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Home Blog Page 197

Partenariato europeo per la blockchain, c’è anche la firma polacca. E quella italiana?

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“Una dichiarazione sull’istituzione di un partenariato europeo per la blockchain è stata firmata il 10 aprile 2018 dai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia”, dichiara l’on. Simone Billi, unico eletto nella coalizione di centro-destra per la Lega nella circoscrizione Estero, per il quale “tale partenariato potrebbe avere come conseguenza la definizione di una legge europea sull’utilizzo della tecnologia blockchain, che potrà essere utilizzata in futuro dai servizi pubblici e privati.”

“La blockchain è una tecnologia che permette la creazione di un registro aperto e distribuito per memorizzare transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente tramite crittografia – spiega l’on. Billi – e può essere utilizzata per gestire scambi commerciali elettronici, come per esempio l’acquisto di prodotti online, la creazione e l’utilizzo di criptovalute oppure crowdfunding per la promozione e lo sviluppo di start-up innovative.”

“La Commissione europea prevede di investire 300 milioni di euro per lo sviluppo di tale tecnologia nei prossimi anni e l’Italia è una delle maggiori economie europee, pertanto ho chiesto al governo la posizione in merito all’eventuale adesione dell’Italia al partenariato europeo sulla blockchain per comprendere gli scenari che in ogni caso si determinerebbero per l’economia italiana, in modo da evitare che una eventuale legislazione europea a riguardo possa essere definita senza che il punto di vista e l’interesse italiano vengano presi in considerazione.”

 

Un’Europa di valori comuni o un’Europa di interessi comuni?

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Si svolgerà dal 4 al 6 settembre di quest’anno la ventottesima edizione del Forum Economico di Krynica, la più grande conferenza economica dell’Europa centro-orientale, che avrà per titolo una domanda: “Un’Europa di valori comuni o un’Europa di interessi comuni?”

All’evento parteciperanno politici, economisti, imprenditori, amministratori locali, manager, ecc. Si prevede la partecipazione di 4.000 ospiti, di cui il 40% da 60 diversi paesi nel mondo. Il programma di quest’anno include sei sessioni plenarie e quasi 200 panel di discussione in materia di business e management, investimenti e sviluppo, l’Europa e il mondo, la macroeconomia, la new economy, lo Stato e le riforme, la società e la politica internazionale. Ci saranno anche forum dedicati a Sicurezza, Innovazione, Protezione della Salute, Territori ed Energia; appuntamenti ormai consueti e tradizionali fin dalle passate edizioni. Il Forum Economico di quest’anno prevede anche eventi speciali destinati alla commemorazione del centenario dell’indipendenza polacca.

Tra gli ospiti delle passate edizioni si annoverano Vaclav Havel, Jose Manuel Barroso, Victor Orban, Jose Luis Zapatero, Giorgio Napolitano, Donald Tusk, Lech Wałęsa.

Il programma completo della 28° edizione del Forum è reperibile all’indirizzo www.forum-ekonomiczne.pl

VIAMODA upgrade 2018

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Il 27 giugno al Teatro Och di Varsavia si è svolto il terzo Gala VIAMODA upgrade 2018. Il suo slogan era “Ognuno diverso, tutti uguali”, ideato da Zofia Owczarczyk, studentessa di comunicazione nella moda e nella progettazione dei brand. Dell’organizzazione del Gala si sono occupati gli studenti e i dipendenti dell’Alta Scuola VIAMODA, con la direzione di Maciej Majzner. La serata è stata condotta da Aneta Mazurek, laureata in Management nel settore della moda.

