Alfa Romeo Montreal – Bella figura

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Il “Fare bella figura”, cioè “fare una buona impressione”, se vogliamo realizzarlo in stile italiano, si raggiunge cominciando con un’acconciatura disinvolta ma perfetta, occhiali eleganti, selezione di colori e taglio di vestiti, per finire con calzatura adatta all’occasione. Anche il modo in cui le maniche della camicia vengono arrotolate in una giornata calda e l’esposizione di un orologio sofisticato o di un braccialetto, sono importanti.

Per alcuni mesi dell’anno, quasi tutti i paesi del mondo cercano di presentarsi alle altre nazioni dal lato migliore, in questo modo “italiano”. Si tratta ovviamente dell’esposizione mondiale EXPO, evento inaugurato dalla Great Exhibition di Londra nel 1851, che quasi ogni anno richiama milioni di visitatori, ma a causa degli orrendi costi di investimento, non porta mai profitto economico. Questo è stato il caso della mostra del 1974 [5,6 milioni di visitatori] nell’americana Spokane, famosa soprattutto per il fatto che per la prima volta nella storia, il 19 giugno 1910, si celebrava la festa del papà. Questo non cambia il fatto che Spokane è la città più piccola tra quelle che hanno organizzato questo evento fino ad oggi. Non è stato diverso nella più grande di queste città, Shanghai nel 2010, nonostante il numero record di visitatori [73 milioni]. L’edificio più famoso associato all’EXPO è, ovviamente, la Torre Eiffel del 1889, l’Atomium di Bruxelles del 1958 o l’EUR romano, anche se la mostra del 1942 non ha avuto luogo.

Tra questi lasciti c’è l’Alfa Romeo Montreal, i cui due prototipi bianchi sono stati mostrati dagli italiani nel padiglione “Man the Producer” all’EXPO 67, a Montreal. Le Alfa sono arrivate in Canada all’ultimo momento e sono state esposte tra due lastre di enormi specchi, che ripetevano il loro riflesso all’infinito. Nove mesi prima [quasi come in natura!] prima dell’EXPO canadese, il management dell’Alfa Romeo era rimasto sorpreso dalla proposta di presentare, quale unica casa automobilistica al mondo invitata, un’auto raffinata e originale, destinata però all’uso quotidiano. La sfida è stata affrontata, ma per mancanza di tempo i milanesi non potevano costruire tutto da zero, così decisero di utilizzare il telaio della Giulia Sprint GT e tutta la meccanica della Giulia 1600 TI, mentre lo studio Bertone fu incaricato di realizzare la carrozzeria. Questo era abbastanza interessante perché l’allora presidente dell’Alfa Giuseppe Luraghi era critico nei confronti della Lamborghini Marzal, che avevano mostrato qualche settimana prima alla fiera di Ginevra. Bertone si affidò a Marcello Gandini, che aveva già in portafoglio una splendida Lamborghini Miura e aveva saputo come mostrare al mondo l’unicità dello stile italiano. Con questo progetto ha confermato tutto il suo genio, l’artigianalità e il senso del bello, che si sono concretizzati in modelli successivi realizzati nel suo album per schizzi, di cui abbiamo già scritto su Gazzetta Italia: Lamborghini Miura e Diablo, Lancia Stratos, nonché la Fiat X1 / 9.

C’era così poco tempo che i prototipi presentati non avevano nemmeno un nome, ma dopo la gioia dei visitatori, e quindi la scelta di iniziare la produzione in serie, nonostante la tradizionale nomenclatura “numerica” dell’Alfa Romeo, il management dell’azienda ha deciso di rendere omaggio alla città in cui questo modello ha rubato il cuore di tanti, ecco perché il monogramma MONTREAL cromato è stato posizionato sul… coperchio del posacenere.

Tuttavia, avrebbe potuto essere peggio con il nome, molto peggio. Il 5 maggio 1960 a Parigi, Mosca è stata scelta come organizzatrice dell’EXPO 67, perché i russi erano molto determinati a mostrare le conquiste dell’Unione Sovietica nel 50° anniversario della rivoluzione bolscevica. Fortunatamente, a causa della mancanza di fondi, gran parte dei quali probabilmente assorbiti dal blocco di Berlino Ovest e dalla costruzione del famigerato muro, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica alla fine del 1961 ritirò l’URSS dall’organizzazione EXPO, altrimenti oggi avremmo, orrore degli orrori, Alfa Romeo МОСКВА!

Tre anni dopo la presentazione canadese nella fabbrica di Arese e negli stabilimenti di Bertone a Caselle Torinese e Grugliasco iniziò la produzione in serie del modello Montreal, ma questa era un’auto completamente diversa.

