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Home Blog Page 98

Gowin: in estate riaprirà il settore turistico

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Durante la conferenza stampa il ministro dello sviluppo, lavoro e della tecnologia Jarosław Gowin ha detto che in estate sarà possibile l’apertura del settore turistico con alcune restrizioni. Secondo il ministro, come negli altri paesi le persone vaccinate dovrebbero avere il permesso di utilizzare i servizi turistici. Non è certo però se le strutture turistiche saranno aperte solo per i polacchi. Gowin ha informato anche che per la settimana prossima è pianificato l’appuntamento con la partecipazione del rappresentante del governo per la vaccinazione Michał Dworczyk con i rappresentanti delle grandi aziende per discutere la procedura della vaccinazione dei dipendenti. Gowin ha indicato anche che il ministero è aperto alle proposte degli altri operatori economici.

https://forsal.pl/biznes/aktualnosci/artykuly/8137161,gowin-otwarcie-branzy-turystycznej-mozliwe-latem.html  

Firenze è donna!

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Firenze è una donna. Nobile, inconquistabile, fiera. Non ti guarda mai negli occhi e quando già pensi di averla vista tutta o di aver stretto amicizia, cambia volto e non la riconosci più.

Avvolta nella nebbia salgo sulla torre. Un vento freddo soffia dalle finestre, al centro della stanza c’è un letto. Sono cose che esistono solo qui, solo Firenze ti fa dormire in una torre. In cima ad una torre, per essere precisi. Dalle quattro finestre vedo balconi e merli, mura e altre torri. Dalla strada sento il rumore delle ruote di un carrello sul marciapiede. Accendo il riscaldamento, sperando in una notte non troppo fredda.

L’inverno è la stagione migliore per incontrare per strada qualche fiorentino e per sperimentare il silenzio. Con meno persone in giro si sorride più facilmente, ci si saluta più volentieri, si scambiano due chiacchiere. Sono venuta per vedere le opere di Giotto, scrutando la città in cerca di dettagli, prospettive, affreschi e progetti. Mi sorprende ancora quanto sono caratteristiche le pennellate degli artisti, quanto facilmente riconoscibili!

La mia prima tappa è il maestoso Campanile, di un’eleganza tale che sembra essere dipinto sul cielo in questa stagione più grigio che mai, con colori così amati da Giotto, i suoi rosa e verde fiabeschi, quasi attaccato alla facciata di Santa Maria del Fiore. Salgo in cima alla cupola del Duomo, pur impaurita dall’essere così in alto, per vedere la torre da vicino, per ammirarne le sfumature. Firenze toglie il fiato, ruba il cuore e incanta l’anima.

Poi mi fermo a Santa Maria Novella, che paradossalmente si trova a due passi dalla stazione, ma allo stesso tempo è una delle chiese più belle e più tranquille. Giotto c’è anche qui, nel suo crocifisso dorato quasi sospeso nell’aria, accompagnato da affreschi, dalla magnifica geometria dell’architettura e dal silenzio.

Passo anche un pomeriggio intero nella Galleria degli Uffizi, dove l’arte non ha né inizio né fine ma crea una dimensione tutta sua. È un posto che intimidisce, se penso al valore delle opere che ci sono dentro. Ma è anche un rifugio per gli occhi, una dose di bellezza indispensabile per tornare alla quotidianità.

Trovo Giotto anche a Santa Croce. Nella mattinata tranquilla e piovosa arrivo alla piazza dove c’è il mercatino di Natale e mi avvicino alla chiesa. È qui dove riposano i grandi. Mi fermo davanti ai monumenti di Galileo, Dante e Michelangelo e ho la sensazione di venir a trovare degli amici. Per così tanto tempo mi avevano accompagnata negli studi, per così tanto avevo cercato di scoprire qualche loro segreto. La navata della chiesa mi porta alle cappelle delle famiglie Peruzzi e Bardi, affrescate da Giotto, padre della pittura moderna. Proseguo verso il chiostro e verso la cappella dei Pazzi, la più pura delle espressioni artistiche dell’architettura: è qui dov’è nato il Rinascimento!