Al Gala sono state presentate le mini-collezioni dei laureati di quest’anno. Ognuno ha presentato una enorme varietà di idee, temi e stili: dallo streetwear ai capi d’abbigliamento occasionali. Tutti hanno mostrato tanta creatività, sensibilità estetica e capacità. Sulla passerella si sono visti soprattutto abiti femminili, ma non sono mancati accenti maschili nello streetwear ispirato alla sottocultura carceraria e ai tatuaggi. In generale le collezioni hanno esibito una corrente esistenzialista, futurismo concettuale, esperimenti d’autore, l’elaborazione di progetti grafici propri o altrui, forme architettoniche e una funzionalità attenta ai canoni estetici tanto contemporanei quanto tradizionali. Si sono potuti osservare decorosi abiti di seta con colori pastello, una collezione di completi di ispirazione gotica, il minimalismo racchiuso in forme severe e tanto altro.

La giuria dell’evento era composta da nomi importanti del mondo della moda, tra i quali: Dorota Wróblewska, promotrice e organizzatrice di sfilate tra le quali la Warsaw Fashion Street; Tomasz Jacyków, stilista e presentatore televisivo dei programmi Gwiazdy na dywaniku e Jacyków w Twojej szafie; Walter Prati, fondatore dell’agenzia GPoland, che dal 1993 promuove con successo in Polonia saloni monomarca di brand di moda italiana. La giuria ha premiato la collezione maschile “FOUR PIECE SUITS” di Sandra Dąbrowska per la freschezza, l’innovazione concettuale e l’impegno sociale (la collezione tocca il problema della risocializzazione dei detenuti).

 

Polonia Oggi: Sabati estivi all’insegna del jazz a Varsavia

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Warszawa, 10.08.2013. Rynek Starego Miasta. XIX Miêdzynarodowy Plenerowy Festiwal Jazz na Starówce. Gra Jorge Pardo Trio (ar/awol) PAP / Andrzej Rybczyñski

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ha preso il via sabato 30 giugno il Festival internazionale all’aperto “Jazz na Starówce” (Jazz nella città vecchia, ndr), giunto quest’anno alla sua 24° edizione. Ad inaugurare il Festival è stato un gruppo di musicisti italiani, il Paolo Fresu Devil Quartet. Fresu è un celebre trombettista sardo che viene accompagnato da Bebo Ferra alla chitarra, paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alle percussioni. Musicisti italiani, spagnoli (Gerardo Nunez), francesi (Richard Galliano), austriaci (ESJA), americani (David Murray), scandinavi e polacchi si alterneranno tutti i sabati estivi a Varsavia. Il programma dettagliato degli eventi è reperibile sul sito ufficiale.

Fonte: pap.pl

Polonia Oggi: Calano gli studenti universitari polacchi ma crescono gli stranieri

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Secondo i dati preliminari pubblicati dall’Ufficio centrale di statistica (GUS), nelle università polacche l’anno scorso hanno studiato 1,29 milioni di studenti, una cifra in calo rispetto all’anno precedente (1,34 milioni). La diminuzione è una conseguenza del declino demografico, delle riforme al finanziamento delle università e del minore interesse che la laurea suscita nei giovani. Al fine di sopperire alla diminuzione di studenti autoctoni, gli atenei polacchi cercano di promuovere l’iscrizione di studenti stranieri. Nell’ultimo anno accademico in Polonia hanno studiato 72,7 mila studenti dall’estero, ovvero 7 mila in più rispetto all’anno precedente. Quasi un terzo di loro ha scelto gli istituti universitari presenti in Masovia.

Fonte: forsal.pl

Polonia Oggi: Indian Motorcycles potrebbe spostare parte della produzione in Polonia

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Qualche settimana fa la Harley Davidson ha annunciato di voler trasferire parte della sua produzione in Europa per aggirare i dazi che il Vecchio Continente ha introdotto in risposta a quelli americani sull’alluminio e l’acciaio importati dall’Europa. Ora il New York Times afferma che “Indian Motorcycles”, società del gruppo “Polaris Industries”, potrebbe fare altrettanto e spostare parte della sua produzione dall’Iowa alla Polonia. Jess Rogers, portavoce del gruppo, ha dichiarato che i dazi potrebbero costare all’azienda 15 milioni di dollari soltanto quest’anno. “Indian Motorcycle Manufacturing Company” è il marchio di motociclette più vecchio degli USA.

