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CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE SALUMIAMO IN POLONIA

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SalumiAmo® debutta in Polonia: istituzioni e imprese insieme per rafforzare la presenza della salumeria italiana.
Nel primo semestre 2026 l’export italiano di salumi verso la Polonia cresce del 25,2% in volume e del 14,8% in valore. L’Italia diventa per la prima volta il primo Paese fornitore del mercato polacco in termini di valore.

Varsavia, 1 ottobre 2026.
Rafforzare la presenza della salumeria italiana in Polonia attraverso un’azione integrata capace di coniugare promozione economica, comunicazione, conoscenza dei prodotti e valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano. È questo l’obiettivo di SalumiAmo® Polonia 2026, iniziativa realizzata nell’ambito del Programma Promozionale Pubblico 2026, su impulso dell’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani (IVSI) e promossa dall’Agenzia ICE in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Varsavia. Il progetto porta per la prima volta in Polonia il format SalumiAmo®, nato nel 2005 per valorizzare la cultura della salumeria italiana attraverso un approccio che unisce conoscenza, esperienza del prodotto e racconto dei territori. L’iniziativa si inserisce in una fase particolarmente positiva per la presenza italiana sul mercato polacco.

«SalumiAmo rappresenta un esempio concreto di come la promozione economica possa accompagnarsi alla valorizzazione della cultura e dell’identità produttiva italiana. La Polonia è un partner di crescente rilievo per il nostro sistema economico e iniziative come questa consentono di consolidare ulteriormente un rapporto fondato sulla qualità, sulla fiducia e sulla capacità delle nostre imprese di proporre prodotti fortemente legati ai territori e, al tempo stesso, competitivi sui mercati internazionali. L’azione congiunta dell’Ambasciata, dell’Agenzia ICE, delle istituzioni e delle rappresentanze del sistema produttivo permette di presentare il Made in Italy non soltanto come un insieme di eccellenze, ma come espressione di competenze, tradizioni e capacità di innovazione che costituiscono un patrimonio distintivo del nostro Paese», ha dichiarato S.E. Luca Franchetti Pardo, Ambasciatore d’Italia in Polonia.

La forte crescita delle esportazioni costituisce il punto di partenza di una strategia che mira non soltanto ad ampliare la presenza commerciale dei prodotti italiani, ma anche a consolidarne la conoscenza e il posizionamento nel lungo periodo.

«La Polonia è oggi uno dei mercati più interessanti per i salumi italiani: nei primi sei mesi del 2026 le nostre esportazioni sono cresciute del 25,2% in volume, raggiungendo 4.279,7 tonnellate, e del 14,8% in valore, fino a 43,5 milioni di euro. Per la prima volta, inoltre, l’Italia è diventata il primo Paese fornitore della Polonia in termini di valore. Sono risultati molto significativi, ma proprio per questo riteniamo importante andare oltre il dato commerciale e lavorare sulla conoscenza del prodotto. Con SalumiAmo® vogliamo raccontare al pubblico polacco ciò che c’è dietro un salume italiano: il territorio da cui proviene, le persone che lo producono, il saper fare costruito nel tempo e quella combinazione di tradizione, qualità e cultura che rappresenta una parte essenziale del Made in Italy. La comunicazione diventa così uno strumento per trasformare la familiarità con la cucina italiana in una conoscenza più profonda e consapevole delle sue produzioni», ha dichiarato Roberto Cafiero, Direttore dell’Ufficio ICE di Varsavia.

L’iniziativa coinvolge direttamente 12 aziende italiane: CLAI SCA, Ferrarini S.p.A., Veroni S.p.A., Fontana Ermes S.p.A., Prosciuttificio San Michele S.r.l., Raspini S.p.A., Salumificio Fratelli Beretta S.p.A., Salumificio La Torre S.p.A., Salumificio Pedrazzoli S.p.A., Salumificio San Carlo S.p.A., Salumificio Vitali S.p.A. e Gruppo Annoni.

«La collaborazione con l’Agenzia ICE è stata fondamentale per la realizzazione di questo progetto in Polonia. Desidero ringraziare l’Ufficio ICE di Varsavia e tutte le persone che hanno lavorato con noi per il prezioso supporto e per aver contribuito a costruire un percorso articolato, capace di mettere in relazione le nostre aziende con media, operatori e professionisti della ristorazione e distribuzione polacca. Per IVSI è importante continuare a investire in attività di questo tipo, che aiutano a rafforzare la conoscenza dei salumi italiani sui mercati internazionali e a costruire relazioni durature con i Paesi che mostrano interesse verso il nostro settore», ha concluso Monica Malavasi, Direttrice di IVSI.

INDIZIONE DELLE ELEZIONI DEI COMITES 2026

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Care/i connazionali,
si informa che è aperta la raccolta delle sottoscrizioni per le liste che intendono partecipare alle elezioni per il rinnovo del COMITES Polonia, previsto per il 4 dicembre 2026.
Al momento, risulta costituita una sola lista, “Voce Italiana in Polonia”, che sta raccogliendo le necessarie sottoscrizioni.
Chi desidera sottoscrivere la lista può farlo presentandosi presso la Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia a Varsavia, Plac Dąbrowskiego 6, con un documento d’identità italiano in corso di validità.
Orari:
lunedì, mercoledì e venerdì: 09:30–14:30
martedì e giovedì: 09:30–17:00
Sono inoltre previste aperture straordinarie:
23 settembre, dalle 09:30 alle 17:00, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia, ul. Grodzka 49;
3 ottobre, dalle 9:00 alle 12:00 presso la Cancelleria Consolare di Varsavia.
Le sottoscrizioni possono essere raccolte entro il 3 ottobre 2026.
La sottoscrizione di una lista è un atto libero e personale di partecipazione alla formazione delle liste elettorali.
Contiamo sul contributo di tutti per dare seguito al lavoro svolto dal COMITES e continuare questo percorso al servizio della comunità italiana in Polonia.

FRANCHETTI PARDO VISITA ZIGNAGO VETRO, QUINDICI ANNI DI INVESTIMENTI E COOPERAZIONE INDUSTRIALE

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Trąbki, 23 settembre 2026 – L’Ambasciatore d’Italia in Polonia, Luca Franchetti Pardo, ha visitato lo stabilimento di Zignago Vetro Polska, accolto dall’Amministratore delegato del Gruppo, Biagio Costantini, dal Direttore generale della controllata polacca, Paolo Pacini, e dal Direttore dello stabilimento, Janusz Cepryński. Il percorso ha interessato gli impianti produttivi, il reparto decorazione e il nuovo magazzino.

