MONTEFALCO, FASCINO ANTICO E VINI NUOVI

Tra il borgo murato e le colline ricamate di vigneti, il territorio di Montefalco invita a scoprire (e assaggiare) il sapore autentico dell’Umbria. Annoverato tra i borghi più belli d’Italia, Montefalco è un autentico gioiello di storia, bellezza e tradizione vitivinicola nel cuore dell’Umbria.

Con una pianta rettangolare di origine romana e il castrum medievale, sorto intorno alla piazza del Comune, la città ha un nucleo feudale circondato da una cerchia muraria con cinque porte dalle quali altrettante strade acciottolate convergono nella piazza centrale. Battezzata Montefalco a metà del XIII secolo –
secondo la tradizione – dall’imperatore Federico II di Svevia, dal Cinquecento è passata sotto il dominio dello Stato Pontificio e mantiene intatto il fascino dei fasti di allora.

Se dalla rocca di Montefalco si domina con lo sguardo la piana spoletina, le dolci colline intorno alla città tra Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo hanno dimostrato da sempre una straordinaria confidenza con la vigna e il vino, tanto che questo territorio è oggi un paradiso per l’enoturismo (meglio se in bicicletta).

È essenziale il contributo di varietà autoctone dall’identità peculiare. Accanto all’uva simbolo della zona, il Sagrantino, meritano grande attenzione anche il Trebbiano Spoletino e il Grechetto, ma anche il Sangiovese che qui assume un’identità peculiare.

IL CARATTERE DEL SAGRANTINO
Il Sagrantino – che secondo la leggenda prende il nome dai falchi sacri di Federico II che avrebbe contribuito a salvare – è un cavallo di razza, un purosangue scalpitante che in cantina i vignaioli provano a domare. E negli ultimi anni gli assaggi all’ombra delle mura di Montefalco mostrano linee più flessuose e minore concentrazione, grazie a un percorso evolutivo che vede sempre più presente l’utilizzo di cemento e botti grandi (anziché barrique) e lavora su estrazioni meno estreme. Rimangono però espressioni multiformi, frutto di interpretazioni differenti del vitigno: si va dalla schiettezza dei vini di Tabarrini e Paolo Bea all’eleganza su cui giocano Ilaria Cocco e Antonelli, dalla linearità di Scacciadiavoli alla morbidezza dell’Exubera di Terre della Custodia o del Carapace di Tenuta Castelbuono, fino alla potenza (controllata) del 25 Anni di Arnaldo Caprai. Il vino simbolo di questo territorio sta dunque cambiando pelle e ha un carattere forte che si racconta nel calice.


L’ELEGANZA DEL TREBBIANO SPOLETINO
Troppo spesso sottovalutato in passato, grazie al lavoro del Consorzio di tutela sta tornando in auge in terra di Montefalco il Trebbiano Spoletino, vitigno bianco antico capace di esprimere grande fascino. Coltivato da sempre, oggi permette di scoprire nel calice vini da viti centenarie, talvolta a piede franco e “maritate” con olmi o aceri, ai quali si può fare un solo torto: berli troppo giovani. È infatti nel tempo che si delinea la personalità intensa del Trebbiano Spoletino, capace di avvicinarsi per toni idrocarburici e mineralità profonda ai vini bianchi più apprezzati nel panorama europeo.


È sufficiente aprire qualche vecchia bottiglia del Poggio del Vescovo di Ninni o del Trebium di Antonelli per rimanere stregati da questo vino profondo, verticale, che incanta anche quando gioca su lievi ossidazioni. Tra le etichette da scoprire, l’Avventata di Ilaria Cocco, il Filium di Valdangius e il Vigna Tonda di Antonelli (un cru di prossima uscita), ma anche lo Sperella di Bellafonte; spostandosi ai Trebbiano Spoletino Superiore, spicca la Riserva del Cavalier Bartoloni de Le Cimate.