Fonte: businessinsider.com.pl

Polonia Oggi: “Twarz” di Małgorzata Szumowska candidato al Premio LUX

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Il film di Małgorzata Szumowska “Twarz”, premiato con l’Orso d’Argento a Berlino, è stato inserito dal Parlamento Europeo tra i candidati al Premio LUX, destinato ai film che esortano alla discussione sui valori essenziali dell’UE. Le nomination di quest’anno sono state annunciate durante il 53° International Film Festival di Karlovy Vary dalla coordinatrice del Premio Lux Doris Pack e da alcuni membri del PE. “Twarz” racconta la storia di Jacek, interpretato da Mateusz Kościukiewicz, un operaio gravemente ferito in un incidente sul lavoro che lo costringe a un trapianto di faccia, e che deve fare i conti con una famiglia e una comunità che lo ostracizzano. Tra gli altri film nominati ci sono la pellicola belga “Girl”, “Donbass” dell’ucraino Sergei Loznitsa, “The Other Side of Everything” di Mila Turajlić, “U-July 22” del norvegese Erik Poppe, “Border” di Ali Abbasi, “Styx” di Wolfgang Fischer, “The Silence of Others” di Almudena Carracedo e Robert Bahar, “Woman at War ” di Benedikt Erlingsson e infine la pellicola italiana “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher. I tre finalisti saranno annunciati a fine luglio in una conferenza stampa durante il Festival Internazionale del Cinema di Venezia. Il vincitore sarà invece rivelato il 14 novembre a Strasburgo. Nel 2014 il premio LUX era andato a un altro film polacco, “Ida” di Pawel Pawlikowski.

Fonte: pap.pl

Polonia Oggi: “Pattuglia” di nazionalisti polacchi lungo le spiagge di Rimini

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Forza Nuova ha invitato una delegazione di nazionalisti polacchi dell’ONR (Obóz Narodowo-Radykalny) a Rimini, dove è stata organizzata una conferenza dal titolo “Europe Awake”, nella quale discutere come migliorare la sicurezza dei propri connazionali contro gli attacchi di migranti illegali. Giovedì scorso, al termine della conferenza, la delegazione dell’ONR è andata a “pattugliare” la spiaggia, dove un anno fa un gruppo di africani ha assalito una coppia di polacchi, stuprando una ragazza. “Non accettiamo compromessi. Denunceremo gli errori di chi governa e dell’opposizione liberale. Vogliamo diventare una vera opposizione. Un’opposizione nazionale, filo-polacca, onesta e di sostanza”, ha detto il nuovo leader dell’ONR, il ventiquattrenne Tomaz Dorosz, in una conversazione con medianarodowe.com. Il sito della destra nazionalista riporta che l’arrivo della delegazione dell’ONR a Rimini ha provocato l’indignazione della sinistra locale e il portale Chiamamicitta ha pubblicato diversi articoli critici dell’iniziativa.

Fonte: wiadomosci.wp.pl

Polonia Oggi: Scorsese e la sua fascinazione per Wajda

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Liliana Komorowska, attrice polacca residente in Canada, sta lavorando a un documentario sul regista polacco Andrzej Wajda, intitolato “Wajda i Ty”. Nell’opera di Komorowska la storia di Wajda viene narrata dal punto di vista delle persone che sono state variamente collegate alla sua persona e alla sua opera: attori, registi, sceneggiatori, ecc. Tra di loro c’è anche il celebre regista italo-americano Martin Scorsese. Scorsese racconta nel film la sua passione per i film di Wajda e per la Scuola Cinematografica Polacca. La pellicola che gli ha lasciato la maggiore impressione è “Cenere e Diamanti”. “Questo film è stato una rivelazione per me. Ha raffigurato la tragedia di un paese distrutto, una civiltà occidentale in rovina, la tragedia di persone che sono sopravvissute e hanno dovuto affrontare il nuovo regime, respingendolo, combattendolo, ma con un senso di sconfitta”, ha spiegato Scorsese. Il regista americano ha dichiarato che i film di Wajda non solo lo hanno ispirato, ma da essi ha tratto anche un certo modo di girare e usare la luce.

