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Guardando più a est della Polonia: opportunità per le imprese italiane

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La frontiera dell’Unione Europea non costituisce più di per sé un limite alla possibilità di fare business per le imprese europee. La Polonia confina con 7 paesi, di cui tre extra UE: Bielorussia, Ucraina e Russia e, data la sua peculiare posizione geografica, il paese costituisce una porta dell’Unione Europea per i paesi dell’est. In quest’articolo illustreremo alcuni aspetti rilevanti dei mercati dei paesi vicini alla Polonia anche con riferimento a imprese italiane che, dopo aver creato una loro base in Polonia, hanno deciso di investire ulteriormente nei paesi limitrofi.

Bielorussia

La Bielorussia ha la fama di paese “chiuso” all’ovest e di mercato che non merita molta attenzione. Secondo quanto sostenuto dagli imprenditori che operano in Bielorussia, il paese può essere definito nella seguente maniera: grandi imprese statali con un enorme potenziale, accesso al mercato, presenza di una manodopera formata e capace, prospettive di sviluppo, desideroso di capitale occidentale e di nuove tecnologie. Quello che le imprese europee possono offrire è, a nostro avviso, l’accesso a nuove tecnologie e a know-how. Nel paese vi sono le condizioni per un doppio vantaggio, derivante dal fatto che i soggetti esistenti necessitano di nuovi capitali e di tecnologie al fine di aumentare lo sviluppo, e ciò è finalizzato a ottenere fiducia di fronte ai partner occidentali. All’interno dei settori con maggiori prospettive dell’economica bielorussa, si possono annoverare: settore di costruzioni, trasporto e logistica, IT, ICT, industria del legno, fabbricazione di mobili, nanotecnologie, biotecnologie, settore farmaceutico, agricoltura e trasformazione agroalimentare. È importante segnalare che l’inizio dell’attività imprenditoriale in Bielorussia, non solo contribuirà allo sviluppo delle imprese e del mercato locale, ma anche aprirà l’accesso a tutto il mercato dell’Unione Economica Euroasiatica (UEE) di cui la Bielorussia è uno dei paesi fondatori. Tale accesso apre le prospettive in un vastissimo territorio caratterizzato da una normativa di funzionamento comune (libera circolazione di capitali, manodopera, merci e servizi all’interno degli stati membri): per certi versi l’UEE appare simile all’Unione Europea. Le UEE è composta da Bielorussia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia. È da sottolineare il fatto che il numero di consumatori all’interno di questo territorio è pari a 183 milioni di individui e vi è anche la possibilità dei paesi membri di fornire nuovi prodotti, servizi e tecnologie ai vari rami dell’economia.

Bielorussia in cifre:

Superficie: 207 595 km²; Popolazione: 9 498 700; Confinante con Polonia, Russia, Ucraina, Lituania e Lettonia

UEE in cifre:

Fondata il 1° gennaio 2015. 5 stati membri: Kazakistan, Russia, Bielorussia (fondatori) + Armenia e Kirghizistan; Popolazione: quasi 183 milioni; Superficie: piu’ di 20 milioni di km². Nel 2015 è stato sottoscritto il trattato di libero scambio tra gli stati del UEE e il Vietnam.

Kazakistan

Membro dell’UEE, interessante dal punto di vista commerciale, il Kazakistan, anche se non confinante con l’Unione Europea, senza dubbio è ampiamente aperto a collaborazioni bilaterali. Cosa sappiamo del Kazakistan? Quello che si sa è che è un paese ex sovietico e che si trova dall’altra parte del mondo. Poca gente si rende conto che il Kazakistan è un paese enorme in pieno sviluppo il quale offre grandi possibilità di investimento e di business. Il Kazakistan, da 25 anni indipendente, attualmente è il paese più sviluppato dell’Asia centrale. La voglia di sviluppo e di nuove possibilità è di proporzioni grandi: lo dimostra l’organizzazione dell’EXPO 2017 e la cooperazione nella creazione della Nuova Via della Seta, che interesserà il paese. Anche se il Kazakistan è un paese di punta nell’area dell’Asia centrale, se adottiamo i criteri di sviluppo dei paesi europei, c’è ancora molto da fare. Così, come nel caso della Bielorussia, l’introduzione di nuove tecnologie per gli investimenti stranieri, del know-how e di soluzioni innovative, potranno portare a nuove opportunità di sviluppo. In generale, i settori di maggiore rilevanza in Kazakistan sono: costruzioni, settore energetico, agricoltura, industria pesante e siderurgica. In aggiunta, il Kazakistan è stato il primo paese dell’Asia centrale che, il 21 dicembre 2015, ha ratificato l’Accordo di Collaborazione e Cooperazione con l’Unione Europea. Il predetto accordo contribuirà a rafforzare la convergenza degli standard del Kazakistan con quelli dei paesi europei e, conseguentemente, ne deriverà una facilitazione dei mutui contatti tra le due aree. Il Kazakistan, in quanto paese con la più grande economia della regione dell’Asia centrale, è il terzo più grande partner commerciale dell’Unione Europea (dopo Russia e Ucraina) in termini di fatturato della Comunità degli Stati Indipendenti (organizzazione sovranazionale composta dalla maggioranza delle repubbliche ex sovietiche).

Kazakistan in cifre:

Superficie: 2 724 900 km²; Popolazione: 17 733 198; Confina con Russia, Cina, Uzbekistan, Turkmenistan e Kirghizistan

Ucraina

Nonostante tutti i problemi che continuano ad affliggere l’Ucraina, il ritardo nelle riforme interne e la lotta contro la corruzione, il miglioramento del sistema giudiziario, l’attuale conflitto nel bacino del Don, l’Ucraina rimane uno dei paesi con il maggiore potenziale e con una ottimale posizione geostrategica. Il valido capitale umano, come anche le grandi risorse agricole, costituiscono un indiscutibile vantaggio per questo paese. Tra tutti gli stati finora descritti, l’Ucraina è quello più aperto all’occidente, costantemente impegnato a cercare di introdurre delle soluzioni innovative: a dimostrazione di ciò il moderno sistema di appalti pubblici ProZorro, introdotto a partire dal 1° agosto 2016. Per quanto riguarda i settori con buone prospettive per l’economia ucraina, oltre all’agricoltura, vale la pena prestare particolare attenzione al settore della difesa e a quello aerospaziale. Successivamente possono essere menzionati altri settori: IT, nanotecnologia, energetico (incluso il settore delle rinnovabili), industria meccanica e farmaceutica.

Ucraina in cifre:

Superficie: 603 700 km²; Popolazione: 42 805 731; Confina con Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Bielorussia e Russia

Sommario

Tanto in Bielorussia, come in Ucraina e in Kazakistan, la partecipazione pubblica nell’economia è molto elevata e, pertanto, questi paesi tendono a incentivare la privatizzazione offrendo agli investitori stranieri possibilità di business complementari. Attualmente, i suddetti mercati non sono considerati molto competitivi, senza dubbio si sta però assistendo a un’inversione di marcia. In questo momento, stanno mostrando interesse su questi paesi sia imprese europee che asiatiche, ancora sono molti gli spazi per poter effettuare investimenti con margini interessanti. All’interno del nostro Studio, vantiamo un desk specializzato per gli investimenti in questi paesi, costituito anche da professionisti madrelingua russa provenienti da essi, per qualsiasi necessità o richiesta di informazioni, non esitate a contattarci.

