Il teatro-gioiello sulla via dell’Ambra

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Quest'articolo è disponibile in: Italiano Polacco

L’articolo è stato pubblicato sul numero 76 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2019)

Nel margine sud-ovest del centro storico di Danzica il rinato, potente, Teatro Shakespeariano suggella, impreziosendola, la bellezza cosmopolita di questa millenaria città mercantile che per secoli fu il cuore pulsante commerciale e culturale del Baltico e della via dell’Ambra.

Una città per tradizione sempre in lotta per la sua libertà e indipendenza che nel Seicento era così all’avanguardia da avere un teatro elisabettiano in cui venivano rappresentati i lavori di William Shakespeare solo pochi mesi dopo che erano andati in scena a Londra. Esattamente sul sedime di quell’antica scena si trova oggi il nuovo Teatro elisabettiano progettato dall’architetto italiano Renato Rizzi, docente presso l’Università di Architettura IUAV di Venezia, ed inaugurato nel settembre del 2014. La giuria del concorso per la progettazione del nuovo teatro, tra cui figuravano Andrzej Wajda, Arata Isozaki e Gaetano Pesce, all’epoca decise di puntare sulla proposta più coraggiosa, in grado di coniugare l’impostazione scenica elisabettiana – con rappresentazione a cielo aperto al centro del teatro e spettatori intorno – con quella all’italiana con la classica forma a scatola e palcoscenico frontale. L’audacia del progetto di Rizzi tocca il suo vertice nella ideazione di un tetto apribile che consente di riproporre in modo autentico l’ambientazione scenica elisabettiana. Un tetto che si apre e si alza come due braccia levate al cielo in segno di vittoria, richiamando l’iconica immagine della Polonia che si libera dall’imposizione sovietica: Walesa con le braccia alzate alla guida di Solidarnosc, il movimento che ha determinato una delle svolte politiche più significative del Novecento europeo.

Il teatro shakespeariano di Danzica è anche per queste ragioni un edificio intrinsecamente teatrale che prima di ospitare uno spettacolo è già di per sé una simbolica messa in scena intrisa di richiami culturali, architettonici, storici e perfino politici. L’edificio in mattoni contrassegnato da costolature gradonate che si susseguono all’esterno evoca ad un tempo l’imponenza strutturale della vicina chiesa di Santa Maria e i canoni del classicismo greco-romano facendo assumere al teatro una atmosfera quasi sacrale che si conferma nella disposizione rituale degli spazi interni, in cui alcuni dettagli costruttivi si ripetono nei diversi ambienti richiamandone l’unità concettuale.

Bellezza, forza, ardimento uniti alla funzionalità di un teatro che nell’involucro esterno che avvolge la sala interna accoglie scale, ascensore, corridoi di smistamento per il pubblico, impianti tecnici e naturalmente il supporto statico al tetto apribile “a libro” in grado di sollevarsi in pochi minuti. Funzionalità che si ritrova nella parte principale della sala che può essere diversamente gestita grazie a piattaforme retraibili che consentono di organizzare lo spazio con diverse configurazioni tra palco e platea. Un progetto che si sviluppa su tre piani, su un’area di 4 mila mq, con spazio teatrale di 650 metri quadrati sovrastato da un tetto apribile (2 falde di 18×12 mq) di 400 mq, e con capacità di 600 posti a sedere più un’area di 1700 mq per servizi, amministrazione, bar e con possibilità di utilizzo della terrazza per spettacoli. L’apprezzamento, che possiamo definire ormai mondiale, verso questo teatro ha portato al professor Renato Rizzi una lunga serie di riconoscimenti, l’ultimo in ordine cronologico è stato il Premio per l’Architettura dell’Accademia Nazionale di San Luca ritirato dalle mani del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Nel 2017 Renato Rizzi ha ricevuto a Varsavia il Premio Gazzetta Italia, che la nostra rivista riconosce alle persone che nella loro vita hanno contribuito in modo speciale ad arricchire la storia delle relazioni tra Italia e Polonia.

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