L’ambasciatore Amati al Forum di Karpacz: “ripresa economica influenzata dalle vicende geopolitiche”

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di Jordan Francesco Złamański

Dopo il brusco rallentamento dell’economia causato dalla pandemia, come vede Lei il futuro dell’economia europea? Quali saranno le maggiori sfide per l’economia italiana ed Europea?

È evidente che adesso stiamo assistendo ad un rimbalzo dell’economia. Se riusciamo a metterci alle spalle il periodo del Covid, ci sono dei segnali incoraggianti in tutta Europa per una crescita economica. Per l’Italia si parla di un 5% di crescita quest’anno ma potrebbe essere anche superiore. Giustamente come ha detto il primo ministro italiano Mario Draghi non bisogna però limitarsi ad un rimbalzo ma dobbiamo puntare ad una crescita strutturata e continuativa per i prossimi anni. Riguardo lo scenario economico internazionale è chiaro che ci sono stati dei fattori negativi pesanti causati dalla pandemia. Ci siamo resi conto che non si può agire con soluzioni interne a problemi globali. Secondo me un multilateralismo efficace è sempre di più all’ordine del giorno. L’Italia come presidente del G20 sta cercando di trovare un consenso sui maggiori temi globali, come il clima e le diseguaglianze che sono cresciute ancora prima del Covid. Speriamo di concludere la nostra presidenza affrontando questi argomenti importanti.

 

Secondo Lei la pandemia ha dimostrato che non è sicuro delocalizzare produzioni importanti nel lontano oriente?

La geopolitica è entrata con forza nel discorso economico. La Cina non è ormai concepita come un nemico ma come una potenza con quale bisogna fare i conti, non soltanto dal punto di vista economico ma dobbiamo anche saper proporre noi europei insieme agli americani delle alternative che prevedano delle produzioni non così delocalizzate. Ci siamo resi conto ad esempio in Italia con il problema delle mascherine che abbiamo bisogno di mantenere alcune produzioni strategiche all’interno dell’Europa se non negli stessi stati nazionali.

 

Diamo uno sguardo alla tragedia dell’Afghanistan. A suo parere quale posizione dovrebbe assumere l’Unione Europea nei confronti del nuovo governo talebano?

 

Secondo me bisogna essere pragmatici e vedere cosa farà il governo afgano con chi fugge dalle persecuzioni e che tipo di corridoi umanitari per i rifugiati creeranno alle frontiere con il Pakistan e l’Iran. E poi ancora che misure prenderanno per rispettare i diritti umani, come tratteranno le donne, se faranno andare le ragazze a scuola. Sono tutti banchi di prova che il governo deve superare, altrimenti non ci sarà il riconoscimento.  Al momento è chiaro che l’attuale leadership del Paese, annunciata ieri, porti con sé dei problemi. Alcuni di questi leader sono nelle “liste nere” american e non solo. Quindi adesso osserviamo cosa farà il governo talebano nei prossimi mesi.

 

Analizziamo anche la situazione delle frontiere dell’Unione Europea con la Bielorussia. Secondo Lei si tratta di un conflitto locale o rischia di diventare una minaccia per l’intera Unione Europea?

 

La situazione in Bielorussia è abbastanza complessa e va trattata come tale. Quindi vanno utilizzati diversi strumenti perché siamo di fronte anche alla presenza di truppe russe impegnate nelle famose esercitazioni militari Zapad. Poi c’è il problema della migrazione dall’Afghanistan e lo sfruttamento strategico dei migranti da parte della Bieolorussia che li vuole riversare in territorio polacco per creare un precedente di flusso di rifugiati. Ovviamente la Polonia non si vuol prestare a questo tipo di soluzione. Quanto all’Europa dobbiamo guardare al dialogo con la Bielorussia con grande pragmatismo, soprattutto cercare di convincere Lukashenko a politiche molto diverse in termini dei diritti umani, di liberazione di prigionieri politici, anche per ottenere aiuti umanitari per una popolazione bielorussa che in questo periodo è parecchio provata.

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