 

Contatto:

Alfio Mancani

Avvocato – Italian Desk

M: +48 504 230 461

E: Alfio.Mancani@dzp.pl

Cracovia negli occhi di una cracoviana

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Quali sono le città polacche più frequentate dai turisti? Da anni le classifiche che cercano di rispondere a questa domanda mostrano che la capitale incontrastata del turismo in Polonia è Cracovia. Ma perché il capoluogo della regione della Piccola Polonia è così famoso e amato dai turisti stranieri? Le ragioni sono molte: monumenti e architetture dei palazzi e delle chiese, l’atmosfera magica e le diverse attività per i visitatori. Ciò non sorprende visto che Cracovia non solo è la seconda capitale storica del Regno della Polonia, ma è la città-simbolo dello spirito del nostro paese. Qui nacquero Wyspianski, Matejko, Szymborska, Milosz, Mrozek, e Giovanni Paolo II. Tutto ciò rende la città una meta turistica apprezzata in tutto il mondo. Nel 2017 è stata scelta come la città più interessante d’Europa dalla rivista britannica “Which? Travel”.

Se stai preparando una visita a Cracovia ecco alcuni luoghi da non perdere!

  1. Brama Floriańska i Barbakan

Il nostro viaggio inizia qua, al Barbakan, cioè il più sporgente punto della vecchia fortificazione della città, costruita nel ‘400, che segna l’inizio della Via Regia, la strada che ci porterà fino al castello di Wawel, facendoci apprezzare i più importanti monumenti della città. Barbakan viene anche chiamato Rondel, e fu legato a Brama Florianska, la porta Florianska, l’unica delle 8 porte della città medievale che si è salvata fino ad oggi. Attraversando la porta, possiamo ammirare la Cappella della Madonna Piaskowej dove si trova la copia del famoso quadro davanti a cui, come vuole la leggenda, pregò il re Jan III Sobieski prima di partire per la battaglia di Vienna. Proseguiamo quindi lungo la Via Florianska, ammirando i suoi incantevoli palazzi, sentiamo la gente chiacchierare, vediamo le torri della Basilica Mariacka che spiccano all’orizzonte.

  1. Basilica Mariacka

Da Via Florianska si esce in Piazza Maggiore (Rynek Glowny), e da qua si può vedere la Basilica con le famose torri. La Basilica è il punto centrale della città, è la chiesa degli abitanti di Cracovia, la seconda più importante dopo la cattedrale. Vi si trovano le opere di grandi artisti, quali Matejko, Wyspianski, o Mehoffer, e l’elemento più caratteristico della Basilica gotica e l’Altare Grande, creato da Veit Stoss nel XV secolo. L’opera presenta le scene della vita della Madonna, la Santa patrona della basilica. Inoltre questo posto storico è arricchito dalla torre di Hejnalica, da dove ogni ora viene suonato l’inno-simbolo della città in tutte e 4 le direzioni del mondo. Questa melodia ha a che fare con una leggenda. Chi suonava l’inno avrebbe visto i Tatari che arrivavano verso la città. Per avvertire gli abitanti avrebbe iniziato a suonare alla tromba il segnale di allarme. Gli abitanti fecero in tempo a chiudere le porte della città, ma il suonatore morì colpito da una freccia dell’arco dei Tatari. La melodia finì in quel momento e per commemorare questo momento storico ancora oggi si usa suonare una parte di quell’inno simbolico. Sotto la torre, in piazza, si raggruppa ad ogni ora del giorno una grande folla di turisti.

  1. Rynek Główny

Dopo una breve visita nella Basilica Mariacka e dopo aver sentito l’inno, possiamo avviarci verso Rynek Glowny, la Piazza Maggiore. Oltre ad essere il centro della città, è anche una delle più grandi piazze-mercato in Europa. È quadrata, ogni lato è lungo 200 metri. Ci sono 11 piccole viuzze simmetriche che portano in questa piazza. Al centro si trova Sukiennice. Oggi possiamo ammirare questa struttura nella sua forma rinascimentale. Oggi come ieri ha un carattere commerciale, anche se possiamo comprarvi più che altro dei souvenir e opere fatte a mano. Nell’edificio si trova anche il famoso caffè Kawiarnia Noworolskich, posto gettonato per gli artisti e poeti. Possiamo fare una visita alla Galleria della Pittura e Scultura polacca del XIX secolo, e avventurarci nei corridoi sotterranei della piazza, dove è stato fondato un museo. Da parte della Via Sienna è appeso un coltello. La leggenda vuole che il coltello fosse stato usato dal costruttore della più grande delle torri della Basilica per uccidere il fratello, perché era invidioso di quanto velocemente questi riuscisse a costruire la seconda torre. In realtà questo coltello fu usato per tagliare le orecchie ai ladri. In fondo alla piazza Rynek Glowny si trova la torre del municipio. In passato era collegata all’edificio basso del municipio che poi è stato distrutto. Come risultato, oggi si può notare una lieve pendenza della torre. Dall’altra parte della piazza vediamo un altro edificio, anche se leggermente più piccolo. È la chiesa di San Wojciech martire. Secondo la tradizione là fece le sue prediche San Wojciech. Lì gli archeologi hanno trovato i resti delle antiche mura della città.

  1. Il Castello reale di Wawel

Andiamo avanti in via Grodzka, attraversiamo la piazza Wszystkich Swietych con l’odierno municipio e con la chiesa dei dominicani. Arriviamo in piazza Swietej Magdaleny dove si trovano altre due chiese della città storica. La chiesa dei SS. Pietro e Paolo affascina con la facciata che richiama il tempio romano di Gesù. Accanto spicca la chiesa di Sant’Andrea, le cui mura hanno protetto la città contro i Tatari del ‘200. Via Krolewska ci porta fino ai piedi della collina di Wawel. Qui per lunghi secoli abitarono i re polacchi. Lasciamoci stupire dalla bellezza della cattedrale di Santo Stefano il martire e il santo patrono della Polonia, e dal fascino della Cappella Zygmuntowska del Rinascimento. Qui ci sono anche le tombe dei re, degli eroi polacchi, e dei famosi poeti. Se saliamo sulla torre Zygmuntowska possiamo ammirare la campana di Zygmunt, il simbolo di Cracovia. La campana suona durante gli avvenimenti più importanti della città e della Polonia, ad esempio l’ingresso della Polonia nell’Unione Europea, la morte del papa polacco Giovanni Paolo II, o la recente morte del cardinale Franciszek Macharski. Se avete più tempo a disposizione visitate le camere reali dove si trova la magnifica collezione degli arazzi del re Zygmunt August. Se decidiamo di andarci dobbiamo attraversare il cortile rinascimentale con i portici. Per i bambini invece può rivelarsi interessante la Grotta del Drago, che dà sulla Vistola, dove avrebbe vissuto il famoso drago, che non lasciava in pace la città di Krak.

