Sirmax Group, avanguardia italiana radicata in Polonia

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Sirmax Group, con sede a Cittadella (PD), è il primo produttore europeo indipendente e tra i primi al mondo, di compound di polipropilene, tecnopolimeri, compound da post-consumo e bio-compound per tutti i settori di impiego: automotive, elettrodomestico, power tools e casalingo, elettrico, elettronico, costruzioni, arredamento. Del successo di questa azienda italiana che ha due importanti stabilimenti in Polonia ne parliamo con Massimo Pavin, presidente e amministratore delegato di Sirmax Group.

Ci presenta la Sirmax?

Attiva dagli anni ’60, l’azienda ha 13 stabilimenti produttivi: sei in Italia, due in Polonia (inaugurati nel 2006 e nel 2019), uno in Brasile (2012), due in USA (2015 2020), due in India (2017), un ufficio commerciale a Milano, filiali estere in Francia, Spagna e Germania. Sirmax ha conquistato importanti quote di mercato in Europa, Americhe e Asia, diventando così un riferimento globale per il mercato internazionale. Tra i nostri clienti, figurano Whirlpool, Bosch-Siemens, Electrolux, Karcher, Philips, Honeywell, ABB, Technogym, Stellantis, Volkswagen Group, Daimler, De’ Longhi, Haier, BMW, Audi. Nel 2021 il gruppo Sirmax ha consolidato un volume di affari di 480 milioni di euro, impiegando più di 800 addetti nel mondo. Il nome Sirmax è frutto dell’unione dei due nomi “Sirte” e “Maxplast”. Dal 1999 Sirte e Maxplast operano con una proprietà comune, dopo la fusione per incorporazione fra le due realtà, con il nome di Sirmax Spa. Dal 2004 inizia una strategia di crescita global, multicountry e multiproducts, che vede la costruzione di nuovi plant e una serie di acquisizioni importanti: dal nuovo impianto in Italia a Tombolo (PD) per la produzione di una gamma diversificata di Engineering Polymers all’apertura di nuove filiali commerciali in Spagna, Francia e Germania; dall’inaugurazione nel 2006 di Sirmax Polska, al lancio del nuovo impianto produttivo Sirmax do Brasil a Jundaì (San Paolo); dalla nascita di Sirmax North America in Anderson (Indiana) nel 2015, all’acquisizione degli impianti di Nord Color, eccellenza italiana friulana nella progettazione e produzione di Tecnopolimeri speciali. Nel 2019 è sorto il secondo stabilimento polacco a Kutno, in Polonia; nel 2020 è stata la volta del secondo stabilimento negli Usa, dedicato interamente alla plastica riciclata, e dell’acquisizione di Smart Mold, spin off dell’Università di Padova: una società di ingegneria di progetto inserita nel programma di sviluppo e ottimizzazione di processo capace di interagire nello sviluppo assistito con i clienti per progettare i manufatti anche attraverso il supporto allo stampaggio ad iniezione sia in ambito di processo che dei materiali.

Il laboratorio di Smart Mold, spin off dell’Università di Padova

Come si è evoluto il mercato delle plastiche negli ultimi anni tenendo conto della necessità di creare prodotti sempre più sostenibili?

Sirmax è entrata nel business delle plastiche green nel 2019, con l’acquisizione di SER, eccellenza italiana nel settore della rigenerazione di materie plastiche da post-consumo, e di MICROTEC, azienda produttrice di compound compostabile o bio durevole attiva principalmente nel settore del film da imballaggio. Ha sposato così tutti i dettami della sostenibilità, che riguardano non solo i prodotti ma anche i processi, la governance, la creazione di valore sul territorio, la valorizzazione del capitale umano. Il mercato delle plastiche si è evoluto moltissimo negli ultimi anni, tutte le imprese hanno capito non solo che la sostenibilità è un dovere morale e una necessità, ma anche che rende più competitivi: oggi i produttori di automobili o di elettrodomestici sono più propensi a chiedere ai loro fornitori plastiche sostenibili con una base di prodotto riciclato piuttosto che plastiche vergini. Inoltre, tutti gli attori della filiera, si stanno interrogando sull’intero lifecycle di un’auto o di un elettrodomestico, concentrando la loro attenzione sulla progettazione, cioè sulla capacità di essere virtuosi e sostenibili già in fase di creazione di un prodotto. L’obiettivo finale è diventato la vera circolarità economica, in cui un bene non ha mai fine vita. Per quanto riguarda il materiale riciclato, esso è vincente se è nobilitato. Se, cioè, lo si rende performante e capace di avere qualità simili se non identiche alle plastiche vergini. Qui entra in gioco la ricerca, su cui bisogna investire molto più che in passato. Sirmax sta puntando moltissimo sulla ricerca, cercando di mettere a punto prodotti con parti riciclate che siano antibatteriche, antifiamma (resistenti al fuoco), che presentino la stessa resistenza agli urti della plastica vergine, che siano inodore. E proprio grazie alla ricerca, Sirmax può oggi parlare di upcycling, concetto che va oltre il recycling: è il riutilizzo di oggetti o materiali scartati in modo tale da creare un prodotto di qualità o valore superiore all’originale.

Massimo Pavin, presidente e CEO di Sirmax Group

Come saranno le plastiche del futuro?

