Divieto di pubblicità per la carne? Si accende il dibattito

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“Abbiamo il divieto di pubblicità e promozione delle sigarette, ora è il momento di vietare la promozione di carne, latte e latticini”, ha scritto su Twitter l’europarlamentare Sylwia Spurek. La sua dichiarazione ha suscitato grande scalpore sui social media. Infatti, oggi si parla sempre di più della limitazione del consumo dei prodotti di origine animale. L’idea simile la sostiene, tra l’altro, anche Greenpeace tedesco. L’europarlamentare polacca ha sottolineato che quel divieto si sarebbe dovuto introdurre molto tempo fa, visto che ci sono tanti prodotti alimentari che nuocciono la salute della gente e il clima, causando inoltre la sofferenza degli animali. Tuttavia, nel dibattito sono intervenuti anche i rappresentanti dei produttori di carne. Polpig (Associazione degli imprenditori e produttori di carne suina) ha evidenziato che la carne rimane un prodotto molto rilevante per l’agricoltura polacca e il divieto della sua pubblicità potrebbe essere molto rischioso per questo settore. Inoltre, il direttore di Polpig, Aleksander Dargiewicz, dato il ricevimento negativo dell’idea sui social media, evidenzia che la proposta dell’eurodeputata rappresenta le convinzioni di una minoranza. L’associazione non si riferisce affatto all’impatto della produzione di carne sull’ambiente. Stephanie Töwe, responsabile per l’agricoltura in Greenpeace, ha sottolineato, invece che ci sono tante pubblicità di carne che attraggono i clienti con i prezzi bassi, ma non indicano i costi ed effetti reali del suo consumo. L’allevamento degli animali, e particolarmente delle vacche, emette enormi quantità di gas ad effetto serra e diventa pertanto uno di responsabili della crisi climatica. Ogni anno gli allevamenti delle vacche generano 5 giga-tonnellate di gas ad effetto serra. La Cina, ad esempio, emette 10,2 giga-tonnellate di quei gas in totale, gli Stati Uniti, invece, 5,3 giga-tonnellate.
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