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Addio a Giorgio Armani, icona del Made in Italy

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Giorgio Armani alla Mostra del Cinema di Venezia / fot. Gianfraco Tagliapietra

Sebastiano Giorgi ne parla con Walter Prati

 

Lo scorso 4 settembre ci ha lasciato Giorgio Armani, uno dei più influenti stilisti del XX e XXI secolo e simbolo di quel Made in Italy che a partire dai mitici anni Ottanta ha dettato i canoni della nuova eleganza informale urbana, quella di Richard Gere in American Gigolò, ma anche della donna manager che si impone in quel mondo del business fino ad allora dominato dall’uomo. Di questo iconico stilista, imprenditore e mecenate – partito come commesso alla Rinascente e che oggi lascia un impero di 2,3 miliardi di euro – ne parliamo con Walter Prati, titolare di GPoland, maggior importatore e distributore di moda italiana in Polonia, paese in cui rappresenta anche le linee Emporio Armani e Armani Exchange.

“Abbiamo perso non solo un simbolo della moda italiana ma anche un grande imprenditore attento al benessere dei dipendenti ed un mecenate verso l’arte e lo sport che seguiva con passione”, spiega Prati che poi ricorda la novità che ha caratterizzato il gusto Armani. “Ha rivoluzionato la moda con un approccio che enfatizzava l’eleganza discreta, la funzionalità e la fluidità dei tessuti. Per dirla in una frase: ha liberato il corpo dalle costrizioni dimostrando che se la taglia è giusta e il tessuto è di qualità non servono altri orpelli”.

Armani è stato indubbiamente uno dei principali protagonisti di quell’Italia anni Ottanta che ha spinto il Made in Italy all’apice della popolarità mondiale mentre la cosiddetta “Milano da bere”, positivista e ottimista, scalzava dal trono della moda Parigi e Londra.

“Un periodo magico nella moda con i colori e i tessuti Versace, le perfette creazioni dell’ingegner Ferrè, la genialità artistica di Moschino e la straordinaria sobria, coerenza, senza tempo dei capi Armani. Anni in cui l’Italia ha dettato i canoni non solo della moda ma del modo di vivere, così come Armani ha poi declinato il suo gusto nel design di Armani Casa, in Armani/Nobu, negli orologi, negli occhiali, nei profumi e perfino nello sport disegnando le divise olimpiche degli atleti italiani per le edizioni di Londra 2012, Rio de Janeiro 2016, Tokyo 2020 e Parigi 2024. Ma voglio aggiungere che ancor oggi l’Italia gioca un ruolo di primordine nel lusso, il famoso distretto della calzatura della Riviera del Brenta ha ancora il primato mondiale della qualità, così come la zona a sud di Firenze rappresenta ancora il vertice dei prodotti di pelletteria. Senza contare che tante Maison francesi hanno anche stilisti italiani e che soprattutto producono le loro linee lusso in Italia.”

Hai conosciuto Giorgio Armani?

“Sì in un modo assai buffo. Ero andato a trovare un amico che lavorava per Armani quando ancora avevano la sede a due passi da Piazza San Babila. Mentre ero con lui passa una persona che mi pare di conoscere tanto che gli chiedo come va e gli do una pacca sulla spalla mentre lui risponde gentilmente. Quando si allontana il mio amico mi dice ma sai chi è? Io lo guardo perplesso. Lui aggiunge: è Giorgio Armani! Poi in seguito ho avuto occasione di vederlo diverse volte a Saint Tropez quando correva seguito dal bodyguard. L’ultima volta che l’ho visto, molto affaticato, è stato alla sua sfilata del 2024”.

Da studente di medicina a commesso della Rinascente, da uomo copertina, sulla rivista Time, a stilista delle star di Hollywood, tra questi la Diane Keaton di “Io e Annie”, Jodie Foster alla premiazione per l’Oscar, Richard Gere, e poi i concept store in città come New York, Tokyo, Parigi, le collaborazioni con gli architetti del calibro di Tadao Ando e Massimiliano Fuksas, gli abiti da sposa per Nicole Kidman, Katie Holmes, Penélope Cruz e ancora una infinità di premi e riconoscimenti, Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Legione d’Onore Francese, e poi ricordiamo il Rodeo Drive Walk of Style Award a Beverly Hills, per il suo contributo al mondo della moda, dato alla presenza di celebrità come Sophia Loren, Jodie Foster, Michelle Pfeiffer, Steve Martin e Mira Sorvino. Ma Armani ha portato il suo tocco di classe in ogni aspetto della vita e delle sue passioni, investendo nel restauro di opere d’arte (le vetrate dell’Abbazia di Saint-Germain-des-Prés di Parigi) in iniziative culturali, tra cui la produzione dell’album Giorgio Armani presenta: Ennio Morricone – Musica per il Cinema, una compilation delle colonne sonore più celebri del compositore italiano, realizzato in collaborazione con la Filarmonica della Scala e il Coro Filarmonico della Scala senza dimenticare iniziative benefiche e di promozione della sostenibilità ambientale, fu tra i primi a non usare pellicce animali, e la sua passione per la squadra di pallacanestro Olimpia Milano, la più vincente d’Italia. 

Sophia Loren, Giorgio Armani / fot. Gianfranco Tagliapietra

“Era un genio a tutto tondo, capace di portare il suo gusto e l’attenzione al dettaglio in tutto quello che faceva, basta vedere a come lavorano e si vestono i suoi dipendenti. Un perfezionista il cui stile rimarrà nel tempo e che ha voluto prevedere con meticolosità anche il futuro dei suoi marchi dopo di lui che dovranno restare italiani ancora per un po’ di anni. Una cosa che voglio sottolineare è la sua generosità e attenzione verso chi era in difficoltà. Ho saputo, in via privata, di tanti gesti di supporto e beneficenza che fatto lontano dai riflettori, una cosa che mi ha commosso”.

Nell’impossibilità di racchiudere in un articolo la vita e quello che ha rappresentato Giorgio Armani non solo nella moda, scelgo di chiudere questa chiacchierata con Walter Prati ricordando che nel 2000 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dedicò una retrospettiva per celebrare i suoi 25 anni di carriera di Armani. La mostra, progettata dal regista teatrale Robert Wilson e curata da Germano Celant e Harold Koda, offrì un’esplorazione tematica dell’evoluzione e dell’impatto culturale di Armani, presentando oltre 400 oggetti tra abiti, schizzi originali, tracce audio e video. Successivamente, la retrospettiva divenne itinerante, facendo tappa in diverse città internazionali e concludendosi nel 2007 alla Triennale di Milano.