Alla visita hanno partecipato il deputato Grzegorz Woźniak, la Presidente del Distretto di Garwolin Iwona Kurowska, la Sindaca di Pilawa Albina Łubian e il Direttore di ICE Varsavia Roberto Cafiero.

Presente dal 2011, quando acquisì la storica vetreria locale, Zignago ha ampliato e modernizzato il polo polacco, destinandovi oltre 42 milioni di euro di investimenti tecnici tra il 2024 e giugno 2026.  Con oltre seicento dipendenti, la Polonia è la prima presenza estera del Gruppo per occupazione e la seconda dopo l’Italia nella rendicontazione di sostenibilità 2025: un ruolo centrale nella sua organizzazione industriale.

«La Polonia è un partner strategico per l’Italia e l’investimento di Zignago qui è una componente fondamentale della crescita del gruppo. Questa esperienza mostra come investire all’estero significhi unire competenze e aprire opportunità alle filiere di entrambi i Paesi», ha dichiarato l’Ambasciatore. «La qualità del Made in Italy nasce da un’intera filiera, non soltanto da un marchio: Zignago ne è un esempio, con i suoi contenitori per l’agroalimentare, il vino e la cosmetica. L’investimento all’estero può non essere mera delocalizzazione, ma può significare crescere insieme, investire nella produzione, ma anche nelle persone e nelle comunità».

Le incredibili avventure del vincitore di Troia

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Apollonio di Giovanni, Marco del Buono, Le avventure di Ulisse, parte I e parte II, circa 1450-1470, tempera e dorature su tavola, dimensioni interne della cornice: 41 × 162 centimetri, Castello Reale del Wawel

Nelle collezioni del Castello Reale di Wawel si trovano due opere del primo rinascimento che mostrano le avventure di Ulisse, uno dei re greci, vincitori della Guerra di Troia. Si tratta di racconti simultanei, cioè opere che mostrano tanti episodi della vita di un personaggio in un’unica composizione. Le opere sono state acquistate separatamente, ma nel museo formano una coppia che illustra episodi dell’Odissea di Omero, un poema epico che racconta il viaggio di Ulisse dopo la fine della Guerra di Troia. L’Iliade e l’Odissea di Omero sono opere monumentali, giustamente considerate fonti culturali di nostra civiltà. La ricchezza di significati, storie, temi mitologici, storici, simbolici e sociali ne costituisce il fondamento; esse sono state e continuano a essere ispirazione per poeti, musicisti e artisti visivi. La popolarità degli eroi di Troia continua a crescere anche ai giorni nostri, soprattutto nel cinema e nella letteratura. La narrazione cambia un po’, mentre per secoli le donne dei poemi omerici erano personaggi episodici, oggi si riflette sui problemi sociali, ponendole al centro del racconto.

Nei dipinti rinascimentali delle collezioni polacche il protagonista è Ulisse, mentre i personaggi femminili, secondo la narrazione dell’epoca, costituiscono un complemento della sua storia. Nel primo dipinto troviamo dieci episodi, a partire dalla celebre scena dell’ascolto del canto delle sirene. Ulisse, vestito come un patrizio fiorentino e legato all’albero della nave, appare quasi indifferente, anche se il suo sguardo è rivolto verso il basso, in direzione delle sirene. Le sirene, raffigurate come quattro bellezze bionde e nude che danzano sulle onde del mare, sembrano immerse nelle loro conversazioni. I compagni di Ulisse, riuniti attorno all’albero della nave, sembrano discutere di qualche importante questione maschile. Nella scena successiva, il dio Hermes si avvicina a Calipso: si tratta dell’illustrazione del momento in cui lui trasmette alla ninfa la decisione degli dèi di liberare Ulisse. Innamorata dell’eroe greco la ninfa gli aveva offerto l’immortalità, ma già nella scena seguente possiamo vedere Ulisse mentre costruisce una zattera: sceglie di tornare da Penelope. Più in basso lo osserviamo come naufrago tra le onde del mare. Se conosciamo l’ordine degli episodi dell’Odissea, possiamo facilmente riconoscere il carro dorato con cui Nausicaa conduce il sopravvissuto Ulisse al palazzo di suo padre; segue poi la scena del banchetto con il re Alcinoo. Grazie a lui l’eroe può finalmente tornare a Itaca dopo dieci anni di peregrinazioni. Il re lo ricompensa con una nave e numerose ricchezze e, grazie all’aiuto della dea Atena, la sua vita smette di essere così complicata. Nelle ultime scene sulla destra riconosciamo l’incontro di Ulisse con il cane Argo, Penelope seduta al telaio e la nutrice Euriclea. Infine Ulisse e Telemaco si scontrano con i pretendenti in una scena molto più espressiva rispetto a tutte le altre.

 

Nella seconda composizione la narrazione inizia con la scena di Ulisse presso Polifemo, rappresentato come un gigante tranquillo e nudo, dal corpo pallido, che divora gli uomini. L’episodio dell’accecamento del ciclope può risultare divertente. Polifemo giace tranquillamente, mentre Ulisse si china su di lui, in realtà lo priva del suo unico occhio. Per questo gesto Poseidone, come leggiamo in Omero, “lo perseguita con una vendetta implacabile, passo dopo passo”. Le scene successive mostrano il difficile peregrinare dell’eroe. Vediamo allora il banchetto presso Circe, con alcuni maiali nei quali la maga trasformò i compagni di Ulisse, o la nave che oscilla pericolosamente tra Scilla e Cariddi.