Il freddo mi fa entrare più volte nei bar e nelle trattorie, mi fa girare tra le specialità del Mercato Centrale, mi fa assaggiare cose che non avrei mai mangiato. Mi fa gustare la ribollita, una ricchissima zuppa piena di fagioli, verdure e pane. Per la prima volta ho coraggio di assaggiare una delle specialità fiorentine, il lampredotto. Il cosiddetto “quinto quarto” della carne (per essere metaforici) oppure il quarto stomaco della vacca (per dire alla lettera). Il lampredotto si mangia dentro un panino, con carciofi e salsa verde, ed è – lo dico da quasi vegetariana – sorprendentemente buono. E l’arte si apprezza molto meglio a stomaco pieno!

Tra le luci della stagione natalizia cammino lungo le strade fiorentine piene di botteghe e negozi che vendono pelle, cartoleria, guanti e cachemire. La città ha un’aria nobile, di lusso, di ricchezza accumulata per secoli.

Non c’è niente di più fiorentino dei bigliettini, carnet e carta da lettere che ispira a scrivere. Non c’è niente di più elegante di un mazzo di fiori accompagnato da un bigliettino d’auguri con il giglio fiorentino e di una busta con dorature e rilievo.

Non posso chiaramente limitarmi solo a Giotto. Nelle mie passeggiate incontro quasi casualmente gli affreschi di Fra Angelico nel convento domenicano di San Marco, scopro l’abitazione di Fra Girolamo Savonarola e ritorno nelle cappelle Medicee a San Lorenzo.

M’infilo tra i palazzi e attraverso un passaggio strettissimo arrivo alla piazzetta davanti alla chiesa dei Santi Apostoli. Le ceramiche bianco-celesti dei Della Robbia recuperano il colore
del cielo che tanto manca in questa stagione.

A due passi dall’Ospedale degli Innocenti il mio sguardo si ferma sulla vetrina di una farmacia. “Sede storica dal 1561” leggo sulla porta. Ma veramente esistono posti con una storia ininterrotta, una storia di quattro secoli e mezzo? Esistono e sono tutelati, ricordandoci un passato che di per sé è un valore inestimabile?

In un mondo che guarda solo verso il futuro, che corre avanti, è difficilissimo trovare spazio per la piccola storia, quella che riguarda singole famiglie e imprese.

Lascio la farmacia dietro di me ma sento che l’esperienza di questa strada fiorentina per l’ennesima volta mi ha cambiata.

Firenze nel mio cuore occupa un posto speciale tra le città italiane. Forse perché è stata una delle prime che ho conosciuto veramente, forse perché ha tracciato per me anche il percorso da fare nella vita. Sono partita da qui per cercare ispirazioni, alla scoperta della lingua, della cultura e soprattutto dell’arte. Sono passati dodici anni, e guardo Firenze con occhi diversi. Non si può scendere due volte lo stesso fiume e non si vede mai due volte la stessa città perché cambiamo noi, perché scorrono nuvole e giorni.

Per l’ultima volta quest’anno cammino con la valigia verso la stazione. E non saprei dire se sono fiocchi di neve vagabondi oppure luci di Natale che danzano per salutarmi. O forse Firenze, come tutte le donne, si è messa a piangere? Sono sicura che non lo ammetterebbe mai.

Zbigniew Rau: l’Ucraina ha il diritto di difenders

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri il ministro polacco degli affari esteri Zbigniew Rau ha visitato Kiev. Rau ha parlato con il ministro ucraino degli affari esteri Dmytro Kuleba del crescendo della tensione sulla frontiera settentrionale e orientale ucraina e della costruzione del gasdotto Nord Stream 2. L’Ucraina, ugualmente come la Polonia e gli altri paesi baltici e gli Stati Uniti, è contro la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, che potrebbe aumentare l’influenza della Russia sulla politica europea. I ministri hanno parlato anche della minaccia per la pace nell’Europa. Secondo l’Ucraina nella regione del Donbass, dove nel 2020 è stata proclamata la tregua, la Russia rafforza il suo esercito. Il ministro Rau ha dichiarato che l’Ucraina ha il diritto di difendersi e che non è sola nella difesa della sua sovranità, integrità territoriale e inviolabilità dei confini.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C848155%2Cminister-rau-ukraina-ma-prawo-sie-bronic.html 

Dante in polacco

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Quest’anno non può essere diversamente: vi invitiamo alla lettura del classico dei classici della letteratura italiana, ossia Dante. Nell’offerta della libreria Italicus possiamo trovare varie edizioni italiane della Divina Commedia, fornite di un commento più o meno dettagliato, letture graduate per stranieri, la Commedia tradotta in polacco e un po’ di critica dantesca per chi vuole approfondire la conoscenza del poema.

