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Milano-Sanremo, l’Atletica a Toruń e le nazionali di calcio: giorni di sport mondiale tra Italia e Polonia

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Testo e Foto: Alberto Mangili

 

Ci siamo appena lasciati alle spalle un fine settimana di eventi sportivi di rilevanza globale, svoltisi sia su suolo italiano che polacco. Il mondo del ciclismo ha posto sabato la sua attenzione sulla Milano-Sanremo, la Classicissima di primavera italiana, una delle corse più iconiche di questo sport, cui si è affiancata per il secondo anno anche l’edizione femminile. Ancor più globale, di nome e di fatto, la rassegna dei Mondiali di Atletica Leggera Indoor, che si sono svolti a Toruń tra il 20 e il 22 marzo. E ad unire ulteriormente Polonia e Italia, e ad accomunarne il destino, c’è anche il calcio all’orizzonte: giovedì prossimo le due nazionali giocheranno, l’una a Varsavia e l’altra a Bergamo, per cercare di conquistare il pass per i prossimi Mondiali di calcio. Vediamo insieme con ordine il tutto.  

Ancora una volta è stata Pavia a ospitare, sabato 21 marzo, l’inizio della Milano-Sanremo, giunta alla 117esima edizione. Non potevo assolutamente perdermi il „parterre de rois” di ciclisti al via per una corsa leggendaria e sempre ambitissima. Quasi 300 chilometri dalla bassa Lombardia sino alla riviera ligure, in una delle edizioni più incredibili di sempre, dove ha finalmente trovato il trionfo Tadej Pogačar. Nonostante una brutta caduta a 30 chilometri dall’arrivo, il campione sloveno ha compiuto un’impresa eroica, rimontando anche grazie al supporto del compagno Brandon McNulty, vincitore dell’ultimo Tour de Pologne che vi ho raccontato la scorsa estate. Tra i tanti italiani c’era grande attenzione per Filippo Ganna (primo da sinistra nella foto di copertina), uno dei pochi in generale che avrebbe potuto seriamente tentare il colpo grosso. Due invece i polacchi al via, il suo compagno di squadra e già vincitore nel 2017 Michał Kwiatkowski, ritiratosi a seguito di una bruttissima caduta (fortunatamente con meno conseguenze di quanto ha rischiato, e che potete vedere nel mezzo della squadra nella foto di copertina), e Filip Maciejuk, giunto al traguardo in 92esima piazza. Di quest’ultimo propongo poco sotto invece una sua foto in sella alla bici, poco prima della partenza, accanto ad una di colui che andrà a trionfare appunto scrivendo una nuova pagina di storia.  

Quanto alla Milano-Sanremo Women, in versione ridotta con partenza da Genova, la vittoria è stata appannaggio della belga Lotte Kopecky. Straordinario terzo posto per l’italiana Eleonora Gasparrini, mentre la polacca Katarzyna „Kasia” Niewiadoma, una delle cicliste più forti del panorama, è caduta rovinosamente (e anche qui discorso simile a Kwiatko: poteva andar molto peggio) dopo lo scollinamento sulla celebre Cipressa. Non ha partecipato per  indisposizione la tricolore più forte, Elisa Longo Borghini, sostituita dalla compagna di squadra polacca Dominika Włodarczyk, capace di raccogliere un’ottima quinta posizione. Un altro incredibile incrocio Italo-polacco. 

Spostiamoci ora in Polonia per i Mondiali di Atletica Indoor, di scena a Toruń da venerdì 20 a domenica 22 marzo. La città natale di Copernico è stata il teatro delle ventunesima rassegna mondiale che si svolge ogni due anni. Non è la prima volta che la Polonia è Paese ospitante, poiché nel marzo 2014 fu Sopot ad accogliere gli atleti da tutto il mondo. Il miglior medagliere nei Giochi appena conclusi è stato fatto registrare dagli Stati Uniti, con un impressionante totale di 18 medaglie, composto da 5 ori, 7 argenti e 6 bronzi. Incredibile quel che ha fatto la Gran Bretagna, che chiude al secondo posto con unicamente ori, tre dei quattro totali conquistati nel giro di mezz’ora ieri sera prima delle 20. Una manciata di minuti che è stata decisiva per mettere la freccia e sorpassare proprio l’Italia, che si prende la terza piazza in graduatoria grazie ai suoi 3 ori e 2 argenti, cinque medaglie totali che segnano il record nazionale. A conquistare i metalli più preziosi sono stati Andy Diaz nel salto triplo uomini venerdì, Nadia Battocletti nella 3000 metri donne e Zaynab Dosso nella 60 metri donne sabato. Per la prima volta nella storia (41 edizioni sommando le 20 all’aperto alle 21 di sala) l’Italia conquista tre medaglie d’oro nella medesima rassegna. La terza e ultima giornata di gare, domenica, ha infine portato in dote  i due argenti, entrambi nel salto in lungo, con Larissa Iapichino per le donne e Mattia Furlani per gli uomini.  

La Polonia chiude invece con un bel nono posto, frutto di un oro, un argento, ed una coppia di bronzi. Il pezzo più pregiato porta la firma di Jakub Szymański, nei 60 metri ostacoli uomini, con un tempo di tre centesimi migliore di quello che gli valse il titolo europeo un anno fa ad Apeldoorn.  Le altre medaglie biancorosse singole sono entrambe di stampo femminile: Natalia Bukowiecka si è presa l’argento nei 400 metri piani, mentre Pia Skrzyszowska ha ottenuto il bronzo nei 60 metri ostacoli. Infine c’è un bronzo in una categoria mista, l’impegnativa staffetta 4×400 metri, risultato ottenuto dal team Duszyński, Gryc, Karolewski e dalla pluricampionessa Święty-Ersetic (tra gli altri suoi titoli quattro ori europei e l’oro ai Giochi olimpici di Tokyo 2021 nel quartetto con lo stesso Duszyński). 

