Italiani in Polonia nei secoli: Giovanni Battista Ghisleni

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Portrait of Giovanni Battista Gisleni

GIOVANNI BATTISTA GHISLENI o GISLENI (Roma 1600 – Roma 3.5.1672). Nato da una famiglia benestante d’origine lombarda, tra i cui membri spiccano Giuseppe Ghisleni, proprietario terriero, Scipione Ghisleni, ricco ereditiero e Leonardo Ghisleni, decano del Collegio dei Medici. Grazie alla buona posizione economica e sociale di suo padre, Giovanni Battista viene educato, dai migliori maestri, prima allo studio delle lettere e poi a quello della grammatica, della retorica, della filosofia, fino a quello della geometria. Ma egli, alla fine, sceglie di applicarsi nell’architettura, quindi nella pittura e nella scultura. Acquisisce anche una buona preparazione musicale, mentre si dedica a tempo pieno, come apprendista, all’architettura, frequentando alcuni grandi cantieri nella Roma di Papa Paolo V e, successivamente, di Papa Urbano VIII.

Non riuscendo, però, ad ottenere alcuna commissione per sé, decide di intraprendere un lungo viaggio attraverso l’Italia, per poi giungere fino a Vienna, alla ricerca d’un lavoro. Qui fa di tutto per impiegarsi presso la Corte Imperiale, ma vista l’impossibilità, una volta perduta ogni speranza, decide di lasciare l’Austria. Così, nell’anno 1629, va a stabilirsi in Polonia. Giunto a Varsavia, trova subito un’occupazione, come architetto, presso la Corte Reale. In seguito, però, per sopravvivere, dovrà adattarsi a svolgere altre mansioni, come, ad esempio, quella del cantante, del compositore, del direttore d’un teatro, … dello scenografo. In Polonia, infatti – paese tradizionalmente favorevole ad accogliere artisti stranieri, come l’architetto svizzero-italiano Costante Tencalla – sono già attivi troppi architetti e capomastri, soprattutto d’origine lombarda; per cui succede che da lì fino alla morte, nel 1632, di Re Sigismondo III Vasa, tutti i suoi progetti architettonici che aveva proposti al sovrano, resteranno irrealizzati. Fortunatamente, però, con l’elezione del nuovo Re Ladislao IV Vasa, Ghisleni, viene confermato nel suo incarico di Architetto Regio. Anzi, in occasione dei festeggiamenti per l’ascesa al trono del monarca, egli viene incaricato di curare l’organizzazione delle feste in Varsavia e, successivamente, ancora a lui verrà affidato il compito di organizzare i festeggiamenti per le nozze del re con Cecilia Renata d’Austria. Dal 1640 al 1643 è impegnato a realizzare la decorazione del Salone di Marmo del Castello Reale di Varsavia, ambiente che, però, verrà modificato a fine Settecento e che finirà completamente smantellato dai Russi nel XIX secolo.

Dal 1643 e per i tre anni successivi, è a Roma per sistemare alcune cose lasciate sospese, ma nel 1647 è di nuovo a Varsavia per occuparsi, dietro commissione di Ladislao IV, delle esequie del figlio Sigismondo Ladislao, appena morto. In quest’occasione, con grande sorpresa dell’intera corte, inventa un catafalco che rispecchia il gusto romano, ovvero coperto da drappi neri, dentro la chiesa interamente rivestita da veli e tessuti diversi. Quando, poi, nel 1648, muore il re, in quell’occasione, la sua fantasia creativa si spinge ancora oltre. Crea, infatti, un apparato ancora più lugubre, con stoffe colorate di nero e di viola e con caratteristiche strutture teatrali. Poi, all’aperto, nell’immenso piazzale antistante la chiesa, colloca il catafalco contornato da obelischi, sotto una grande arcata, con incisi particolari epitaffi funebri. Al di sopra dell’architrave fa esporre la salma, sovrastata da una struttura a forma di piramide, costituita da teschi e con in cima una grande croce di legno. Con l’elezione al trono, nel 1648, di Giovanni Casimiro, fratello di Ladislao IV, Ghisleni vede ancora di più rafforzata la sua posizione presso la Corte di Varsavia. Come architetto regio, infatti, sarà lui, ancora, ad occuparsi dei festeggiamenti per le nozze del nuovo re con Lodovica Maria Gonzaga Nevers. Anche in quest’occasione, come nelle precedenti, egli farà raccogliere tutti i suoi disegni relativi all’allestimento, in un volume dedicato al re. 

Nel 1650 è di nuovo a Roma, questa volta per partecipare all’Anno Santo. Durante la permanenza in patria ha l’opportunità di maturare artisticamente, in quanto può trarre nuove ispirazioni dalle opere di Gian Lorenzo Bernini, di Francesco Borromini, di Pietro Berrettini da Cortona e di tutti quei maestri che guardano a sempre nuovi stili architettonici. Nella sua città, è in veste ufficiale di Architetto della Corona Polacca, quindi, può allacciare strette relazioni professionali con gli ambienti artistici più importanti della città. Nel 1656, infatti, si ritroverà eletto Accademico di San Luca e Membro dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon.