Walter Prati / fot. Filip Okopny

Andrea Camilleri, narratore della Sicilia

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Andrea Camilleri, fot. Marco Tambara (Creative Commons Attribution 3.0 Unported)

Scrivo questo testo per invitare a scoprire il mondo di Andrea Camilleri sia chi non ha mai avuto tra le mani un suo libro, sia chi conosce solo il commissario Montalbano. Ma anche coloro che alla parola “giallo” storcono subito il naso e per questo motivo evitano la sua opera. È un errore, perché Camilleri è molto di più di un autore di libri polizieschi. È uno scrittore capace di raccontare con la stessa verve la quotidianità siciliana e le ossessioni culinarie, come anche la grande storia, la politica o le passioni umane. I suoi libri sono – perdonatemi la banalità – uno specchio della vita: riflettono i giorni comuni e i momenti straordinari, ora con ironia, ora con umorismo, e altre volte con tenerezza e malinconia.

Camilleri scrittore. Sì, ma questo è solo uno, e il più spettacolare, capitolo della sua strada artistica. Fu anche regista, attore, docente. Curiosamente, divenne scrittore nel senso pieno del termine, uno scrittore famosissimo, molto tardi: solo dopo i settant’anni cominciò ad avere successi letterari. Vale la pena cogliere la molteplicità dei suoi volti e dei suoi ruoli. 

Andrea Camilleri è qualcuno che si può vedere come:

Creatore di un mondo straordinario: perché scriveva in un contesto tanto ricco e affascinante da sembrare a volte irreale. La sua letteratura nasceva dalla memoria e dall’esperienza della Sicilia, dalla sua lingua, cucina, costumi, ma anche dalla storia. Spesso tornava ai tempi dell’unità d’Italia, un momento burrascoso e ambiguo che aveva creato tanto l’identità dei siciliani quanto il loro senso di estraneità verso il nuovo Stato. Camilleri trasformava queste realtà in capolavori letterari al confine tra dialetto e italiano, storia e contemporaneità, quotidianità e grottesco. La sua prosa brillava di colori – gastronomia, ironia, umorismo e malinconia – come un mosaico inconfondibile.

Narratore di storie: come un vecchietto sulla piazza di Porto Empedocle che inizia con un aneddoto e finisce narrando vita e miracoli di tutto il paese.

Attento osservatore: perché, anche in tarda età, già cieco, sapeva commentare la realtà con straordinaria lucidità. Dettava nuovi libri intrecciandovi gli assurdi quotidiani, l’ironia e la tenerezza verso il mondo. Non parlava ex cathedra, piuttosto sedeva accanto al lettore, raccontandogli una storia come se lo conoscesse da sempre.

Per me è stato quello che mi ha fatto capire la Sicilia. Non ad amarla – perché quell’amore mi accompagnava da tempo – ma ad addomesticarne e comprenderne meglio la quotidianità esotica. Per spirito di contraddizione, sono felice di aver visto la parte dell’isola da lui descritta prima che nascesse la serie televisiva che rese celebre quella regione. Non conoscendo il futuro set cinematografico, mi godevo soltanto l’atmosfera dei luoghi e cercavo di collocarvi non solo i personaggi del commissario Montalbano, ma anche il farmacista Alfonso “Fofò” La Matina, Antonietta “Ntontò” Peluso de “La stagione della caccia”, o Michelino, tragico protagonista de “La presa di Macallè”.

A settembre 2025 celebriamo il centenario della nascita di Andrea Camilleri, un’ottima occasione per riflettere sulla sua opera (c’è stato anche un incontro all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia) e ricordare una figura che occupa un posto speciale nella letteratura italiana, e soprattutto siciliana. 

Mord und Pasta

Il termine “Mord und Pasta”, usato per la prima volta al festival del giallo di Monaco nel 2003, esprime perfettamente l’atmosfera della serie con il commissario Salvo Montalbano, un giallo intrecciato con la vita e la cucina siciliana. Camilleri inventò un protagonista che insegue assassini e truffatori, ma con la stessa passione va a caccia della migliore pasta, sardine o cozze, senza parlare del granchio che incontra durante le passeggiate, che tratta più come un piatto da gustare che come ascoltatore dei suoi monologhi. L’indagine non ha senso senza un buon pranzo, e il pranzo senza l’indagine non ha sapore. Proprio questa miscela – delitto e pasta, ironia e malinconia – rende i libri di Camilleri unici nel loro genere.

Camilleri scrisse ben 28 romanzi gialli con Montalbano. Non è necessario cominciare dal primo volume, ognuno è un’opera compiuta. Io consiglierei, per iniziare, i miei preferiti: La gita a Tindari, Il sorriso di Angelica, Le arance dell’ispettore Montalbano, La forma dell’acqua.

Tutti hanno in comune la figura del commissario, la galleria dei personaggi e l’atmosfera di Vigàta, città immaginaria ispirata a Porto Empedocle. Gli autori della serie TV risolsero il problema della topografia in modo geniale: “costruirono” Vigàta con più cittadine del sud-est della Sicilia – principalmente  Ragusa, Modica e Scicli – e collocarono la casa del commissario nella marina di Punta Secca. Oggi lì funziona la pensione “La casa di Montalbano”, dove ci si può sentire come il protagonista di questa serie.

Il mondo di Montalbano è fatto non solo di enigmi criminali, ma anche di figure piene di vita: Livia, la fidanzata genovese di lunga data, il leale Mimì Augello, il bonario Fazio, l’inestimabile Catarella, maestro di strafalcioni linguistici, il burbero dottor Pasquano e Enzo il proprietario della trattoria in cui il commissario celebra i suoi piatti preferiti.

Lasciamo Montalbano sulla terrazza della sua casa sul mare e torniamo indietro nel tempo.

Dal cacciatore al birraio

Andrea Camilleri, oltre al ciclo di Montalbano, e forse soprattutto (sono un grande fan proprio di questa parte della sua produzione), ha lasciato una ricca collezione di romanzi storici, nei quali con straordinaria libertà univa finzione letteraria a fatti e documenti.

Uno dei primi fu La stagione della caccia, pieno di ironia e grottesco, ambientato all’inizio dell’Ottocento nella, e come poteva essere diversamente, Vigàta. Arriva in città il giovane farmacista Fois, e con lui comincia una serie di misteriose morti. È un libro a cavallo tra giallo, romanzo d’avventura e commedia di costume, leggero, divertente e insieme apripista dell’intero filone storico camilleriano.

Su un tono simile si muove La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta, raccolta di otto racconti tra fine Ottocento e metà Novecento. Camilleri ritrae con umorismo e tenerezza la Sicilia provinciale, dai venditori di gelati, alle sedute spiritiche, alle lettere anonime che avvelenano la vita del paese.

Un altro esempio è Il nipote del Negus, romanzo-falso reportage che mescola documenti ufficiali, lettere, ritagli di giornale (lo stesso espediente che Camilleri userà ne La scomparsa di Patò) con una storia apparentemente assurda. Il tutto sembra frutto di pura fantasia. Non è così. Se l’autore dei documenti citati è un certo Camilleri, la vicenda in sé è vera e riguarda il principe Brhané Sillassié, nipote dell’imperatore Hailé Selassié I, che tra il 1929 e il 1932 frequentò la Regia Scuola Mineraria di Caltanissetta, conseguendo il diploma di perito minerario.