 

Il viaggio di Ulisse viene interpretato non solo come una serie di avventure affascinanti, ma soprattutto come una metafora della condizione umana: ogni uomo, prima di raggiungere un porto sicuro, deve affrontare molte difficoltà e superare numerose prove. Le più antiche rappresentazioni degli episodi dell’Odissea si trovano sui vasi dell’epoca micenea. Le scene della guerra di Troia e del peregrinare di Ulisse erano popolari nell’arte greca, romana e successivamente anche nel Rinascimento e nel XIX secolo. Entrambe le composizioni del Wawel sono caratterizzate dalla staticità delle scene. Ci sono piccoli accorgimenti pittorici che suggeriscono il movimento dei personaggi, come i tessuti o i capelli mossi dal vento, l’inclinazione del corpo e le gambe che evocano la corsa oppure il gesto di salire le scale. Esiste un’interazione tra i personaggi, ma, ad eccezione della scena dello scontro con i pretendenti di Penelope, manca una particolare espressività. I personaggi indossano abiti alla moda nella Firenze della metà del XV secolo. I paesaggi richiamano le soluzioni pittoriche e grafiche medievali e del primo Rinascimento. Per la ricchezza dei colori e delle dorature, le opere possono inoltre ricordare i manoscritti miniati. Narrazioni ricche di personaggi, episodi e dettagli variopinti furono dipinte da quasi tutti gli artisti fiorentini dall’inizio fino alla seconda metà del XV secolo.

Una curiosità è l’esistenza di un dipinto simile realizzato da Apollonio di Giovanni con la stessa tecnica e le stesse dimensioni delle due composizioni di Cracovia. Le Avventure di Ulisse conservate presso l’Istituto d’Arte di Chicago comprendono tredici scene, alcune delle quali quasi identiche agli episodi presenti nei dipinti cracoviani. Parte di loro differisce soltanto per alcuni dettagli, per pose del corpo leggermente diverse oppure per variazioni nei colori. Un elemento importante delle composizioni simultanee è la rappresentazione di numerosi episodi in modo tale che risulti utile conoscere il contenuto dell’opera letteraria, in questo caso le successive avventure di Ulisse. Nel dipinto gli episodi non sono disposti in maniera lineare, ma le scene consecutive si trovano accanto l’una all’altra, sopra, sotto oppure lateralmente. Tuttavia non è particolarmente difficile ricostruirne l’ordine cronologico e individuare autonomamente la corretta sequenza narrativa.

Apollonio di Giovanni fu un pittore fiorentino del primo Rinascimento, noto soprattutto per la decorazione dei cassoni, cioè bauli nuziali. Realizzava anche altri oggetti raffinati, tra cui i tradizionali recipienti destinati alle puerpere. Come i cassoni nuziali, anche i recipienti e i vassoi da parto venivano decorati con scene dal carattere moraleggiante, tratte soprattutto dalla storia antica, dalla mitologia e dalla Bibbia.

Particolarmente popolari erano le storie della virtuosa Lucrezia, della coraggiosa Porzia o della modesta Susanna.

I dipinti esposti al Wawel provengono dalla collezione della famiglia Lanckoroński e furono acquistati dal conte Karol Lanckoroński a Firenze nel 1890. Entrarono successivamente nelle collezioni del Castello del Wawel separatamente.

Le opere di Omero, reinterpretate continuamente nella letteratura e nel cinema, si rivelano una fonte inesauribile di ricerca creativa. Basti pensare alle produzioni hollywoodiane come Troy (2004, regia di Wolfgang Petersen) oppure a The Return (2024, regia di Uberto Pasolini), con Juliette Binoche nel ruolo di Penelope, che rielabora la narrazione dell’Odissea da una prospettiva femminile. Nella narrativa contemporanea godono di grande popolarità i romanzi che pongono al centro degli eventi le donne costrette a sopravvivere alla guerra e poi ad affrontare il ritorno dei veri eroi, le cui scelte morali, viste dalla prospettiva odierna, lasciano molto a desiderare. Molto lette sono le opere di Jennifer Saint e Madeline Miller. Le protagoniste e narratrici dei loro romanzi sono mogli, figlie e amanti degli eroi greci, mentre le storie raccontate riguardano l’arte della sopravvivenza e affrontano il tema universale della marginalizzazione di Penelope, alla quale il figlio Telemaco, ancora adolescente, disse: “(…) È meglio che tu ritorni nelle tue stanze e ti occupi dei lavori femminili, / Del fuso e del telaio. Ordina alle ancelle di lavorare con zelo. / Dare ordini è compito degli uomini e soprattutto mio, perché qui comando io.” (…)”. La prospettiva femminile, il racconto del destino delle donne e il riconoscimento del loro diritto a narrare la propria storia non costituiscono però una narrazione nuova né un prodotto dei nostri tempi. Ne sono testimonianza Le Troiane di Euripide, opera senza tempo che continua ancora oggi a essere reinterpretata sulle scene teatrali.

Il peregrinare di Ulisse, rappresentato come una serie di episodi quasi fiabeschi nelle due composizioni delle collezioni cracoviane, assume così un significato universale. Ogni scena, raffigurata secondo l’estetica del primo Rinascimento, porta con sé una riflessione sul destino umano, sulle tentazioni e sul desiderio, sulla nostalgia, sulla paura, sullo smarrimento e sul contesto sociale dell’epoca e del luogo in cui le opere furono realizzate.

Traduzione IT: Oktawia Burzak

Apollonio di Giovanni, Marco del Buono, Le avventure di Ulisse, parte I e parte II, circa 1450-1470, tempera e dorature su tavola, dimensioni interne della cornice: 41 × 162 centimetri, Castello Reale del Wawel

POLONIA: L’AMBASCIATORE FRANCHETTI PARDO CONSEGNA L’ONORIFICENZA DELL’ORDINE DELLA STELLA D’ITALIA AL DOTT. DONATO DI GILIO ED AL PROFESSOR ROMAN SOSNOWSKI

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Conferimento Onorificenze Di Gilio e Prof Sosnowski

L’Ambasciatore d’Italia in Polonia Luca Franchetti Pardo ha conferito oggi l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia (OSI) nel grado di Cavaliere al Dott. Donato Di Gilio e al Professor Roman Sosnowski, quale riconoscimento del loro significativo contributo al rafforzamento dei legami tra Italia e Polonia, rispettivamente negli ambiti della cooperazione economica e della promozione della lingua e della cultura italiana.

Nel conferire l’onorificenza al Dott. Di Gilio, l’Ambasciatore Franchetti Pardo ha sottolineato il ruolo da EGLI svolto nel consolidamento delle relazioni economiche bilaterali, attraverso l’attività di consulenza e l’accompagnamento di numerose imprese italiane in percorsi di internazionalizzazione. Ha inoltre evidenziato il valore del suo impegno a favore del rafforzamento del “Sistema Italia” in Polonia, anche attraverso la fondazione della Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia e l’attività di “Avsi Polska”.

