Polifonia – la mostra di Tomasz Mrozowski

0
145

Tomasz Mrozowski è nato il 3 marzo 1973 a Mielec. Si è laureato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Scienze Biologiche di Breslavia e in pittura presso l’Accademia di Belle Arti intitolata a Prof. Eugeniusz Geppert di Breslavia. Vive e lavora nei pressi di Mielec, nella parte sud-est della Polonia. Nascosto dal mondo nel suo studio, si dedica alla sua passione – la pittura e la ceramica. Le sue opere si ispirano alla mitologia e alla musica classica. Cerca di sintetizzare questi due concetti per creare una propria etimologia e morfologia dell’immagine dell’universo, ponendo al contempo una distanza tra questi e cercando di scoprire il senso dell’esistenza.Le opere presentate nella mostra Polifonia hanno lo scopo di mostrare la polifonia pittorica, il cui progetto principale è l’idea di molteplicità nell’unità.

Sulla base di questa polifonia imitativa, ho sviluppato trattamenti che fanno sì che la ripetizione della stessa serie di elementi figurativi o cromatici possa essere realizzata in una sorprendente molteplicità di varianti. Trasformo i temi e i contrappunti in vari modi, affinché il messaggio pittorico diventi polifonico, mentre i singoli livelli della struttura sfaccettata sono omogenei e mostrano un alto grado di adattamento. Un elemento del dipinto fa riferimento ad un altro, mentre le singole parti si riferiscono all’insieme. Questo modo di organizzare lo spazio pittorico é la perfezione ideale delle mie ricerche artistiche. Il risultato finale di queste ricerche esprime una polifonizzazione della pittura, in cui mostro le relazioni polifoniche dell’infinito con il finito, utilizzando tecniche originali che combinano la pittura a olio su tela con la ceramica e l’acquerello con l’inchiostro su carta. Il titolo Polifonia è il mio commento alle due regole che governano l’esistenza umana – la necessità e il caso, al loro influenzarsi a vicenda e alla loro provenienza.

La pittura ci chiede come vedere ciò che l’occhio non è in grado di sopportare, così come non può sopportare lo sguardo mortale di Medusa. Perseo si protegge con il suo scudo e lo sguardo della Gorgone che vi si riflette, lauccide. Tuttavia, ciò che la uccide è davvero la sua stessa immagine vista nello specchio? …. o magari qualcosa di peggiore, forse il suo anonimato – perché cosa ci mostra uno specchio – solo un riflesso, la realtà più brutale. Per dipingere, bisogna uccidere ciò che è visibile, il proprio anonimato. Solo dopo il suo annientamento ci si può immergere nella sensualità visiva.

Nella sua raccolta di saggi “Profanazioni”, Giorgio Agamben ha scritto:

“Che cosa dobbiamo fare con le nostre immaginazioni? Amarle, crederci a tal punto da doverle distruggere, falsificare. Ma quando, alla fine, esse si rivelano vuote, inesaudite, quando mostrano il nulla di cui sono fatte, soltanto allora scontare il prezzo della loro verità, capire che Dulcinea — che abbiamo salvato — non può amarci”.

Che cos’è dunque la Polifonia? È l’immagine di un uomo, un Don Chisciotte dei giorni nostri che si trova alle Zattere a Venezia, ossia le Fondamenta degli Incurabili di Iosif Brodskij, sulla riva degli incurabili – perché mortali.