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Le donne che lottarono per l’indipendenza della Polonia e per la loro emancipazione

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Nell’Ottocento l’iconografia e l’immaginario polacco erano dominati dalla figura della Matka Polka, la madre polacca che si prendeva cura dei figli, futuri soldati, mentre i padri erano altrove impegnati a combattere. All’epoca questo cliché era una forma di apprezzamento, ma ovviamente era il portato di una società che privava la donna della possibilità di giocare un ruolo attivo nella sfera pubblica, confinata com’era a quello di madre e di moglie. La scrittrice Maria Dąbrowska riteneva questa divisione stereotipata dei ruoli un vero e proprio dramma sociale: la donna era simbolo di una vita da persona sistemata e appagata; l’uomo era marito, ma anche girovago a caccia di nuovi sentieri. I due si incontravano provenendo quasi da mondi separati. Tuttavia, si chiedeva Dąbrowska, possibile che “non esist[a] un mondo di donne guerriere e di donne vagabonde?” La lotta per l’indipendenza della Polonia offrì alle donne polacche la possibilità di rispondere positivamente a questa domanda retorica.

La loro partecipazione alla causa patriottica assunse varie forme: dall’organizzazione di sistemi di istruzione clandestina, alla diplomazia culturale, alla cospirazione. Tuttavia, ciò che è più importante è che il loro protagonismo nella lotta per l’indipendenza fu foriero della nascita di un movimento di emancipazione femminile. A coloro che, in un precursore ottocentesco dell’odierno benaltrismo, affermavano che l’uguaglianza era questione triviale rispetto ai veri problemi della nazione, la pittrice e femminista Maria Dulębianka rispondeva: “Forse la donna è separata dalla sua nazione?” Per evitare facili accuse le prime organizzazioni femministe enfatizzavano comunque il loro patriottismo e il loro coinvolgimento nella causa indipendentista. Alcune di loro erano sinceramente convinte che l’indipendenza fosse condicio sine qua non della loro emancipazione, che sarebbe stata naturale conseguenza della rinascita di una Polonia libera.

La lotta per la ricostituzione dello Stato polacco passava necessariamente per la sensibilizzazione internazionale intorno alla questione. Le donne di cultura avevano una posizione privilegiata nel perseguire questo obiettivo. Sebbene abbia raramente lasciato la cittadina di Grodno, Eliza Orzeszkowa, uno dei grandi nomi delal letteratura positivista polacca del secondo Ottocento, contribuì comunque al riconoscimento internazionale della Polonia scrivendo un capitolo di On Women in Europe, testo inglese in cui descrisse la condizione delle donne polacche. Un’altra romanziera, Maria Szeliga (oggi dimenticata) risiedeva a Parigi e faceva nello stesso periodo invettive contro la russificazione e la germanizzazione dei territori polacchi nelle mani di Russia e Prussia che venivano ascoltate nei circoli internazionali femministi e pacifisti. La soprano Józefina Reszke divenne celebre nei teatri di tutta Europa e faceva mostra di donare quanto guadagnava a sostegno dell’irredentismo polacco. Lo stesso faceva l’attrice Helena Modrzejewska, che in una sua lettera scriveva: “Ci hanno tolto la libertà, ma non possono toglierci il talento. […] Conquistiamo la fama all’estero senza chiedere il loro permesso”. Il fatto stesso che un’attrice polacca avesse fatto carriera in Gran Bretagna e negli Stati Uniti era motivo di orgoglio per i polacchi, ma Modrzejewska si spinse oltre. Nel 1893 partecipò al Congresso internazionale delle donne a Chicago e il suo intervento a sostegno delle donne polacche fu più volte interrotto da scroscianti applausi. Divenne nota come “l’ambasciatrice delle tre partizioni” e una traduzione del suo discorso circolò in Polonia. Le autorità zariste reagirono proibendole di entrare in territorio russo a vita.
Un altro importante campo di battaglia dominato dalle donne era quello dell’istruzione clandestina impartita in polacco, rivolta soprattutto ad altre donne e alla popolazione contadina. Cresceva anche la domanda femminile verso un’istruzione universitaria. Le prime studentesse si iscrissero all’Università Jagellonica di Cracovia nel 1896, mentre a Varsavia poterono farlo solo dal 1915. Nel frattempo era nata un’università clandestina nel 1882, detta Uniwersytet latający, ovvero l’università volante, perché si spostava spesso per fuggire ai controlli. Non va dimenticato che per il sistema scolastico e universitario polacco la fallita Insurrezione di gennaio del 1863 aveva avuto conseguenze nefaste. Nel zabór sotto il controllo di Mosca, la lingua russa era diventata l’unica ammissibile nel mondo dell’istruzione. L’Università volante ebbe studenti illustri come Maria Curie-Skłodowska e l’antropologa Maria Czaplicka. L’attivismo pedagogico nelle campagne cercava di rafforzare il legame del mondo contadino con la cultura e dunque con la nazione. Tra le organizzazioni più attive su questo fronte c’era il Kobiece Koło Oświaty Ludowej (il circolo femminile di educazione popolare).