 

Chiudiamo infine con il calcio, sport tradizionalmente nazional-popolare e capace di accentrare attenzione e aggregazione, a maggior ragione nel caso dei quadriennali Mondiali. Prima di analizzare l’immediato futuro delle nazionali italiana e polacca, che si augurano di poter prendere parte alla rassegna in programma quest’estate, facciamo un piccolo passo indietro a giovedì scorso. Ancora una volta, così come accaduto a febbraio, in Conference League c’è stato un incrocio tra una formazione di Serie A e una di Ekstraklasa. Dopo aver eliminato lo Jagiellonia Białystok, la Fiorentina ha pescato una nuova compagine biało czerwony, l’altrettanto ostico Raków Częstochowa. Così come nel match in Podlaskie (in quel caso gara di andata) ero sugli spalti anche a Sosnowiec (in questo caso gara di ritorno) per assistere ad un nuovo successo e passaggio del turno dei Viola. Ma torniamo alle nazionali.

Sia Italia sia Polonia si dovranno giocare l’accesso ai Mondiali di USA-Canada-Messico vincendo il proprio mini girone da 4 squadre, avendo la meglio in una prima semifinale e poi in una eventuale finale. Il grande appuntamento è per giovedì 26 marzo, con l’Italia che ospiterà a Bergamo l’Irlanda del Nord e la Polonia che attenderà a Varsavia l’Albania. Qualora avessero la meglio in queste sfide, martedì 31 marzo ci sarebbe la finale e sfida decisiva, da dentro o fuori, per staccare a tutti gli effetti il pass per la rassegna mondiale. In entrambi i casi è già previsto che questa eventuale seconda gara sia da affrontarsi in trasferta: contro Bosnia o Galles per l’Italia, Svezia o Ucraina (che gioca in Spagna) per la Polonia. Mancare la Coppa del mondo sarebbe senza dubbio un colpo importante per il movimento calcistico di un Paese. Se sulla carta il gironcino degli azzurri sembrerebbe (forma verbale obbligatoria) alla portata, gli spettri di quanto accaduto in tempi recenti sono troppo grandi per non avere tanta paura: l’Italia non prende parte ai mondiali dal lontano 2014, edizione peraltro disastrosa alla stregua della precedente (ma almeno c’eravamo …). Siamo a 20 anni (venti!!!) dalla straordinaria campagna in Germania del 2006. Per la Polonia la situazione è altrettanto insidiosa, poiché tra tutte le compagini bene o male le forze si equivalgono, e l’esito è tutt’altro che certo. Nei mondiali in Qatar del 2022, di cui ho raccontato al tempo qui le partite, la selezione guidata da Michniewicz fece una straordinaria figura, cedendo il passo solo alla Francia che perse il titolo ai rigori. Piccola curiosità, nel settembre 2021 vidi la mia prima partita al PGE Narodowy di Varsavia, e fu proprio un Polonia-Albania, terminato 4-1, valida per le qualificazioni a quella Coppa del mondo. Non sarà certo facile, ma dita incrociate sognando il meglio, nella speranza di avere la possibilità di tifare sia biancorossi sia azzurri quest’estate.

La magica serata del IX Premio Gazzetta Italia

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fot. Michał Bruzda

Il 4 marzo 2026 al Teatro Sabat di Varsavia si è svolta la IX edizione del Premio Gazzetta Italia. Il premio, ideato dal giornalista Sebastiano Giorgi, direttore della rivista italo-polacca Gazzetta Italia e della newsletter Polonia Oggi, ha l’obiettivo di valorizzare persone e aziende che, attraverso la loro attività, contribuiscono allo sviluppo delle relazioni tra Polonia e Italia.

La serata di gala di quest’anno è stata aperta dall’Ambasciatore d’Italia in Polonia, Luca Franchetti Pardo, che si è congratulato con i premiati e ha sottolineato l’importanza delle strette relazioni culturali ed economiche tra Italia e Polonia in cui Gazzetta Italia svolge un ruolo importante.

La cerimonia è iniziata con la consegna delle Menzioni Speciali a due aziende che rappresentano un eccellente esempio di relazioni italo-polacche durature.

La prima è De Wave Group: un’azienda con solide radici italiane, una visione internazionale e un importante stabilimento a Lipno, in Polonia. De Wave Group eccelle nella progettazione, produzione e realizzazione di allestimenti per navi da crociera e yacht di lusso.

Il premio è stato consegnato da Roberto Cafiero, direttore dell’Agenzia ICE-ITA di Varsavia, a Riccardo Pompili, Amministratore Delegato di De Wave Group.

La seconda Menzione Speciale è stato assegnata alla casa editrice Austeria, che pubblica libri in sette lingue, tra cui l’italiano da tempo idioma sempre più protagonista delle pubblicazioni. Una casa editrice cosmopolita con sede principale nel quartiere ebraico di Kazimierz a Cracovia e poi presente presso il Museo POLIN di Varsavia, a Siracusa, sull’isola di Ortigia e a Budapest.