Rivolgendosi al Professor Sosnowski, docente e direttore del Dipartimento di Italianistica dell’Università Jagellonica di Cracovia nonché Accademico della Crusca, l’Ambasciatore Franchetti Pardo ha evidenziato il suo prezioso contributo alla diffusione della lingua e della cultura italiana in Polonia, sottolineandone in particolare l’attività a favore delle giovani generazioni e la capacità di coniugare la valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale italiano con l’attenzione alle più recenti innovazioni, tra cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ambito della linguistica italiana.

L’architettura del nuovo ordine: la Polonia come leader di cambiamento, innovazione e partnership regionale in Europa

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Il Forum Economico di Karpacz si è confermato ancora una volta un punto di riferimento fondamentale sulla mappa geopolitica ed economica dell’Europa centro-orientale. Svoltosi all’insegna dello slogan “L’architettura del nuovo ordine – stabilità in tempi di cambiamento”, l’evento ha riunito leader del mondo degli affari, rappresentanti di governi ed enti locali, oltre a luminari ed esperti di scienze sociali e tecnologiche. I dibattiti di Karpacz hanno mostrato chiaramente come la Polonia non sia più soltanto un’economia intenta a recuperare il divario, bensì un attore maturo in grado di plasmare le politiche di sicurezza, digitalizzazione e innovazione industriale su scala continentale.

Uno dei filoni più importanti del Forum ha riguardato la sicurezza nazionale sotto il profilo della stabilità militare, sociale e informativa. Il Vicepremier e Ministro della Difesa Nazionale, Władysław Kosiniak-Kamysz, in un’ampia intervista rilasciata a Krzysztof Stanowski, ha analizzato nel dettaglio le sfide attuali dell’interesse nazionale polacco. Ha sottolineato come la Polonia si trovi in un momento storico cruciale, in cui la scelta geopolitica si riduce all’adesione ai valori della civiltà occidentale contro le pressioni provenienti da Oriente. Kosiniak-Kamysz ha posto un forte accento sulle minacce legate alla guerra ibrida, evidenziando che se da un lato le forze armate gestiscono la propaganda diretta russa, la vera sfida risiede nella proliferazione di queste narrazioni all’interno del Paese. Il Vicepremier ha inoltre illustrato le spese record del bilancio statale per la difesa, spiegando che gli investimenti negli stabilimenti bellici polacchi (che gestiscono ordinativi per i fucili d’assalto GROT e i veicoli corazzati Rosomak) puntano sia a rafforzare il potenziale dell’esercito, sia a fare da traino per l’economia nazionale.

Sul fronte delle istituzioni e dell’equilibrio dei poteri, gli interventi e l’intervista dell’ex Presidente Andrzej Duda con Krzysztof Stanowski hanno tracciato un bilancio delle dinamiche politiche interne ed estere. Durante il colloquio, Duda è stato chiamato a valutare lo stile di gestione del suo successore, il Presidente Karol Nawrocki, commentando anche la discussa decisione di quest’ultimo di revocare l’Ordine dell’Aquila Bianca a Volodymyr Zelensky. A questo proposito, Duda ha difeso la propria scelta originaria del 2023 di conferire la massima onorificenza al leader ucraino come modello di leadership in tempi di crisi, spiegando di non essere rimasto ferito dalla successiva revoca, in quanto maturata in un contesto geopolitico ormai mutato. Sollecitato da Stanowski sulle prospettive di un suo futuro impegno politico di fronte alle spaccature interne al partito Diritto e Giustizia (PiS), Duda ha condiviso riflessioni sui rapporti con la NATO e l’UE, riservando anche spazio ai progetti personali al termine del suo mandato.

A completamento dell’asse strategico sulla difesa, le sessioni con Krzysztof Gawkowski e i rappresentanti del Ministero della Digitalizzazione hanno dimostrato come la cibersicurezza sia ormai indissolubilmente legata alla difesa militare. È stata rimarcata la necessità di proteggere le infrastrutture critiche dagli attacchi informatici, sviluppare le capacità polacche nel cloud sicuro e implementare l’intelligenza artificiale come pilastro dello Stato moderno.

Un posto di rilievo è stato occupato dalla presentazione dello studio speciale per il Ministero della Difesa Nazionale, intitolato “La sicurezza delle catene di approvvigionamento nell’industria della difesa polacca in tempo di pace”, elaborato da un consorzio guidato dalla Scuola Superiore di Commercio di Varsavia (SGH) insieme a prestigiose istituzioni come l’Università AGH, la Politecnica di Cracovia, l’Università Jagellonica, l’Accademia Militare Tecnica (WAT), l’Università di Varsavia e l’Istituto ISECS. La tesi centrale evidenzia che il solo acquisto di equipaggiamento all’estero non garantisce la sovranità difensiva: occorre un’efficace gestione del ciclo di vita delle capacità operative (Life-cycle Management), puntando sulla nazionalizzazione dei componenti, sull’offset e sull’integrazione civico-militare per le tecnologie a duplice uso (dual-use).

L’innovazione si conferma il cuore della nuova architettura economica. Il settore spaziale è stato protagonista grazie alla presenza di astronauti e rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), tra cui Sławosz Uznański. Nei panel dedicati all’indipendenza spaziale di Polonia ed Europa, si è discussa l’importanza della formazione ingegneristica e dell’uso del telerilevamento satellitare. Un passo fondamentale per trattenere i talenti sarà l’imminente apertura del centro ESA BIC (Business Incubation Centre) a Varsavia. Contestualmente, l’AI Forum ha affrontato i temi dell’automazione industriale, dell’etica dell’IA e della medicina, mentre il Rapporto congiunto dell’SGH e di 5 atenei partner ha analizzato la congiuntura CEE, il rapporto capitale/PIL e la transizione digitale e verde.