Fonte: pap.pl

Fra culto della parola e imperitura verità del mito. Conversazione con Renato Gabriele

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Sono trascorsi dodici anni da quando il poeta, scrittore e saggista italiano Renato Gabriele è stato per la prima volta in Polonia, ospite di un evento letterario e musicale organizzato dalla fondazione italo-polacca CracoVitalia e dal Kolegium Europejskie Uniwersytetu Jagiellońskiego. La serata, svoltasi presso il teatro Witkacy di Zakopane, vedeva protagonisti anche i celeberrimi Jacek Cygan e Jerzy Filar con la sua chitarra. Da questo incontro, reso indimenticabile dall’affratellante alternanza linguistica, dalle atmosfere liriche profondamente umane, pur diverse nel tono e nei registri, e dai caldi interventi musicali, ebbero inaspettatamente inizio rapporti di confidenza e amicizia che avrebbero portato alla costruzione di nuovi ponti culturali fra Polonia e Italia. L’anno successivo vedeva la luce l’edizione in lingua italiana dei componimenti in versi di Jacek Cygan da me curata (Ambulanza. Poesie mediterranee, Bonobo 2007). Per Renato Gabriele l’invito in Polonia nel 2006 inaugurava invece un’appassionata esperienza a contatto con i maggiori autori del novecento letterario polacco. Ad oggi è stato ospite di numerose e prestigiose iniziative organizzate da atenei italiani ed esteri con la collaborazione delle autorità diplomatiche polacche. Ha dato altresì alle stampe l’antologia intitolata Sette saggi di poesia polacca (Lithos, 2010). Per l’opera da egli svolta in favore della cultura polacca in Italia, è stato insignito dal Ministro degli Esteri polacco dell’onorificenza di Cavaliere “Benemerito” della Repubblica di Polonia. Hanno scritto di lui personalità di rilievo quali Jarosław Mikołajewski, Alicja Rosé e Lucia Pascale.

Il suo più recente ritorno in Polonia, questa volta a Cracovia per un incontro presso la libreria Italicus, ha offerto l’opportunità di una conversazione incentrata sulla sua opera considerata globalmente, sui processi creativi che ne sono a monte. Ad integrazione delle numerose interviste all’autore presenti sul web e in vista dell’edizione polacca di Elegie del cercatore di conchiglie, ripropongo in questo spazio le domande che hanno consentito di rilevare con maggior efficacia gli aspetti più originali e i momenti più significativi dell’arte e della poetica letteraria di Renato Gabriele.

La tua scrittura è caratterizzata innanzitutto da un sorprendente rigoglio lessicale. Si va dal repertorio biblico al vernacolare e all’inflessione dialettale attraverso l’intero trascorso storico letterario italiano e una scrupolosa terminologia attinente ai più vari ambiti disciplinari. La cura del dettaglio, del particolare sia fisico che astratto, nell’ambito di un descrittivismo fortemente suggestivo, sembra andare di pari passo con l’imperativo di ritrovare e restituire alle cose e alle realtà psichiche, compresi gli stati d’animo, nomi spesso dimenticati, divenuti tristemente desueti. Con il tuo repertorio linguistico assolvi dunque all’autorevole compito di recuperare e salvare dall’oblio il ricchissimo patrimonio lessicale italiano. È questo uno dei principali intenti realmente a monte della tua opera?