Un tono diverso lo offre Le pecore e il pastore, straordinario libro in cui l’autore attinge a eventi della Sicilia del 1945. La figura centrale è il vescovo Giovanni Battista Peruzzo, detto “il pastore”, che ebbe il coraggio di schierarsi dalla parte dei contadini poveri, diventando per questo bersaglio di un attentato. Mentre lotta per la vita dopo le ferite, dieci benedettine di Palma di Montechiaro compiono un sacrificio drammatico, muoiono di fame e di sete, credendo che la loro morte avrebbe salvato il vescovo. Camilleri, imbattutosi in questa storia per caso, la ricostruisce dando vita a un racconto toccante di fede, sacrificio e delle dure realtà della Sicilia del dopoguerra.

Uno dei libri più personali e amari resta La presa di Macallè, romanzo sulla guerra d’Abissinia vista con gli occhi di un bambino. Camilleri mostra come la propaganda fascista formava l’immaginario dei più giovani e come l’entusiasmo infantile si trasformasse presto in delusione e amarezza.

Macallè è uno dei miei romanzi storici preferiti di Camilleri, l’altro – immutabilmente da anni – è La rivoluzione della luna, ambientato più lontano nel tempo, nella Palermo del XVII secolo. È un racconto suggestivo di un potere femminile breve ma spettacolare. Camilleri, basandosi su un episodio realmente accaduto, disegna il ritratto di Eleonora di Mora, donna che per 27 giorni governò la Sicilia tentando di introdurre riforme giuste.

Ma Lei parla camillerese?

Uno dei più originali romanzi storici di Camilleri è Il birraio di Preston. Punto di partenza fu un fatto reale del 1874: la decisione del prefetto di Sicilia di mettere in scena in un teatro di provincia l’opera di Nicola de Giosa Il birraio di Preston. Camilleri lo trasformò in una farsa sugli assurdi della burocrazia del giovane Stato italiano.

Ma il suo esperimento più grande fu la lingua, l’autore non solo usa la caratteristica mescolanza di italiano e siciliano, ma introduce anche altri dialetti della penisola, creando un vero e proprio “teatro delle lingue” dell’Italia da poco unificata. Questo ci porta al suo segno distintivo: la lingua. Camilleri creò qualcosa di proprio, un ibrido che non era né italiano classico, né siciliano puro. È un idioma “camilleriano”, pieno di parole locali, ritmo e melodia del parlato, che i critici chiamano addirittura “il camillerese”.

Per i lettori non siciliani può risultare difficile, per i traduttori, lo so bene, inizialmente micidiale, ma nello stesso tempo conferisce ai testi (in originale) un sapore e un’autenticità irripetibili. La sua prosa suona come i racconti, le storie narrate in piazza, dove contano sia il significato delle parole sia il loro suono e la mimica del narratore.

Camilleri in Polonia

Andrea Camilleri è presente in Polonia da oltre due decenni. La sua strada verso il lettore polacco iniziò nel 2001, quando presso l’editore Noir sur Blanc uscì La forma dell’acqua, primo volume della serie con il commissario Montalbano. Da quel momento proprio Noir sur Blanc resta l’editore principale di Camilleri nel nostro Paese.

Come sottolineano Joanna Górecka e Jan Elbanowski della casa editrice: “Attualmente siamo l’unico editore polacco di Camilleri. In precedenza alcuni suoi libri sono usciti anche presso la gemella Wydawnictwo Literackie, fuori dalla serie di Montalbano, tra cui Il Tuttomio,  Le pecore e il pastore il Re di Girgenti. Rebis circa dieci anni fa pubblicò Donne. Ma oggi solo Noir sur Blanc pubblica con coerenza le sue opere.”

In totale sul mercato polacco sono già disponibili 39 titoli di Camilleri: 27 romanzi della serie Montalbano e 8 altri con Noir sur Blanc (tra cui i racconti La Regina di Pomerania, La Guerra private di Samuele e altre storie, e i romanzi Il birraio di Preston, La stagione della caccia, La scomparsa di Patò), 3 con Wydawnictwo Literackie e 1 con Rebis.

Le vendite dei libri di Camilleri – ammettono gli editori – sono buone, e il numero di lettori è probabilmente aumentato dopo la messa in onda su TVP della serie sulle avventure del commissario Montalbano. “Per noi il valore sta nel fatto che i gialli di Camilleri sono completamente diversi dalla maggior parte della letteratura di questo genere in Polonia, è al tempo stesso un grande vantaggio e una sfida promozionale. Negli anni siamo riusciti a costruire un gruppo fedele di lettori e continuiamo ad ampliarlo. Le tirature e le vendite crescono gradualmente”, dice Jan Elbanowski.

Un esempio interessante di passione locale è la libreria Orbita a Rybnik, che da anni promuove con successo le avventure del commissario Montalbano. Ambasciatrice fedele di Camilleri in Polonia è anche Anna Świtajska, cofondatrice della casa editrice e della libreria di Sopot Smak Słowa, che sottolinea come lo scrittore occupi da tempo un posto speciale nella sua vita.

Come dice Anna, ne divenne un’appassionata lettrice dalle prime opere e sempre attese con impazienza ogni nuovo volume, sia i gialli di Montalbano, sia i romanzi storici. “Mi sono imbattuta in Montalbano grazie a un amico, professore di psicologia, che adorava i gialli e mi consigliò Camilleri. Da allora ho letto tutto ciò che usciva, e poi aspettavo con ansia i nuovi volumi. Durante un viaggio in Sicilia visitai i luoghi legati a Montalbano e allora compresi pienamente la follia italiana per i suoi libri e la serie TV. Anch’io amo l’adattamento televisivo, lento, suggestivo, molto ‘montalbanesco’. Nello Smak Słowa incontro molti appassionati simili, lettori che ogni anno attendono un nuovo volume, alcuni guardano la serie, altri vanno in Sicilia in cerca della trattoria di Enzo.”

E poi?

I piani editoriali di Noir sur Blanc comprendono sia i prossimi volumi di Montalbano, fino alla conclusione della serie, sia libri fuori dal ciclo. Sono in preparazione tra gli altri Noli me tangere e Rivoluzione della luna.

Pirandello scriveva che ognuno di noi ha centomila facce. Camilleri ha mostrato che anche la Sicilia si può raccontare in centomila modi, una volta sul serio, un’altra non tanto, una volta attraverso la cucina, un’altra attraverso il delitto.

Camilleri, scrittore amatissimo, e, come diceva lui stesso, scelto democraticamente dai lettori, sarà sempre con noi, in persona, anche se non, come diceva il assistente Catarella, personalmente.