  1. Il quartiere di Kazimierz

Un altro imperdibile punto da segnare sulla mappa di Cracovia è il quartiere di Kazimierz. Bisogna assolutamente vederlo prima di lasciare la città. È il vecchio quartiere degli ebrei. Vi sono le sinagoghe chiamate Boznice, e il cimitero ebraico. Oggi il quartiere è diventato il centro dello svago. Specialmente la sera si può sentire l’atmosfera magica di questo posto, facendo una passeggiata per i suoi innumerevoli vicoli, o sedendosi ai tavolini di una delle innumerevoli caffetterie tipiche di questa parte della città. Uno dei posti più gettonati è la piazza Plac Nowy dove si trova il famoso Okraglak, in cui compreremo le tipiche pizzette chiamate zapiekanka. Se volete comprare degli oggetti antichi potete visitare il mercato in piazza.

Se hai più tempo e vuoi vedere i posti meno noti di Cracovia suggerisco, in maniera assolutamente soggettiva, un elenco di mete da non perdere:

  1. Piazza Mariacki

La trovi visitando la basilica Mariacki, o ascoltando l’inno simbolico della città. Questo posto è nascosto dietro i famosissimi monumenti di Cracovia, ma senz’altro merita una maggiore attenzione. La piazza è quasi fiabesca e la fontana in mezzo con la scultura ispirata all’altare di Veit Stoss di sera e di notte è proprio magica. In passato in questo punto era situato il cimitero della basilica Mariacki.

  1. Ristorante u Romana, via Św. Tomasza 43

Si trova dentro all’edificio dell’Accademia della Musica, e offre i piatti tipici polacchi. Vale la pena di fermarsi qua anche solo per un secondo, per vedere la terrazza, da cui si apre la più bella vista in assoluto sulla città storica.

  1. Via di Waszyngtona

Cracovia è famosa per le colline. Ce ne sono cinque. Quella più gettonata è la collina di Kosciuszko, che sovrasta il paesaggio di Blonia e Monti di Santa Bronislawa. La sua altezza è di 34,1 metri ed è stata costruita con il suolo proveniente dai campi di battaglia della guerra americana dell’indipendenza, e dell’insurrezione di Kosciuszko, ovvero proviene dall’area di Raclawice, Maciejowice e Dubienka. Dal XIX secolo è circondata dalle fortificazioni, e oggi vi si trova la sede della radio RMF FM. Se vogliamo salire in cima, la strada più conveniente è quella che parte dal quartiere di Salwator, dove si sale passando attraverso la via di Waszyngton. Per strada vale la pena di fermarsi al cimitero Salwatorski, dove giacciono famosi e importanti personaggi della storia di Cracovia come il regista Andrzej Wajda. Questo posto è particolarmente affascinante in autunno.

  1. Ponte di Padre Bernatka

Un elemento relativamente nuovo sulla mappa di Cracovia. Il ponte collega i quartieri di Kazimierz e Podgorze, ma oltre a svolgere questa funzione, è importante per i locali lungo il fiume. Il ponte è decorato con le sculture, che sfiorate dal vento sembrano muoversi veramente. Il ponte è bellissimo dopo il tramonto, visto che è illuminato in vari modi a seconda delle varie ricorrenze. Seguendo le mode di altre città europee, il ponte è ora diventato il ponte dell’amore, dove le coppie di innamorati possono attaccare un lucchetto in segno del loro amore.

  1. Museo Fabbrica di Schindler

Museo da visitare assolutamente durante il viaggio a Cracovia. L’edificio della fabbrica di Oskar Schindler ha visto molte storie drammatiche e commoventi, ma anche dei gesti eroici del proprietario della fabbrica che ha salvato le vite di molti ebrei. In questo posto sono state girate scene del film “Schindler’s List” di Steven Spielberg. Oggi qui si ricorda la storia, mostrando al contempo la situazione di Cracovia durante l’occupazione tedesca. Un posto unico, che dimostra la dura storia del periodo bellico in maniera moderna e interattiva, riuscendo a incantare i visitatori. È considerato uno dei migliori e dei più interessanti musei della città, e di certo merita di essere chiamato tale.

 

Traduzione: Bozena Gandor

La controversa legge sulla memoria della Shoah

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In questi ultimi giorni sui quotidiani di tutto il mondo sono apparsi molti articoli riguardo alla Polonia e alla proposta di legge chiamata colloquialmente “Ustawa o IPN” che, passata prima alla Camera e poi al Senato polacchi, oggi ha ottenuto anche la firma del presidente della Repubblica Andrzej Duda (il quale, però, ha deciso di inviarla alla Consulta per una verifica). I media italiani scrivono di una controversa legge in cui si possono condannare fino a tre anni le persone che attribuiscono allo Stato polacco corresponsabilità nell’Olocausto o per chi all’espressione “campi di concentramento” aggiunga la parola “polacchi”, trasformandola così in un’affermazione fuorviante e ignobile.

Le proteste da parte di Israele sono state immediate in quanto, secondo i rappresentanti del loro governo, si tratta della negazione della Shoah. Infatti, le autorità israeliane vedono nella legge il tentativo del governo di Varsavia di negare le corresponsabilità di una parte del popolo polacco nello sterminio e, al tempo stesso, di limitare la libertà di espressione; per questo hanno chiesto alla Polonia di ritirare subito la legge. Perplessità sono state espresse anche dagli Stati Uniti.

Cosa esattamente afferma questa norma? si tratta di un emendamento riguardante la legge sulle attività svolte dall’IPN, l’Istituto della Memoria Nazionale. Più precisamente riguarda l’articolo 55a che prevede la possibilità di punire tramite sanzioni, tradotte in una multa oppure fino a tre anni di carcere “chi pubblicamente e contro i fatti attribuisce al Popolo Polacco e allo Stato Polacco la responsabilità o la corresponsabilità dei crimini nazisti commessi dal III Reich tedesco specificati nell’articolo 6 della Carta del Tribunale Militare Internazionale allegata all’Accordo internazionale riguardante la ricerca e la condanna dei principali criminali di guerra dell’Asse, firmato a Londra in data 8 agosto 1945 (Dz. U. z 1947 r. poz. 367), oppure per altri reati che costituiscono crimini contro l’umanità e la pace o ancora crimini di guerra, o in un altro modo grave riduce le reali responsabilità dei colpevoli di questi crimini”.