Erano spesso le donne a offrire un aiuto ai prigionieri e ai deportati, a partecipare ad attività di contrabbando e ad essere protagoniste di azioni di vero e proprio terrorismo. L’attentato fallito nel 1906 contro il Generale Georgij Skalon, allora governatore russo a Varsavia, fu attuato quasi esclusivamente da donne: Wanda Krahelska, Zofia Owczarkówna e Albertyna Helbertówna. Lontani insomma erano i tempi in cui la partecipazione femminile alla lotta per l’indipendenza passava soltanto per attività di beneficenza, il contrabbando di letteratura proibita o la cura dei feriti.

Ci sono anche donne che imbracciarono i fucili. Di alcune conosciamo il nome e sono celebrate ancora oggi, da Emilia Plater, icona dell’Insurrezione di novembre del 1830, ad Anna Henryka Pustowojtówna, simbolo di quella del gennaio 1863. La loro trasformazione in figure leggendarie è stata rafforzata dalla letteratura. Plater, per esempio, è commemorata ne La morte del colonnello. Molte altre hanno nomi che sono caduti nell’oblio. Quando scoppiò la Grande Guerra, il maresciallo Józef Piłsudski decise che le donne non avrebbero partecipato ai combattimenti, ma piuttosto ad attività collaterali quali lo spionaggio. Ci sono però testimonianze di donne che si spacciarono per uomini per poter combattere, come il soldato di fanteria Leszek Pomianowski, il cui vero nome era Zofia Plewińska.

Il coinvolgimento diretto e indiretto nella guerra divenne un utile carta da giocare nella successiva partita del suffragio femminile, che le donne infatti conquistarono nel 1918.

Broken Nature, che cosa può fare il design per ricomporre il rapporto uomo-natura?

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Il 1 marzo al Palazzo dell’Arte di Milano, più volgarmente noto come “La Triennale”, è cominciata la 22° esposizione internazionale della Triennale di Milano, intitolata Broken Nature: Design Takes on Human Survival. L’esposizione, che proseguirà fino al 1 settembre, è stata curata da Paola Antonelli, già curatrice del dipartimento di Architettura e Design presso il Museum of Modern Art di New York e direttore ricerca e sviluppo dello stesso museo, insieme ad Ala Tannir, Laura Maeran e Erica Petrillo.

Si tratta di un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale e che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi, se non completamente distrutti. Broken Nature, analizzando vari progetti di architettura e design, esplora il concetto di design ricostituente e mette in luce oggetti e strategie, su diverse scale, che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e il contesto in cui vivono, includendo sia gli ecosistemi sociali che quelli naturali.

L’esposizione raccoglie oltre cento opere tra sculture, installazioni, immagini e molto altro, create da autori internazionali. E’ presente anche un padiglione polacco, la cui installazione indaga se, in un’epoca nella quale la connessione tra Uomo e Natura è sempre più flebile e sfilacciata, esiste la possibilità di un design fondato sulla collaborazione con altre specie, invece che sullo sfruttamento e la competizione; un design che si sviluppi in modo indipendente dalle logiche della crescita, del consumo e della produzione.