Il premio è stato consegnato dal direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia, Matteo Ogliari, a Małgorzata e Wojciech Ornat titolari di Austeria.

Poi è arrivato il momento delle premiazioni individuali. Il primo a ricevere la statuetta e il piatto in vetro artistico Yalos Murano è stato Andrea Ceccherelli, professore ordinario di slavistica all’Università di Bologna, traduttore e studioso di letteratura polacca. Il premio è stato consegnato da Fabio Troisi, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, co-organizzatore dell’evento.

Il premio successivo è stato assegnato a Urszula Rzepczak, giornalista con 35 anni di esperienza, che da anni racconta per i media polacchi i più importanti eventi dall’Italia e dal Vaticano. Il premio è stato consegnato dal giornalista Jacek Pałasiński, vincitore del Premio Gazzetta Italia nel 2019.

Terzo premiato è stato Sebastian Świderski, con centinaia di presenze nella nazionale polacca di pallavolo, per molti anni legato alla Serie A italiana. Il premio è stato consegnato dalla pallavolista Małgorzata Glinka.

Quarta premiata Monika Mariotti, attrice, cantante e sceneggiatrice di origine polacco-italiana. Il premio è stato consegnato dalla produttrice e scrittrice Katarzyna Kalicińska.

Approfittando della presenza dell’autrice (Katarzyna Kalicińska) e degli attori (Monika Mariotti, Karolina Porcari, Alessandro Parrello), abbiamo avuto l’occasione speciale di vedere il trailer della serie italo-polacca “Felicità”, la cui messa in onda sulla televisione polacca TVP è prevista per settembre.

L’ultimo premiato della serata è stato Jacek Cygan, autore di testi di canzoni, poeta, scrittore, sceneggiatore e personaggio televisivo. Da anni viaggia in Italia e con la sua attività avvicina la cultura polacca e quella italiana. Nel 2025 è uscito, presso la casa editrice Marginesy di Varsavia, il suo libro “Ciao Goethe. Śladami Goethego w Italii”. Il premio è stato consegnato dallo scrittore e poeta Jarosław Mikołajewski.

La serata è stata arricchita da tre esibizioni musicali. Prima abbiamo ascoltato i bellissimi suoni del pianoforte e del bandoneón grazie alla performance del duo italiano Duettango. Successivamente si è esibito Antoni Figurski, che ha suonato un violino realizzato nel laboratorio italiano di Stefano Trabucchi. A conclusione della cerimonia di premiazione, gli ospiti sono stati conquistati dalla energica performance di Monika Mariotti.

Alla fine della serata ci siamo divertiti al ritmo dei brani polacchi e italiani mixati dal DJ No Mind.

Un ringraziamento di cuore a Małgorzata Potocka, che ha salutato il pubblico dal palco, e a tutto il team del Teatro Sabat per l’ospitalità e per l’atmosfera unica.

Ringraziamo inoltre i presentatori della serata, Karolina Porcari e Alessandro Parrello, l’interprete Paulina Szulim e Klaudia Briss che ha consegnato i premi.

La regia della serata è stata curata da Natalia Gadomska.

Il catering a base di prodotti italiani di altissima qualità è stato fornito dall’azienda Włoski Mąż, con alcuni prodotti originali calabresi dell’azienda Muraca.

L’organizzazione della serata non sarebbe stata possibile senza i nostri sponsor: AICE Poland, AlfaParf Milano, BNP Paribas, Confindustria Polonia, De Wave Group, Generali, GPoland, Horizon, Mecenat Warszawski, Mutti, Overpartners Poland, Porsche Interauto Polska, Trabucchi, Zignago; gli sponsor tecnici: Cagiel Beauty, Faraone, Fattorie del Duca, Ferrero, Hotel Warszawa, Włoski Mąż e come sempre YALOS MURANO, azienda dalla lunga tradizione veneziana che realizza per noi i premi in vetro artistico nel suo laboratorio sull’isola di Murano.

Ringraziamo tutti i presenti per questa serata speciale e per creare insieme a noi la comunità italo-polacca.

Vi invitiamo a vedere la galleria di foto realizzate da Michał Bruzda.

 

VARSAVIA. L’AMBASCIATORE FRANCHETTI PARDO OSPITA IN AMBASCIATA UNA COLAZIONE DI LAVORO SULLA COOPERAZIONE NUCLEARE ITALO-POLACCA

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Varsavia, 27 febbraio 2026 – L’Ambasciatore d’Italia in Polonia, Luca Franchetti Pardo, ha ospitato oggi presso i saloni dell’Ambasciata una colazione di lavoro dedicata alla collaborazione tra la filiera nucleare italiana e i principali attori istituzionali e industriali polacchi impegnati nell’attuazione del programma nucleare nazionale.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con la Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia (CCIIP), ha riunito rappresentanti qualificati della supply chain italiana – tra cui AIN, AIPE, ANIMA Confindustria, ENEA, Ansaldo Nucleare, Walter Tosto e CIRTEN – insieme a interlocutori chiave della governance polacca, tra cui esponenti di Polskie Elektrownie Jądrowe (PEJ) – società pubblica proprietaria della futura centrale e responsabile dell’attuazione del programma – e di IGEiOS, articolazione settoriale della Camera polacca dell’industria energetica e della protezione ambientale, attiva nel coordinamento e nella rappresentanza della filiera industriale nazionale. L’incontro è stato dedicato ai requisiti del Programma Nucleare Polacco e alle opportunità di sinergia industriale e tecnologica italo-polacca.