Lo scalpore suscitato dalla votazione di questo emendamento è stato così forte che il primo di febbraio il premier polacco Mateusz Morawiecki è intervenuto con un discorso, successivamente pubblicato anche in lingua inglese per chiarire la posizione del governo. In tale discorso il giovane primo ministro, fresco di nomina (avvenuta nella prima metà dello scorso dicembre), afferma in modo deciso che i polacchi sono stati vittime dell’aggressione del Reich e che molti di loro, insieme a persone di molte altre nazionalità, hanno condiviso il tragico destino dei campi. Il capo del governo ha continuato affermando che “i campi in cui furono uccise milioni di persone non erano polacchi e che questa verità deve essere difesa perché essa è parte della verità sull’Olocausto”. Egli ha inoltre aggiunto che da sempre i polacchi si impegnano nella cura e nel mantenimento dei campi rimasti sul territorio oggi polacco, luoghi che ricordano chi vi ha perso la vita, ma che sono anche un insegnamento per chi oggi vive.

“La Polonia sta dalla parte della verità” ha ribadito il capo del governo. Citando gli eroi Pilecki, Karski, l’organizzazione Żegota e la resistenza polacca il premier ha comunque teso la mano a Israele, affermando che la cultura ebraica è un elemento importante della cultura polacca, ma che il compito di mantenere viva la memoria non spetta solo a Israele, bensì anche alla Polonia. Negli ultimi giorni con una lettera aperta è intervenuta anche l’Ambasciata Polacca a Roma: in essa si esprime sconcerto sui commenti della stampa italiana sulla legge riguardante l’Istituto della Memoria Nazionale appena approvata. In effetti, la faccenda, forse gestita in modo non ottimale, ha portato a un’interpretazione troppo estrema del testo. Oltre a sottolineare l’impegno dei polacchi nel preservare il campo di Auschwitz viene ribadito che “quando la Polonia si trovò sotto l’occupazione tedesca, nessuno, mai, agendo a nome della Polonia e del popolo polacco ha collaborato con i nazisti. Anche se ci furono casi di singoli individui che collaboravano con i tedeschi, non si può accusare lo stato polacco di essere corresponsabile dell’Olocausto”.

Se si legge con attenzione l’articolo 55a si nota che esso riporta le espressioni: “il Popolo polacco”, lo “Stato polacco”. Dopo l’invasione della Polonia del 1939 e la sua capitolazione, l’entità statale polacca aveva totalmente cessato di esistere; autorità ed esercito erano stati sciolti, mentre molti polacchi si organizzavano in clandestinità, dando vita alla resistenza. Una situazione, dunque, diversa da paesi come Ungheria, Slovacchia, Italia, dove, sebbene chiaramente non tutti fossero a favore dei rispettivi regimi fascisti, esistevano autorità militari, eserciti, forze dell’ordine e apparati burocratici che commettevano crimini e contribuivano sistematicamente allo sterminio. Anche in Polonia hanno avuto luogo crimini contro la popolazione ebraica, questo non si può e non lo si deve mai negare, ma non si può certo parlare della partecipazione di un apparato statale o della maggior parte del popolo, quando, tra l’altro, il 25% di coloro che sono stati dichiarati giusti tra le Nazioni del mondo sono proprio polacchi. Invece, dopo la firma del presidente, molti siti d’informazione italiani già scrivono sentenze del tipo “questa legge impedisce di parlare di qualsiasi caso di complicità di cittadini o di gruppi polacchi nell’Olocausto”. Nulla di più falso. Si vuole combattere l’errata accusa verso un popolo o uno Stato, in quanto non vi fu da parte polacca un modus operandi sistematico.

Alcuni temono che la legge possa limitare la libertà di stampa, altri che sia male costruita e quindi difficilmente applicabile: essa, infatti, oltre a voler rivolgersi anche a cittadini non polacchi, esime dalle accuse gli ambiti di ricerca scientifici e artistici, concetti dai confini non ben definiti.

Il presidente della Repubblica ha compiuto l’unica mossa che poteva fare: firmare e, in quanto egli stesso avvocato, mandare l’emendamento alla Consulta per una verifica. Un eventuale veto avrebbe provocato ulteriori polemiche.

È pur vero che la Polonia ha un governo conservatore che fa spesso leva sulle emozioni di parte del suo popolo, fatto che ha creato timore e perplessità nel resto d’Europa, ma in questa situazione l’esecutivo si stava occupando – tra l’altro da molto tempo – di un problema, quello dell’infelice e ignobile espressione “campi polacchi” in riferimento ai lager nazisti che, come afferma il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, è una “terribile diffamazione” che “nuoce agli interessi e al buon nome della Polonia”. La questione spinosa, come ribadisce lo stesso Tusk, resta soprattutto quella della gestione della tematica, del tatto che una scelta del genere impone nel rispetto dei milioni di morti che quella tragedia ha comportato, mentre sull’emendamento si sono creati inutili miti e incomprensioni.

Una spedizione polacca cerca la vetta del K2 in inverno

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Una delle cose che sicuramente unisce polacchi e italiani è la passione per l’arrampicata in alta montagna, nello specifico per l’alpinismo e l’alpinismo himalayano. Sportivi di entrambi i paesi hanno scritto pagine indimenticabili della storia di questa disciplina. Tra i più noti ci sono Reinhold Messner, Walter Bonatti, Simone Moro, Jerzy Kukuczka, Krzysztof Wielecki, Wanda Rutkiewicz.

Questo mondo è stato recentemente al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica in Polonia e all’estero per due motivi: da un lato, la tragica vicenda sul Nanga Parbat (la nona montagna più alta sulla Terra) che ha coinvolto la francese Elizabeth Revol e il polacco Tomasz Mackiewicz; dall’altro, la spedizione polacca che vuole conquistare la vetta del K2 (la seconda montagna più alta della Terra dopo l’Everest) nel periodo invernale, un’impresa che nessuno al mondo è riuscito a realizzare finora.

Gli alpinisti Revol e Mackiewicz hanno raggiunto la cima del Nanga Parbat il 25 gennaio, ma si sono trovati in difficoltà nel corso della discesa. In particolare, Mackiewicz aveva dato segni di problemi fisici già nei giorni precedenti e, oltretutto, è stato colto da cecità. I soccorsi che si sono svolti tra il 27 e il 28 gennaio sono stati seguiti in Polonia con grande trepidazione. Quattro scalatori polacchi che fanno parte della spedizione sul K2 – Jarosław Botor, Piotr Tomala, Denis Urubko e Adam Bielecki – hanno deciso di abbandonare temporaneamente la loro base per soccorrere i due alpinisti in crisi. I soccorritori hanno raggiunto in elicottero il Nanga Parbat a quota 4900 metri e lì si sono divisi i compiti. Botor, il medico, e Tomala sono rimasti per preparare la base, mentre Urubko e Bielecki hanno iniziato una scalata lunga sette ore per raggiungere i due alpinisti in difficoltà. Un’impresa pazzesca.

A 6100 metri per fortuna hanno intercettato l’alpinista francese, le cui pessime condizioni fisiche hanno costretto Denis Urubko e Adam Bielecki a intraprendere la discesa per raggiungere i due colleghi alla base e fornire le necessarie cure alla Revol. Nel frattempo si è verificato un drastico peggioramento del tempo atmosferico, che ha impedito ai due di risalire per recuperare l’amico. Tomas Mackiewicz, che si trovava a 7200 metri sul Nanga Parbat, purtroppo è rimasto sulla “sua” montagna, dove nel 1970 perse la vita anche Günther Messner, fratello di Reinhold. Mackiewicz ha tentato sette volte di raggiungere la vetta del Nanga Parbat (8126 metri) in inverno: questa volta ci è riuscito, ma gli è costato la vita.