MYCOsystem è un laboratorio di riflessione su un nuovo paradigma di sostenibilità e design che vada oltre la semplice imitazione dei cicli naturali: un approccio che abbandona l’antropocentrismo insito nei concetti di produzione, accumulo, consumo e scarto e guarda piuttosto ad un ritorno al ciclo trasformazionale della natura. Il team creativo dietro a questa installazione, nella quale alberi, funghi ed esseri umani si confondono in un sistema interconnesso, sono Agata Szydłowska, professoressa alla Facoltà di Design dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, la visual artist Małgorzata Gurowska e l’architetto e designer Maciej Siuda.

Il punto focale è una grande e astratta struttura lignea, una piattaforma inclinata la cui superficie è bucherellata per consentire uno sguardo sulla terra sottostante: è un invito ad avere una prospettiva allargata e a non rivolgere il proprio sguardo soltanto a ciò che sta sopra alla superficie (alberi, uomini, ecc.), ma anche a ciò che sta sotto (radici, funghi, muffe, ecc.). I visitatori sono accolti da un’evocativa colonna sonora composta da Joanna Halszka Sokołowska e da infografiche ipnotiche e pittogrammi che attirano l’attenzione sul legno, di cui la Polonia è uno dei maggiori esportatori al mondo, e sulla sua relazione con uomini, alberi e funghi. Per l’uomo, l’albero è fonte di legname e dunque di una materia prima da trasformare in oggetti da usare, consumare e da trattare chimicamente per impedirne il decadimento. Per gli alberi, il legno è la “carne viva” dei loro corpi, in cui circolano linfa e nutrienti. Per i funghi, il legno è fonte di nutrimento ma anche compagno di una relazione simbiotica.

E sono i funghi il vero paradigma della sostenibilità e i protagonisti del progetto. I funghi micorrizici entrano in una relazione simbiotica con le radici delle piante, migliorandone la capacità di sottrarre nutrienti al terreno. Al termine del ciclo vitale della pianta, altri funghi, i saprofiti, si nutrono della materia organica in decomposizione, restituendo fertilità al suolo e creando le condizioni per la prosperità di una nuova generazione di vegetali e di funghi. E’ un modello di collaborazione perfetto, o almeno finemente regolato, tra specie differenti. MYCOsystem si chiede se siamo pronti a rinunciare al nostro approccio egoista alla vita e al controllo sulle cose materiali, per unirci invece al ciclo della biodegradabilità che esiste nel mondo della natura.

A Katowice l’INDUSTRY ENERGY EFFICIENCY, incontro organizzato dalla Camera di Commercio

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Si è svolto ieri a Katowice presso l’Hotel Vienna House l’incontro “The Italian Chamber Business Talks: Industry Energy Efficiency”, evento organizzato dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia. L’evento è stato preceduto da un incontro informale svoltosi tra l’Ambasciatore Italiano in Polonia Aldo Amati e la comunità imprenditoriale della Slesia. Tra i temi centrali che sono stati discussi ci sono il mercato dell’energia e le sfide date dal recente aumento dei costi. Negli ultimi mesi l’aumento del prezzo dell’energia ha avuto un forte impatto sulle industrie produttive operanti in Polonia, con una nuova spinta verso l’efficienza energetica e forme alternative di produzione, anche attraverso fonti rinnovabili. L’Ambasciatore Italiano Amati aprendo l’evento ha dichiarato: “Le incertezze sui costi dell’energia rappresentano una sfida nuova e minacciosa per le imprese italiane in Polonia. In attesa dei decreti esecutivi del governo polacco a seguito dell’approvazione della legge per calmierare i prezzi, le nostre aziende guardano anche a fonti alternative all’energia elettrica. Del resto la stabilità dei costi energetici ha un’influenza diretta sui progetti di investimento delle imprese italiane. Merito di questa conferenza è anche l’aver dato voce a esperienze in settori diversi con soluzioni di cogenerazione e recupero dei costi mettendo a confronto aziende italiane e polacche.” Le successive rassicurazioni da parte del rappresentante del Comitato Energetico del Parlamento Polacco, Maciej Małecki, hanno dato il là alla discussione con gli altri ospiti presenti, tra cui gli energy plant manager di alcune delle principali aziende italiane operanti in Polonia, che hanno confrontato le proprie esperienze.