Nel suo intervento, l’Ambasciatore Franchetti Pardo ha sottolineato il carattere operativo dell’iniziativa: «La Polonia è entrata in una fase decisiva del proprio programma nucleare: il tempo del posizionamento è adesso. Per le nostre imprese non si tratta solo di offrire eccellenza tecnologica, ma di integrarsi stabilmente nel sistema polacco, attraverso partnership industriali, trasferimento di competenze e cooperazione di lungo periodo».

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla cooperazione accademica e alla formazione, quale leva strutturale per rafforzare l’ecosistema nucleare polacco e consolidare una presenza italiana credibile e duratura. L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’azione di diplomazia economica dell’Ambasciata e del Sistema Italia in Polonia volta ad accompagnare le imprese italiane in uno dei programmi energetici più rilevanti in Europa, nel segno della sicurezza energetica e della cooperazione industriale tra Italia e Polonia.

Milano Cortina 2026, chiusi i XXV Giochi da record per l’Italia

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Testo: Alberto Mangili

 

Domenica 22 febbraio 2026 è ufficialmente calato il sipario sull’edizione numero venticinque dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. La grande manifestazione, apertasi il 6 febbraio allo Stadio San Siro di Milano, ha vissuto il suo ultimo maestoso atto all’Arena di Verona, con una emozionante Cerimonia di chiusura. L’iconico scenario scaligero sarà ancora protagonista tra una decina di giorni, a un mese esatto di distanza dall’inizio dei Giochi Olimpici, per la Cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici, di scena sino al 15 marzo tra Milano, Cortina (che ospiterà la chiusura) e Tesero. Resta dunque anche qui l’innovativo concetto di diffusione tra tre regioni, che ha reso innovativo il progetto Milano-Cortina, segnando una strada che verrà ripercorsa anche nell’edizione 2030 Alpi francesi. 

Passiamo al sodo e diamo un concreto sguardo conclusivo al medagliere olimpico, con l’Italia che ha sbriciolato il proprio record di Lillehammer 1994 incrementando il bottino del 50%, conquistando ben 30 medaglie. Va sempre ricordato però, pur senza nulla ovviamente togliere al merito (ci mancherebbe altro!!!) ma per pura coerenza e dovere, che il numero di gare rispetto ad allora è aumentato, e conseguentemente la possibilità di raccogliere “metalli”. Pressoché innegabile, in ogni caso, che 30 medaglie siano un numero al di sopra di ogni più rosea previsione, a testimonianza della straordinarietà del lavoro messo in campo dagli atleti italiani. 

 

Il medagliere per gli azzurri recita 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi, un bottino che vale la quarta piazza nella graduatoria. Inarrivabile la regina Norvegia con i suoi 18 ori (6 dei quali portano la firma del fondista norvegese Johannes Høsflot Klæbo, chapeau, se fosse una nazione a sé sarebbe nono nel medagliere), troppo anche il doppio 12 ori-argenti degli USA, ma ci può forse essere un pizzico di rammarico per il terzo gradino del podio di stampo olandese, costruito interamente su pattinaggio di velocità e short track: impressionante. I Paesi Bassi hanno infatti conquistato ben 10 medaglie in meno dell’Italia, ma a parità di ori, un argento in più, e la “qualità”, si sa, in questo calcolo vale più della quantità. Poco male comunque. Guardando ancora una volta solo alla quantità, la spedizione neerlandese sarebbe addirittura ottava.

Quanto alla Polonia, il ranking complessivo vede la spedizione biało-czerwony chiudere alla posizione 21, conquistata grazie a 3 medaglie d’argento e una di bronzo. Se per l’Italia non ho ancora fatto alcun nome nello specifico, visto i molteplici (tutti) atleti e atlete meritevoli di menzione (anche se è difficile non menzionare il doppio oro sia di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità sia di Federica Brignone nello sci alpino, e nel dubbio l’ho appena fatto, ma davvero, troppe medaglie emozionanti), non posso non citare qui invece subito colui che ha messo la firma sul 75% dei titoli: Kacper Tomasiak. Il giovanissimo saltatore con gli sci, classe 2007, ha conquistato il bronzo sul trampolino lungo e l’argento su quello normale, ottenendo un secondo argento nella gara a squadre con Pawel Wasek. Il terzo argento conquistato dalla Polonia se lo è aggiudicato Vladimir Semirunnyii nel pattinaggio di velocità 1000 m. Nessun oro dunque, che manca all’appello da PyeongChang 2018, nel salto sugli sci trampolino lungo di Kamil Stoch. In Corea del Sud il campione di Zakopane difese il titolo iridato dell’edizione di Sochi 2014, dove primeggiò anche nel trampolino normale, incassando dunque un doppio oro. Proprio l’edizione russa, con 4 ori, un argento e un bronzo, resta il miglior risultato  nella storia dei Giochi Olimpici Invernali per i biancorossi.

