiare per me è più facile rappresentare proprio ciò che lui vuole. Questo è un aspetto importante della mia collaborazione con Michał Znaniecki, che fin dall’inizio sa esattamente dove vuole andare e quale storia vuole raccontare. Mi dà tanta ispirazione, fornisce una base solida sulla quale posso lavorare. In questo modo mi alleggerisce il lavoro e si può procedere tranquillamente.

Quando finisco un progetto, cerco di essere presente per tutto il periodo di costruzione delle scene e delle prove. La mia presenza è importante per dare informazioni a tutte le persone che realizzano la scenografia, quindi artisti, tecnici, modellatori. In questo modo possono capire pienamente il progetto e il messaggio che deve trasmettere. Apprezzo molto la collaborazione e lo scambio di esperienze con il personale dei diversi teatri. Ovunque lavoro imparo qualcosa di nuovo dalle persone che incontro. Ho anche l’opportunità di conoscere culture diverse lavorando con persone di differenti Paesi. Per quanto concerne il periodo delle prove, la presenza costante di uno scenografo non è una cosa frequente, però per me è cruciale perché mi permette di entrare nello spirito dello spettacolo che si sta costruendo. Succede spesso che durante le prove nascono nuove idee o soluzioni tecniche che in fase di progettazione non si erano immaginate e questo è il bello del teatro.

Uno dei tuoi progetti più recenti è la scenografia dell’opera Paradiso Perduto (Raj utracony) di Krzysztof Penderecki all’Opera di Lodz, la cui prima ha avuto luogo lo scorso 24 novembre. Che esperienza è stata?

Non è stata la prima volta che ho lavorato all’Opera di Lodz. Quando torno in un teatro che conosco già mi sembra di tornare in famiglia. È stato bello trovarmi di nuovo in quella città e ritrovare persone meravigliose, professionali e, non ultimo, dei grandi artigiani.

Secondo me Paradiso Perduto è uno spettacolo difficile ma anche molto potente. Si tratta di un’opera contemporanea, complicata dal punto di vista musicale e stilistico. È basata sul poema epico di John Milton, uno scrittore seicentesco, il cui testo è pieno di riferimenti alla Bibbia. Di solito quando affrontiamo uno spettacolo prepariamo parecchie versioni, per poi scegliere quella più giusta secondo le idee del regista e che possa piacere anche alla direzione del teatro. Questa volta abbiamo optato per una variante molto densa e ricca dal punto di vista visivo. Tutto è ambientato in un mondo ridotto in macerie, che sembrano lasciate da un’altra umanità che non c’è più. Ci sono tantissime scene e cambi, abbiamo usato molto la tecnologia da palcoscenico. L’opera stessa è abbastanza impegnativa, sia sotto il profilo musicale che di svolgimento delle scene e volevamo renderla più vivace e fluida tramite la scenografia.

Fra tutte le scenografie che hai realizzato, quale è stata la più impegnativa?

È difficile scegliere, ma forse quella per lo spettacolo Lucrezia Borgia che si è tenuto al Gran Teatro di Varsavia nel 2009. È un teatro enorme, la scenografia era gigantesca e includeva molti movimenti complicati. Però ricordo questo progetto con molto piacere, lo considero uno dei più belli che abbiamo fatto. Ovviamente è difficile scegliere la mia scenografia preferita perché ognuna mi lascia un ricordo importante e da ognuna imparo qualcosa di nuovo, sotto il profilo tecnico, stilistico e di rapporti con le maestranze. Porto sempre un bel ricordo di tutti i progetti, sono affezionato a tutte le scenografie perché mi danno sempre diverse esperienze ed emozioni.

Quali tuoi progetti potremo vedere in Polonia nel prossimo futuro?

A marzo e maggio a Białystok porteremo in scena due progetti che ho realizzato con Michał Znaniecki. Al Teatro Drammatico di Białystok ci sarà un musical Le cognate (Szwagierki), basato su un testo molto divertente ma anche cinico di un drammaturgo canadese Michel Tremblay, mentre all’Opera Podlaska presenteremo il dittico Cavalleria rusticana/Pagliacci. Per di più, il 23 e il 24 marzo all’opera di Lodz si terranno le rappresentazioni di Paradiso Perduto.

 

Vi consigliamo di visitare il sito web con le ultime produzioni di Luigi Scoglio: https://luigiscoglio.wixsite.com/lastproductions