 

Maciej A. Brzozowski, italianista (laureato in Filologia Italiana all’Università di Varsavia), traduttore di letteratura, pubblicista (“Twój STYL”, “Pani”), autore dei libri “Gli italiani, la vita è teatro” (Muza), “Divine. Le italiane che hanno sedotto il mondo” e del più recente: “Uccelli del paradiso. Gli italiani che hanno conquistato il mondo” (entrambi pubblicati da Znak Horyzont).

Casa Polonia ai Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026

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Radosław Piesiewicz

Intervista a Radosław Piesiewicz, Presidente del Comitato Olimpico Polacco 

foto: Szymon Sikora/PKOl

 

Dal 6 al 22 febbraio 2026 Milano, capitale dell’innovazione italiana, e Cortina, perla delle Dolomiti, saranno i cuori pulsanti della XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Sarà la terza edizione olimpica invernale ospitata in Italia, dopo le edizioni di Cortina nel 1956 e Torino nel 2006, nonché la quarta assoluta includendovi quella estiva di Roma nel 1960. Sarà la prima edizione con ufficialmente due città ospitanti mentre le gare si svolgeranno anche a Rho (MI), Assago (MI), Bormio (SO), Livigno (SO), Predazzo (TN), Rasun-Anterselva (BZ), Tesero (TN). Olimpiadi invernali che saranno l’occasione per il Comitato Olimpico Polacco di realizzare una accogliente Casa Polonia destinata sia ad ospitare incontri tra atleti, tifosi e giornalisti polacchi, sia per far conoscere il Paese di Chopin al pubblico italiano e internazionale. Di questa bella iniziativa ne parliamo con il Presidente del Comitato Olimpico Polacco Radosław Piesiewicz.

“Nonostante ci sia una comprensibile preoccupazione tra i comitati olimpici per il fatto che le Olimpiadi si svolgano in sette luoghi distanti tra loro, contiamo sulla capacità degli organizzatori di gestire tutto con efficienza. Sono sicuro che le condizioni per atleti e allenatori saranno al massimo livello, l’Italia è ben preparata non è la prima volta che ospita i Giochi Olimpici Invernali. Come Comitato Olimpico Polacco, abbiamo già un piano per la gestione gli atleti e per lo staff che sarà impegnato. Intanto nel prepararci all’evento voglio sottolineare che incontriamo molta cordialità da parte degli italiani, in particolare a Cortina. Per noi è importante contare su questo supporto perché per la seconda volta nella storia, e per la prima durante i Giochi Invernali, organizzeremo un Casa Polonia durante i Giochi. Casa Polonia sarà un’occasione per mostrare la tipica ospitalità polacca e i sapori del nostro paese. Casa Polonia sarà presente nei diversi luoghi in cui i nostri atleti gareggeranno, affinché possano sentirsi supportati. Questa iniziativa è dedicata non solo ai nostri atleti ma anche ai tifosi polacchi, italiani e di tutto il mondo che a Casa Polonia troveranno, come durante i Giochi Olimpici di Parigi, una cosiddetta mix zone in cui tifosi, giornalisti, anche a quelli senza accredito, potranno incontrare i nostri atleti e sedersi a parlare delle gare davanti a un caffè o a un bicchiere di vino”.

Casa Polonia sarà un’occasione per fare promozione turistica del Paese?

“Non nascondo che vogliamo incoraggiare gli italiani a visitare la Polonia perché è un paese bellissimo. Abbiamo molto di cui essere orgogliosi: tanta natura, numerose bellezze architettoniche ed una storia ricchissima. E poi vogliamo incuriosire gli italiani a provare i sapori della nostra cucina e anche, lasciatemelo dire, dei nostri vini che seppur non siano al livello di quelli italiani, stanno diventando un prodotto di qualità”.

Intanto i polacchi da anni ogni inverno invadono gioiosamente le Dolomiti.

“I polacchi quando vanno a sciare all’estero scelgono l’Italia. Oltre alle ottime infrastrutture per lo sci l’Italia offre qualcosa che non si può comprare a nessun prezzo: il sole! Le montagne italiane sono poi apprezzate perché la stagione dello sci non finisce a gennaio o febbraio ma ad aprile. Anch’io amo sciare, i miei primi sci li ho ricevuti in regalo alla comunione. Da polacco devo comunque ammettere che riguardo gli sport invernali abbiamo ancora tanto da imparare e in Polonia non abbiamo le alte vette italiane”.

Che attese ci sono verso gli atleti polacchi?

“Innanzitutto mi piace ricordare che la prima delle 23 medaglie olimpiche invernali vinte dalla Polonia è stata ottenuta a Cortina nel 1956 da Franciszek Gąsienica Groń, quindi abbiamo un motivo in più per festeggiare la nostra presenza in questa meravigliosa località proprio come successo alle ultime Olimpiadi di Parigi dove abbiamo celebrato il centenario della prima medaglia olimpica per la Polonia. Per quanto riguarda l’attesa per i nostri sportivi io ho molta fiducia, sono una persona ottimista che ama sognare in grande e poi un presidente del Comitato Olimpico Polacco deve credere nei propri atleti. Detto questo ammetto che non sarà facile vincere medaglie, perché il Ministero dello Sport e del Turismo non ha finanziato in tempo le federazioni. In ogni caso credo che faremo una bella figura nel pattinaggio di velocità, nel biathlon, nel pattinaggio artistico, nello snowboard e nello short-track”.

Justyna Kowalczyk
Kamil Stoch

Non possiamo evitare di parlare dei brutti anni che stiamo vivendo e riflettere come ai tempi degli antichi greci in occasione dei Giochi c’era la “Ekecheiria” (776 a.C.) ovvero “la tregua sacra” proclamata per permettere a tutti di viaggiare in sicurezza per partecipare o assistere ai giochi, mettendo fine alle guerre almeno durante le Olimpiadi. In cuor suo cosa si augura?

“Sogno che tutti i conflitti nel mondo cessino, ma bisogna essere realisti, non sarà possibile, perché i soldi governano il mondo e le guerre portano ad alcuni grande arricchimento. Oggi viviamo guerre combattute come quella tra Russia e Ucraina, o tra Israele e Palestina e guerre ibride come quella che stiamo vivendo al confine orientale dell’Unione Europea. Ad andarne di mezzo sono soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Io personalmente non prenderei decisioni affrettate sull’esclusione di una nazione dai Giochi, perché così si rischia di punire atleti che non hanno alcuna responsabilità o influenza sul governo del loro Paese. Magari desiderano un cambiamento nel loro Paese ma hanno paura. È facile dire che si può protestare, noi polacchi sappiamo quanto costa: quante persone sono morte durante l’insurrezione di Varsavia o nelle altre nostre rivolte? Era necessario? Forse sì perché oggi viviamo in un paese libero. Ma sento il dolore per le vite che sono sacrificate per questa indipendenza, per questa libertà”.