Qual è la migliore traduzione della Commedia? È una domanda che ricorre spesso, visto che anche le persone che in generale se la cavano bene con l’italiano possono sentirsi intimidite dall’originale del poema dantesco. E allora? Vi avverto che la mia risposta sarà lunga ed evasiva.

L’interesse per Dante in Polonia fu risvegliato, dopo alcuni secoli di silenzio e sulla scia di altri paesi europei, dal Romanticismo, negli anni 20 dell’Ottocento. Un grande ruolo nel processo fu rivestito dai poeti e letterati, tra cui A. Mickiewicz. La prima traduzione polacca dell’intero poema fu stampata nel 1860. Il traduttore J. Korsak, estasiato da una precedente traduzione tedesca della Commedia, ci aveva dedicato più di dieci anni: per tradurre Dante prima aveva dovuto imparare l’italiano! Il suo lavoro, inizialmente accolto con entusiasmo, presto dovette sopportare la concorrenza da parte delle traduzioni successive pubblicate da A. Stanisławski (1870) e E. Porębowicz (1899-1906). Nei decenni successivi alla lista vennero aggiunte le proposte di J. Kowalski (1933), A. Świderska (1947) e A. Kuciak (2002-2004). Nella serie delle traduzioni della Commedia in polacco troviamo anche i lavori tuttora inediti di J. Guszkiewicz (XIX sec.), J. I. Kraszewski (XIX sec.) e S. Dembiński (1902-1903), oggetto di studio filologico.

Perché tradurre un’opera così tante volte? Già nel 1857 Kraszewski scrisse a Stanisławski: “Si può tradurre Dante anche dieci volte, ma non sarà mai troppo”. Anzi, sarà sempre poco, mi permetto di aggiungere, dato che ogni versione in fin dei conti ci lascia insoddisfatti. La traduzione della Commedia, opera estremamente complessa da ogni punto di vista, è una grande sfida. La lingua polacca è nettamente diversa da quella italiana e il divario geografi co, storico e culturale tra noi e l’originale certamente non aiuta. In più, l’opera di Dante, non può esse racchiusa in interpretazioni e schemi validi una volta per tutte: non senza ragione la critica dantesca fiorisce da ben sette secoli, contribuendo anche all’evoluzione delle esigenze del lettore e all’inevitabile “invecchiamento” delle traduzioni. I traduttori, costretti a negoziare tra il provare a mantenere la forma dell’originale e i tentativi di salvarne il contenuto, fanno del loro meglio (e così, per esempio, Korsak intervalla vari tipi di rima, Stanisławski adotta il verso sciolto, Porębowicz, Kowalski, Świderska e Kuciak mantengono le terzine, con varie conseguenze per il senso e le altre caratteristiche dell’opera). Questo è il motivo per cui è impossibile indicare la “migliore” traduzione che ci possa soddisfare in tutto e per tutto nel  confronto con l’originale dantesco. Ogni traduzione ci offre una Commedia diversa. È un fatto naturale e prezioso. Sul mercato editoriale polacco domina, nonostante le sue innegabili imperfezioni (come lo stile poco chiaro e un’ostentata originalità legata ai canoni estetici della lingua polacca degli inizi del Novecento), la proposta di Porębowicz, studioso di letterature romanze. Se non ci sentiamo in grado di leggere l’originale del poema corredato di un buon commento italiano, possiamo venire a un compromesso e scegliere l’edizione bilingue (D. Alighieri, Boska Komedia/La Divina Commedia, trad. E. Porębowicz, Kraków: Pasaże, 2018), con l’introduzione di M. Maślanka-Soro e le note di A. Pifko. In questa maniera possiamo goderci l’originale, aiutandoci al tempo stesso con la traduzione posta a fronte e gli ulteriori chiarimenti.