Elizabeth Revol è già rientrata in Francia, è attualmente in ospedale dove è in via di guargione, anche se rischia l’amputazione di alcune dita della mano. Gli alpinisti polacchi che stanno partecipando alla spedizione per raggiungere il K2 sono tornati alla loro base, ad eccezione di Jarek Tomala, che è rientrato in Polonia per motivi familiari. La squadra sta lottando per conquistare l’ultimo ottomila, la cui vetta sin qui non è mai stata raggiunta in inverno. I ragazzi hanno tempo fino al 20 marzo per completare la missione. Presto si saprà l’esito della spedizione, con la speranza che non ci siano altre vittime. Incrociamo le dita.

 

Fot. Screen/Instagram Adam Bielecki

La seconda edizione della Borsa Vini italiani a Varsavia

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L’Ufficio ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) di Varsavia organizzerà l’8 febbraio nella capitale polacca la seconda edizione della “Borsa Vini Italiani”. L’evento vedrà la partecipazione di 32 aziende provenienti da tutte le regioni d’Italia, che presenteranno le loro produzioni ad un’ampia platea di importatori, ristoratori e giornalisti polacchi selezionati dall’ICE.

L’Italia si conferma anche nel 2017 il principale fornitore di vini della Polonia, in un contesto di crescita generalizzata del mercato, che ha visto aumentare gli acquisti dall’estero nel corso degli ultimi 5 anni: si è passati dai 200 milioni di euro del 2013 agli attuali 280. Di questo trend di mercato hanno beneficiato anche le vendite di vino italiano, passate dai 31,8 milioni di euro del 2013 agli attuali 53,3 milioni di euro. Ciò significa che in quattro anni si è registrato un aumento di circa il 70%.

Nel corso della giornata di incontri, che si terrà presso lo Sheraton Hotel di Varsavia, saranno organizzate anche due degustazioni, in collaborazione con l’Associazione dei Sommelier polacchi, che, oltre ad allietare il palato, serviranno per descrivere le caratteristiche dei principali vitigni autoctoni italiani.

Gli ultimi due anni hanno visto in Polonia anche un notevole incremento delle importazioni di vini italiani prodotti dai nostri vitigni “autoctoni”, come ad esempio il Primitivo. Clamoroso anche il successo di spumanti e vini frizzanti, quasi triplicati, di cui hanno beneficiato le nostre vendite in loco. Positivo, ma meno spettacolare, l’andamento delle nostre vendite anche per quanto riguarda i vini bianchi e rossi.

La “Borsa Vini” organizzata dall’ICE si inquadra in uno sforzo promozionale particolarmente intenso che ha come oggetto il mercato polacco. Il mese prossimo, infatti, sarà organizzato anche un workshop sui prodotti agro-alimentari delle Regioni del Sud Italia.

 

Contatti:

Agenzia ICE – Ufficio di Varsavia

ul. Marszałkowska 72
00-545 Warszawa
Tel: +48 22 6280243
varsavia@ice.it

Mostra sull’Esercito di Terracotta dell’imperatore Qin a Stalowa Wola

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Domenica è stata inaugurata al Museo Regionale di Stalowa Wola (Precarpazia) la splendida mostra Chińska Armia Terakotowa Cesarza Qin dedicata all’esercito di soldati di terracotta posti a guardia della tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang. Il capolavoro, ormai noto anche come ottava meraviglia del mondo, è stato proclamato Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987. “L’esposizione è un’occasione perfetta per far conoscere una delle più antiche civiltà del mondo, le sue conquiste e soprattutto la storia del primo imperatore della Cina e della sua affascinante armata di terracotta”, ha dichiarato Beata Trybuła, che al museo svolge la funzione di educatore. Trybuła ha poi assicurato che tutte le 40 repliche di guerrieri esposte alla mostra, inclusa quella dell’imperatore, sono fedelissime riproduzioni degli originali, conservati nel Mausoleo del primo imperatore Qin a Xi’an. La peculiarità dell’opera è che ogni statua è diversa l’una dall’altra. Interessante è anche il fatto che i guerrieri erano dotati di armi vere. Trybuła ha sottolineato che il loro ritrovamento è stato uno dei più grandi eventi archeologici del XX secolo. Finora sono state riportate alla luce quasi 8 mila statue. Secondo gli esperti, alla costruzione della tomba imperiale e del suo esercito di terracotta hanno lavorato circa 700 mila persone. È probabile che gli scultori, architetti e artigiani che hanno lavorato alla creazione del mausoleo vi siano anche stati sepolti. Infine Trybuła ha ricordato l’imperatore Qin Shi Huanga ha iniziato la costruzione della Grande muraglia cinese, ha uniformato il sistema di pesi e misure e dei caratteri cinesi e ha unificato la Cina antica, dando origine allo Stato cinese moderno. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 27 marzo.

L’informazione e la foto provengono da: http://pap.pl

Quattro italiani a Rzeszów

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La nostra Karolina Romanow è stata a Rzeszów, capoluogo del voivodato della Precarpazia in Polonia sud-orientale, dove ha incontrato quattro italiani che si sono stabiliti nelle città polacca. Con loro ha parlato della realtà di questo paese, di Rzeszów stessa e di quello che i polacchi e gli italiani possono imparare gli uni dagli altri. Le persone che Karolina ha conosciuto descrivono la Polonia come affascinante, attaccata ai propri valori, da scoprire e con un gran potenziale. La storia di questi italiani è diversa l’una dall’altra, ma ugualmente coinvolgente. Dai loro racconti emerge un’immagine interessante di Rzeszów, che sta diventando una nuova destinazione per gli emigranti europei. Ecco le loro storie.

 

“Creare una cultura del vino permette ai giovani di cambiare il modo di affrontare le serate”

