Storie di formazione di Elena Ferrante

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Da quasi trenta anni gestisco la libreria Italicus. E nella mia attività se trovo delle pubblicazioni interessanti di letteratura italiana le leggo. Esistono libri che mi affascinano e allora li consiglio ai lettori polacchi: mi piace condividere con gli altri – una volta studenti, oggi clienti e amici – le mie “scoperte” e i miei “incanti letterari”.

A Cracovia, la Città della Letteratura, è in atto da alcuni anni il progetto “Librerie Cracoviane meritevoli di medaglia” e molte librerie infatti – quelle che “meritano la medaglia”– hanno riunito lettori fedeli ed entusiasti delle loro “nicchie”. Il progetto ha dimostrato che i librai sono capaci di far sì che le librerie diventino centri di cultura. 

Alla libreria Italicus, una “nicchia” innamorata di autori italiani, classici e contemporanei,  vogliamo trasmettere questa passione e le “scoperte” letterarie ai nostri entusiasti clienti.

Una di tali scoperte è la casa editrice E/O edizioni di Roma, che pubblica e promuove anche autori esordienti, e più in generale libri che portano qualcosa di nuovo e che siano originali per voce, cultura o visione, da ogni parte del mondo. È importante per la E/O edizioni esplorare nuovi territori e dar voce agli scrittori che sanno raccontarli. 

È stata la E/O edizioni a “scoprire” il talento di Elena Ferrante, diventata famosa e oggi letta in 50 lingue di diversi paesi del mondo. Le opere di questa rinomata ma sempre misteriosa scrittrice, di cui non si conoscono né il volto né l’identità, sono puntualmente pubblicate in polacco dall’editore Sonia Draga.

L’enorme successo internazionale è iniziato per l’autrice con la serie di quattro volumi “Amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta” e “Storia della bambina perduta” ed è dovuto alla narrazione di grande qualità, scorrevole, avvincente, che coinvolge il lettore a seguire il racconto; il successo è stato consolidato dalla trasposizione televisiva prodotta da Hbo-Rai Fiction e Timvision.

Per fare la prima presentazione della quadrilogia, a chi non l’ha ancora letta, va detto che l’autrice ci fa partecipi della storia di amicizia di due protagoniste, dagli anni dell’infanzia fino all’età adulta e anziana, presentata sullo sfondo di un degradato quartiere di Napoli, dagli anni difficili del dopoguerra fino ai primi anni duemila. Tra varie definizioni, quella di Tiziana de Rogatis sembra completa: “è una storia universale sull’affinità e la solitudine dei destini”, l’autrice racconta “un mondo capace di rendere universale ciò che viene generalmente considerato marginale. È infatti un’amicizia femminile, nata nel degrado di una periferia urbana, tra minorità ed emancipazione, a rendere leggibile il paesaggio storico-sociale della storia europea tra gli anni Cinquanta del Novecento e i primi dieci del nuovo millennio.”

Lascio ad altri, critici di professione, o semplicemente curiosi entusiasti e fedeli fan, il compito di analisi, ricerca e recensione, o ad autori di blog o gruppi sui social, ormai numerosi. Inviterei comunque a sapere come hanno letto e interpretato l’opera di questa scrittrice Tiziana de Rogatis in “Elena Ferrante. Parole chiave”, e Tadeusz Zatorski la cui attenta recensione “Confessioni di Elena Ferrante”, della raccolta di mini saggi, intitolata “L’invenzione occasionale”, pubblicati nel 2018 sul “The Guardian”. La recensione sarà pubblicata sulla rivista Znak di luglio 2020. La recensione si chiude così: “Elena Ferrante confessa (e forse qui va cercata una delle ragioni di un inaspettato successo della sua prosa): “Non mi interessa scrivere qualcosa di mai scritto. Mi interessa l’ordinario, o meglio ciò che per nostra tranquillità abbiamo costretto dentro una divisa ordinaria” (Scavi in L’invenzione occasionale, 40). Insomma, ciò che “fa parte dell’esperienza comune” (39). Solo che non sempre siamo consapevoli di questa esperienza. E se lo siamo, non sempre sappiamo darle un nome.” 

Tra varie analisi e definizioni c’è quella che mi sembra molto adeguata alle storie di Elena Ferrante: storie di formazione ossia di crescita, formazione della personalità psicologica, emotiva, sociale e politica. Lo storico genere di origini letterarie tedesche, Bildungsroman”, nato nel ‘700, grazie a libri di Elena Ferrante è tornato ad essere letto e apprezzato da lettori in molti paesi.

L’ultimo libro di Elena Ferrante “La vita bugiarda degli adulti”, anch’esso storia di formazione, è uscito alla fine del 2019 in Italia e la traduzione in polacco, opera della fedele traduttrice Lucyna Rodziewicz, è già in attesa della pubblicazione prevista per il 2 settembre. Il romanzo inizia con le parole: “Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione.”

Tutte le opere di Elena Ferrante sono disponibili in audiolibro pubblicato da Emons Edizioni, con la voce di Anna Bonaiuto.

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