Ma di Dante c’è anche altro, non solo La Commedia! Nell’ambiente letterario fiorentino l’Alighieri era un poeta conosciuto e apprezzato ancora prima di aver iniziato il lavoro sul poema. Nella giovinezza scriveva tra l’altro delle rime amorose, di cui molte si iscrivono nella poetica stilnovistica. Dopo la morte di Beatrice, Dante scrisse Vita nuova, opera mista di prosa e versi, che presenta l’evoluzione dell’amore, la storia della poesia d’amore e della formazione artistica dell’autore. Il testo, anche se di modeste dimensioni, è un componimento di grande valore artistico, innovativo, complesso e diffi cile da interpretare. Il lettore polacco può scegliere tra quattro traduzioni del “libello”: di A. Siekierski (XIX sec., ed. 2017), G. Ehrenberg (1880), W. Husarski (1921), A. Górski (1915) ed E. Porębowicz (1934). Non sarà una sorpresa, suppongo, se vi dico che queste traduzioni sono “invecchiate” già da tempo e che non sono al passo con l’odierna interpretazione e conoscenza della Vita nuova. I traduttori (qui generalizzo, per essere breve), spesso conformemente alle tendenze predominanti nei loro tempi, ci impongono la lettura autobiografica dell’opera, la leggono in prospettiva verticale come “un’introduzione alla Commedia” (il che non è sbagliato, ma è molto limitativo), ne trascurano l’atmosfera religiosa o la poetica dello stilnovo, trasformando questo piccolo capolavoro in un racconto sull’amore giovanile di Dante verso una graziosa ragazza. Non ne siamo soddisfatti. Cosa possiamo fare, allora, se non siamo in grado di leggere l’originale? Prima della lettura del “libello” in polacco, indipendentemente dalla traduzione scelta, sicuramente vale la pena di leggere delle pubblicazioni che ci descriveranno nei tratti essenziali la ricchezza dei temi nascosti nella Vita nuova (da consigliare, in polacco, per es. “Introduzione” a: D. Alighieri, Vita nuova – Życie nowe, trad. A. Siekierski, ed. A. Pifko, Kraków: Collegium Columbinum, 2017).

Quest’anno non dimentichiamoci anche del Convivio (trad. da M. Bartkowiak-Lerch), di De Monarchia (trad. da W. Seńko) e del trattato De vulgari eloquentia (trad. da W. Olszaniec). Nella lettura ci saranno d’aiuto le introduzioni e i commenti. Anche se, con molta probabilità, la pandemia toglierà un po’ di splendore e visibilità alle grandi celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante Alighieri, non ci toglierà il più importante: la possibilità di leggere le sue opere. Quest’anno siamo particolarmente invitati a scoprire e approfondire la nostra conoscenza delle opere del Sommo Poeta. Vale la pena anche informarsi bene su internet, perché molti grandi eventi, a cui probabilmente non potremmo partecipare a Ravenna, Firenze e altri posti del mondo, si svolgeranno in rete e diventeranno accessibili.

Le pubblicazioni scientifiche su Dante e sulla sua ricezione (in polacco) da consultare (scelta):

  • Grzybowski J., Miecz i pastorał. Filozoficzny uniwersalizm sporu o charakter władzy. Tomasz z Akwinu i Dante Alighieri, Kęty: Antyk, 2005
  • Grzybowski J., Theatrum Mundi. Kosmologia i teologia Dantego Alighieri, Warszawa: Semper, 2009
  • Kuciak A., Dante romantyków. Recepcja Boskiej Komedii u Mickiewicza, Słowackiego, Krasińskiego i Norwida, Poznań: Wydawnictwo Naukowe UAM, 2003
  • Litwornia A., „Dantego któż się odważy tłumaczyć?” Studia o recepcji Dantego w Polsce, Warszawa: IBL PAN, 2005
  • Maślanka-Soro M., Tragizm w Komedii Dantego, wyd. II, Kraków: Universitas, 2010
  • Maślanka-Soro M., Antyczna tradycja epicka u Dantego, Kraków: Księgarnia Akademicka, 2015

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Leggo, vivo meglio è una rubrica gestita da Krystyna Juszkiewicz-Mydlarz, la proprietaria della Libreria Italicus a Cracovia che opera ininterrottamente dal 1991, inizialmente come negozio per corrispondenza, e ora come libreria (anche online) e caffetteria. Italicus ha nella sua offerta oltre 2 mila titoli tra cui i più importanti libri di testo italiani per l’apprendimento e l’insegnamento, gli autori classici e contemporanei della letteratura italiana in lingua originale e in traduzione polacca nonché gli autori polacchi tradotti in italiano.