La dimensione transatlantica e la cooperazione globale hanno trovato una cassa di risonanza centrale sul Palco Principale del Forum. In questo contesto si è inserito l’intervento di Seth Adams, Inviato Speciale del Presidente degli Stati Uniti per il Turismo, l’Eccellenza e i Valori Americani, introdotto da Monika Demari, già Presidente del Consiglio di Amministrazione del Club Polacco-Americano di Miami. Adams ha descritto il viaggio e il turismo non solo come fattori economici, ma come strumenti strategici per consolidare i legami tra le società e favorire la comprensione reciproca. Il suo discorso ha toccato temi cruciali quali la sicurezza, le migrazioni, la difesa della libertà di parola, la rivalità geostrategica con la Cina e il valore dell’identità condivisa dell’Occidente, riaffermando la centralità delle relazioni dirette tra Polonia e Stati Uniti.

Parallelamente, lo sviluppo delle infrastrutture di collegamento ha caratterizzato il dibattito “Connettere i territori. Creare opportunità. Come i collegamenti aerei possono costruire partnership a lungo termine in Europa”, organizzato nello Spazio del Politecnico di Varsavia con l’Aeroporto di Breslavia S.A. e Confindustria Polonia. Moderato da Alessandro Saglio (Confindustria Polonia), il panel ha visto la partecipazione di Karol Przywara (Aeroporto di Breslavia), Michał Rado (Maresciallato della Bassa Slesia), Patrizia Paglia (Confindustria Piemonte), German Carboni (Ambasciata d’Italia) e Małgorzata Ostrowska (Consiglio d’Affari Italo-Polacco). Il lancio di cinque nuove rotte dirette tra Torino e la Polonia è stato presentato come un ponte per il business — unendo Bassa Slesia e Piemonte nei settori automotive e tech — e come motore per un turismo attivo tutto l’anno (all-year destination), dallo slow travel alle formule bleisure.

L’ampia presenza italiana ha visto protagonisti Matteo Ogliari (Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia) nei dibattiti storico-culturali ed Elisabetta Caprino (Direttrice Generale della Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia – CCIIP) sui temi dell’internazionalizzazione. A delineare le riforme dell’UE è intervenuto Francesco Tufarelli, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, richiamando l’Unione a una maggiore flessibilità burocratica, al rispetto della sussidiarietà e a una collaborazione amministrativa efficiente per preservare la competitività globale.

L’edizione di quest’anno del Forum Economico ha dimostrato che la Polonia sta consolidando con determinazione la propria posizione nelle dinamiche internazionali. Le analisi condotte sui prerequisiti per l’ingresso nel G20 confermano che la crescita del PIL, la spinta digitale e il ruolo chiave nella difesa dell’Europa centro-orientale rendono il Paese un interlocutore naturale nei grandi dibattiti globali. Gazzetta Italia è stata partner mediatico dell’evento.

 

A VENEZIA IL FILM SUL VIAGGIO DEL SECONDO CORPO D’ARMATA POLACCO: “PAPAVERI ROSSI” DI SERGIO MAIFREDI A “CINEMA &ARTS” IDEATO DA ALESSIO NARDIN, PREMIO COLLATERALE UFFICIALE DELLA 83ª MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARTE CINEMATOGRAFICA

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(In foto: Massimiliano Cividati, il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, Sergio Maifredi e Ruggiero Torre)

Teatro Pubblico Ligure porta a Venezia la storia, quasi sconosciuta in Italia, dei 120.000 uomini, donne e bambini che dai Gulag sovietici arrivarono a liberare Montecassino, Roma e Bologna, portando con sé la più grande compagnia teatrale itinerante della Seconda guerra mondiale.

Oggi, 11 settembre 2026, in anteprima europea assoluta, è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il terzo film di Sergio Maifredi nell’ambito del premio collaterale ufficiale “Cinema & Arts” ideato da Alessio Nardin. “Papaveri rossi” è stato proiettato nell’ambito del premio collaterale ufficiale “Cinema&Arts” alla presenza del Console Generale di Polonia Agnieszka Gloria Kaminska.

«Inseguo questa storia – dichiara il regista Sergio Maifredi – da quando, nel 2005, ho iniziato a lavorare in Polonia. È la storia della ricerca di libertà di un popolo prigioniero nei Gulag sovietici che, guidato dal generale Anders, riesce a raggiungere l’Italia con mezzi di fortuna. Diventano un esercito, ma prima ancora si riconoscono come popolo. La cultura per loro diventa l’arma più forte. Tra i militari ci sono grandi intellettuali e scrittori, che di quelle vicende saranno anche i narratori. Raccontare “Papaveri rossi” significa, per me, raccontare come un popolo prigioniero ritrova la propria libertà ricostruendo la propria cultura».

Lo spettacolo dei Mondiali di Calcio Femminile Under 20 in Polonia

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Iniziata lo scorso 5 settembre e con la finalissima in programma il 27 settembre 2026, la FIFA U-20 Women’s World Cup si sta disputando in Polonia, che è dunque teatro di una manifestazione calcistica di caratura mondiale. Il Campionato del Mondo di Calcio Femminile per la categoria Under 20 porta dunque nelle città di Łódź, Katowice, Sosnowiec e Bielsko-Biała lo spettacolo delle 24 rappresentative nazionali in lizza per il titolo mondiale, divise in sei gironi da quattro formazioni ciascuno, prima della successiva fase a eliminazione diretta. Una fase che, grazie a due vittorie nelle altrettante gare ad ora affrontate, sia Polonia (Gruppo A) sia Italia (Gruppo D) hanno già raggiunto, con un turno di anticipo. Ho avuto modo di assistere alla seconda sfida del girone di ciascuna delle due nazionali, con la Polonia vittoriosa sul Messico martedì 8 settembre a Katowice, e l’Italia l’indomani in quel di Łódź contro la Nuova Zelanda. Vediamo meglio insieme queste due partite e altro circa le nostre due nazionali ed il prestigioso torneo nel suo complesso.