Renato – La questione, da te posta molto precisamente, dà risalto ad una caratteristica precipua della mia scrittura, quella che generalmente le viene riconosciuta ictu oculi. E tu lo fai con critica puntualità. È vero, la scelta della lingua è per me fondamentale e assolutamente non casuale. Mi spiego iniziando con l’affermare, a totale mio rischio, che la lingua ”media”, quella che Giacomo Devoto definisce in tal modo, cioè la lingua della comunicazione ordinaria, quella dei notiziari, è quanto di più lontano vi sia dalla mia intenzione e dalla mia pratica scrittoria. Ogni mio libro, che sia di poesia o di narrativa e finanche di saggistica, espone una sua speciale escogitazione linguistica; intendo che ogni libro costituisce un “in sé” linguistico speciale, che rende entusiasmante l’avventura della scrittura. A ciò si ricollega quello che tu hai individuato come rigoglio lessicale, che va a sua volta inteso come una “passione del dire”, una sorta di smania comunicativa che non si attiene ai tracciati della sfibrata convenzione, che va sempre di più stremandosi in una involuta ricerca di modi automaticamente condivisi, come altrettante “parole d’ordine”, ma che invece ricerca la più intensa espressività, alta o bassa che sia. Insomma, se parliamo di scrittura poetica, non voglio dire che il lessico adottato debba conformarsi ad una curialità stentorea, anzi!, ma che debba presentare le caratteristiche proprie di un dettato eccezionale, unico, assoluto, qual è ogni volta una poesia che sia tale. Per me non si tratta di ricercare preziosità lessicali, né relitti alla deriva, quanto piuttosto di dispiegare l’intero panorama verbale a mia disposizione e di adottarne a mio piacimento questo o quell’oggetto. Ecco dunque il ritrovato dialettale, ecco quello dal sapore desueto, ecco quello neologico. Ne sortisce una lingua del tutto mia, una mia privata e personale lingua, che io uso anche in talune occasioni quotidiane e che rende i miei percorsi talvolta impervi tal altra affabilmente persuasivi. Come, altrimenti, accedere alla parola profetica della poesia, come raccontare la bassura o l’elevatezza dell’animo umano, come strutturare il canto o le lacrime delle cose? Tua vai oltre tutto questo e mi domandi se io parta da un intento. Rispondo che quella che io ho definito come la passione del dire, parte da una fascinazione risalente ai tempi della primissima infanzia, una passione che a grado a grado, con il crescere della consapevolezza, si è sempre più accompagnata ad una intenzionalità, quella che tu hai suggerito con la tua domanda. Tene verba, res sequentur”, questo è poesia! Quanto al repertorio linguistico, dirò che io sono letteralmente intimidito – e questo è bellissimo, è bellissima questa stupita sottomissione, questo deferente inchino- davanti all’immensità del dizionario del Battaglia, quell’opera monumentale, immensa, in cui la nostra lingua si santifica. Dovrei raccontare le mie infantili navigazioni nel dizionario, alla scoperta delle parole, dall’una passando all’altra in successione logica e concettuale; dovrei dire della mia fiducia nel riscatto di ogni condizione personale attraverso la lingua; dovrei raccontare il piacere estremo provato da adolescente nella lettura del Decamerone, nel sapore fisico e reale di ogni parola di quella parola piena della luce aurorale…

In particolar modo i tuoi componimenti poetici e i tuoi romanzi, che presentano un poetare in prosa, rivelano ora più ora meno apertamente la lezione stilistica e poetica dei classici della letteratura italiana in virtù di una scrittura memore del dolce stil novo e delle rime petrose, di un lessico romantico e del culto novecentesco della parola. Quali autori ritieni abbiano influito maggiormente sulla nascita del tuo stile? Sussiste in tale circostanza anche una matrice straniera?

