Italiani e polacchi, fratelli per sempre nel nome della Brigata Majella e di Witold Pilecki

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Non dovrebbe essere una sorpresa per nessun abruzzese il legame speciale che ci lega alla Polonia. I ragazzi partigiani della Brigata Majella, agli ordini di Ettore e Domenico Troilo hanno combattuto con i polacchi del generale Anders risalendo la penisola dalla “montagna madre”, liberando Bologna dai nazifascisti, fino all’altopiano di Asiago. Eppure il tempo passa e la polvere copre i ricordi e la memoria.

A Vicoli però, nel più piccolo paese in provincia di Pescara, l’amministrazione comunale con il sindaco Catia Campobasso, ha tolto la polvere dal libro della storia di Witold Pilecki intitolandogli un giardino pubblico. A Pilecki, il volontario che si fece arrestare volontariamente per entrare e rivelare al mondo gli orrori di Auschwitz.

Questo ragazzo polacco stilò un rapporto dettagliato che fece arrivare al governo polacco in esilio a Londra, attraverso Stoccolma nel marzo 1941, ma quel rapporto venne definito “esagerato”. Pilecki venne internato e ucciso nel 1948 da un altro regime totalitario, sanguinario e senza rispetto per il pensiero e la vita dell’uomo, quello comunista dell’Unione Sovietica.

L’amministrazione comunale di Vicoli ha così motivato l’omaggio a Pilecki: «Ci sono uomini che sanno trovare la via dell’onore e della giustizia nel buio della barbarie. Ci sono uomini capaci di correre rischi inimmaginabili per non far mai spegnere la fiammella della speranza. Witold Pilecki è stato un faro della libertà che i grandi totalitarismi del Novecento hanno provato a spegnere per mantenere l’Europa di allora nelle tenebre della dittatura. Pilecki ha rappresentato e rappresenta tutti i valori dell’umanità a fondamento dell’Europa di oggi libera e democratica. Rendiamo omaggio al volontario ad Auschwitz affidandone il nome a un giardino, in cui la natura possa ricordare alle nuove generazioni il valore assoluto del sacrificio della sua vita agli ideali più alti. E’ grazie a uomini come lui se conosciamo il significato della parola Libertà».

L’ambasciatore di Polonia, Tomasz Orlowski, è rimasto colpito dal fatto che la lapide incisa su pietra della Majella dai rinomati scalpellini abruzzesi e donata dall’Unione nazionale delle Pro Loco, recasse in testa la kotwica: si tratta di un logo a forma di àncora, con una P sovrapposta a una W, che era il simbolo della resistenza del popolo polacco agli invasori nazista e sovietico. Il governo comunista ne proibì l’uso fino alla caduta del muro di Berlino. E’ la prima volta che questo simbolo compare su un monumento in Europa.

Andrzej, l’ottantatreenne figlio di Pilecki, in una lettere inviata al sindaco di Vicoli, ha scritto: «Bravi italiani! Mio padre sarebbe orgoglioso di voi e sarebbe molto felice. La cerimonia di oggi è un esempio dello stretto legame tra i nostri due paesi. L’Italia si è impressa nella memoria di mio padre in maniera molto amichevole. Proprio qui, nel luglio del 1945, mio padre arrivò dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, arrivando dal campo di prigionia di Murnau per entrare nel 2° Corpo d’Armata polacco, le cui truppe stazionavano in Italia. Si era stabilito in località S. Giorgio e divideva il suo tempo tra la scrittura dei ricordi di Auschwitz e i colloqui con i comandanti delle forze armate polacche. in Italia è nato il ‘rapporto Pilecki’, il resoconto del crimine atroce di cui si erano macchiati i nazisti nel campo di concentramento di Auschwitz».

La notizia dell’intitolazione del giardino pubblico a Pilecki ha suscitato clamore e commozione in Polonia, la troupe della televisione polacca TVP ha ripreso in diretta l’evento per trasmetterlo in patria. La notizia dell’evento è stato ripreso e diffuso da siti, blog e altri media polacchi tra i quali Nasz Dziennik, Rzeczpospolita e  Radio Maryja. Anna Wawrzyniak dell’ambasciata polacca a Roma ha dichiarato: «Per noi è molto importante che la memoria della Polonia qui sia così viva. A Vicoli vivono solo 300 persone e il loro spazio verde farà pensare da ora in poi a Pilecki e alla Polonia. Il legame fraterno tra la Polonia e l’Italia non solo è rappresentato negli inni nazionali dei due Paesi, dove si citano reciprocamente, ma anche nella comune esperienza risorgimentale negli ideali di Mazzini, soprattutto nella storia dell’ultimo secolo quando si trovarono fianco a fianco a combattere, come dicono i polacchi, “per la nostra e la vostra libertà”».

Luigi Salucci, Direttore – avezzanoinforma.it

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