Massimiliano proviene da Modena e si è trasferito a Rzeszów poco più di due anni fa insieme alla sua compagna polacca, che ha conosciuto a Brescia. “La sorella di Halina ci ha proposto di prendere in affitto questo locale e, visto che abbiamo già avuto esperienza nel settore, abbiamo deciso di aprire un’enoteca”, racconta Massimiliano quando ci incontriamo presso “Italia da bere”, il locale che ha in gestione. Il posto mi fa pensare alle animate vinerie italiane e mi chiedo quanto Massimiliano sia riuscito ad introdurre la cultura del vino qui a Rzeszów. “All’inizio abbiamo fatto un po’ di fatica”, ammette, “abbiamo dovuto introdurre gli antipasti e gli stuzzichini per attirare i polacchi”. Ed ora? Max afferma che i giovani di Rzeszów apprezzano sempre di più le serate accompagnate dal vino, partecipano alle degustazioni organizzate e le ragazze si rilassano sempre più volentieri con un bicchiere di vino bianco, di solito semidolce, che secondo Max è quello preferito dei polacchi. Gli chiedo dei primi mesi dopo l’apertura della vineria: lui fa un sospiro e racconta le prime difficoltà con i polacchi, che all’inizio si sono dimostrati poco convinti e poco disponibili a collaborare. “All’inizio non credono che tu sia qui per viverci e costruire qualcosa di stabile. Devi costruirti una credibilità con le persone e creare un rapporto di stima e di fiducia”, racconta Massimiliano. Per cercare di creare un bel rapporto di amicizia con loro, mandava messaggi ai clienti, invitandoli agli eventi organizzati dalla vineria. Per costruire un rapporto di fiducia ci è voluto un anno! Però, come sottolinea Max, ne è valsa la pena. Ora può gioire grazie a un fidato gruppo di collaboratori e di clienti fedeli. I polacchi sono dipinti da Massimiliano come pragmatici e conservatori, bravi a sviluppare la città e la qualità della vita attraverso i fondi europei. E Rzeszów? Pulita, ben curata e… sicura. “Il senso di sicurezza che hai quando rientri a casa di sera o tardi la notte per me è impagabile”, dice; a questo punto gli chiedo se pensa di tornare un giorno in Italia. Lui allarga le braccia come per dire ‘chi lo sa?’ e risponde: “Sinceramente, se il locale continua a crescere, visto che mi trovo bene, posso restare a Rzeszów senza problemi. Inoltre, considerando che il volo da Cracovia dura un’ora e mezza… la distanza non è un problema”.

 

Rzeszów? Una piccola bomboniera!

Guglielmo, tenore di un paesino di provincia di Treviso, è venuto in Polonia la prima volta poco dopo la caduta del muro di Berlino. “In quel periodo si pensava di entrare in un paese fuori dal mondo, la famosa frontiera dell’est. Per me anche il solo fatto di uscire dai confini italiani era una novità”, racconta. Nel capoluogo della Precarpazia si è stabilito 6 anni fa e da 16 anni è in una felice relazione con una polacca di origini locali. Quando tocco l’argomento della vita quotidiana di Rzeszów, Guglielmo definisce la città una “piccola bomboniera, pulita e poco caotica” e subito fa riferimento al lavoro continuato, definendolo un toccasana. E la famosa pausa pranzo italiana? “Mezza giornata buttata via!” “Però almeno con lo stomaco pieno”, rispondo io e ci ridiamo sopra. Cos’altro? La puntualità è una caratteristica dei polacchi che il tenore apprezza molto. “Se si scrive che si comincia alle 20, si comincia alle 20, non certo alle 20.30 o addirittura alle 21 come si fa di solito in Italia”. Guglielmo ha creato insieme ad alcuni amici polacchi un’associazione di Italiani in Polonia, chiamata “Papavero”. “Come i papaveri di Montecassino”, sottolinea Guglielmo, facendo riferimento ad un luogo di grande importanza per i polacchi. L’associazione è appena nata e sta cercando di organizzare un evento di ritrovo per gli italiani e i polacchi che vivono nella zona di Rzeszów e per le persone interessate alla lingua ed alla cultura italiane. “Come valuti il pubblico polacco che ascolta l’opera?”, chiedo incuriosita: “La maggioranza del pubblico polacco non conosce l’opera, non dico quella italiana, ma l’opera in generale. Purtroppo l’opera è considerata come uno spettacolo, dove la gente si deve divertire, cosa che ovviamente non è”, risponde, aggiungendo che diversi eventi sono stati ridotti a una sorta di cabaret. Guglielmo sottolinea che le cose vanno meglio per un artista che riesce ad adeguarsi alle aspettative locali, che spesso contrastano con la natura dell’opera. “Questo però non ha senso, no? (…) l’opera è molto di più di un divertente ‘tralalà’, è l’abilità di mostrare, tramite i suoni, il carattere del personaggio. L’opera è come un film, un film cantato, in cui gli artisti devono esprimere dei sentimenti da trasmettere agli spettatori”.

 

Un’altra vita!

Antonio, nato a Potenza ma vissuto 50 anni a Milano, si è trasferito cinque anni fa a Rzeszów, anche se inizialmente stava per stabilirsi a Stalowa Wola, città natale della moglie. “Quando ho scoperto Rzeszów, non ho avuto dubbi sulla scelta. Il capoluogo della Precarpazia è una città con alta qualità di vita ed ambita sia da polacchi che da stranieri. Basta leggere i dati del suo incremento urbano: dal dopoguerra ad oggi, la popolazione è quasi decuplicata! E poi cosa dire delle dolci colline precarpazie rispetto alle nostre noiose pianure padane? E le salutari passeggiate nei boschi?  E le sgroppate in bici o a cavallo? Insomma, è un’altra vita!”, racconta. Per Antonio, Rzeszów è un posto dove dedicarsi alle letture e stare più vicino alla natura. Il trasferimento in Polonia costituisce il passaggio ad una pensione meritata, il momento in cui, come sottolinea lui stesso, può “condurre una vita più tranquilla e meno frenetica rispetto a quella italiana”, quando lavorava per una nota casa editrice italiana e poi per la SIAE. Chiedo ad Antonio quali tratti italiani aggiungerebbe ai polacchi. “Il sorriso e la voglia di vivere con gioia ed allegria”, risponde subito. “E gli italiani? Cosa potrebbero imparare dai polacchi?” La risposta arriva subito: “disciplina, discrezione e rispetto delle regole, che da noi scarseggiano!”

 

“Un tempo, qui a Rzeszów, ero un personaggio!”

Con Cristian, lombardo, mi incontro al Ristorante Sicilia, nel Rynek, uno dei posti d’incontro degli italiani che vivono in zona. “Puro caso”, risponde lui alla mia domanda su come sia nata l’idea di stabilirsi proprio nel capoluogo della Precarpazia, “avevo degli amici a Mielec e Rzeszów mi è piaciuta subito. Non c’è delinquenza, la gente è socievole. E poi la vita costa poco, ci sono meno tasse”. Cristian è venuto la prima volta a Rzeszów nel 2013, per una settimana, già con l’intenzione di avviare un’attività. La decisione definitiva l’ha presa nel 2015 quando ha aperto con un socio la pizzeria “Farina” presso Nowy Świat, in via Krakowska. Dopo un breve periodo passato in Italia, Cristian sta per aprire un altro locale al Politecnico in viale Powstańców Warszawy. Di solito, tra gli italiani, si incontrano in sei, proprio nella piazza principale, tra Ristorante Sicilia e Italia da bere. “Ovviamente, essendo stranieri, siamo ospiti e dobbiamo cercare di comportarci bene”, aggiunge. Gli chiedo della vita sociale, fa un sorriso e subito risponde: “sono uno da discoteca, qui i locali notturni li conosco tutti. C’era un tempo in cui ero un personaggio qui a Rzeszów!”