La Polonia fa gli onori di casa ed è dunque di scena nel match inaugurale, domenica 5 settembre a Katowice, conquistando la vittoria per 3-0 sull’Argentina. Lunedì 6 è tempo invece dell’esordio per l’Italia, che dopo lo svantaggio iniziale riesce a rimontare gli Stati Uniti, imponendosi per 2 reti a 1. Il migliore avvio possibile per poter sognare di arrivare il più lontano possibile, nella manifestazione che vede come campione in carica la Corea del Nord, inserita nel raggruppamento E, e altre interessanti compagini. Arriviamo dunque alle due partite che mi sono potuto godere dagli spalti, anche se per la precisione dei fatti sono tre e “un po’”. Per le prime due giornate dei gironi le due partite del raggruppamento si disputano l’una alle 15 e l’altra alle 18, nel medesimo impianto. Ciò non accadrà nel terzo turno, a partire da domani, dove deve essere garantita la contemporaneità tra le gare dei singoli gironi, e dunque la Polonia per esempio sarà di scena a Bielsko-Biała alle 18 contro il Benin, mentre Argentina e Messico si giocheranno la qualificazione alla stessa ora a Katowice. Ma sempre due partite a impianto saranno, con il girone B che incrociandosi con l’A segue il medesimo concetto, giocando le due gare alle ore 15. Idem per gli altri quattro raggruppamenti.

Ecco spiegato allora quel “un po’”, ossia il quarto circa di gara finale ella sfida tra Benin e Argentina, match delle ore 15 che precedeva la sfida delle 18 tra Polonia e Messico. L’indomani a Łódź invece, con l’Italia in campo per prima alle 15, ho avuto modo di poter vedere per intero anche la successiva sfida tra Giappone e USA. Per la prima volta martedì 8 settembre dunque metto piede nello stadio del GKS Katowice, formazione gialloverde che aveva ben figurato nella scorsa Ekstraklasa da neopromossa: un altro impianto da aggiungere quindi alla mia nutrita lista di stadi polacchi visitati. L’Argentina chiude il match con un corposo bottino di 8 reti a zero, trascinata dalla forte attaccante dell’Internazionale Milano Annika Paz, autrice di una tripletta, la miglior medicina per mettersi alle spalle la sfortunata autorete nella gara d’esordio con la Polonia. 

Polonia-Messico, senza troppi giri di parole, è stata un’autentica sorpresa. Avevo buone aspettative, ma siamo andati ben oltre. Un livello altissimo, una gara interpretata con piglio offensivo da entrambe le formazioni al contempo ben organizzate nel momento di difendere, il tutto condito da gesti tecnici di spessore su ambo i fronti. Seguo da tempo immemore il calcio femminile, sia giovanile sia prime squadre, e ho avuto modo di vedere anche partite di prestigio; voglio citare ad esempio un paio di anni fa un caldissimo Beşiktaş-Galatasaray a Istanbul, una delle rivalità sportive più accese al mondo. La gara tra le giovani ragazze polacche e quelle messicane va però a prendersi con pieno merito la palma di gara di calcio femminile più bella mai vista in vita mia, grazie a un’intensità e a una pulizia di tecnica e interpretazione del gioco non sempre ravvisabili nel calcio in generale. Le messicane trovano subito il vantaggio grazie a una sfortunata autorete biancorossa, forse l’unico modo di battere il fortissimo estremo difensore Julia Wózniak, guardiana dei pali dello Sporting Lisbona, che risulterà decisiva in almeno tre circostanze nel corso del match. Il pareggio polacco con Oliwia Związek arriva pochi minuti dopo lo svantaggio, e da lì in poi sarà un continuo di occasioni da un lato e dall’altro. A risolvere la gara, il cui risultato più giusto e meritato per la qualità espressa sarebbe stato certamente un pareggio (voglio dedicar loro quantomeno la copertina di questo pezzo), è un rigore glaciale a un quarto d’ora dal termine del capitano Zuzanna Witek. A conquistarselo è la numero 15 Weronika Araśniewicz, a mani basse la giocatrice più talentuosa in campo, attaccante classe 2008 del Wolfsburg: gestione del pallone da veterana, coordinazione, velocità, dribbling fulmineo e visione di gioco, pur agendo sulla fascia, un pacchetto completo per una calciatrice con la stoffa del fenomeno, e tutti gli ingredienti in dote per potersi imporre come una delle figure emblema del movimento. Uno spettacolo calcistico per gli occhi. Un anno fa a giugno 2025, negli Europei Under 19 tenutisi sempre in Polonia, nella sfida contro l’Italia terminata 1-1, fu proprio lei a siglare la rete dell’iniziale vantaggio biancorosso, con una serpentina incredibile. Tanta curiosità su dove potrà arrivare questa Polonia, un gruppo assolutamente unito e che lavora sotto la guida di mister Marcin Kasprowicz da diverso tempo, con un blocco fedele che dunque ben si conosce in campo, e una buona amalgama risulta quanto mai fondamentale in una situazione simile.

Abbiamo citato l’Italia e dunque trasferiamoci a Łódź, dove ieri, mercoledì 9 settembre, ho potuto ammirare anche la partita delle azzurre, alle prese con la Nuova Zelanda. Lo stadio in questo caso è quello del ŁKS Łódź, una delle due principali formazioni della città assieme al Widzew, ma a differenza dei concittadini non milita ora in Ekstraklasa, bensì nella seconda serie. Alle 15 è dunque il turno di Pellegrino Cimò, la talentuosa numero 10 che pareggiò un anno prima il pocanzi gol ricordato di Araśniewicz, e compagne, per andare a prendersi la seconda vittoria. La gara offre un copione ben diverso da quella appena raccontata, soprattutto per un atteggiamento più difensivo delle oceaniche, abili a chiudersi e sfruttare le azioni di contropiede. L’Italia di mister Nicola Matteucci per tal ragione fatica a sfondare e crearsi occasioni nitide, ma questi riesce a sbrogliare la matassa con i cambi dalla panchina. Gli ingressi delle attaccanti classe 2007 Rosanna Ventriglia e Karen Appiah, in forza rispettivamente a Roma e Milan, risultano infatti decisivi grazie alla doppietta della prima e al grandissimo gol della seconda per chiudere i conti. Ventriglia sblocca la gara al 78’ con una precisa girata di destro all’altezza del dischetto, avventandosi su una palla vagante nell’area biancoverde. Cinque minuti dopo la numero 9 concede il bis, con un tocco sotto porta dopo la sgasata di Appiah dalla destra. La palla sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la riga di porta, per poi ritoccare il legno e uscire: dalla mia postazione in tribuna stampa in linea con quella porta ho visto subito come la sfera avesse nettamente varcato la linea, ma per far esplodere la gioia delle azzurrine è servito qualche secondo ulteriore prima della conferma della direttrice di gara. A un minuto dal novantesimo l’Italia mette la ciliegina sulla torta, con la spizzata della stessa Ventriglia (due gol e un assist dunque) a trovare Appiah che, dal limite dell’area, supera di prima intenzione Brooke Neary con un pregevole pallonetto. Primo gol in nazionale per la forte numero 11, così come (primi, poiché due) per la numero 9, all’esordio assoluto, visto che non aveva preso parte alla gara inaugurale. Ventriglia non è nuova ad esordi “col botto”, visto che con la Roma in Champions League nel dicembre 2024 segnò alla prima assoluta, contro proprio il Galatasaray che avevo sopra menzionato, e che avevo visto in Turchia appena un mese prima. Grande festa dunque per l’Italia in campo e sugli spalti, alla presenza anche di S.E. l’Ambasciatore d’Italia in Polonia Luca Franchetti Pardo, per la prima volta agli ottavi di finale della rassegna mondiale di categoria. 