A questo link, sul sito ufficiale dei Giochi, da cui ho attinto per le schermate utilizzate nell’articolo, la lista dettagliata di tutte le medaglie https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/medals/medallists

Calcio, incrocio italo-polacco nelle Coppe tra precedenti e prospettive

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Testo e Foto: Alberto Mangili

 

Tornano ad affrontarsi in campo calcistico una formazione di club italiana e una polacca. Nello specifico si tratta di Fiorentina e Jagiellonia Białystok, sorteggiate nel turno di spareggio della Conference League, la terza competizione internazionale Europea. La gara di andata si è svolta ieri nella regione di Podlaskie, in una freddissima (di temperatura, ma non certo di tifo) Chorten Arena che ha accolto anche me, ed ha visto imporsi la Viola per ben 3-0. Lo Jaga potrà tentare di ribaltare tutto nella gara di ritorno di giovedì prossimo in Toscana, che decreterà quale delle due compagini proseguirà la propria marcia nel torneo. E nella fase successiva, in base a sorteggio susseguente, il nuovo incontro della vincente prevede la sfida con una tra i francesi dello Strasburgo o ancora i polacchi del Raków Częstochowa, le due migliori squadre per ordine della fase iniziale della manifestazione. Guardando dunque già a un ipotetico imminente futuro, facciamo però un passo indietro e analizziamo quelli che sono stati gli altri incroci italo-polacchi in tempi recenti, e la situazione di “salute” del movimento biało-czerwony in campo Europeo.

Oltre alla doppia sfida sull’asse Białystok-Firenze di questi giorni, l’incrocio di club Polonia-Italia più recente ha avuto luogo nella fase a gironi dell’Europa League 2023/24, seconda competizione continentale, proprio tra il pocanzi citato Raków e l’Atalanta, vincitrice finale poi del trofeo; 2-0 a Bergamo e 4-0 a Częstochowa i risultati in favore della Dea. Due anni prima invece, nella medesima Coppa, si erano affrontate Legia Varsavia e Napoli, anche qui con doppia vittoria tricolore, 3-0 in Italia e 4-1 in Polonia. Legia che quest’anno è stato eliminato dalla Conference, non garantendosi nemmeno gli spareggi, a differenza del Lech Poznań, vittorioso ieri 2-0 nell’andata in Finlandia col Kups, e che aveva incrociato proprio la Fiorentina ai quarti di finale nell’edizione 2022/23. Il 4-1 Viola in terra polacca rese di fatto vano il 3-2 Kolejorz conquistato a Firenze; ma facciamo un saltino ulteriore ora, dopo aver ricordato un episodio iconico. Più datata, ma incredibilmente memorabile nella memoria collettiva, la clamorosa doppia sfida tra Lech e Juventus nel lontano 2010, ai gironi di Europa League: oltre al pirotecnico 3-3 di Torino, l’1-1 nella bufera di neve di Poznań estromise poi i bianconeri dalla competizione.

In questo discorso manca proprio il palcoscenico più prestigioso della principale manifestazione intercontinentale, la Champions League. Il ranking europeo premia i campionati nazionali in base ai punteggi ottenuti dal percorso delle squadre in campo internazionale, garantendo dunque un certo numero di posti utili per la qualificazione alle Coppe Europee dell’annata seguente. La Polonia negli ultimi anni ha beneficiato di un solo piazzamento Champions, dedicato alla vincente dell’Ekstraklasa, peraltro mediante numerosi playoff: pensate che il sopra citato incrocio tra Raków Częstochowa e Atalanta ha avuto luogo dopo che i polacchi avevano perso al ben quarto e ultimo preliminare con il Copenaghen per entrare ai gironi di Champions, scalando dunque in Europa League. Lo Jagiellonia invece, vincitore del campionato l’anno seguente (per entrambe primo storico titolo nazionale peraltro) si era arreso ai forti norvegesi del Bodø/Glimt, ben noto a diverse squadre italiane, finendo addirittura a disputare la Conference. L’ottimo percorso però dell’annata passata, al pari di quello operato dal Legia Varsavia (ero allo stadio nella grande vittoria sul Molde agli ottavi che ha garantito l’incrocio col Chelsea), con l’uscita per entrambe ai quarti di finale, ha contribuito ad aumentare la posizione della Polonia nel ranking. Dalla stagione 2026/27 anche la seconda posizionata nella corrente Ekstraklasa 2025/26 avrà la possibilità di prendere parte ai playoff che assegnano il piazzamento in Champions League. Aumentano dunque, quantomeno teoricamente (poi conta il pratico come sempre), le possibilità di vedere nuovi incroci tra squadre italiane e polacche.

Nella storia della Champions League manca la partecipazione di una squadra polacca dalla stagione 2016/2017, ormai un decennio fa, quando il Legia Varsavia riuscì a superare i preliminari per arrivare a disputare il girone con Real Madrid, Borussia Dortmund e Sporting Lisbona. Pur non superando il raggruppamento, il club della capitale assieme all’iconica squadra della Germania ha dato vita al match con più gol della storia della manifestazione, in un leggendario 8-4 in favore del club tedesco. D’altronde l’Ekstraklasa è un campionato in evoluzione, che beneficia di strutture invidiabili e che sta provando ad alzare anche il piano tecnico. La situazione fino a poche settimane fa, prima della ripresa dalla pausa invernale, vedeva uno scarto di soli 11 punti tra la prima della classifica e la diciottesima in ultima piazza, a testimonianza della imprevedibilità del tutto. Anche la diversificazione di vincitori del titolo negli ultimi anni è un fattore da tenere in considerazione. Il talento non manca di certo, basti pensare al promettente classe 2008 Oskar Pietuszewski, speranza della nazionale, ceduto nella sessione invernale dallo Jaga al Porto, od ancora, ed ecco l’ennesimo incrocio Italia-Polonia (ho già scritto più volte dei tanti polacchi nel campionato di Serie A), il talentuoso centrocampista del 2007 Adrian Przyborek, che la Lazio ha prelevato dal Pogoń Stettino. Un movimento complessivo dunque „in movimento”, da seguire con grande attenzione, tanto in patria quanto fuori confine.