L’interno è stato ridisegnato completamente, sono state aggiunte le feritoie pneumatiche per le luci frontali, è stato modificato anche il tipo dei cerchi e soprattutto il motore V8 che – derivato dal modello sportivo Tipo 33 e la cui potenza è stata ridotta da 270 a 200 CV – è stato posizionato sotto il cofano. Tuttavia, senza modificare le dimensioni dell’auto è stato necessario montare questo enorme motore sotto un cofano convesso, nascondendolo sotto una falsa, e quindi chiusa, presa d’aria NACA. Bertone protestò personalmente per questi cambiamenti, ma alla fine il suo badge rimase a Montreal, e oggi possiamo ammirare l’auto in vernice verde nella Collezione Bertone in zona “Volandia”, proprio accanto all’aeroporto di Malpensa. Purtroppo, per mancanza di spazio, le vetture lì presentate, spesso anche uniche come l’Alfa Romeo Bella del 1999, sono messe troppo strette, come nel caso della Montreal, visibili solo frontalmente. Al Museo storico dell’Alfa Romeo di Arese la Montreal si può vedere [in arancione] in tutto il suo splendore, e si possono ammirare anche i famosi V8 dell’Alfa Romeo. Purtroppo al momento non ci sono prototipi dell’Expo canadese in mostra, entrambi sono nascosti nei vasti magazzini del museo, forse da qualche parte accanto agli elettrodomestici, che Alfa Romeo un tempo produceva.

Per massimizzare il potenziale del motore da rally Autodelta, la squadra sportiva Alfa Romeo ha cercato di apportare molte modifiche affinché Montreal potesse apparire anche nel motorsport. Sfortunatamente, l’auto era troppo pesante e troppo lenta in curva, quindi rimase una Gran Turismo. Lo dimostrarono in grande stile due giornalisti della rivista Quattroruote nel 1972, che percorsero in solo 20 ore il percorso a traffico aperto da Reggio Calabria a Lubecca sul Mar Baltico (2574 km)!

Montreal, nonostante sia stata posizionata nel segmento delle auto meno prestigiose con optional full equipment, ovvero con aria condizionata, vernice metallizzata e alzacristalli elettrici, era più costoso della Jaguar Type E, della Ferrari Dino o della Porsche 911S.

Tuttavia, non i prezzi e le vecchie soluzioni tecniche portarono la fine della produzione di questo modello. Come per molte grandi Gran Turismo, questo è stato causato dalla crisi petrolifera globale. C’è da aggiungere che anche i sindacati, che in quegli anni erano in costante conflitto con la dirigenza Alfa Romeo, fecero la loro parte. Cosa sia successo lo si può vedere confrontando i volumi di produzione. Nel 1972, cioè un anno prima della crisi, dal nastro uscivano dalla fabbrica 2.377 vetture, mentre nel 1973, quando OPEC impose le sanzioni sul petrolio, ne uscirono dalla fabbrica solo 302. Negli anni successivi, fino al 1977, quando la produzione finì, solo 578 di queste GT entrarono nel mercato. Per un’altra vettura stradale, equipaggiata con un motore V8, Alfa Romeo ci ha fatto aspettare fino al 2007, quando iniziò la produzione del modello 8C, limitato a 500 esemplari.

Montreal rimane una delle vetture più emblematiche nella storia dell’Alfa Romeo. Inoltre, considerando quanto importante e prestigiosa era la missione che doveva compiere, la mia collezione dovrebbe includere il modello AutoArt, dove tutto è aperto, comprese le tendine mobili dei fari, e il tutto è completato da favolosi dettagli. Purtroppo ho pensato a lungo alla scelta del colore [probabilmente vi sorprenderò, oggi sceglierei il marrone AR 825], finché tutte le copie sono semplicemente scomparse dal mercato. Perché i loro prezzi su ebay a questo punto partono da 2,5k. pln, devo accontentarmi della versione chiusa di KK-Scale che è presentata qui. Non è male e sono felice di vederla, ma AutoArt è dentro la mia testa come un ago da agopuntura.

Anni di produzione: 1970-1977
Esemplari prodotti: 3925 pezzi [+ 2 prototipi 1967] Motore: V-8 90°
Cilindrata: 2593 cm3
Potenza/RPM: 200 KM / 6500
Velocità massima: 220 km/h
Accelerazione: 7,1 s
Numero di cambi: 5
Peso: 1270 kg
Lunghezza: 4220 mm
Larghezza: 1672 mm
Altezza: 1205 mm
Interasse: 2350 mm

Tekst i foto: Piotr Bieniek
Tłumaczenie it: Alicja Wierzbicka

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