[Aggiornamento 08.04.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrati ancora nuovi casi, con il numero dei malati attivi in calo negli ultimi giorni, ma con terapie intensive ancora sotto pressione e decessi in aumento di 189 unità rispetto alla scorsa settimana.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 366.344 (settimana scorsa 421.126), di cui in gravi condizioni 3.362 (settimana scorsa 3.143), ovvero circa lo 0,9% del totale.

Gli ultimi dati mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 27.887 nuove infezioni registrate su 111.500 test effettuati e 952 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato alto e ancora in crescita, ovvero 2.994 morti (nella settimana precedente si erano registrati 2.805 morti).

Il Voivodato della Slesia (4.880), la Masovia (3.910), la Piccola Polonia (2.813), la Grande Polonia (2.767) e la Bassa Slesia (2.299) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

Le strutture sanitarie polacche rimangono ancora sotto pressione, con occupazione dei posti letto in ospedale intorno al 78% della capacità totale. Sono attualmente occupati 34.864 letti da pazienti COVID-19 su 44.878, mentre sono 3.362 le terapie intensive attualmente occupate su 4.293.

Prosegue la campagna vaccinale, attualmente aperta alle persone con più di quarant’anni, che conta attualmente 6.995.652 vaccinazioni per COVID-19 in Polonia, di cui 4.909.594 prima dose e 2.090.058 seconda dose.

Dato il numero alto di decessi e la situazione ospedaliera sono state confermate le restrizioni attualmente in vigore fino al 18 aprile.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi pubblici, anche all’aperto.

Sono chiusi bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, hotel, teatri, musei, piscine e aree sportive salvo eccezioni in casi particolari. Ristoranti, bar e caffetterie possono effettuare il solo servizio con consegna a domicilio o da asporto.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei salvo presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti l’ingresso.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista la quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ad esclusione delle persone vaccinate per il COVID-19.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Il governo ha deciso di mantenere le restrizioni fino al 18 aprile

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Ieri il ministro della salute Adam Niedzielski ha informato che il governo polacco ha deciso di mantenere le restrizioni fino al 18 aprile. Il ministro ha detto anche che la settimana prossima il governo prenderà ancora altre decisioni riguardo la pandemia. Niedzielski ha informato che la decisione del governo è il risultato della necessità di osservare lo stato della pandemia dopo la Pasqua. I dati riguardo i nuovi contagi però non possono essere considerati un segno ottimistico: la situazione negli ospedali, soprattutto riguardo i posti letto occupati dai pazienti, è ancora difficile. Il ministro ha informato però che questa situazione è diversa nelle varie regioni della Polonia. Adesso sono occupati 34,5 mila posti letto e oltre 3,3 mila posti letto con respiratore. “Circa l’80% dei posti letto in Polonia sono occupati, il che è un parametro pericoloso”, ha dichiarato il ministro.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C847365%2Cniedzielski-podjelismy-decyzje-ze-obecne-obostrzenia-zostana-przedluzone-do

GAZZETTA ITALIA 86 (aprile – maggio 2021)

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Gazzetta 86. Sophia Loren non è solo una grande attrice, bella e affascinante, ma è anche icona di caparbietà e forza, una donna simbolo che per la cantante Natalia Moskal è una continua fonte d’ispirazione. Con l’artista di Lublino, che vive a Milano, parliamo a lungo della sua carriera e dei suoi progetti tra cui l’impegno da editrice. E poi via a spasso oziosamente, “ovvero flaneuring”, per Milano scoprendo l’enorme offerta culturale della città. Incontriamo quindi una pittrice polacca che ha scelto di vivere nella magica Toscana, un ragazzo veneziano che si è convertito sulla via di Varsavia e oggi dice messa ogni domenica in Plac Grzybowski e la “pizzagirlpatrol” innamorata della Sicilia! 

Insomma come sempre moltissimi articoli interessanti insieme alle tante rubriche sul cinema, parliamo di Lina Wertmuller, sulla cucina, tante ricette e scopriremo la storia del famoso risotto italiano, e sulla lingua con approfondimenti su Pascoli e sull’etimologia delle parole.