La street art di SEIKON a Catania e Bologna

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Un po’ di tempo fa i riflettori di tutto il mondo sono stati puntati sulla scena street del Bel Paese quando Blu, il Banksy italiano, ha cancellato per sempre le sue magnifiche opere dai muri di Bologna dopo che l’istituzione museale Genus Bononiae aveva iniziato a staccare vari murales per esibirli in una mostra sulla street art a Palazzo Pepoli. Fortunatamente il mondo dell’arte nata e creata in strada non è costellato solo da tristi episodi come questo, anzi, sempre più paesaggi urbani in tutta la penisola vengono riqualificati e resi unici dalle abili mani di questi artisti, diventando così teatro di numerosi festival di richiamo internazionale.

VIAVAI project nel Salento, ALT!rove a Catanzaro, Cheap a Bologna, FestiWall a Ragusa, Outdoor a Roma, Subsidenze a Ravenna, solo per citarne alcuni. Ma la rassegna che più di tutte ha attirato la nostra attenzione è Emergence a Giardini Naxos (ME), che nel 2017 ha ospitato per la seconda volta SEIKON, artista originario di Gdynia, città ormai punto di riferimento dell’Arte Pubblica polacca.

Nell’edizione passata il festival è tornato a Catania per il progetto AMT ART Project a cura di Giuseppe Stagnitta, che grazie al contributo di artisti nazionali e internazionali ha portato alla riqualificazione degli spazi dimessi in Via Plebiscito un tempo utilizzati come rimessa degli autobus di linea dall’azienda metropolitana trasporti della città etnea.

Qui Robert Seikon, in arte SEIKON, classe 1987, ha letteralmente trasformato la superficie dell’edificio che gli è stato assegnato con la sola forza di linee e colori. Anche se di piccole dimensioni, l’opera è di grande impatto: la combinazione di forme geometriche crea suggestive illusioni di profondità nonché un dialogo armonico con gli elementi architettonici già esistenti, quali porte e finestre, mentre l’alternarsi cromatico di blu, nero e giallo ocra si inserisce perfettamente nell’ambiente circostante, in un perfetto equilibrio con il blu del cielo catanese e il cemento grigio della strada.

Ma questo suo recente intervento non è stato il primo in terra sicula. Già quattro anni fa, e sempre in occasione del festival Emergence, SEIKON aveva realizzato un grande muro a Giardini Naxos: ancora una volta aveva deciso di ricorrere a pattern di forme geometriche e astratte, che pur nella loro bidimensionalità, finivano per avere un’apparenza di movimento e volume. Anche in questo caso l’uso del colore è stato camaleontico, perché la scelta delle tinte sul nero e il marrone, sebbene con dettagli in rosa e azzurro, ben si sposava con le sfumature e l’atmosfera della location.

Il 2014 ha visto SEIKON lavorare anche in un’altra città italiana, Bologna. Nel capoluogo emiliano da luglio a settembre le facciate di edifici in quartieri centrali (e non solo) erano state rese uniche dagli interventi site specific dei vari artisti invitati a partecipare al progetto dedicato a questa nuova forma d’arte contemporanea. All’epoca SEIKON era il più giovane interprete ad aver aderito alla rassegna a cielo aperto e in via Scipione dal Ferro (Quartiere San Vitale) ha dato forma a una sequenza di figure geometriche dal sapore grafico, razionale, quasi matematico, che sembrano scorrere lungo la ristretta superficie verticale del palazzo.

È dunque uno stile particolare e ben riconoscibile quello di SEIKON, che fonde pittura e design grafico. In un’intervista per il sito polpettamag.com, sempre attento alle nuove tendenze in fotografia, arte e musica, l’interprete polacco ha raccontato che il suo modo di lavorare è stato influenzato molto dall’architettura, dal Bauhaus e persino da Adobe Illustrator, che ha imparato a usare nel corso dei suoi studi. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Danzica, il suo stile si è naturalmente evoluto nel corso del tempo: dal 1999, anno in cui effettivamente è entrato a far parte in modo attivo del mondo dell’arte, è passato dalle lettere fino alle sperimentazioni con forme grafiche e geometriche. «Non mi piace considerare il mio lavoro astratto, perché l’astrazione è qualcosa di soggettivo, qualcuno può considerare il mio lavoro astratto e altri invece no», ha tenuto a precisare l’artista nell’intervista. Appassionato di disegno fin da bambino, si è lasciato coinvolgere dal mondo della street art grazie all’amico e artista Jay-Pop molto tempo prima di entrare in Accademia, come ha rivelato alla redazione del website Electronic Groove.

Oltre alla pittura, SEIKON dà voce alle sue idee attraverso diversi mezzi artistici – ad esempio la scultura – e a forme artistiche composte da luce, suoni e installazioni, come il mapping 3D. Interessante anche la sua recente collaborazione con il laboratorio Musivaria di Udine, che ha presentato alla mostra collettiva “Subsidenze 2017” a Ravenna la trasposizione in mosaico delle opere dell’artista polacco, a testimonianza di come un’arte antica come il mosaico e la street art contemporanea possano convivere in una rara simbiosi di passato, presente e futuro.

Insomma SEIKON è un artista a tutto tondo, estremamente abile persino nel gestire il complicato sistema dell’arte attuale. Non a caso, ha recentemente aperto la sua galleria d’arte privata Punkt, dove è possibile comprare anche online stampe e magliette a prezzi accessibili per tutte le tasche. Da segnalare pure la sua collaborazione con altre gallerie, come la Galeria V9 a Varsavia e la Galerie 42b a Parigi, dove a gennaio si è conclusa la personale “RITE”, in cui il filo conduttore tra le tele esposte è rappresentato dai viaggi compiuti dall’artista negli ultimi due anni.

Per SEIKON il viaggio è la parte del lavoro che conta di più, perché gli permette di scoprire ed esplorare nuove culture, trovando autentiche fonti di ispirazione. Speriamo allora che ben presto torni in Italia, in un momento storico come questo, in cui l’arte nella sua declinazione libera e dinamica qual è la street art si conferma un potente medium capace di unire e stimolare persone, linguaggi e luoghi oltre ogni barriera.

 

La foto proviene dal sito web ufficiale dell’artista: http://www.seikon.pl/seikon,o%20mnie

Si è spento Wojciech Pokora, grande star della TV e del teatro polacco

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri all’età di 83 anni è venuto a mancare il grande Wojciech Pokora. La sua vita e la sua carriera sono sempre state legate alla città di Varsavia: diplomatosi presso la Państwowa Wyższa Szkoła Teatralna della capitale nel 1958, ha lavorato per 26 anni al Teatr Dramatyczny, dove ha recitato in dozzine di ruoli, poi al Teatro Nazionale tra il 1984 e il 1990 e al Teatr Kwadrat dal 1990 al 2001. Il pubblico lo ricorda nei panni di Orazio ne “La scuola delle mogli” di Molière diretto da Jan Świderski e di Harold in “Black Comedy” di Peter Shaffer del 1969. Pokora stesso ha diretto a teatro commedie: diverse volte ha messo in scena con successo le opere di Ray Cooney, uno dei suoi autori più amati. Tuttavia ha raggiunto la massima popolarità come protagonista sul piccolo e grande schermo: negli anni ‘60 e ‘70 è stato uno degli attori preferiti di Stanisław Bareja, che lo ha voluto in molti dei suoi film e produzioni televisive, da “Mąż swojej żony” e “Małżeństwo z rozsądku” fino a “Poszukiwany poszukiwana” , “Nie ma róży bez ognia”, “Brunet wieczorową porą” e “Miś”. Pokora è passato alla storia anche per i ruoli nelle celeberrime serie televisive quali “Alternatywy 4”, “Czterdziestolatek” e “Kariera Nikodema Dyzmy”. Nel 1978 gli è stata conferita la Croce al merito e nel 2013 ha ricevuto la medaglia Gloria Artis. Nel settembre del 2015 è stato pubblicato il suo libro “Z Pokorą przez życie”.