Parola e silenzio in “Chi dice e chi tace”

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Chiara Valerio

Traduzione it.: Agata Pachucy

 

Il primo romanzo di Chiara Valerio pubblicato in Polonia dalla casa editrice bo.wiem è un libro che sfugge alle semplici categorizzazioni. Apparentemente ricorda un’indagine e il racconto di una ricerca quasi ossessiva della verità sulla morte di un membro della comunità in un paesino piccolo. D’altra parte, è una meditazione sulla memoria, un tentativo di comprendere il mondo e la propria identità. Valerio combina la narrazione classica con un flusso di coscienza introspettivo, creando un testo dalla struttura mosaica, composto da frammenti, ricordi, sottintesi e pettegolezzi. 

L’azione si svolge negli anni Novanta, nel microcosmo della provincia italiana di Scauri, che Valerio descrive con precisione quasi matematica, dove ogni dettaglio ha importanza. In questo mondo “tutti sanno tutto di tutti”, ma ciò che viene considerato conoscenza è un insieme di supposizioni e ricordi incerti. Su questo sfondo conosciamo la protagonista, Vittoria, una donna arrivata in città da Roma vent’anni fa. È accompagnata da una ragazza giovane, Mara, che “sembra sua figlia”, ma non sappiamo bene quale sia il rapporto che lega le due donne. Vittoria, priva di un protettore maschile, indipendente, autosufficiente, diventa per Scauri una figura affascinante e inquietante. Compra una casa e una barca, vive secondo le sue regole, incuriosisce gli abitanti del paese. Tuttavia, non ha bisogno degli uomini, decide da sola con chi parlare, a chi dare fiducia e da chi allontanarsi. Si dedica alle sue passioni: le piante, l’arte, gli incontri sociali e prende sotto la sua ala protettrice altre donne. In una comunità dominata da regole patriarcali è sorprendente che una donna acquisti il ruolo decisivo. Come ha ammesso Valerio durante l’incontro di presentazione al salone del libro di Cracovia, la letteratura serve anche a creare il mondo che vorremmo. Vittoria ama il mare: fare il bagno è per lei un rituale di purificazione, un momento in cui simbolicamente si libera dal peso delle convenzioni e dalle aspettative. L’acqua, che torna spesso nel romanzo, può essere una metafora della sua libertà. Il momento in cui la protagonista si immerge nel mare è una scena esteticamente memorabile: sembra una sirena, attira lo sguardo degli altri, suscita desiderio, ma anche inquietudine. Vittoria sceglie il mare perché solo lì può essere pienamente se stessa. E la sua morte, sebbene formalmente riconosciuta come incidente, contiene in sé un elemento di controllo: è lei a decidere quando andarsene, come se volesse mantenere il potere sul proprio destino fino all’ultimo momento. 

I momenti della vita di Vittoria li osserviamo come se stessimo guardando attraverso il buco della serratura dopo la sua morte, spiandola come fanno gli abitanti del paese, che si trasmettono a vicenda ciò che è “sospetto” e “sentito dire”. La confidente di tutta la sua storia diventa Lea Russo, un’avvocatessa quarantenne, per cui la morte di Vittoria è allo stesso tempo uno shock e un risveglio. È lei che simbolicamente prende il controllo, rompendo il velo di silenzio che circonda la verità sulla morte della donna. Non a caso il libro inizia con una citazione di Teresa Cremisi: “Nessuno riesce a controllarsi alla perfezione” e “La verità è che a furia di far collezioni, di cose, di piante, di tutto, si finisce a poco a poco col voler farle anche con le persone” di Micol Finzi-Contini.

Lea Russo conduce una vita stabile. Fa l’avvocato, è sposata con un professore e ha due figlie. Apparentemente ha poco in comune con Vittoria, ma Valerio costruisce la loro relazione come una tensione tra due forme di dominio. Vittoria controllava le persone, Lea invece, prende il controllo della narrazione dopo la morte dell’amica. È lei che raccoglie le voci degli abitanti, ricostruisce il passato, decide quali ricordi conservare. Cerca di scoprire la verità su Vittoria e sulla città di Scauri. In questo modo assume il ruolo di narratrice e custode della memoria.

Scauri non è solo uno sfondo del racconto. È il terzo protagonista del romanzo: un organismo vivente che respira, parla, ascolta e tace. La città è una comunità intrecciata di pettegolezzi, mezze verità e supposizioni. Si parla continuamente di Vittoria e ogni frase pronunciata costruisce una nuova versione della sua storia. In questo senso, Vittoria diventa la città stessa: il suo centro e la sua storia, il suo mito. Era presente a tutti gli eventi importanti e il suo nome ritorna nelle conversazioni come un’eco. Come l’acqua, si riversa nella memoria degli abitanti. In questo modo Valerio mostra in modo eccellente i meccanismi del potere provinciale, basato non sul denaro o sulle istituzioni, ma sull’informazione. Il sapere è la valuta di Scauri. Luigi, il marito di Lea, sa tutto perché la sera ascolta i racconti dei vicini nel bar del quartiere o per strada e li ripete, trasmettendo apparentemente per caso ciò che tutti “dovrebbero” sapere. Il pettegolezzo diventa qui uno strumento per mantenere l’ordine sociale. Donne e uomini vi partecipano in modi diversi: gli uomini ripetono, le donne elaborano. In questo senso la narrazione su Vittoria diventa in parte una rivincita femminile: è una donna (Lea) a dare forma a una storia che gli uomini non hanno mai compreso. Lo stile di Valerio è magnetico. La scrittrice rinuncia al dialogo classico introducendo una forma di flusso continuo di pensieri in cui i confini tra ricordo, realtà e finzione sono fluidi. Costruisce una narrazione che, come le sue protagoniste, sfugge alle regole e alle classificazioni. 