Trieste Coffee Experts 2025

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Trieste Coffee Experts 2025: il futuro del caffè al centro della scena al Savoia Excelsior Palace di Trieste

Focus su Intelligenza Artificiale, Sostenibilità, Made in Italy e sul nuovo prezzo di una tazza di caffè

Si è conclusa a Trieste l’ottava edizione di Trieste Coffee Experts – “Coffee Megatrends”, il summit B2B organizzato da Bazzara, che ha riunito al Savoia Excelsior Palace i principali protagonisti della filiera italiana del caffè. Più di una conferenza, l’evento ha rappresentato un forum strategico condiviso in quello che molti definiscono una “tempesta perfetta” per il settore: volatilità dei mercati, nuove normative, trasformazione digitale e riposizionamento del Made in Italy. In due giorni di dibattiti – trasmessi in italiano e inglese e moderati dall’Event Director Andrea Bazzara – produttori, torrefattori, associazioni e istituzioni hanno affrontato le sfide più urgenti dell’industria. Riservato ai professionisti e certificato come Neutral Event, il summit ha ribadito il ruolo di Trieste come Città del Caffè e hub fondamentale per il dialogo sul caffè come motore culturale ed economico.

Ad aprire il summit è stato Franco Bazzara (Bazzara Caffè), che ha sottolineato la forte crescita dell’evento: pubblico raddoppiato rispetto all’edizione precedente, più partner e spettatori collegati da oltre 23 Paesi. Ha ringraziato i sostenitori e accolto Cuba come Paese focus del 2025, evidenziando come i nuovi Stati Generali del Caffè e il Roasters Think Tank contribuiranno a rafforzare la coesione della filiera in una fase di profondo cambiamento.

La prima giornata, intitolata “Beans of Change”, si è aperta con riflessioni sull’intelligenza artificiale e sull’industria del futuro. Padre Paolo Benanti ha introdotto il concetto di “Algoretica”, richiamando a una governance degli algoritmi centrata sull’uomo. Paolo Andrigo (Accenture Song) ha spiegato come la GenAI stia trasformando i processi commerciali, mentre Cristian Sartori (Siemens) ha delineato l’Industria 5.0 e i benefici dell’integrazione di “cervelli artificiali” nella produzione. Un Flash Talk di Anna Garneri (Matchplat) ha evidenziato il valore dei micro-dati per il decision-making strategico.

La sostenibilità è stata al centro della sessione pomeridiana. L’Ambasciatrice di Cuba, Mirta Granda Averhoff, ha presentato i notevoli progressi dell’isola in materia di riforestazione, mentre Michele Curto (BioCubaCafé / Fondazione Lavazza) ha illustrato il progetto di tracciabilità basato sulla blockchain. Claudia Carroccia (Olam Italia) ha sottolineato come la sostenibilità sia ormai un requisito di accesso al mercato, mentre Sara Corallo (HostMilano) ha collegato questi temi ai nuovi trend di consumo emergenti nelle principali fiere internazionali. Innovazione e responsabilità si sono nuovamente incontrate con gli interventi di Enrico Metti (Brita) sulla gestione dell’acqua, Andrea Gilli (IMA Petroncini) sui macchinari di torrefazione guidati dall’AI, Marco Schiavon (Caffè Borbone) sui sistemi monodose compostabili e Andrea Cometa (Apulia Software) sull’integrazione digitale come “sistema nervoso” delle moderne torrefazioni.

Il debutto degli Stati Generali del Caffè ha riunito le principali associazioni di settore italiane per discutere di costi, dinamiche di mercato, evoluzione dell’espresso e di un nuovo patto per la crescita sostenibile. Tra i partecipanti: Francesca De Feo (Comitato Italiano Caffè – Unione Italiana Food), Massimiliano Fabian (European Coffee Federation), Paolo Ghidotti (European Vending & Coffee Service Association), Omar Zidarich (Gruppo Italiano Torrefattori Caffè), Alessandro Borea (Istituto Espresso Italiano), Giorgio Caballini (Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale), Arianna Mingardi (Trieste Coffee Association), Roberto Nocera (UCIMAC), Eleonora Pirovano (IWCA – Women in Coffee Italy), Alberto Polojac (SCA Italia) e Petra Zambelli (Fairtrade Italia).

La seconda giornata, intitolata “Italian Coffee Excellence”, si è concentrata su identità, mercati e storytelling. Domenico Sturabotti (Fondazione Symbola) ha rilanciato il concetto che “la coesione è competizione”, mostrando come le imprese che investono in relazioni, innovazione e sostenibilità ottengano performance superiori alla media: un messaggio chiave per il settore del caffè. Maurizio Giuli (Simonelli Group) ha sottolineato la necessità di nuovi modelli di business in un mercato globale maturo, mentre Mario Rubino (Kimbo) ha spiegato come l’azienda abbia trasformato il proprio heritage napoletano in una narrazione internazionale contemporanea. Un Flash Talk di Laura Tentoni (Sigep) ha collegato questi temi al consumo fuori casa e ai suoi crescenti legami con pasticceria e gelateria.

Il dibattito si è poi spostato su trasparenza e artigianalità. Rudi Albert (Alkaff) ha illustrato l’impatto del nuovo Regolamento UE sulla deforestazione sulle importazioni di caffè verde; Alessandro Garbin (IMF) ha messo in evidenza l’“intelligenza artigiana”, dove il sapere umano incontra la tecnologia avanzata; Michele Cannone (Lavazza Group) ha descritto il “nuovo normale” post-pandemia, caratterizzato da consumi più premium e orientati all’esperienza; mentre Alessandro Chelli (Trusty) ha mostrato come certificazioni e dati possano supportare in modo concreto le dichiarazioni di sostenibilità.

Il summit si è concluso con il lancio del Roasters Think Tank, che ha riunito nove torrefattori italiani — Franco Bazzara (Bazzara), Alessandro Borea (La Genovese), Michele Cannone (Lavazza Group), Arianna Mingardi (Amigos Caffè), Andrea Antonelli (Andrea Antonelli Roastery), Arturo Morettino (Morettino), Antonio Quarta (Quarta Caffè), Massimiliano Scala (Kimbo) e Stefania Trombetta (Caffè Trombetta) — per discutere di pricing, valore percepito, formazione e di una rinnovata visione del Made in Italy.

Come da tradizione, il primo giorno è stato assegnato il Coffee Personality Award. Il riconoscimento di quest’anno è andato a Michele Cannone (Lavazza Group), premiato per aver saputo coniugare marketing internazionale, sostenibilità e valorizzazione dell’identità del caffè italiano. Nelle conclusioni, Andrea Bazzara ha sottolineato come il summit abbia ancora una volta dimostrato di essere un luogo in cui il settore non solo si incontra, ma progetta collettivamente il futuro del caffè. Gli spunti emersi confluiranno in un White Paper dedicato alla promozione della cultura del caffè di qualità. Ha infine ringraziato partner, relatori, media, partecipanti, il Savoia Excelsior Palace e tutto il team Bazzara per aver reso possibile l’ottava edizione dell’evento.