Una volta tornato in Polonia, decide di trascurare per un certo periodo i suoi rapporti con la Corte Reale per incrementare la propria attività con nuove commissioni offerte da illustri personaggi, da grandi famiglie aristocratiche e da ricchi ordini religiosi. Progetta, così, la Chiesa dei Carmelitani Scalzi di Varsavia, i cui disegni autografi con pianta, sezione e prospetto, sono oggi conservati a Milano, presso le Civiche Raccolte del Castello Sforzesco, nella Collezione Martinelli.

Tra il 1650 e il 1654, su suo progetto, dentro un ampio parco nei dintorni di Varsavia, viene costruito il Palazzo di Bogusław Leszczynski, tesoriere della Corona e eretto, a Cracovia, l’altare maggiore dentro la Cattedrale di Wawel grazie alla fondazione del Vescovo Piotr Gembicki. Tra gli ultimi interventi del Ghisleni in Polonia va ricordato il grandioso progetto della Galleria nella Villa Regia di Varsavia, eseguito tra il 1665 e il 1667. Fra le molteplici altre sue opere, invece, vanno menzionate almeno la Chiesa della Trinità a Varsavia del 1652-1655 e la Chiesa dei Benedettini a Płock, oggi andate, però, entrambe distrutte; e, ancora, la Chiesa di San Pietro a Cracovia; l’altare maggiore della Cattedrale di Chełmza; i tanti diversi monumenti funebri. Nel 1655 Ghisleni pubblica, a Danzica, il suo scritto “Descriptio Exequiarum Caroli Ferdinandi Principis Regii, Episcopi Plockii”.

Torna di nuovo a Roma nel 1656 determinato, questa volta, a restarvi per sempre e godersi serenamente la vecchiaia, senza assumere altri impegni di lavoro. Dapprima va a vivere in abitazioni provvisorie, ma dal 1659 riesce a stabilirsi, con sua moglie Mattia De Sanctis e con il figliastro Giovanni Bonaventura, definitivamente, in via della Croce. Così, come da programma, una volta raggiunta l’età di sessant’anni, incomincia finalmente a vivere in totale armonia con sé stesso, con la sua famiglia e con l’ambiente che lo circonda, dedito sostanzialmente alla contemplazione di tutte le bellezze della sua città unica al mondo: dai monumenti, agli scorci mozzafiato, alle albe straordinarie, ai tramonti ineguagliabili, mentre, intanto, disegna il proprio monumento funebre che, stabilisce, dovrà essere collocato assolutamente a Roma, nella Chiesa di Santa Maria del Popolo. Morirà, settantaduenne, ben 16 anni più tardi, serenamente, tra gli affetti delle persone a lui più care, lasciando uno strano opuscolo manoscritto, come una sorta di “libretto d’istruzioni”, che illustri, nel dettaglio, ogni particolare del suo monumento funebre, con, a seguire, un lungo e allegorico epitaffio. Questo documento, scoperto di recente e pubblicato in un numero esiguo di copie nel 2015, costituisce un caso unico nella storia. La frase “Neque hic vivus, neque illic mortuus”, ovvero “Né qui vivo, né là morto”, riportata, poi, sul suo monumento funebre, starebbe a significare “Quando si è vivi non si è vivi, in quanto si convive con la morte, quando si è morti non si è morti, giacché ci attende un’altra vita”.

L’eclettico artista Giovanni Battista Ghisleni, benché vissuto in Polonia durante un periodo turbolento, tra continue guerre e devastazioni, ha certamente svolto un importante ruolo di mediatore culturale. In quel paese ha diffuso il linguaggio architettonico del tardo manierismo romano, un po’ come quello di Carlo Maderno, per aderire poi all’espressione prettamente barocca. Tra i suoi lavori più importanti figurano: monasteri, palazzi, chiese, altari, catafalchi, nelle città di Varsavia, di Cracovia, di Płock, di Chełmza in Polonia, di Leopoli e Vilnius in Ucraina e Lituania; di Bereza Kartuska in Bielorussia e così via. Suoi collaboratori principali sono stati: Giovanni Battista Falconi, stuccatore; Giovanni Francesco Rossi, scultore, anche questi romano come lui, già assistente di Alessandro Algardi e di Gian Lorenzo Bernini.

Fonti: Lione Pascoli, Vite de’ pittori, scultori, ed architetti moderni (1730-36), edizione critica dedicata a V. Martinelli, Perugia 1992. / Stanisław Mossakowski, Gli anni romani di Giovanni Battista Gisleni, Biuletyn Historii Sztuki 71.1-2 (2009): 35-56.