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Varsavia (e Polonia) nell’obbiettivo del fotografo Federico Caponi

FOTOGRAFIA

Federico Caponi, laureato in filosofia all’Università di Firenze, inizia come fotografo di scena in diversi teatri italiani (Politema di Cascina, Verdi e Flog di Firenze). Lavora come assistente di camera e fotografo di scena in diverse produzioni per la TV, con MTV, Fox Family Channel e Dirty Poet Films. È autore di reportage sociali in Asia ed Europa. In Polonia le sue foto sono state pubblicate su Przekrój, Rzeczpospolita, Gazeta Wyborcza, e nelle edizioni del Teatro Nazionale di Varsavia. Ha il suo studio e la camera oscura tradizionale presso la Pracownia Wschodnia e collabora stabilmente con lo studio grafico Temperówka di Varsavia. È co-autore, assieme a Magdalena Stopa, di due libri di tematica varsaviana, “Chleb po warszawsku” e “My, rowerzy?ci z Warszawy”. Nel 2013 ha esposto i suoi lavori alla collettiva “EASTREET” a Lublin. Abita a Varsavia dal 2006. Un estratto del suo portfolio è consultabile sul sito www.federicocaponi.com. È proprio li dove Federico pubblica le sue opere dell’accoglienza meno piacevole, cioè quelle un po’ più “brutte”, più tristi. In molti apprezzano le sue foto affascinanti, diverse; però, in fondo, secondo lui, in Polonia manca ancora il coraggio di esporre alla luce del giorno le tragedie piccole e grandi dell’uomo ordinario, ed anche le riviste più progressiste decidono raramentedi stamparle. Caponi, tramite le sue opere, ci racconta tra l’altro le storie delle donne invischiate nel mercato del sesso, ma anche dell’alcolismo e dei ragazzi del centro di detenzione giovanile. Lo fa per se stesso, giusto per svilupparsi, perchè tanto con tali foto non si guadagna. Talvolta per fare tre fotografie per un reportage serio ci si mettono 6 mesi! Prima bisogna preparare uno sfondo, conquistare la fiducia delle persone da ritrarre. Federico è sempre pronto a farlo, ne è diventato ormai un esperto. Sempre con una macchina fotografica al fianco, tutto pronto per nuove sfide professionali. Certo, gli capita di fare foto commerciali, come ogni professionista è propenso a fare un po’ di tutto se c’è richiesta, ma il suo stile si riflette in modo migliore nei reportage di tematica sociale. In generale non gli piacciono molto le domande a proposito. “Non si deve domandare ad un pittore: perche dipingi con questi colori?”, dice Caponi. “Per me è una scelta ovvia. Il mio stile è così. È cosìla mia poetica.”

VARSAVIA

Anche se all’inizio la capitale polacca gli è sembrata grigia e depressiva (un’impressione condivisa anche da alcuni varsaviani), pian piano ha cominciato ad accettare, e poi amare questa città. Qui è nata sua figlia, qui vive già da 8 anni. Adesso ormai Varsavia è diventata la sua seconda casa. La sua prima casa, invece, la Toscana, ovvero Firenze, gli è rimasta nel profondo del cuore. Non vorrei che quest’affermazione suoni troppo drammaticamente. Ma a vederlo avere la pelle d’oca (letteralmente) quando mi parla della sua infanzia e di come la nonna gli mostrava i vicoli fiorentini nascosti,  è un’emozione. La stessa reazione quando parla di Siena, una città da sempre rivale di Firenze! Però anche Varsavia può essere, o almeno sembrare, bella come Parigi, dipende dal punto di vista e dall’itinerario che si sceglie. La nonna, donna molto elegante, dopo aver visto di Varsavia solo la Via Reale, ?azienki e ?oliborz pensava fosse appunto una piccola Parigi! Agli altri membri della famiglia, invece, Federico ha osato mostrare più volti della capitale, arrivando laddove pochi abitanti “nativi” arrivano, se non a caso: Ko?o, Praga distante… Gli piace assaporare le cose del luogo: la lingua, la cultura, la cucina. Ristorante italiano a Varsavia? Mai stato! Quando gli manca il sapore della cucina italiana vera e propria, fa una semplice telefonata a Firenze: “Mamma, domani arrivo”, fatto! A Varsavia invece la sua trattoria preferita, dove secondo lui si mangia a livello mondiale “con un pizzico di tradizione locale”, è Bufet Centralny in via ?urawia 32/34 oppure S?odki S?ony in via Mokotowska 45. Tra i club cita Basen (via M. Konopnickiej 6) e Nie Zawsze Musi By? Chaos in via Marsza?kowska 19 (entrata dalla via Oleandrów), una fondazione che promuove buon design e cultura dell’ascolto della musica classica, jazz, d’avanguardia e folk. Organizza eventi musicali e artistici, sostenendo le opere di maggior valore e sviluppando la sensibilità del pubblico. Ultimamente è diventata molto trendy ed è apparsa nella sezione “Do it in Warsaw” di “Co jest grane” (un supplemento culturale della Gazeta Wyborcza).

POLONIA

Federico l’ha conosciuta bene, indirettamente durante la legge marziale, tramite le riprese del fotografo polacco Chris Niedenthal. Erano foto famose, presenti nella stampa internazionale, come L’Espresso italiano. Come dice Caponi, in Italia tutti conoscevano il movimento Solidarno??, visto che il personaggio più rispettato della sinistra italiana (per le sue posizioni moderate), Enrico Berlinguer, era un grande amico di Jacek Kuro?. Cosa pensa Federico quando sente parlare del recente miracolo economico della Polonia? La compara sempre all’Italia, dove si vive ancora un po’ meglio che sulla Vistola, ma che purtroppo si trova in unafase di decadenza. I polacchi, partendo dal 1989, hanno dovuto costruire il paese quasi da capo. Allora, secondo lui, non si tratta di un miracolo, ma di una impressionante crescita economica dovuta allo sviluppo relativamente rapido della Polonia. Si vedono ancora divergenze enormi tra Polonia A (cioè quella ricca, come Varsavia) e Polonia B (città povere, come ad esempio Lublin). A Lublin i costi d’affitto sono bassissimi, però ad ogni angolo si può vedere la povertà, non bisogna cercarla a lungo. Per un fotografo sociale è un “paradiso”. In Italia il confine tra ricchi e poveri divide il paese in Nord e Sud più o meno al livello di Roma. Purtroppo, la Polonia è ancora molto centralizzata, e questo la distingue dall’Italia: composta da cittadine abbastanza autonome, ognuna con una piazza, dove si può sempre trovare qualche lavoro. In Polonia invece ci sono milioni di posti con tre case e basta. Non avendo niente da fare, a volte la gente cade nell’alcolismo. Secondo Federico, anche in Italia esiste questo problema, però è forse meno evidente (anzi, in ogni cittadina, in ogni piazza ci sono: un pazzo, un ubriaco e un prete). In Polonia l’alcolismo è talvolta uno stile di vita vero e proprio. Tra questi due paesi ci sono differenze rispetto alla cultura del bere, ma negli ultimi anni, anche in Polonia sta prendendo campo un approccio diverso, e si inizia a puntare su prodotti regionali e alcolici meno forti. In provincia aprono delle piccole birrerie, dove si produce birra di alta qualità, un po’ più cara, ma allo stesso tempo più “genuina”. Queste fabbriche danno lavoro alle persone provenienti dalle cittadine senza altre prospettive. Quindi, comprando una birra di origine locale (come Ciechan, Pinta ecc.) sosteniamo i prodotti di qualità, ma anche la prosperità della comunità locale!

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