„MATANA”: IL WESTERN DI LEO ORTOLANI

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Tra le opere più interessanti che Leo Ortolani ha pubblicato dopo la conclusione di “Rat-Man” va sicuramente menzionata la miniserie del 2021 “Matana”, ispirata ai classici del cinema western, su tutti gli spaghetti western di Sergio Leone. Come in altri suoi fumetti, l’autore parmense si diverte a citare i suoi film preferiti e a inserire nella storia alcuni dei più famosi attori di Hollywood.

Il protagonista di questa storia in sei parti, il pistolero Matana, è ovviamente l’ennesimo alter ego di Rat-Man. Pur essendo un efficiente e a volte spietato cacciatore di taglie, Matana mantiene tutte le caratteristiche comiche e caricaturali del goffo supereroe ortolaniano. Ad accompagnarlo nel suo viaggio sono tre personaggi: lo schiavo afroamericano Isaia (basato sul poliziotto Brakko, alleato di Rat-Man), la transessuale Djanga (nuova versione di Cinzia, altro personaggi fondamentale della saga originale) e il misterioso Speranza, ritratto con le fattezze di Clint Eastwood nei film di Leone. La missione dei quattro eroi è trovare e uccidere un vecchio nemico di Speranza, il pericoloso criminale noto come El Muerto.


Com’era lecito aspettarsi, i personaggi e la trama di “Matana” rientrano perfettamente nell’estetica western e rispecchiano tutti gli stereotipi associati al Far West. La storia è quindi piena di duelli e sparatorie, cittadine di frontiera, cowboy, criminali e impiccati. Tutti questi elementi, ovviamente, sono filtrati dal tipico humour di Ortolani: anche se la vicenda narrata nel fumetto è violenta e non mancano dettagli piuttosto macabri, a prevalere sono, come sempre nelle opere di Leo, la comicità surreale e il gusto della citazione cinematografica.


E le citazioni non sono poche. Oltre a Clint Eastwood, l’aspetto di diversi altri personaggi è basato su celebri attori legati al cinema western, come Lee Van Cleef, Klaus Kinski o Danny Trejo. Il fumetto è ricco anche di riferimenti ironici alle colonne sonore degli spaghetti western, in particolare durante i duelli, tanto che nell’ultimo episodio, durante lo scontro finale tra Speranza e El Muerto, compare addirittura Ennio Morricone con l’orchestra. Inoltre, le copertine dei singoli albi della serie sono ispirate alle classiche locandine dei film di Sergio Leone,
Sergio Corbucci o Gianfranco Parolini. Lo stesso nome “Matana” ricorda quello di Sartana, protagonista di numerose pellicole spaghetti western, mentre i titoli dei vari episodi (come “Arriva Matana… preparati a morire!”) sono un evidente omaggio a quei film. Vale la pena di ricordare che la primissima versione di “Matana” risale ai primi anni Ottanta, quando un Leo adolescente disegnò “Per un pugno di fragole”, che ovviamente era la parodia di “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone.


Un elemento interessante del fumetto è un problema decisamente contemporaneo, quello del razzismo, che emerge dalle interazioni tra Matana e Isaia. Non si tratta di un tema nuovo nelle opere di Leo Ortolani, ma assume particolare rilevanza nel contesto del West. Molte gag di “Matana”, infatti, si possono leggere come una critica del razzismo presente nella società americana (e non solo) e dell’infinito dibattito sul politicamente (s)corretto nel cinema e nella vita reale.


I sei numeri di “Matana”, pubblicati da Panini Comics, sono usciti tra marzo e agosto del 2021.

FOTO: SŁAWOMIR SKOCKI, TOMASZ SKOCKI