I fantasmi del Colosseo 

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

L’Anfiteatro Flavio, ovvero il Colosseo, dal momento della decadenza dell’impero romano divenne luogo ideale per evocazioni, magie e cerimonie; la sua commistione di sangue, che vi scorse a fiumi, e di natura – essendo praticamente in mezzo ai campi, e ricco di essenze vegetali anche rare – ne fece un luogo particolarmente ricercato per le pratiche occulte di negromanti, fattucchiere e stregoni di ogni epoca, e sito ideale per trovare erbe per decotti e pozioni di ogni tipo.

Nonostante la diffusa credenza popolare, a quanto pare non fu mai teatro di esecuzioni di cristiani. Eppure al suo interno avvennero fatti grandiosi e incredibili, che in qualche caso ebbero dei protagonisti davvero inaspettati. Per molti secoli dopo il suo abbandono il Colosseo fu ritenuto un luogo infestato dai demoni. Anche il celebre orafo Benvenuto Cellini vi si recò di notte, per assistere alle manifestazioni diaboliche e chiedere ai demoni di farlo incontrare con la siciliana Angelica, la cui madre aveva pensato bene di sottrarre alle sue grinfie; l’uomo era noto, fra le altre cose, per non tirarsi mai indietro davanti a una gonna che nascondesse un bel paio di gambe. Lo stesso Cellini racconta nelle sue memorie la cronaca di questo straordinario avvenimento, al quale parteciparono anche un prete-negromante, un fattorino dell’artista appena dodicenne, Vincenzo Romoli, e il domestico e amico Agnolino Gaddi, che si rese protagonista – suo malgrado – dell’allontanamento di intere legioni di diavoli…3

“Arrivati al Colosseo, il prete si mise a disegnare circoli in terra con le più belle cerimonie che immaginar si possa al mondo; e ci aveva fatto portare profumi preziosi e fuoco, e anche profumi cattivi. Come fu tutto in ordine, fece la porta al circolo e presici per mano, a uno a uno ci mise dentro il cerchio”. Il negromante affidò al ragazzino e a Gaddi la cura dei profumi e del fuoco, e pronunciò poi delle terribili invocazioni, in modo che – racconta Cellini – tutto il Colosseo si riempì di diavoli, ai quali l’artista chiese di poter rivedere Angelica. I demoni risposero.

“Hai sentito ciò che hanno detto? – disse il prete –. Che in un mese tu sarai dove lei sarà”. Ma subito dopo disse di mantenere la calma, perché le legioni diaboliche erano mille più di quelle evocate, e tra le più pericolose. Ci sarebbe voluto del tempo e molta pazienza ora, per mandarle via.

Il fanciullo, l’unico che potesse vedere i diavoli, disse agli altri che vi era “un milione di uomini terribili, tutti minacciosi”, e che erano comparsi “quattro giganti armati che cercavano di forzare il circolo magico”. La situazione sembrava precipitare. Cellini racconta che il prete, Vincenzo e Agnolino tremavano come foglie, e lui stesso iniziò a temere per la sua vita, ma non lo diede a vedere. Il ragazzino teneva la testa nascosta fra le ginocchia; quando la rialzò disse che tutto il Colosseo stava ardendo, e che il fuoco li stava circondando: “Si mise le mani sul viso, disse che era spacciato e che non voleva più vedere”.

Era arrivato il momento di agire. Cellini, su indicazione del negromante, esortò Vincenzo e Agnolino a mettere mano alla zaffetica, ovvero il cattivo profumo che negli esorcismi serviva a scacciare i demoni: “Ma Agnolo – conclude Cellini – che aveva gli occhi fuori della testa dalla paura, come si mosse fece una tale strombazzata di scoregge, con così tanta abbondanza di merda, la quale potette più che la zaffetica. Il fanciullo a quel gran puzzo e a quel rumore aveva alzato un poco il viso, sentendomi ridere, e disse che i demoni se ne cominciavano ad andare in gran furia. Rimanemmo così fin quando suonarono i mattutini, quando il fanciullo ci disse che ne erano rimasti pochi, e tutti discosti”. Malgrado l’allontanamento poco ortodosso, i demoni furono di parola. Il trentesimo giorno, sulla strada di Napoli, Benvenuto incontrò la sua Angelica.

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Questa e molte altre storie sono contenute in “Misteri di Roma – sette notti tra storia e mito, leggende, fantasmi, enigmi e curiosità” (Studio LT2, 2013). Con prefazione di Giancarlo De Cataldo, il libro contiene fotografie, mappe e illustrazioni, oltre a dieci codici QR che rimandano ad altrettante storie. Alberto Toso Fei scrive libri sulla storia segreta delle città, tra curiosità e mistero, recuperando il patrimonio della tradizione orale: alcuni suoi volumi sono dotati di codici QR con cui l’autore “esce” dalle pagine per raccontare le storie. Ha creato il Festival del Mistero, dedicato al Veneto e ai suoi luoghi leggendari.

 

www.albertotosofei.it

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