Chiara Valerio, moderata da Sebastiano Giorgi, all’incontro all’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia. Fot. Wojciech Wróbel

“Chi dice e chi tace” è una storia sul bisogno di autodeterminazione, sull’emancipazione che non sempre assume la forma di ribellione, ma a volte si esprime anche nel silenzio, nello sguardo, nella scomparsa consapevole. Vittoria è una donna che decide su se stessa fino alla fine; Lea trasforma il suo silenzio in una storia. Valerio scrive che la memoria è una forma di potere e il racconto un atto di controllo. Nel mondo raccontato dall’autrice non esiste un’unica verità, ci sono solo voci che si sovrappongono, si annullano, si ripetono. È proprio da esse che nasce il tessuto della città e l’identità dei personaggi. Gli abitanti di Scauri “scambiano informazioni”, come ha scritto l’autrice, e ciò che cresce da questa rete è la storia comune di donne che, nonostante i limiti, “parlando o tacendo”, creano il loro linguaggio e la memoria, e in conseguenza anche il loro posto nel mondo.

Milano Cortina 2026, le emozioni sul posto per Italia e Polonia (e non solo)

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Il Bronzo Azzurro del Curling doppio misto live da Casa Polonia

Testo e Foto: Alberto Mangili

 

Secondo weekend per i XXV Giochi Invernali di Milano Cortina, che fino a domenica prossima illumineranno le sedi di gara. Un evento al solito straordinario che, sul mero piano sportivo (non voglio parlar di altro e addentrarmi in diverse questioni al di fuori dello sport e delle emozioni ad esso collegate), non sta di certo deludendo le attese. Al momento di queste mie parole, agli albori del secondo sabato di competizioni, l’Italia domina il medagliere in compartecipazione con la Norvegia, pur con una diversa distribuzione delle medaglie. Sono ben 6 gli ori conquistati dalla selezione azzurra, a metà strada tra i 3 argenti e i ben 9 bronzi. La spedizione polacca ha invece per ora raccolto due ottimi argenti. In entrambi i casi il conteggio è destinato ad aumentare, e già nella giornata odierna del 14 febbraio potrebbe cambiare qualcosa. Non voglio ad ora far resoconti su quali medaglie e quando e come sono state incassate, lo faremo alla fine, quanto più sottolineare l’atmosfera e l’emozione per un evento concretamente universale.

Tutti gli occhi del mondo sono sull’Italia: non ho purtroppo la possibilità di recarmi anche nelle sedi di montagna, cercherò di essere alla chiusura a Verona, ma ho voluto e potuto vivere una vera e piena giornata olimpica nell’atmosfera di una brulicante Milano. Come già avete forse visto da un po’ di foto pubblicate negli scorsi giorni, ho visitato la bellissima Casa Polonia, che tra il 10 e il 12 febbraio è stata il riferimento polacco nella città meneghina, prima di proseguire ora il suo itinerario per le città montane. Pur essendo italiano ma avendo speso innumerevole tempo in Polonia, devo dire che mi son sentito anch’io veramente a casa per un momento, in Polonia, pur essendo concretamente in Italia, già casa mia (scusate il complicato gioco di parole, ma penso possa passare la sensazione).  Anche un piatto di pierogi ha fatto il suo gioco nel piccolo. La struttura è bellissima, alla stregua di quella del Tour de Pologne che mi ha accolto già la scorsa estate, con all’interno delle vere e proprie chicche come medaglie, memorabilia e una sensazionale divisa biancorossa. C’erano anche diversi atleti biało-czerwony, per un attimo di spensieratezza insieme. Nel tendone dedicato alla visione delle gare live in quel momento veniva trasmessa la finale per il bronzo del Curling doppio misto, vinto dalla coppia Mosaner-Costantini sulla Gran Bretagna, tra gli azzurri più amati di questa Olimpiade.

 

Tutta Milano (come le altre sedi) era ed è veramente in fermento per questi Giochi, a partire dall’iconico Arco della Pace, luogo simbolo dove il Braciere Olimpico, che riluce spettacolarmente, con anche il Castello Sforzesco sullo sfondo, raccogliendo locali, turisti, appassionati, avventori: tutti, di tante nazionalità diverse. Come ho già raccontato vedendo da vicino una delle tappe della Fiamma Olimpica il fuoco ha veramente sempre un significato speciale, simbolico e non solo. Per mia fortuna sono riuscito anche a coronare la giornata con una partita dal vivo di hockey, seriamente uno dei miei sport preferiti, che ho visto tante volte al palazzetto in Finlandia. Il match in questione, all’Arena di Rho appositamente creata nell’hub della Fiera, contrapponeva due avversarie del girone femminile dell’Italia, ossia Svezia e Giappone, con la compagine scandinava che ha avuto la meglio su quella nipponica. Impressionante il tifo su entrambi i fronti, davvero una festa dello sport e del mondo. Ma oltre ai molti italiani, poco davanti a me c’era una ragazza con la sciarpa della Polonia! Tutta questa partecipazione comunque emerge non per forza solo vivendo i luoghi in presenza, ma tranquillamente anche solo  accendendo il televisore o il computer, e ci si sente subito trasportati in quel contesto. E poi ci sono atleti per i quali non conta la divisa, ma sono semplicemente belli da vedere, da tifare, da apprezzare. E un applauso non può mancare davvero per nessuno.