Sperimentazioni di cure anti-Covid con l’amantadina

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Tabletki

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Il portavoce del Ministero della Salute, Wojciech Andrusiewicz, ha informato ieri in un’intervista a Radio Plus che sono iniziate le sperimentazioni cliniche con amantadina per il trattamento del COVID-19, perché alcuni medici “stanno cercando di introdurre la terapia con amantadina”, sebbene non ci siano dati affidabili nel mondo per quanto riguarda il suo impatto sul COVID-19. Secondo Adrusiewicz, in Polonia c’è la convinzione che la ricerca sull’amantadina dovrebbe essere attuata con forza il prima possibile, ma questo non è un farmaco miracoloso, perché i decessi avvengono anche assumendo questa medicina. Alla fine di marzo, il capo del Dipartimento e della Clinica di Neurologia dell’Università di Medicina di Lublino, il professore medico abilitato, Konrad Rejdak, ha detto a Radio Zet che circa 200 persone d’età superiore ai 18 anni avrebbero preso parte a studi clinici. L’amantadina è stata ampiamente utilizzata nella prevenzione e nel trattamento dell’influenza virale A nel 1996-2009. Ora è utilizzata come farmaco neurologico e somministrata a pazienti con malattia di Parkinson o sclerosi multipla. Gli studi clinici che saranno avviati in sette centri a livello nazionale verificheranno se il farmaco può essere utile nel trattamento del COVID-19.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C846656%2Candrusiewicz-rozpoczely-sie-badania-kliniczne-amantadyny.html

Poesia palestra di conoscenza

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Alessandro Baldacci è docente di italianistica all’Università di Varsavia e autore di testi critici su poesia e letteratura contemporanea. Si occupa soprattutto della tragedia nella letteratura europea e italiana, della poesia italiana ed europea della seconda metà del Novecento, dei temi della guerra nella letteratura e della ricezione della letteratura tedesca in quella italiana contemporanea. Baldacci, se da un lato è immerso nella dimensione del ricercatore che indaga la lettura e l’interpretazione della poesia, dall’altro è un docente intento a diffondere la sua passione letteraria tra gli studenti.

Come nasce la passione per la poesia?

Inizialmente è stata pura fame di cultura, di conoscenza, di approfondimento. Mi stavo laureando in sociologia e mentre studiavo capivo che la mia vera passione era la letteratura. Mi “regalavo” un libro di letteratura ogni volta che superavo un esame. Più leggevo libri di poesia e romanzi più capivo che quello era l’ambito a cui avrei voluto dedicarmi a tempo pieno. Scrivendo la tesi di laurea ho cercato di mettere in dialogo sociologia e letteratura. Il bisogno di approfondire la mia passione mi ha portato prima a laurearmi in Lettere, proseguendo poi con un dottorato in Letterature Comparate. Negli stessi anni ho cominciato a collaborare con la casa editrice Donzelli. Ero co-direttore di una collana di poesia. Quel periodo è stato fondamentale per me: sono entrato in rapporto diretto con diversi poeti contemporanei che apprezzo molto, come Antonella Anedda, Milo De Angelis, Franco Buffoni. Sono stati questi incontri a formarmi, a segnare in profondità il lettore di poesia che ancora oggi sono, convinto che debba continuare a dare credito alla poesia e ai poeti.

Com’è che il tuo percorso accademico ti ha portato in Polonia?

Dopo il dottorato ho cominciato a lavorare prima presso l’Università di Cassino, poi per un breve periodo all’Università di Roma. Nel 2006 ho ricevuto la proposta di insegnare letteratura italiana all’Università di Potsdam e dato che conoscevo la lingua, avendo vissuto da piccolo in Germania, mi è sembrata l’opzione migliore. Nel 2009 si è aperta la possibilità di lavorare a Stettino, da dove, dopo qualche anno, mi sono spostato a Varsavia. Insegnare all’estero è un’esperienza estremamente stimolante. Bisogna approcciarsi con gli studenti ed entrare in classe coscienti di dover fare da ponte fra diverse culture e tradizioni. Questo richiede sia al docente che allo studente la necessità di aprirsi allo spazio dell’ospitalità e dell’ascolto reciproco. Una esperienza che arricchisce in primo luogo chi è chiamato a insegnare. È questo uno degli aspetti più appassionanti di questo lavoro. In definitiva il mio percorso rappresenta il tentativo di realizzare questa voglia di conoscenza e di dialogo, e di seguire, con fiducia, la mia passione per la letteratura che mi ha portato a Varsavia, la città in cui vivo e lavoro.