Passaggio di testimone in Gazzetta Italia

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Franco Aprile, Walter Prati

Luca Franchetti Pardo, Ambasciatore d’Italia in Polonia, intervenendo alla scorsa edizione del Premio Gazzetta Italia (26.02.25) disse: “Dopo 15 anni Gazzetta Italia ha raggiunto un livello che, per essere una rivista bilingue, non soltanto è elevatissimo ma, a mia conoscenza, non penso che molti altri Paesi e molte altre ambasciate possono avvalersi di uno strumento di questo tipo”.

Queste poche, graditissime, parole sono la miglior sintesi del percorso fatto da Gazzetta dal giugno 2010 ad oggi. Una piccola storia aziendale, che comprende anche il notiziario quotidiano Polonia Oggi, fatta di passione e ostinato impegno che ha trasformato l’idea di creare un media italo-polacco in una rivista che ha saputo affermarsi e distinguersi nell’odierna Babele comunicativa, costruendosi un seguito di lettori in costante espansione. Una crescita resa possibile dal supporto delle aziende che credono in noi, degli autori con cui collaboriamo e delle istituzioni che ci sono vicine. Una svolta decisiva in questo percorso l’ha data Giorgio Pezzolato, imprenditore italiano che, dopo aver ottenuto grandi successi nel settore alimentare, nel gennaio 2017 è entrato in Gazzetta rafforzando le fondamenta societarie e consentendoci di lavorare con serenità. Lo dico francamente: senza il suo apporto non saremmo quella rivista di cui parla l’Ambasciatore. 

La storia di Comunicazione Polska (società editrice di Gazzetta Italia e Polonia Oggi) si arricchisce ora di un nuovo capitolo con un passaggio di testimone tra amici. A Giorgio Pezzolato subentrano due imprenditori che hanno visto in Gazzetta uno strumento cruciale per il sistema Italia in Polonia, oltreché un consolidato patrimonio di relazioni italo-polacche: Walter Prati, titolare di GPoland, indiscusso leader nell’importazione della moda italiana in Polonia, un imprenditore di grandi visioni ed esperienza, ben noto in Italia e in Polonia, e Franco Aprile, apprezzato imprenditore e manager, impegnato in Polonia da oltre un decennio, con alle spalle numerosi ruoli istituzionali e tra l’altro importanti esperienze nei media, televisione e carta stampata, che saranno sicuramente utili nello sviluppo del progetto Gazzetta Italia. 

Io, nella veste di direttore, nel ringraziare ancora Giorgio accolgo con grande entusiasmo la guida di Walter e Franco persone che stimo e che sono certo daranno alla redazione il miglior indirizzo per raggiungere nuovi obiettivi.

Giorgio Pezzolato

Gazzetta Italia 114 (dicembre 2025 – gennaio 2026)

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Il 2026 è l’anno di San Francesco! Ricorrono infatti gli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi. E allora quale migliore modo di celebrarlo che immaginarlo, visionariamente, approdare oggi, in questa nostra inquieta contemporaneità, portando una ventata di energia positiva? Questo il messaggio della nostra copertina ulteriormente esplicitato dallo splendido testo di Stefano Redaelli, uno dei due articoli che i lettori di Gazzetta possono anche ascoltare scansionando il qrcode.  

Nella nuova Gazzetta trovate poi suggerimenti di vacanze con un focus su 4 regioni italiane: Calabria, Emilia-Romagna, Friuli e Sardegna, e poi ancora il cinema con il film italiano “Un mondo a parte” uscito in questi giorni nei cinema polacchi.  

Tanti ancora i testi interessanti tra cui quelli su: gli angoli italiani a Breslavia, la Commedia dell’Arte tra Italia, Polonia e Francia, l’intervista al Prof. Ceccarelli sull’antologia polacco-italiana di Szymborska, l’intervista a Vincenzo Latronico, la recensione del romanzo di Chiara Valerio, tutto questo e molto altro con naturalmente anche le consuete rubriche di cucina, motori, fumetti e salute.  

Non vi resta che recuperare al più presto la vostra copia negli Empik o sul sito www.gazzettaitalia.pl. 

Buona lettura e Buon Natale! 

HORECA® 2025: Il Trionfo del Gusto Italiano con Fattorie del Duca a Cracovia

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FOTO: MARCIN KAŹMIERUK FOTOGRAFIA

 

Cracovia, 7 novembre 2025EXPO Kraków Hall. Si è concluso uno degli eventi di settore più importanti in Europa: la Fiera Internazionale HORECA® e la 22a Fiera Internazionale del Vino ENOEXPO®.

Dal 5 al 7 novembre, tra i 232 espositori e gli oltre 10 mila visitatori, il cuore della passione e del gusto italiano ha battuto presso lo stand di Fattorie del Duca Food&Prosecco. L’azienda, che dal 2012 importa con orgoglio sul mercato polacco le migliori specialità della Penisola, ha celebrato la tredicesima edizione del suo appuntamento annuale a Cracovia. Ancora una volta, la fiera si è rivelata un grande successo e un trionfo del sapore artigianale.

Fattorie del Duca è un distributore e importatore di prodotti alimentari italiani con sede a Cracovia, attivo dal 2012 nel settore della gastronomia polacca. L’azienda è definita “artigiana del gusto” (rzemieślnicy smaku) perché contribuisce alla creazione di piatti dal vero carattere italiano, introducendo sul mercato polacco specialità selezionate come salumi, formaggi e vini.

La missione chiave di Fattorie del Duca è la collaborazione con i professionisti del settore – ristoranti, pizzerie, gastronomie e enoteche – fornendo loro prodotti provenienti da produttori italiani locali. L’obiettivo è supportare coloro che puntano sulla massima qualità e sull’autentico gusto italiano.

La tredicesima partecipazione di Fattorie del Duca alla fiera è un appuntamento fisso nel calendario, organizzato ogni anno a Cracovia. Come confermato dai rappresentanti dell’azienda, l’edizione appena conclusa ha riscosso un enorme interesse ed è stata un grande successo, portando una significativa soddisfazione ai clienti. Un’attrazione indiscussa dello stand sono stati gli show di Live Cooking, che hanno permesso di degustare i prodotti in diretta e scoprirne l’utilizzo.