Il mancato gettito IVA scende ai livelli della Finlandia

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Il Centro di Analisi Socio-Economiche (CASE) ha calcolato che il mancato gettito IVA si è ridotto in Polonia dal 14,7% nel 2017 al 7,2% nel 2018. In due anni è calato da 36,9 miliardi di złoty nel 2016 a 13,8 miliardi nel 2018. Secondo Grzegorz Poniatowski, direttore scientifico per le politiche fiscali del CASE, è il calo più rapido che si registri tra i paesi UE negli ultimi anni e colloca la Polonia in linea con il dato di paesi come Finlandia e Austria. Dall’altra parte, sottolinea sempre Poniatowski, i dati mostrano che il margine per un ulteriore aumento del gettito IVA dovuto a una riscossione più efficiente si riduce sempre più.

forsal.pl

Polonia seconda per produzione di mobili in Europa

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Il rappresentante della Camera di commercio polacca dei produttori di mobili (OIGMP), Michał Strzelecki, ha informato che il valore della produzione di mobili in Polonia nel 2018 ha superato i 49 miliardi di złoty. Ciò fa della Polonia il secondo maggiore produttore in Europa, dopo che già nel 2017 il paese ha sorpassato l’Italia in termini di export. A livello globale la Polonia è sesta, dietro a paesi come Cina, Stati Uniti e India. “Nelle esportazioni superiamo questi ultimi due paesi, – dice Strzelecki – la loro domanda interna è tale da assorbire gran parte della loro produzione”. Tenuto conto della sua posizione attuale, l’industria polacca del mobile ha buone possibilità di diventare nel prossimo futuro l’esportatore n° 1 in Europa. Il settore conta oltre 27mila aziende, di cui il 43% esporta i suoi prodotti all’estero. I destinatari più importanti sono la Germania (36% dell’export), la Cechia (8,5%) e il Regno Unito (5,8%). Nel 2018 l’export polacco di mobili ha raggiunto il valore stimato di oltre 10,6 miliardi di euro.

forsal.pl

Il Battesimo della Polonia diventa festa nazionale, cadrà il 14 aprile

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Il Sejm ha adottato una legge che istituisce una nuova festività nazionale. Da quest’anno il 14 aprile si celebrerà il Battesimo della Polonia (Chrzest Polski), ossia la conversione al cristianesimo da parte di Mieszko I nel 966, evento che segna simbolicamente l’inizio della storia dello Stato polacco e della cristianizzazione delle sue terre. I voti a favore sono stati 279, quelli contrari 125 e 14 le astensioni. La legge non indica se la nuova festività debba essere un giorno libero dal lavoro e in ogni caso quest’anno il 14 aprile cadrà di domenica.

rp.pl

Doposcuola italiano a Breslavia

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Nei giorni scorsi è stato presentato alle famiglie italo-polacche di Breslavia (Wrocław) il secondo ciclo del “doposcuola italiano”, iniziativa volta a far respirare un po’ di cultura italiana ai figli di coppie miste. Dopo il primo ciclo di 5 incontri tenutisi tra novembre e dicembre, durante i quali circa 30 bambini suddivisi in gruppi omogenei per età hanno conosciuto “il signor Pinocchio ed il signor Dante”, in questo secondo ciclo ci saranno 6 incontri a partire dal 9 marzo con cadenza quindicinale. Tre i gruppi d’età: il primo, rivolto ai bambini dai 2,5 ai 5 anni, avrà per tema le più belle fiabe italiane; il secondo, dai 6 ai 10 anni, sarà dedicato a Dante e presenterà i più grandi artisti a lui legati; il terzo gruppo, oltre i 10 anni, svilupperà un percorso alla scoperta della storia dell’arte italiana, dal gotico di Giotto e Simone Martini fino alle opere più recenti di Pistoletto e Paolini, passando per Rinascimento, Barocco, Classicismo e Romanticismo e tanto altro. Gazzetta Italia è partner dell’iniziativa. Per info wlochypolska.wro@gmail.com

Polonia paese di contrasti: Varsavia tra le regioni UE più ricche; 3 voivodati tra le più povere