Quali differenze ci sono nell’insegnamento universitario tra Italia, Germania e Polonia?

Nell’università tedesca lo spazio per italianistica si è fatto negli anni sempre più esiguo: adesso è stata praticamente assorbita dalla romanistica. In Polonia mi sono reso conto invece che lo studio della lingua e della cultura italiana continua a crescere. A Varsavia, dove insegno da diversi anni, mi piace molto il progetto che segue la facoltà. Di solito lo spazio dato alla letteratura nelle facoltà di italianistica non è molto ampio perché, prima di tutto, bisogna formare gli studenti a livello culturale e quindi l’obiettivo è quello di lavorare su alcune nozioni importanti della letteratura per poi dare il massimo impegno sul miglioramento della loro conoscenza dell’italiano. Quello che invece ho trovato qui a Varsavia, e che mi piace molto, è la forte attenzione alla letteratura e al contemporaneo, senza tralasciare il patrimonio della nostra tradizione. E questo mi fa sentire ancora più a casa. Inoltre mi accorgo di una sempre maggiore competenza linguistica degli studenti e questa è una bella sorpresa per una persona formata in Italia e che conosce come, generalmente, l’insegnamento delle lingue straniere si attesti a un livello piuttosto standardizzato. Già in Germania mi sono accorto di quanto gli studenti siano capaci di raggiungere in fretta un buon livello di conoscenza della lingua ma in Polonia la situazione è addirittura migliore: qui gli studenti del secondo anno riescono a seguire un corso tenuto interamente in italiano. Tutto ciò è ovviamente di enorme aiuto per le lezioni di letteratura che presento a partire dal terzo anno. La poesia, soprattutto se studiata in lingua straniera, non è un tema facile.

Come costruisci i tuoi corsi per trasmettere la tua passione agli studenti?

Come detto, partendo dall’alta competenza linguistica degli studenti, posso organizzare lezioni sulle questioni a mio parere più attuali all’interno del dibattito letterario contemporaneo. L’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato dalle difficoltà che può presentare il linguaggio poetico per degli studenti non madrelingua. Per questo in Germania preferivo concentrare le mie lezioni sulla forma del racconto, tipica della tradizione letteraria italiana e allo stesso tempo carica di minori ostacoli comunicativi rispetto a quelli della specifi cità del codice poetico. Mi sembrava che ciò garantisse a tutta la classe la possibilità di entrare meglio in relazione con il testo. A Varsavia ho cominciato sempre di più a sperimentare con gli studenti l’approccio alla poesia. All’inizio è stato un po’ rischioso perché la poesia spaventa sempre. Il linguaggio poetico è considerato spesso troppo chiuso o troppo elitario, astratto e sganciato dalla realtà. Al contrario sono convinto che la poesia sia uno degli strumenti migliori per apprendere l’italiano perché la ricchezza, il ritmo, la dinamica di una lingua è impresso nelle sue tradizioni letterarie. Tutti questi aspetti nel linguaggio poetico li troviamo intrecciati in modo ancora più stretto. In defi nitiva, quando si supera l’iniziale timore reverenziale verso la poesia e ci si confronta con il meraviglioso patrimonio lessicale e ritmico che porta con sé, i frutti sono evidenti. La poesia ha una profondità di ricerca sulla parola che è diffi cile ritrovare in altre forme espressive.

A chi vuole avvicinarsi alla poesia che percorso gli suggeriresti?

