Sella del Diavolo – tribuna d’onore sul golfo di Cagliari

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Lo scorso aprile, dopo un veloce weekend a casa in Lombardia, prima di rientrare in Polonia ho deciso di concedermi una breve tappa a Cagliari: un posto meraviglioso, ma non certo a metà strada tra Bergamo e Varsavia! Pur non avendo troppo tempo a disposizione, di contro alla calma e al rilassamento con cui bisognerebbe visitare l’isola, la gita è stata assolutamente ben goduta, intensa, con un sole splendente ad irradiare le bellezze del capoluogo della Sardegna.

Giunto di buona mattina dal vicino aeroporto al centro città, con le svettanti palme a impreziosire lo scenario, mi sono subito diretto al mio primario obiettivo, protagonista assoluto della visita: la Sella del Diavolo. Come in tutti i casi, e in Italia vi sono esempi a bizzeffe, in cui il nome di un luogo richiama direttamente la fi gura mefi stofelica, se ne rintracciano le origini in qualche leggenda. Nel caso della Sella del Diavolo si narra di una battaglia celeste tra angeli e demoni, che non solo ha dato vita per l’appunto alla denominazione “malvagia” del promontorio, ma anche di contro a quella dell’insenatura marittima che lo accoglie, ossia il Golfo degli Angeli.

Lo scenografi co complesso naturale, situato nella parte meridionale della città, è agevolmente raggiungibile dal centro, con una lunga passeggiata o mediante un più celere spostamento in macchina o bus con capolinea alla spiaggia di Calamosca, che è il punto di partenza per il sentiero che conduce alla cima della Sella.

Per la non tortuosa salita bisogna disimpegnarsi in una folta vegetazione tipica della zona, tra ginepri e arbusti vari. Il cammino prosegue affi ancando la protetta zona militare, prima che si apra dinnanzi a noi un vastissimo panorama, nel quale spicca tra gli altri la spiaggia del Poetto, nei suoi ben dodici chilometri di litorale. Anche da questo versante, dal porticciolo di Marina Piccola, è possibile avere accesso al promontorio, con un sentiero alternativo. Proseguendo il percorso lungo la cresta si comprende effettivamente sempre più come la Sella separi di netto le due citate spiagge, e come costituisca realmente un palcoscenico di privilegio per apprezzare appieno la bellezza mozzafi ato del golfo.

Qui sopra si incontrano poi diversi elementi che ne raccontano la ricca e variegata storia in quanto a presenze, popoli e culture: le rovine di un tempio punico, due cisterne, l’una sempre legata al mondo punico e l’altra più piccola di fondazione romana, il perimetro di una chiesa dedicata dai monaci vittorini a Sant’Elia, santo protettore della città che si racconta sia stato martirizzato proprio qui, ed una torre di guardia riconducibile all’epoca della dominazione spagnola. Non mancano più avanti nel tragitto anche tracce di strutture della Seconda Guerra Mondiale.

Impossibile non ritenere la cornice nel quale è incastonata la Sella del Diavolo come il principale spettacolo, senza nulla togliere intrinsecamente al promontorio stesso. Non si può davvero guardare questo mare senza restarne folgorati. Le scogliere a picco regalano uno scenario magico. L’acqua è così limpida che si possono percepire distintamente ad occhio nudo sul fondale le ombre dei kayak e delle barche, che sembrano quasi volare.

Iniziando la discesa dopo le cisterne, per completare una sorta di anello sul colle, si nota in basso in lontananza una nicchia lucente, un triangolo cristallino di acqua tra rocce e vegetazione che riluce ed attira: lì nascosta c’è la spiaggia di Cala Fighera. Man mano che ci si avvicina, avventurandosi nella vegetazione, attraverso incerti sentieri, la nicchia lucente si allarga fi nchè non ci troviamo al cospetto di questo piccolo angolo di paradiso protetto; e qui le parole si fermano, come me nella contemplazione di questa meraviglia, con i piedi a mollo in un’acqua dalla trasparenza mai vista prima altrove. E lo stupore prosegue anche risalendo e avanzando sulla via del ritorno tra le rocce, quando la vista della piccola baia dall’alto regala un’ultima cartolina indelebile, prima di lasciarsela alle spalle e ricongiungersi con la strada per Calamosca, al termine di una favolosa immersione naturale in uno dei simboli di Cagliari. E lo stupore per questo luogo rimane indelebile nel tempo.

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