Carnevale, maschera, confetti

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

Gennaio e febbraio sono mesi associati con il carnevale, cioè il tempo delle feste e risi che precede la quaresima, durante cui ci si prepara spiritualmente alla Pasqua. Uno degli elementi più caratterizzanti il carnevale sono le maschere indossate per gioco dai partecipanti delle feste organizzate in questo periodo. Le maschere, nel celare il viso della persona che le indossa, creano un certo senso del mistero. E proprio il mistero dei riti carnevaleschi corrisponde con le etimologie delle parole legate a questo periodo, che sono spesso incerte, difficili da spiegare oppure interpretate in modo sbagliato.

Carnevale
La parola carnevale si riferiva in origine al giorno precedente la quaresima, cioè il giorno in cui si smetteva di mangiare la carne. Adesso quel nome riguarda tutto il periodo che precede la quaresima, un tempo di festa in cui di sicuro non ci si priva della carne. La tradizione però è stata conservata nella parola che è in realtà un composto delle due parole latine: carnem, da caro, (carne) e levare (qui: togliere). La frase latina carnem levare significava quindi “togliere la carne” e si riferiva direttamente all’usanza religiosa del rinunciare alla carne con l’inizio della Quaresima. Levare per assimilazione è poi diventato levale e alla fine è stato aggiunto alla parola ormai italiana “carne” diventando carnevale. In polacco la parola carnevale, sebbene funzioni come karnawał, ha anche un equivalente nativo mięsopust, che è quasi una traduzione di carnevale.

Maschera
Un oggetto importantissimo è la maschera, che chi partecipa a una festa di carnevale deve assolutamente indossare. La maschera è allo stesso momento una cosa che funziona nella letteratura come un simbolo, perché è qualcosa che serve a nascondere il proprio viso e quasi imitando la funzione della maschera anche la parola è abbastanza enigmatica e nasconde le sue origini. Ci sono varie teorie sulla sua etimologia, una ritenuta poco credibile è quella che sostiene che la parola proviene dall’arabo mashara (buffone). Altre teorie suggeriscono origini indoeuropee e fanno derivare maschera dalla *maska che è una parola ricostruita dal protogermanico occidentale, che avrebbe significato maglia, rete, che sarebbe stata indossata sulla faccia per protezione contro polvere e sabbia. La parola sarebbe stata prestata nel latino e per la somiglianza di una persona che indossa la maglia alle creature dell’immaginazione avrebbe ricevuto il significato di “strega”. In seguito la parola avrebbe assunto anche il significato che conosciamo noi tutti, conservata nella parola italiana “maschera” che sarebbe provenuta dalla variazione della parola con la “r”. L’altra spiegazione suggerisce che la parola può derivare dalla parola *mask- che apparteneva ad una lingua preindoeuropea (cioè una delle lingue che erano usate in Europa prima delle lingue che derivano dal protoindoeuropeo) e che avrebbe significato “nero”, e poi masca avrebbe significato l’azione del dipingere il volto di nero. In polacco la parola maska è arrivata dall’italiano passando per il francese masque. Le altre interpretazioni, che escono da questo percorso etimologico, sono molto incerte e così la vera origine di questa parola rimane “mascherata”.

Confetti (coriandoli)
Alle feste del carnevale, ma non solo – si usa anche a capodanno – di solito si gettano in aria piccoli pezzi di carta colorata che si chiamano confetti (o coriandoli) sia in italiano che in polacco (parola che è un prestito dall’italiano) konfetti. Ma da dove deriva questa tradizione? Per spiegarlo ci aiuterà ovviamente l’etimologia. La parola “confetto” viene dal latino confectus, participio passato di conficere (fare, produrre, raccogliere). Nel Medioevo questo termine era riferito tra l’altro alla frutta secca ricoperta di miele e come leggiamo nelle opere di Boccaccio, i confetti erano dolci di zucchero cotto con dentro mandorla, pistacchio o altro. Sul finire del XVI secolo, Giovanvettorio Soderini testimonia il consumo di confetti fatti ricoprendo di zucchero i semi di coriandolo (ecco perchè in italiano si chiamano anche coriandoli) che si gettavano per sollazzo durante le feste di carnevale. E i piccoli pezzi di carta che lanciamo in aria oggi, sono ciò che ci è rimasto di quella tradizione.

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