Milano Cortina 2026, iniziati gli inediti Giochi diffusi tra tre regioni

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Le sedi di gara e le discipline in una ben fatta mappa di CONFCOMMERCIO MILANO

Testo e Foto: Alberto Mangili

 

Hanno preso il via i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Dopo che la Fiamma Olimpica, di cui vi ha raccontato anche da vicino un pezzo di viaggio, ha completato il suo percorso di 60 tappe, la Cerimonia ufficiale di Apertura di ieri sera, venerdì 6 febbraio allo stadio San Siro di Milano, ha alzato ufficialmente il sipario sulla manifestazione. Alcune discipline però, come accade di consueto, sono però già iniziate nel pratico. Ad aprire le danze è stato infatti il curling, mercoledì 4 febbraio, mentre giovedì è stata la volta di hockey su ghiaccio e snowboard, raggiunti ieri anche dal pattinaggio di figura. Per la prima volta nella storia dei Giochi, due città sono state assegnatarie dell’evento in modo congiunto, con due bracieri ardenti allo stesso tempo, e pertanto anche Cortina è stata teatro di una Cerimonia di Apertura “in parallelo”. Anche a Livigno e Predazzo vi sono state celebrazioni per le nazionali partecipanti; qui sotto due istantanee tratte dalla grande festa in diretta tv Rai, l’una concernente la Polonia, l’altra l’Italia. Fino al 22 febbraio le gare si svolgeranno infatti in diverse città di tre regioni. Vediamo meglio dove.

 

Come si può ben notare nella mappa di copertina, le competizioni si svolgono in sei città di tre diverse regioni del Nord Italia. La Lombardia, oltre al capoluogo di regione Milano (con Rho e Assago), sede delle tre specialità di pattinaggio e dell’hockey su ghiaccio, può contare anche sulle splendide Livigno e Bormio. Le due località dell’alta provincia di Sondrio, nella parte più settentrionale della regione, offrono le piste per sci acrobatico e snowboard l’una, sci alpino e sci alpinismo l’altra. Tre luoghi di sport anche per il Trentino-Alto Adige, con il biathlon di Anterselva e poi la Val di Fiemme, tra Tesero e Predazzo, designata allo sci di fondo, salto con gli sci e combinata nordica. Spostandoci in Veneto, ecco Cortina, “Perla delle Dolomiti” e scenario di ben cinque discipline: bob, slittino, curling, skeleton e sci alpino. La cerimonia di chiusura, domenica 22 febbraio, avrà luogo sempre in regione, all’Arena di Verona, con l’augurio di meno nebbia rispetto alla mia fotografia di diverso tempo fa. 

Un concept dunque innovativo, mai visto prima in tal maniera nei Giochi Invernali, che ha richiesto e richiederà un massiccio impegno sul piano logistico, ma sarà di certo un evento storico per l’Italia. Già da tempo ovviamente si respira l’atmosfera dei Giochi, con città e luoghi di riferimento preparati ed “addobbati” ad hoc. Recentemente sono tornato anche a Trento, dove a ottobre avevo assistito alla presentazione dei Giochi con medaglie e mascotte. Milano pullula fortemente, ho captato il fermento sempre più negli ultimi giorni, man mano che ci si avvicinava l’inizio, e settimana prossima potrò raccogliere ulteriori sensazioni con il “carrozzone” a tutti gli effetti in marcia. Oltre ad assistere ad una gara di hockey, non vedo l’ora anche di visitare e raccontarvi l’incredibile Casa Polonia, punto di riferimento biancorosso in questi Giochi.  Ma oggi si fa già sul serio, con la possibilità di raccogliere le prime medaglie.

 

In bocca al lupo a tutti gli atleti e atlete, italiani e polacchi in particolare, nella speranza di ricchi medaglieri, ma più in generale di ogni nazione. E che, come sempre, vinca lo sport  sano, bello, pulito, onesto. 

Gazzetta Italia 115 (febbraio – marzo 2026)

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Cortina, Olimpiadi Invernali tra bellezza e cultura. Così titola in copertina la nuova Gazzetta Italia 115 che dedica ampio spazio alla bellissima Regina delle Dolomiti intervistando uno dei suoi cittadini più famosi, Francesco Chiamulera ideatore ed organizzatore del festival Una Montagna di Libri.

Per il cinema parliamo de “Il Mostro”, che spopola su Netflix e de “La Grazia”, che riempie le sale in Polonia. In attesa di vedere Sanremo raccontiamo due artiste che hanno segnato la storia musicale italiana: Ornella Vanoni e Amanda Lear. E poi spazio alla cucina con l’intervista alla vincitrice di Masterchef Polonia Wiktoria Nawara, che studia in Italia, e un articolo sul pistacchio di Bronte. Interessanti le interviste alla “regina della rivista polacca” Malgorzata Potocka e al giornalista Remigiusz Grzela che ci fa un affresco di Oriana Fallaci. Come sempre tanta letteratura con recensioni di libri e due approfondimenti su Antonio Scurati e Nicola Lagioia. Questo insieme a tutte le nostre rubriche. Il 115 è un numero assolutamente imperdibile!