Renato – Ancora una volta devo riferire di una passione. Di questo si tratta, di una passionata trama di vita che in qualche modo si è sovrapposta fino a coincidere, ad una trama di letture: disordinate, caotiche, non finalizzate né strutturate in vista di un percorso di formazione quale potrebbe suggerire un maestro, ma sempre improntate al piacere intimo della scoperta, alla suggestione dei nuovi mondi a cui la lettura, ogni lettura e oserei dire anche quella pessima, ci introduce. Meraviglia delle meraviglie, favola delle favole! O “beata solitudo” della lettura: per me la sola beatitudo dell’adolescenza. Nella mia formazione ha contato molto la precocità di certe esperienze; ho già detto del Decamerone, che ho letto a quattordici anni per intero, e così dell’Orlando furioso, letto a quell’età, e dei Promessi sposi, letto e riletto prima che fosse materia di studio al ginnasio, così de I Buddenbrook. Fondamentale è stata la lettura dei poeti elisabettiani, quella di Cesare Pavese, così alieno da certo lirismo imperante e da certo ermetismo religiosamente professato; folgorante è stata la lettura di W.C. Williams, maestro della beat generation, e sopra tutte quella di T. S. Eliot. Termino dando cenno del privilegio di aver letto, a diciannove anni, l’Ulysses nella prima edizione italiana uscita da Mondadori. In questo ambito va ricercata l’origine del mio stile, così credo.

Il mito, onnipresente nei tuoi componimenti, conferisce loro un’ascendenza profondamente mediterranea di tangibile universalità. Tra le figure ricorrenti più emblematiche assumono particolare rilievo la terra, il sangue, l’uomo e la donna. È lecito ritenere che al riferimento mitico sia legato il senso più profondo della tua opera di scrittore?

Renato – Constato con piacere che l’ approfondimento del mio lavoro da parte tua è di notevole livello, e me ne compiaccio. Proprio così, allo stesso modo in cui la mia lingua si piega duttilmente a tutti gli usi trascolorando dalla versificazione di intonazione per così dire “classica”, senza per questo applicarsi a nessun tipo di restaurazione aulica, ad una versificazione assolutamente “contemporanea”, senza per questo rinunziare all’acuzie della riconoscibile forma poetica –con l’assoluta riprovazione del “poetichese” tanto stucchevolmente praticato, allo steso modo, dicevo, la materia contenutistica include passaggi, e, si badi: non citazioni ma allusioni, illuminazioni fuggevoli quanto icastiche, riferibili al mito come condizione eterna dell’animo umano fissato nei suoi momenti emblematici. Del resto io sono nato in una terra di miti e di essi mi sono nutrito sempre, non considerandoli come bagaglio culturale e di erudizione, ma come fermento di sentimenti sempre attuali e condivisibili. Sono nato infatti a due passi dal più antico culto di Diana, la Diana Tifatina; a due passi dall’antica Capua, dai culti mitraici, dal culto delle Madri. Dalle mie parti vi sono luoghi che portano ancora i nomi di Giove, di Apollo, di Bellona, di Giano…Tutto questo è il mio entroterra, al quale non mi è consentito di rinunciare. La mia terra è intrisa di mito e io ne sono imbevuto profondamente.

La tua poesia, ma anche la tua prosa, che le è affine, si presta ad essere recitata. Le tue stesse letture costituiscono un’esperienza forte per chi vi assiste, tale è la carica espressiva ed evocativa, la tensione emotiva che riesci a creare in virtù di palesi doti drammatiche. Ritieni sia questa la forma in cui la tua scrittura trovi la sua massima realizzazione?

Renato – Dico subito che io considero la poesia come una forma di comunicazione profonda e immersiva, al pari della musica. Credo che larga parte della poesia possa causare una risposta emotiva nell’ascoltatore, una risposta simile a quella della musica. Insomma il verbo della poesia non è “audio” bensì “sentio”, nel senso che essa provoca l’aisthesis: non solo la sensazione ma anche la percezione. Ne consegue che il mio modo privilegiato di trasmettere la parola poetica è quello, appunto, della parola, della phoné . Per questo ho da molti anni intrapreso la strada della performance poetica. Ho tenuto negli anni un grande numero di codeste rappresentazioni, più di trecento, riscuotendo sempre un vasto consenso, un gradimento partecipativo ed emozionato. Ho letto poesie in molteplici situazioni, in molti luoghi e varie condizioni. Dici bene tu, si tratta di possedere questa inclinazione alla parola drammatiche, che in me si fa poesia drammaturgica. Non per nulla ho pubblicato e rappresentato anche drammi, cinque lavori che, ancora una volta, mostrano una inflessione chiaramente poetica, sicché alla fine sarei incline a riconoscermi, prima che in ogni altra forma di scrittura, che pur ho frequentato, in quella poetica.