Ospiti Speciali e Partner Culinari

L’evento di quest’anno, conclusosi con successo, è stato impreziosito dalla presenza di importanti ospiti e partner:

  • Cristina Catese – SPECIAL GUEST. Presidente della Federazione Italiana Cuochi in Polonia (FIC Polonia), stimata chef e consulente. Quotidianamente conduce workshop, formazioni e partecipa a programmi televisivi (tra cui Pytanie na Śniadanie TVP). Autrice del libro Italia Amore Mio, è esperta e ambasciatrice dei prodotti italiani, collaborando costantemente con l’Ambasciata Italiana e l’Italian Trade Agency. La sua presenza è stata garanzia di autentica conoscenza e passione.
  • Łukasz Hrabia – Maestro Pizzaiolo. Brand Ambassador e Tecnico Polselli in Polonia. Uno dei pizzaioli più titolati del Paese e istruttore presso l’Accademia Polselli. In qualità di esperto di farine Polselli (distribuite da Fattorie del Duca), Łukasz Hrabia ha dimostrato l’arte della pizza perfetta.

Inoltre, lo stand è stato animato dalla presenza di fornitori artigianali italiani di primaria importanza.I visitatori hanno avuto l’opportunità di incontrare personalmente i produttori che, giorno dopo giorno, creano l’eccellenza assoluta: da Martino di Latteria Perenzin, specialista in formaggi pluripremiati, a Dario di Valcolatte, che ha svelato i segreti della mozzarella fresca, fino ai rappresentanti dello storico marchio di salumi Cavalier Umberto Boschi, che coltiva una tradizione ultracentenaria.I sapori italiani sono stati completati da Marco di Palazzo Tronconi, che ha presentato la filosofia e i gusti unici dei vini biodinamici. Questa presenza diretta di artigiani ha sottolineato la missione di Fattorie del Duca: offrire prodotti dalla garantita e autentica provenienza locale.

Il successo di questa edizione è un grande stimolo per il futuro. Fattorie del Duca ringrazia tutti per la numerosa partecipazione e invita fin da ora a prossimi eventi e seguirli sui loro social media.

www.delduca.pl

La Sinfonia dei Colori: Evento Artistico dell’Anno a Roma

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Dal 7 al 19 novembre 2025, si è tenuta nel prestigioso Palazzo Valentini, sede della Citta metropolitana di Roma Capitale, la mostra “La Sinfonia dei Colori” della pittrice Halina Skroban. L’evento ha celebrato i 25 anni di attività artistica della pittrice e ha offerto un’opportunità unica per gli amanti dell’arte.

La mostra è iniziata con un vernissage in cui è stata presentata una selezione di opere che costituiscono una sintesi del percorso artistico di Halina Skroban. I visitatori hanno potuto ammirare un’ampia gamma di dipinti che esplorano lo stile e la tecnica individuali dell’artista.

“La Sinfonia dei Colori” è stato un evento da non perdere. La mostra è stata accompagnata da incontri particolarmente cari alla pittrice e Palazzo Valentini, con la sua storia e la sua architettura, è stata la sede ideale. I visitatori hanno potuto ammirare le opere d’arte in una cornice unica e suggestiva che ne ha esaltato la bellezza e la creatività.

Halina Skroban, rafforzando la sua presenza sulla scena artistica romana, ha lasciato spazio a una serie di conferenze durante la mostra. In questo contesto spicca un evento latterario unico, dedicato all’opera della poetessa Maria Pawlikowska-Jasnorzewska, una delle poetesse più delicate e allo stesso tempo più coraggiose del XX° secolo.

Il 2025, è stato proclamato dal Senato della Repubblica di Polonia l’anno della poetessa, questa designazione commemora l’ottantesimo anniversario della sua scomparsa avvenuta il 09 luglio 1945.

L’arte si è sposata perfettamente con la sensibilità lirica di Lilka. L’incontro si è svolto nell’atmosfera unica della mostra commemorativa e il patrocinio dell’evento è stato conferito dall’Accademia polacca delle scienze di Roma, presieduta da Agnieszka Stefaniak-Hryćko. Tra conversazioni vivaci e riflessive con la professoressa Tatiana Czerska e il professor Piotr Krupiński dell’Istituto di Letteratura e Nuovi Media dell’Università di Stettino, nonché con la traduttrice italiana di Pawlikowska, Sara Quondamatteo, i partecipanti alla conferenza hanno riscoperto la bellezza della sua poesia e la sua influenza sulla cultura polacca.

La conferenza è stata accompagnata dal dipinto “Non ti ho visto già da un mese”, dipinto dalla festeggiata appositamente per l’anno del poeta.

Il ciclo di conferenze si è concluso con un incontro molto interessante dedicato alla famiglia reale Sobieski, che ha avuto un impatto significativo sulla vita culturale romana.

L’artista esplora da tempo il tema della pittura sulla famiglia reale. Nel febbraio 2020 è stato realizzato un dipinto intitolato “Jan III Sobieski” della serie “Sulle orme delle capitali polacche”. Successivamente, nel 2022, sono stati realizzati il ​​dipinto “Concerto per la regina Maria Kazimiera Sobieska” e il progetto “La regina a Roma”.

La relatrice, storico dell’arte, dott.ssa Sofia Laurenti dottoranda dell’Università di Roma “Tor Vergata”, ha immerso i partecipanti nell’epoca della regina Maria Casimira e della famiglia Sobieski.

Si è sviluppata interessante discussione con il pubblico sul tema di stato attuale di arte contemporanea in italia e nel mondo.

“Nella sua pittura, satura di colori evocativi, Halina combina abilmente “atmosfere” polacco-italiane; intreccia impressioni italiane o, usando il colore, seleziona frammenti dalla letteratura o dalla storia locale e crea narrazioni “fiabesche”” – un estratto dall’introduzione al catalogo della mostra scritto dalla professoressa Izabela Winiewicz-Cybulska della Scuola Statale Superiore di Belle Arti di Zamość. Fu sotto l’occhio vigile della professoressa Halina Skroban che mosse i suoi primi passi verso l’arte. Dopo il diploma di scuola superiore, l’artista inizia a studiare all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove, sotto l’influenza del professor Sandro Trotti, modifica radicalmente lo stile elaborato al liceo. La professoressa, storica dell’arte, è venuta appositamente a Roma dalla sua amata Zamość per partecipare all’anniversario della sua studentessa.

Nell’ambito delle celebrazioni Giorno dell’Indipendenza della Polonia, l’11 novembre è stata organizzata una cerimonia presieduta da Aleksander Nowak, presidente dell’Associazione “Polonia nel Cuore” e presidente del Club Gazeta Polska di Roma. Padre Józef Kazimierz Ślazyk, poeta e cantante, ha recitato le poesie di Giovanni Paolo II. La cerimonia è stata un’occasione per riflettere sulla storia e sulla cultura polacca, nonché per rafforzare i legami tra Polonia e Italia. La gioia di incontrarsi e celebrare l’indipendenza della Polonia è stata immensa. La musica e i canti polacchi eseguiti dal gruppo folk Czerwone Maki hanno risuonato nel cuore della Città Eterna, grazie all’ospitalità della Capitale Metropolitana di Roma e della Prefettura di Roma.