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Secondo i dati pubblicati ieri da Eurostat, la capitale polacca si è classificata al 19° posto tra le regioni più ricche in Unione Europea, con un PIL pro capite pari al 152% della media UE. Al contempo, tre delle regioni più povere si trovano sempre in Polonia e sono il voivodato di Lublino (48% della media UE), quello di Varmia-Masuria e quello di Precarpazia (entrambi al 49%). L’area in assoluto più povera in Unione Europea è la Bulgaria nord-occidentale, dove il PIL pro capite è al 31% della media dei paesi membri. Tra le 20 regioni più povere ce ne sono ben cinque bulgare, quattro ungheresi, quattro greche, alcune aree in Romania e i territori francesi d’oltremare, come l’isola di Mayotte nell’Oceano Indiano. L’area più ricca di tutta l’UE è Londra (626% della media UE), seguita da Lussemburgo (253%), Dublino (220%), Amburgo (202%) e Bruxelles (196%). Tra le città dell’Europa centro-orientale fanno meglio di Varsavia: Praga (al 7° posto con il 187%) e Bratislava (all’8° con il 179%). Vienna chiude la top 20 subito dietro a Varsavia con il 151%.

forsal.pl

Wawel, il castello che conserva la storia della Polonia

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Cracovia non è più città capitale dall’inizio del Seicento, ma il suo castello reale e la cattedrale, che formano il complesso architetonico in cima alla collina nota come Wawel, sono tuttora uno dei maggiori simboli del paese, un monumento alla sua storia e alla sua cultura. Le collezioni di opere d’arte che conservano sono tra le più preziose in Polonia, a cui si aggiungono le reliquie e la cripta della Cattedrale, luogo in cui riposano le spoglie mortali di eroi e sovrani.

Il nome Wawel deriva forse da wąwel, che anticamente indicava un colle con ripidi pendii. Le testimonianze paiono indicare che ancora nel XVIII secolo il termine veniva utilizzato per riferirsi ad alture circondate da terreni acquitrinosi. Il primo castello fu edificato sul Wawel nell’XI secolo. All’epoca degli Jagelloni i vecchi edifici romanici furono rimodellati in stile rinascimentale. E’ allora che appaiono i caratteristici chiostri e i portici che circondano il cortile interno, così come la cripta della cappella nei pressi della Cattedrale di san Venceslao e Stanislao, costruita per re Sigismondo il Vecchio. Altrettanto risalenti sono gli arazzi francesi che ne abbelliscono le stanze.

Il colle non fu risparmiato dalla follie della guerra. Nel corso della storia non è mai stato danneggiato in maniera irreparabile ma è stato più volte saccheggiato da vari invasori: gli svedesi all’epoca del Diluvio, gli austriaci durante le Spartizioni e i nazisti durante la seconda guerra mondiale. Ciò avveniva non solo per le ricchezze che conservava ma anche perché razziarlo voleva dire profanare il tempio simbolico della nazione polacca.

In ogni caso il complesso sopravvisse tutto sommato intatto alla seconda guerra mondiale. Nel corso dei decenni successivi molti oggetti rubati sono stati restituiti. Oggi la Cattedrale e il Castello conservano due tesori di valore particolare: la lancia di san Maurizio, che Boleslao il Prode ricevette in dono dall’imperatore Ottone III durante la sua visita in Polonia nell’anno Mille, e le insegne regali, tra le quali spicca Szczerbiec, la spada usata per le incoronazioni dei sovrani dal 1320 alla fine del Settecento. Le salme dei re costellano la cripta e le navate della Cattedrale, in sarcofagi ornati da capolavori di varie epoche. Qui riposano però anche grandi personaggi della storia polacca che non indossarono la corona: Józef Poniatowski, Tadeusz Kościuszko, Władysław Sikorski, Józef Piłsudski, Adam Mickiewicz e Juliusz Słowacki.

Dieci campane rintoccano in cima alla torre della Cattedrale, una è probabilmente la più antica del paese, Herman, risalente al Duecento. Altrettanto celebre è la campana di Sigismondo, così chiamata per commemorare il sovrano che la fece fabbricare. Pesa 12,6 tonnellate e suona durante le festività e gli eventi più importanti.