Credo che si debba partire dalla fiducia nella parola poetica. Io ho sempre diffi dato sia dell’approccio ingenuo alla poesia così come di quello eccessivamente intellettualistico, puramente tecnicistico. Il mio non è un discorso banalmente anti-metodologico. Intendersi di metrica, di fi gure retoriche e stilistiche arricchisce, potenzia il nostro sguardo sui testi. Ma ancor più importante è riconoscere il testo come un corpo vivo, come una presenza con cui entrare in relazione attiva, alla ricerca di verità che ci riguardano. La poesia ha una capacità particolare di colpirci in modo preciso e diretto, di creare un legame con il nostro vissuto, di interrogarci così come di metterci in relazione tanto con il mondo che ci sta intorno quanto con l’universo che portiamo dentro. Io mi sono appassionato alla poesia da giovane, leggendo Baudelaire – in una pessima traduzione e guardicchiando come suonava in francese – così come immergendomi per la prima volta nell’opera di Montale senza riuscire a comprendere alcuni aspetti dei suoi testi, ma sentendo in modo distinto, in quegli intrecci fra suono e senso una domanda a cui non riuscivo a restare indifferente. C’era una tensione al conoscere che si accendeva, anche quando parzialmente frustrata, e che portava a rileggere più volte lo stesso testo, o a cercare in altri libri di poesia analoghe esperienze. A lezione cerco di far passare l’idea di questa particolare esperienza del senso che avviene in un testo poetico, l’idea che non possiamo limitarci alla libera interpretazione di un’opera ma allo stesso tempo dobbiamo evitare che si crei una distanza dal testo, tale da renderlo muto. Parlare di poesia a lezione è per me un tentativo di rompere il tabù che sempre più richiude la scrittura in versi in uno spazio di marginalità, staccata dal quotidiano che vivono e sperimentano gli studenti. Il testo poetico non deve essere percepito come lontano, intellettualistico, da avvicinare solo se armati sino ai denti di teoria. Ripeto: l’ingenuità non aiuta la comprensione della poesia, ma credo allo stesso tempo nella capacità della parola poetica di parlare da sé, di mostrare sempre, in modo sorprendente, la sua attualità e le sue verità. Una cosa che dico spesso agli studenti è di non porsi verso i testi con delle domande qualsiasi. Li invito a porre domande significative, domande forti, perché il testo poi reagisce e si attiva una relazione che rende la lettura critica così appassionante.

Secondo te c’è distanza tra quello che si insegna a italianistica e la vita reale del paese?

Non credo. E allo stesso tempo non mi convince il concetto di utilità applicato ad un percorso di studi. L’utilità è un criterio ambiguo. Per utilità si intende spesso utilità immediata, che può essere una trappola. Credo maggiormente nei percorsi più indiretti, più lunghi, non immediatamente produttivi, e che invece alla fine risultano estremamente efficaci e formativi. Spesso sento domandare a cosa serva oggi una formazione universitaria umanistica. Ora, se andiamo a vedere a livello europeo cosa chiedono molte aziende, scopriamo che sono ricercate prevalentemente persone con una preparazione umanistica perché si tratta di una formazione flessibile che ci rende capaci di entrare in relazione con tutti gli aspetti del lavoro, oltreché della vita. La cultura umanistica offre dunque una formazione a tutto tondo che si integra con gli altri saperi e che ci mette nelle condizioni di farli interagire in modo virtuoso. Tutto sta nell’apertura mentale della persona. Non bisogna immaginare la letteratura come uno spazio in cui rinchiudersi ma nemmeno pensare che la sua utilità possa essere quantizzata. Io ho sempre avuto sfiducia verso le richieste di utilità. Mi ricordo che ad uno dei tanti convegni a cui ho partecipato mi chiesero: “Ma a cosa serve la poesia?”, io fortemente irritato risposi orgogliosamente: “In realtà non serve a niente, ma nel suo non servire a niente serve a tutto”. A volte esiste una utilità che puoi spendere solo in un settore e che ti rende povero altrove. La letteratura è quel qualcosa che ti rende positivamente problematico e ti apre alle potenzialità del conoscere, il conoscere vero, profondo, formante e determinante.

E quindi qual è lo scopo ultimo dell’insegnamento?

Lo sforzo di un insegnante non deve essere quello di fornire un pacchetto completo e poi di dire: “ecco, con questo puoi vivere”. Non saprei farlo. Un insegnante dovrebbe piuttosto trasmettere la passione del ragionare e permettere allo studente di sperimentare in modo libero le sue potenzialità. La formazione deve essere una pratica molto aperta perché è una particolare forma di dialogo. Non è un pacchetto che si passa dal docente allo studente, ma un complesso di stimoli, prospettive, di sentieri appena accennati che poi lo studente è chiamato a sviluppare autonomamente. Io ad esempio ho sempre percepito la letteratura come la grande possibilità di conoscere sé stessi tramite la parola altrui, e mi auguro che le nostre studentesse e i nostri studenti sapranno far fruttare le nozioni che gli offriamo, al di là dell’utilità immediata, per andare oltre. Questo è il bello nell’insegnare, non dominare o invadere eccessivamente lo studente ma indicargli un orizzonte di crescita e di sviluppo, che è solo suo.