Alle 18 il programma offre poi una sfida che non posso proprio perdermi, ed è quella tra due ex formazioni campioni del mondo come Giappone e Stati Uniti. Due stili di gioco abbastanza diversi, ma una cosa assolutamente in comune: il talento. Dopo qualche bella occasione sprecata su entrambi i fronti, la gara si sblocca in favore degli USA dopo la mezz’ora per via di un corner tagliato e colpo sotto porta ravvicinato. Dopo tante azioni frutto di una manovra metodica e veramente ordinata, la compagine asiatica trova la via del pari al quarto d’ora dal termine, approfittando di una sbavatura difensiva americana, salvo poi venir nuovamente sorpassata solo un minuto dopo. Ma all’84’ Konoha Nakamura decide di estrarre il coniglio dal cilindro, partendo dalla destra ed accentrandosi in area saltando due avversarie, lasciando poi partire un destro a giro dalla distanza imprendibile per Caroline Birkel. Stessa porta dei tre gol dell’Italia, ero praticamente in linea pur ben in alto, una visuale decisamente privilegiata per godersi un pezzo di bravura da stropicciarsi gli occhi.

In conclusione, che dire, sicuramente l’ennesima bella esperienza, per me e tantissime altre persone, in questo Paese che ancora una volta si riconferma teatro di eventi di spicco globale. Strepitoso anche il tifo al seguito di ogni nazionale, dalle famiglie delle giocatrici a normali supporters:  veramente chapeau a tutti quanti. E poi, come detto, il livello visto in campo è stato davvero alto. Tre gare (e un pezzetto) tutte molto diverse tra loro, ma con un già detto ingrediente come minimo comun denominatore: il talento. Tanto. Dopotutto, è un Mondiale. Dopo l’ultimo turno dei gironi in programma tra venerdì 11 e domenica 13 settembre, il quadro prevede gli ottavi di finale tra mercoledì 16 e giovedì 17, e dopo il venerdì di riposo il weekend ospiterà i quarti di finale. L’appuntamento per le due semifinali è fissato per mercoledì 23 settembre a Łódź (ore 15 e ore 18:30), mentre sabato 26 e domenica 27, alle ore 18, stessa location, sarà la volta della finale per il terzo posto e, nell’ultimissimo atto come da logica prassi, della finalissima.

 

Testo e Foto: Alberto Mangili

Gli epitaffi poetici e corrosivi di Roberto Polce

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“Che beffa, l’esistenza: / c’era sempre qualcosa / da fare con più urgenza / e tempo non ce n’era / mai abbastanza. E adesso /che avrei tempo da buttare, / non c’è più niente da fare.” Un pensiero lucido e beffardo corre lungo i versi dell’Epitaffio 7, uno dei frammenti funebri raccolti nel volume C’ero e non c’ero. Repertorio di epitaffi pronto uso di Roberto M. Polce, pubblicato da Infinito edizioni nel novembre del 2025. Sfogliando le pagine di questa originale opera, che mescola con humour poesia e ironia corrosiva, è facile lasciarsi prendere dall’atmosfera e dal sottile umorismo nero che pervade gli epitaffi, dalla fluida musicalità dei versi. Un gusto sottilmente macabro, che evoca riferimenti cinematografici quali la spettrale figura della Morte con la falce, venuta a prendere la vita del nobile cavaliere di ritorno dalle crociate ne “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman o le atmosfere gotiche di un regista visionario, Tim Burton, con i suoi film, sospesi tra oscurità e fiaba, in cui spesso il tema centrale è la dialettica tra vita e morte.  

Quelle che ascoltiamo sono solo voci, soffi impercettibili, lievi sussurri che fendono le nebbie, quasi improvvise folgorazioni. Le voci degli infelici che, forse, non sono riusciti a pareggiare i conti con l’universo e con se stessi quando erano in vita. E ora vagano nelle tenebre, come anime in pena, peregrinando tra ombre minacciose e paesaggi desolati, senza riuscire a trovare un sereno approdo. Forse l’inferno consiste proprio in questo, si chiede l’autore di questa opera elegiaca dai toni sferzanti, un “irrequieto vagabondo della scrittura” come si definisce Roberto M. Polce nelle note biografiche che accompagnano il testo, un inquieto e instancabile esploratore dell’animo umano che ha errato tutta la vita tra versi, racconti e romanzi, articoli e recensioni, guide turistiche e traduzioni di poesia e narrativa. 

Fot. Kamil Gozdan

“Da qualche tempo – confida Polce – vengono a farmi visita i morti. Non so come mai. Forse perché con l’avanzare dell’età mi avvicino sempre di più a quel sottile, impalpabile velo d’ombra che mi separa da loro.” O forse “perché ormai cresce di anno in anno il numero degli amici, parenti, conoscenti scomparsi e con essi quello che è stato il mio mondo si va lentamente, inesorabilmente eclissando verso il lato oscuro, inesplorato dell’esistenza…”. Chi scrive si lascia attraversare da questi messaggi provenienti dall’aldilà come fosse solo un dispositivo di trasmissione, un ambasciatore ignaro del contenuto della sua missiva, una sorta di “modem” capace di convertire i segnali digitali in segnali analogici percepibili dai nostri sensi. 

I morti sembrano provare un piacere particolare, a volte quasi infantile, nell’esprimersi in forme ritmate, nenie, filastrocche e ninnenanne. Impossibile non pensare all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e ai brani della raccolta Non al denaro non all’amore né al cielo di Fabrizio De Andrè, le suggestive ballate ispirate agli abitanti di una piccola cittadina che ora “dormono sulla collina”, nel cimitero di Spoon River.