Un ringraziamento profondo va alle autorità della Città Metropolitana di Roma, che hanno espresso parole di grande apprezzamento per la qualità del lavoro svolto e per il valore culturale dell’iniziativa. La loro presenza e i loro complimenti sono stati un riconoscimento prezioso. La mostra è stata inaugurata ufficialmente dal Segretario dell’Assemblea Capitolina, Consigliere del Comune di Roma, Onorevole Fabrizio Santori.

Un ringraziamento speciale va all’On. Antonio Giammusso che ha creduto nel progetto.

Inoltre, la pittrice esprime un ringraziamento particolare all’Istruttore Amministrativo Angelo Perrotta della segretaria politica dell’onorevole Santori, per la disponibilità e il prezioso sostegno offerto alla realizzazione dell’evento.

Insieme ad Aleksander Nowak, l’evento è stato presentato da Catia Acquesta, giornalista, scrittrice, pittrice italiana e presidente dell’Associazione per la tutela delle vittime di violenza “Alleati con te”.

All’inaugurazione erano presenti Urszula Stefańska Andreini, Presidente dell’Associazione dei Polacchi in Italia.

Urszula Rzepczak, uno dei volti più noti della televisione polacca, giornalista e corrispondente televisiva di grande esperienza, che ha lavorato per molti anni in Italia e in Vaticano. La creatrice del canale YouTube Meridiana Media (Urszula Rzepczak)- patrono mediatico dell’evento.

A questo momento indimenticabile hanno partecipato la famiglia e gli amici dell’artista, oltre a momenti toccanti con i figli della festeggiata: Aurora e Leonardo Agnello.

Halina Skroban, pur lottando per l’indipendenza artistica, trova comunque il modo di sviluppare il suo talento e di rimanere fedele alla sua arte. Le visioni create dal cuore, senza timore dei canoni pittorici tradizionali, raggiungono le persone e le emozionano. Chagal ebbe visioni simili. Anche l’italiano Ligabue e il polacco Nikifor crearono a loro piacimento e divennero dei classici di valore.

C’è un grande talento in lei, supportato da grande diligenza.

L’evento si è svolto sotto il patrocinio onorario della Città metropolitana di Roma Capitale.

Altri patrocini sono; Accademia Polacca delle Scienze di Roma, Istituto Polacco di Roma, Scuola Superiore Statale di Belle Arti di Zamość, Circolo Giornalistico Polacco di Roma, Associazione “Alleati con te”, Associazione “Parasol Roztocza” di Tomaszów Lubelski -sponsor del catalogo.

Patrocinio mediatico: MeridianaMedia (Urszula Rzepczak)

Oggetti promozionali personalizzati sono stati forniti da Società The Best Promotion Srls, un’azienda con sede a Carpi, che opera a livello internazionale nel settore della promozione (PTO)

 

Foto: Delfino Enrico Fontana, Piotr Kolendowski, Jan Rzepka

Testo: Anna Dorota Pruchnicka

Buy Italy Tourism Roadshow 2025

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Il settore turistico italiano sta crescendo con grande dinamismo e il Buy Italy Tourism Roadshow 2025 non ha fatto che confermarlo. L’evento, organizzato dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia (CCIIP) sotto il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia, si è svolto in tre città chiave: Cracovia, Poznań e Varsavia, attirando rappresentanti del settore, tour operator e amministrazioni regionali italiane. Culmine dell’intero ciclo è stata la conferenza stampa a Varsavia durante la quale oltre 30 redazioni hanno partecipato alla presentazione di quattro regioni molto diverse tra loro: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Sardegna.

La conferenza, moderata da Sebastiano Giorgi, caporedattore di Gazzetta Italia, ha mostrato in tutta la sua portata quanto forte e promettente sia oggi l’Italia come destinazione sul mercato turistico polacco. Le compagnie aeree parlano apertamente di record e piani di sviluppo: LOT apre nuovi collegamenti per Roma e Bologna, Ryanair amplia l’offerta con ulteriori aeroporti italiani e l’aeroporto di Varsavia/Modlin prevede una crescita del traffico nel 2025 e nel 2026. Particolarmente significativo è il fatto che l’Italia si trova tra le destinazioni in più rapida crescita nella rete europea dei vettori, non solo in stagione, ma durante tutto l’anno.

L’Emilia-Romagna si è presentata come una regione completa – tra l’Adriatico e gli Appennini, con un’incredibile gastronomia, una ricchezza di siti UNESCO, un’eccellente offerta sportiva e uno stradordinario patrimonio di storia e produzione nel settore dei motori. È una destinazione che colpisce per la sua accessibilità: due aeroporti, treni veloci, strade moderne. Ideale per buongustai, famiglie, ciclisti, appassionati di storia e amanti dello slow travel.

Il Friuli-Venezia Giulia ha ricordato di essere la regione italiana più vicina alla Polonia e una delle più compatte. Alpi, Dolomiti, Adriatico, Trieste, i vigneti del Collio, Grado, Aquileia, Palmanova… in 90 minuti si può passare dalle montagne al mare. La regione attira famiglie, ciclisti, sciatori, amanti della cultura e della buona cucina, offrendo al contempo ottimi collegamenti con la Polonia, tra cui il più recente Cracovia–Trieste.

La Calabria ha dimostrato che il vero Sud ha oggi un enorme potere di attrazione. ’Nduja, bergamotto, scogliere selvagge, 800 chilometri di costa, parchi nazionali, Tropea, Scilla e borghi medievali creano l’immagine di una regione naturale, autentica e piena di energia mediterranea. Cresce non solo il numero dei voli, ma anche quello dei polacchi che scelgono la Calabria per soggiorni più lunghi e rilassati.

La Sardegna, invece, ha mostrato un volto nuovo: un’isola da visitare tutto l’anno, che non vuole più essere percepita solo come un paradiso estivo. Le preistoriche Domus de Janas e i nuraghi, la musica e l’artigianato radicati nella tradizione vivente, gli sport outdoor, il trekking, il canyoning, lo slow tourism, gli storici borghi e il fenomeno della Blue Zone, tutto questo dà forma ad una cultura e uno stile di vita unici in Europa.

La conclusione che emerge dalla conferenza stampa di Varsavia è inequivocabile: le quattro regioni presentate hanno dimostrato che l’Italia è oggi una destinazione che risponde perfettamente alle esigenze dei turisti contemporanei unendo accessibilità, diversità, qualità e autenticità. Il Buy Italy 2025 ha confermato che la cooperazione polacco-italiana è in espansione e che il 2026 sarà un anno in cui l’offerta italiana diventerà ancora più visibile, ispirante e destagionalizzata.

L’Italia non solo affascina, ma anche supera continuamente le aspettative. Ed è proprio per questo che resterà una delle destinazioni più importanti per i viaggiatori polacchi negli anni a venire.