Polonia e Israele di nuovo ai ferri corti

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La conferenza svoltasi lo scorso 13 e 14 febbraio a Varsavia sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente, promossa dal Dipartimento di Stato americano, poteva essere un’importante vetrina internazionale per la Polonia ma si è lasciata dietro uno strascico velenoso.

Secondo quanto pubblicato dal “Jerusalem Post”, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, ospite dell’evento, ha dichiarato che i polacchi collaborarono con i nazisti nell’Olocausto e questo ha infastidito le autorità polacche. A nulla è servita la smentita dell’ambasciatrice israeliana in Polonia, Anna Azari. Sulla medesima questione è intervenuto domenica alla radio Yisrael Katz, Ministro degli esteri pro tempore e vicino a Netanyahu: “Il nostro Premier si è espresso chiaramente. Io stesso sono figlio di un sopravvissuto all’Olocausto. Come ogni israeliano ed ebreo può affermare: non dimentichiamo e non perdoniamo. Ci furono molti polacchi che collaborarono con i nazisti e, come ebbe a dire Yitzhak Shamir [ex premier israeliano, ndr], al quale ammazzarono il padre, i polacchi assorbono l’antisemitismo dal latte materno”.

Il Premier polacco Morawiecki non ha tardato a reagire: il vertice dei paesi Visegrád (Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria) che avrebbe dovuto svolgersi a Gerusalemme è stato cancellato. La decisione è stata condivisa dai capi di governo di tutti e quattro i paesi, in solidarietà con la Polonia. Intervistato dal portale forsal.pl, il Premier Mateusz Morawiecki ha avvertito che in politica e in diplomazia, a parole inappropriate occorre rispondere a tono: “Quando ho sentito tali parole, uscite non dalla bocca di un estremista radicale, ma da quella del ministro degli esteri israeliano Yisrael Katz, ho reagito con incredulità”.

Anche l’Unione delle comunità ebraiche polacche ha reagito polemicamente a quanto accaduto. “Le parole del Premier di Israele Yitzhak Shamir, citate dal Ministro degli esteri Yisrael Katz, erano ingiuste già all’epoca in cui furono pronunciate per la prima volta nel 1989, quando si cominciò a ricostruire le relazioni polacco-israeliane dopo la lunga notte del comunismo. Queste parole sono tanto più spiacevoli oggi, a distanza di trent’anni, visto quanto fatto da entrambe le parti per la comprensione reciproca della nostra storia molto difficile, ma condivisa”. Questo è quanto si legge in un comunicato firmato da Monika Krawczyk, presidente dell’Unione delle comunità religiose ebraiche, e Michael Schudrich, rabbino capo di Polonia. “Il fatto che alcuni polacchi abbiano partecipato, direttamente o indirettamente, durante la seconda guerra mondiale allo sterminio tedesco degli ebrei è un fatto storico. Ricordiamo però anche che la Polonia occupata non creò un regime collaborazionista [in combutta] con il Reich tedesco”, si evidenzia nella dichiarazione, nella quale si rammenta anche che i polacchi sono il gruppo più rappresentato tra i cosiddetti “Giusti tra le nazioni”. “Accusare di antisemitismo tutti i polacchi svilisce quei Giusti. Svilisce anche coloro che oggi vogliono vedere in loro la rappresentazione più autentica della società polacca. E svilisce anche noi, ebrei polacchi, che di quella società siamo parte”.

Nel frattempo il Dipartimento di Stato USA ha invitato in un comunicato Polonia e Israele a seppellire l’ascia di guerra: “Tanto Israele, quanto la Polonia sono nostri importanti alleati e amici. Li invitiamo a ritrovare la strada dell’ascolto reciproco […] e a continuare una stretta collaborazione e la tutela dei comuni interessi”. Le prossime elezioni in Israele, che si terranno il 9 aprile, sono sicuramente un fattore di esasperazione dei toni, ma non è la prima volta che tra Polonia e Israele si riacutizza lo scontro diplomatico. Soltanto un anno fa l’approvazione della controversa legge sulla memoria nazionale, che ha previsto condanne fino a 3 anni per chi attribuisce allo Stato polacco una corresponsabilità nell’Olocausto e per chi all’espressione “campi di concentramento” aggiunga la parola “polacchi”, ha suscitato lo sdegno delle autorità israeliane e non solo.