Il tuo passo narrativo reca l’andamento precipuo di un continuum che asseconda il fluire delle idee, del pensiero. In questa naturale continuità narrativa risiede la maggiore affinità con la musica. Una particolare sensibilità musicale affiora, al contempo, attraverso la citazione di strumenti musicali antichi e moderni nonché l’impiego, in certi passi, di un lessico specifico di questa disciplina. Che rapporto c’è fra la tua scrittura e la musica?

Renato – L’ho detto, tutta la mia scrittura risente di questa affinità. Del resto la poesia recitata, qual io la sento, ha proprio questa caratteristica di essere un insieme di pensiero e di canto, l’heideggeriana dichtung: una tensione senza remissione di tono. Voglio aggiungere che io giungo a dissimulare questa recitabilità musicale secondo i canoni del verso classico, spezzandolo e fratturandolo senza annullarne la vocazione musicale. Basti esaminare, a tal proposito, i versi iniziali di Elegia del cercatore di conchiglie:

Aspettando il mio treno notturno

                                percepivo il deserto

                                                       di nebbia

trapelare oltre l’ultimo scambio

dove l’occhio fosforico splendeva.”

Io sono un ascoltatore appassionato di musica, spaziando in diverse forme senza preclusioni ma con alcune predilezioni, che sono la musica barocca e i suoi classici strumenti, la musica medievale, le consonanze, il canto gregoriano…

Quest’anno sei stato ospite speciale nella grande manifestazione europea “Poesie in città” su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Quali argomenti hanno ispirato il tuo intervento al Teatro Reale dell’Orangerie di Varsavia il 23 aprile scorso?

Renato – Il caso ha voluto che la manifestazione fosse ispirata alla poesia della libertà e che a tal fine fosse stato scelto un mio componimento molto giovanile intitolato Liberazione. Come ospite speciale ho letto, preceduto dall’interpretazione in lingua polacca di due attori, un mio componimento poematico intitolato Elegia del giardino segreto, un vero cavallo da battaglia per me, tanto più che il libro che contiene questa elegia, e che risale ormai a circa trent’anni fa, verrà presto ripubblicato in Italia. D’altro canto, la mia Elegia del cercatore di conchiglie verrà fra pochi giorni portata sulla scena con l’allestimento e la cura di un importante docente di teatro nell’Università di Tor Vergata, e regista teatrale, Angelo Favaro.

Dunque Liberazione è stata recentemente esposta lungo le vie di Varsavia nella magistrale versione linguistica di Jarosław Mikołajewski, mentre le Elegie del cercatore di conchiglie saranno a breve pubblicate in Polonia nella traduzione curata da Lucia Pascale e Zofia Anuszkiewicz. Quale tua opera desidereresti fosse la prossima a raggiungere il lettore polacco?

Renato – Penserei ad un romanzo, direi Appena ieri eravamo felici.

Renato Gabriele è tra i pochi autori italiani ad assistere in Polonia, vita natural durante, ad una distribuzione delle proprie opere in lingua originale e ad una loro presenza sugli scaffali di biblioteche consolari e private. I suoi scritti attendono, anche in questa parte del mondo, di essere studiati e analizzati su vari livelli, dall’esplorazione del lessico e delle immagini ricorrenti, attraverso lo studio delle tecniche narrative, fino all’approfondimento dei contenuti, da nuove e interessanti prospettive precipue di questi meridiani europei.