Parlando del suo luogo natio, Valmontone, che Charles Dickens descrive nel suo diario di viaggio Pictures of Italy (1846) come “la tonda cittaduzza che sorge cinta di mura sulla montagna…”, Roberto M. Polce traccia un sottile fil rouge per la sua passione letteraria: nel Trecento quel borgo potrebbe aver dato i natali a Bartolomeo di Iacovo, autore, secondo alcuni, della trecentesca Cronica che racconta la Vita di Cola di Rienzo. Errabondo anche nella vita, Polce si è poi trasferito dal paese laziale a Milano, per approdare negli ultimi anni sulle rive del Baltico polacco, a Danzica, dove dal 2018 è docente di Lingua e Letteratura italiana presso l’Università. Un approdo sicuro, un luogo del cuore dove, “salvo colpi di scena”, avrebbe desiderio di stabilire la sua estrema dimora eterna.

Il linguaggio è un aspetto importante di questa raccolta: non sappiamo se sia costato molta fatica e lavoro di riscrittura all’autore, eppure, nel leggere gli epitaffi, le parole sembrano scorrere leggere come le vite dei protagonisti. I messaggi in genere si fanno strada al mattino nella mente ancora assonnata di Polce: singole parole, mezze frasi, a volte interi versi già pronti per essere trascritti. Prima che questi svaporino con la luce del giorno occorre annotarli, fissarli nel taccuino della memoria:  sono gli ultimi sussurri, il bagliore fugace di quel momento, alla fine dell’esistenza, quando ognuno vedrebbe riassunta come in una timelapse, l’intera propria vita su questa terra. 

Alla raccolta di versi si accompagna la novella “La Morta” di Guy de Maupassant, in cui Polce afferma di essersi imbattuto per caso mentre trascriveva gli epitaffi. Un uomo, distrutto per la morte della sua amata, visitando il cimitero scopre che i defunti si risvegliano per cancellare le menzogne incise sulle lapidi e ristabilire la “terribile verità” della loro vita. Un racconto che sembra confermare lo spirito che attraversa gli epitaffi funebri di Polce che gli sono stati dettati, e continuano tuttora a venirgli suggeriti, dalle anime dei trapassati. 

Le straordinarie illustrazioni, che fanno da corredo a questi piccoli ritratti ironici e corrosivi, sono opera degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Danzica, per iniziativa del professor Sławomir Witkowski, figura di rilievo nel panorama della grafica polacca. 

Tra le pieghe di queste composizioni si rintraccia inoltre tutta l’esperienza di vita e di lavoro di Roberto M. Polce, il suo percorso umano che lo ha portato oggi a parlare di morte. In maniera mordace e disincantata. O con la dolce malinconia dei versi dell’Epitaffio 1: “È stato molto bello, / ma alla fine ero stanco. / Voi andate pure avanti, / io vi aspetto qui”. 

Fot. Aleksandra Stolarczyk

 

Måneskin tornano insieme sul palco: la band sarà a Sanremo 2027

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Måneskin, Milano, 2023. Fot: Oktawia Burzak

Stefano De Martino inizia a svelare i primi dettagli sulla prossima edizione del Festival di Sanremo, che condurrà e di cui sarà anche direttore artistico. Una delle sue anticipazioni ha già suscitato grande interesse tra gli appassionati di musica italiana: tra gli ospiti speciali di Sanremo 2027 ci saranno i Måneskin.

A confermarlo è stato lo stesso De Martino in un’intervista a „TV Sorrisi e Canzoni”, la cui versione integrale sarà pubblicata il 1° settembre.

“Tra gli ospiti ci saranno i Måneskin”, ha rivelato il conduttore.

Per i fan della band si tratta di una notizia attesa da mesi. Sarà infatti la prima esibizione pubblica dell’intera formazione da quasi tre anni. L’ultima volta che Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio sono saliti insieme sul palco è stata a Parigi, nel 2024, al termine di una delle fasi più importanti della loro carriera.

È proprio a Sanremo, infatti, che tutto ha avuto inizio. Nel 2021 i Måneskin hanno vinto il Festival con „ZITTI E BUONI”, conquistando pochi mesi dopo anche il primo posto all’Eurovision Song Contest. Quel successo ha aperto loro le porte della scena internazionale e dei più importanti palcoscenici del mondo. Negli anni successivi la band ha portato la propria musica in giro per il mondo e ha pubblicato l’album „RUSH!”, seguito dalla versione estesa „RUSH! (ARE U COMING?)”.

Nel 2024 i Måneskin hanno annunciato una pausa e ciascun membro della band si è concentrato sui propri progetti. Damiano David ha intrapreso la carriera solista, pubblicando l’album „FUNNY little FEARS”, seguito dalla versione estesa „FUNNY little FEARS (DREAMS)”, e partendo per un tour mondiale. Thomas Raggi ha presentato il suo progetto solista „MASQUERADE”, Victoria De Angelis si è concentrata sulla carriera da DJ, mentre Ethan Torchio ha partecipato alla produzione delle musiche del film “Ogni pensiero vola”.

Durante la pausa non sono mancate le speculazioni sul futuro della band, comprese quelle su una possibile separazione. I musicisti, tuttavia, non hanno mai confermato ufficialmente queste ipotesi e il loro ritorno insieme è rimasto una delle domande più frequenti tra i fan. Ora, finalmente, sembra esserci una risposta.

Il 77° Festival della Canzone Italiana di Sanremo si terrà dal 16 al 20 febbraio 2027. Al momento non si conoscono ancora i dettagli dell’esibizione dei Måneskin, né se la band abbia in programma qualcosa di speciale per il pubblico. De Martino si è limitato a confermare la loro presenza tra gli ospiti della prossima edizione.

Per i dettagli bisognerà quindi aspettare ancora un po’. Una cosa, però, è già certa: il prossimo Sanremo offrirà al pubblico l’occasione di rivedere insieme sul palco tutti e quattro i membri dei Måneskin, dopo un periodo in cui ciascuno di loro si è dedicato ai propri progetti artistici. Per i fan della band, sarà senza dubbio uno dei momenti più attesi della prossima edizione.