Calabria fuori percorso: Rossano

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

“Sai quante cose meravigliose ci sono in Calabria che nemmeno i calabresi conoscono!”, mi hanno detto. Ho risposto “neanche io, visto che non lo sanno nemmeno i calabresi”. Così siamo andati a vedere il Codex che conta ben più di 1500 anni, ed il quale arrivò al sud dello stivale italiano, probabilmente dai lontani territori della Siria.

Era la mia seconda visita a Rossano, un piccolo paese situato su una delle colline della Calabria, in provincia di Cosenza. A quanto pare, anche i luoghi apparentemente insignificanti dello stivale italiano, piccole località, raramente menzionate anche nelle guide piú lette, nascondono dei tesori locali frutto di una storia secolare e offrono al contempo il dono più prezioso per i viaggiatori, ovvero un pizzico di una quotidianità che a volte si presenta gioiosamente rumorosa e l’altra volta piacevolmente tranquilla.

Pertanto, prima di dirigere i nostri passi verso il museo, collocato in una carina strada stretta, presso la Cattedrale di Santa Maria Acheiropita, vi invito a fare un giro nella parte antica di una Rossano incantevole.

Una Rossano pigra

Iniziamo la nostra gita, dirigendoci verso la Piazza della Vittoria, dove è situato il monumento ai caduti della prima e seconda guerra mondiale. Dalla piazza c’è una bella vista sulla zona circostante e sulla costa. Guardate a destra, dove sulle scarpate irregolari ci sono collocati dei palazzi residenziali, costruiti sopra una strada tortuosa. Da lì, percorreremo corso Giuseppe Garibaldi fino alla Piazza Matteotti. Seguendo le stradine strette, ogni tanto lasceremo passare dei veicoli. Per quanto non mi sorprendevano più i motorini, continuavo però ad ammirare quelli che in macchina riuscivano a fare delle manovre quasi impossibili nei vicoli strettissimi e tortuosi. Molto spesso, nuvole di fumo salivano, i motori ringhiavano come matti quando partiva una fila di piccole Fiat 500 che alcuni istanti prima erano bloccate ad una curva, in una stradina che saliva quasi verticalmente.

In Piazza Santi Anargiri, ci arriverà alle orecchie un’allegra risata proveniente dai piccoli negozi aperti. Nei bar vicini i ventilatori gireranno pigramente, il cui rumore verrà accompagnato da quello della macinatura di un caffè fresco. Lì, vale la pena fermarsi e provare un ottimo gelato e caffè alla caffetteria Tagliaferri, fondata nel 1900 da Giuseppe Tagliaferri, che fino ad oggi funziona come caffettiera gestita dalla stessa famiglia.

Poi, seguendo via Labina e una tortuosa via Duomo, arriviamo alla Cattedrale, dove in via Arcivescovado si trova il museo. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro ed il prezzo include una visita guidata e l’ingresso al Museo Diocesano, dove si può ammirare la collezione della diocesi conservata per secoli.

Il Codex di Rossano

Il Codex di Rossano

Il Codex Purpureus Rossanensis, manoscritto risalente al VI secolo, viene conservato in una piccola stanza buia ad una temperatura costante di 18-20 gradi. La visita inizia con un breve film documentario che racconta la storia del manoscritto, dalle sue origini fino all’arrivo a Rossano. Esso probabilmente arrivò in Calabria nel VIII secolo, portato da un gruppo di monaci in fuga dall’invasione araba. I monaci volevano proteggere il documento dalla distruzione. A Rossano esso divenne proprietà dell’arcivescovo locale.

I dettagli di ciascuna delle carte, dei disegni e del testo ci vengono mostrati su un grande schermo. Davanti a noi invece, dietro una vetrina espositiva, giace quell’enorme libro di più di 300 pagine. Il museo, volendo garantire la conservazione del manoscritto, decise di girare solamente una pagina all’anno. Il Codex viene chiamato “purpureo” a causa del colore rossastro della pergamena realizzata con pelle di agnello. Il manoscritto contiene il testo integrale del Vangelo di Matteo ed il testo incompleto del Vangelo di Marco, preceduti da 15 pagine (in originale ne furono probabilmente 17) su cui possiamo ammirare le miniature colorate raffi guranti le scene della vita di Gesù. Su ogni pagina il testo è diviso in due colonne. Le prime tre righe di ogni Vangelo furono scritte in oro, mentre il resto del testo in argento. Vale la pena notare che gli unici segni di punteggiatura presenti nel manoscritto sono i punti al termine delle singole frasi. Alla fine della presentazione della guida, tutti hanno l’opportunità di ammirare da vicino, per quanto possibile, il manoscritto e la perfezione di ciascuno dei disegni e l’irregolarità delle lettere dovuta alle mani tremanti dell’autore dell’opera.

Le altre sale del museo, suddivise in epoche dai tempi antichi attraverso il Rinascimento fino al XIX secolo, ci raccontano la storia della città tramite diversi oggetti conservati dalla diocesi. Tra di essi, vi si trovano le monete, le colonnine di marmo, i manoscritti e un dipinto che racconta la storia del quadro della Madonna Achiropita, il quale è possibile ammirare nella cattedrale.

Il museo, anche se nascosto tra le stradine strette, i vicoli ed i palazzi, gode dell’interesse degli abitanti locali, soprattutto nel periodo delle vacanze estive. Vengono con i bambini, che seguono con attenzione il movimento delle dita della guida su un piccolo schermo del tablet. E così, una misteriosa storia può anche essere nascosta tra le mura poco appariscenti di un piccolo paese della Calabria.

foto: Karolina Romanow

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