Fonte: http://pap.pl

 

Kurkumina i piperyna: magiczny pył!

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Kurkumina i piperyna: magiczny pył!

Hindusi już od 5 tysięcy lat dobrze znają korzyści wynikające ze spożycia kurkuminy. Od czasów starożytnych roślina ta była wykorzystywana nie tylko jako przyprawa do potraw, ale także jako barwnik i środek przeciwzapalny.

Jej nazwa pochodzi z języka persko-indyjskiego, a konkretnie od słowa Kour Koum, co oznacza “szafran”, i rzeczywiście, kurkuma znana jest w Indiach także pod nazwą szafran.
W jej długich, owalnych liściach mieszczą się kwiaty ułożone w jodełkę. Z nich wydobywa się kłącza o charakterystycznym żółtym kolorze ochry, które zostają poddane długiemu procesowi gotowania, suszenia i rozdrabniania, w celu uzyskania słynnego “magicznego pyłu”.

Określanie mianem “magicznego” proszku uzyskanego z kurkumy może wydawać się przesadą, ale wcale tak nie jest, jeśli weźmiemy pod uwagę wiele jego korzystnych, leczniczych właściwości, dzięki którym jest on wykorzystywany w tradycyjnej medycynie ajurwedyjskiej oraz chińskiej. Proszek z kurkumy zasługuje na uwagę zwłaszcza ze względu na swoje właściwości:

  1. Przeciwzapalne: redukuje stany zapalne, zwłaszcza stawów.
  2. Oczyszczające: pomaga organizmowi wydalić toksyny.
  3. Wspomagające trawienie (żółciopędne): wspomaga proces produkcji i wydalania żółci, poprawia trawienie. Ze względu na właściwości wiatropędne i przeciwskurczowe, jest wskazany w przypadku wzdęć; ponadto normalizuje pracę jelit. Innymi słowy roślina ta jest cudownym środkiem dla osób cierpiących na problemy trawienne (dyspepsja).
  4.  Przeciwutleniające: jest w stanie przeciwdziałać działaniu wolnych rodników, odpowiedzialnych za proces starzenia i uszkadzania błon komórek, z których składa się z nas organizm.
  5. Przyśpiesza gojenie się ran, ma właściwości uśmierzające i reguluje wydzielanie sebum. Świeże kłącza można stosować na rany, wysypki i ukąszenia owadów, a także do leczenia różnych chorób skóry, takich jak trądzik, łuszczyca i grzybica.
  6. Immunostymulujące: kurkumina stymuluje układ immunologiczny, a także wspomaga walkę z chorobą Crohna oraz z chorobami autoimmunologicznymi.
  7. Przeciwhistaminowe/przeciwalergiczne.
  8. Ochrona układu krążenia: wspomaga prawidłowy przepływ krwi, poprawia krążenie, pomaga regulować poziom cholesterolu i chroni przed zawałem serca.
  9. Przeciwnowotworowe: z pewnością jest to najbardziej zaskakująca właściwość kurkumy. Ta szlachetna roślina rzeczywiście zapobiega występowaniu białaczki i chroni aż przed ośmioma typami raka: okrężnicy i odbytnicy, gruczołu krokowego, jamy ustnej, płuc, wątroby, nerek, skóry i piersi. Teoria ta, przekazywana przez wieki w tradycji ludowej, znalazła potwierdzenie w nowoczesnej medycynie.

Kurkumina jest najważniejszym składnikiem aktywnym i spożycie jej, zawsze powinno być powiązane z zawartą w pieprzu piperyną, która zwiększa jej wchłanianie. Innymi substancjami, które ułatwiają wchłanianie kurkuminy są zielona herbata i oliwa z oliwek.

Najlepiej używać jej jako przyprawy do potraw: nadaje się do przygotowywania tak zwanej masali, czyli mieszanki przypraw, wśród których tą najbardziej rozpoznawalną jest zdecydowanie curry. Kurkuma smakuje idealnie także sama, zwłaszcza wykorzystywana do przygotowywania warzyw, omletów, sosów, jogurtów i świeżych serów, a nawet deserów.

Oprócz tego, zarówno “magiczny pył”, jak i świeże kłącza mogą być wykorzystywane do przygotowywania ziołowych herbat: wystarczy włożyć kurkumę do garnka z wrzącą wodą, dodać soku cytrynowego z odrobiną pieprzu i pić przed posiłkami.

Świeży korzeń najlepiej kupować w małych ilościach i przechowywać w lodówce, ponieważ gdy wysycha, traci swoje właściwości. Proszek można natomiast przechowywać w szklanym pojemniku, z dala od źródeł światła i ciepła.

Zalecana dzienna dawka to dwie łyżeczki. Uwaga dla osób cierpiących z powodu kamieni żółciowych: zalecane jest powstrzymanie się od spożycia kurkumy, ponieważ może ona pogorszyć przebieg choroby!

Aby zwalczyć ból stawów, ból mięśni, zapalenie skóry, trądzik i cellulit, można przygotować olej z kurkumy: wymieszajcie 5 łyżeczek proszku na 100 ml oliwy z oliwek, odstawcie na 7 dni w ciemnej szklanej butelce, a następnie przesączcie. Olej może być stosowany jako środek aromatyzujący do żywności lub jako środek do miejscowego masażu obszarów ciała dotkniętych jedną z wyżej wymienionych dolegliwości.

Bardzo znane jest również „złote mleko”: doskonały napój wzmacniający, wspomagający trawienie i przeciwzapalny. Przygotowuje się go przez gotowanie ½ szklanki wody z ¼ szklanki kurkumy (1 szklanka = 240 ml). Mieszaj aż do powolnego wyschnięcia i zgęstnienia, a następnie przechowuj w lodówce. Aby przygotować filiżankę „złotego mleka”, wymieszajcie ¼ łyżeczki wcześniej przygotowanej mieszanki w jednym kubku mleka (nawet roślinnego) i, jeśli chcecie, możecie dodać także trochę miodu.

Na koniec ciekawostka: kurkuma uznawana jest za przyprawę przynoszącą szczęście, za symbol dobrobytu i pomyślności. Hinduskie panny młode w dniu ślubu wciąż noszą zawieszony na szyi kawałek kurkumy i farbują włosy tym radosnym żółtym pyłem.

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