La produzione dello stabilimento polacco Kutno 2

Saranno riciclate e a loro volta riciclabili. Contribuiranno alla riduzione della produzione di CO2 e alla realizzazione di componenti sempre più leggeri per l’automotive o per l’elettrodomestico. Sirmax ha già, nel suo portafoglio prodotti, alcuni compound che contribuiscono alla riduzione della CO2. Abbiamo commissionato a Spinlife, spin-off dell’Università di Padova, uno studio sulla valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment) di due compound di polipropilene destinati ai settori auto ed elettrodomestico, ovvero l’Isofil, prodotto a partire da polipropilene vergine, e il Green Isofil, contenente del  polipropilene riciclato “Serplene”. Entrambi i prodotti sono additivati con cariche minerali, coloranti e altri additivi in diverse percentuali. Utilizzando il polipropilene riciclato da post consumo, in parziale sostituzione del vergine, si arriva a una riduzione significativa in quasi tutte le categorie di impatto ambientale prese in considerazione. In particolare, a seconda del contenuto della frazione riciclata sul Green Isofil si può arrivare a dimezzare le emissioni di anidride carbonica rispetto ad un prodotto vergine. È anche in base a queste considerazioni che le proposte di materiali per i clienti possono essere indirizzate verso una maggiore sostenibilità.

Una fase di produzione del bio-compound in Microtec

Che ruolo svolgono le aziende italiane e polacche del settore sul panorama internazionale?

Posso parlare del ruolo di Sirmax. Siamo diventati il più grande compoundatore indipendente di polipropilene in Europa e quinto nel mondo. Abbiamo investito moltissimo in internazionalizzazione per accorciare le filiere e avere una supply chain regionalizzata e fidata. Questo ci ha permesso, in particolare in questi anni di pandemia e di crisi di materie prime, di essere più flessibili dei grandi gruppi e più affidabili dei piccoli fornitori. Credo che solo con una struttura medio grande ma al contempo flessibile, veloce e molto vicina al cliente, si possa giocare un ruolo di prim’ordine nel panorama mondiale del settore.

Quanto sono importanti gli investimenti Sirmax in Polonia?

La Polonia è sempre stata strategica per Sirmax, fin dal 2006, anno in cui abbiamo costruito greenfield il nostro primo impianto, Sirmax Polska, uno stabilimento produttivo tecnologicamente avanzato nella zona economica speciale di Kutno (Łodz) per la produzione di polipropilene compound. Nel 2019 è sorto il secondo stabilimento polacco, sempre a Kutno, accanto al primo, dedicato alla produzione degli elastomeri termoplastici della linea Xelter, ai compound tecnici con autoestinguenti e tecnopolimeri speciali. Il primo impianto è di 52 mila metri quadrati (20 mila di superficie produttiva), il più grande dell’intero gruppo e in grado di produrre 85 mila tonnellate all’anno di materie plastiche per i settori automobilistici e home appliance. Il secondo stabilimento, il dodicesimo del gruppo, dalla superfi cie produttiva di 12.500 metri quadrati, è interamente dedicato ai nuovi prodotti della famiglia Xelter. In totale, nei due stabilimenti polacchi, sono impiegati 130 lavoratori. Ci teniamo molto alla Polonia, per la sua centralità logistica e perché è il nostro avamposto verso l’Est Europa.

Il granulo Sirmax

Due anni di Covid e ora la guerra hanno causato ricadute negative in tanti settori industriali, nel campo della plastica qual è la situazione?

Non posso dire che il mondo della plastica non ne abbia sofferto. Noi davanti al Covid ci siamo chiesti se fermarci o proseguire negli investimenti già avviati e abbiamo deciso di proseguire, forti di una serie di analisi di mercato e di indicatori confortanti e grazie ad una solidità finanziaria di gruppo che incarna anch’essa i concetti di sostenibilità e trasparenza. E tutto ciò ci ha premiati. Il 2020 si è rivelato in crescita nonostante il Covid, grazie ad una forte ripresa degli ordini nel secondo semestre; poi abbiamo avuto un 2021 oltre ogni aspettativa, passando dai 300 milioni di ricavi del 2019 ai 480 del 2021. Complessivamente, gli investimenti effettuati da Sirmax Group nel 2021 sono stati di circa 24 milioni di euro: 12 di questi hanno interessato il potenziamento nell’ambito della green economy. Gli altri 12 sono stati destinati al nuovo sito produttivo degli Stati Uniti, a completamento dell’investimento complessivo che dal 2020 ad oggi è stato di circa 30 milioni. Nel 2021 sono state fatte anche 100 nuove assunzioni, numero che ha portato il totale dei dipendenti da 700 a 800 in tutto il mondo. I nostri investimenti e l’aver privilegiato catene di approvvigionamento regionalizzate e fi delizzate ci hanno fatto guadagnare quote di mercato. Siamo stati vicini al cliente con le forniture, con prodotti ad hoc e con servizi tecnologicamente avanzati, guardando sempre al medio-lungo termine e costruendo tutto con prudenza e raziocinio. Restano i timori per il futuro: lo scenario geopolitico, i costi dell’energia e delle materie prime rischiano di ridurre la domanda. Non c’è preoccupazione per l’impatto diretto su Sirmax: le nostre catene di fornitura sono diversifi cate e ci permettono di fare scorte. Siamo preoccupati, invece, per gli effetti indiretti sui nostri clienti finali, in particolare dell’automotive, settore particolarmente esposto e già provato dalla carenza di microchip.

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