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Home Blog Page 267

Malvasia: uva e vino buoni ovunque

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Con il nome Malvasia vengono indicati molti vitigni aromatici, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po’ in tutta Italia. Sebbene di origini diverse, questi vitigni condividono alcune caratteristiche di base presentando tutti, anche se con diversi gradi di intensità, una fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti. Tali caratteristiche rendono i vitigni del gruppo delle Malvasie particolarmente adatti alla produzione di spumanti e di passiti. Il loro nome “Malvasia” deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Malvasia. I veneziani seppero subito apprezzare il vino Malvasia, ne crearono un intenso commercio e trapiantarono il vitigno a Creta, loro possedimento, e in altre isole egee. La Malvasia divenne molto conosciuta e apprezzata nel Mediterraneo tanto che con tale nome, nel 1600, si indicavano le locande, chiamate Malvasie, in cui veniva venduto e bevuto il profumato “vino navigato greco”. Ancora oggi a Venezia si può percorrere la Calle della Malvasia e il Ponte della Malvasia. I vitigni da cui veniva prodotto questo vino furono in seguito diffusi anche in altre aree viticole mediterranee, nelle quali, talvolta, acquisirono nomi locali o vennero denominati genericamente greci, generando così le attuali difficoltà di distinzione varietale. Infatti, con il nome Malvasia sono coltivati sia vitigni a bacca bianca dal sapore semplice, sia tipologie dal sapore aromatico oppure a bacca nera.

La Malvasia in almeno dieci varietà distinte e tipiche (bianca e rossa, secca e dolce) è una delle varietà più coltivate d’Italia dal Piemonte alla Basilicata. Una delle più importanti è la Malvasia Bianca di Chianti o Malvasia Toscana, coltivata anche in Lazio e Umbria. Altre Malvasie del Piemonte e a bacca nera come la Malvasia di Casorzo o la Malvasia di Schierano danno vini dolci di colore scuro.

In Friuli la Malvasia Istriana offre al palato tra i migliori vini bianchi che si possano trovare, mentre nei Colli Piacentini e in alcune zone dell’Emilia si esprime invece in apprezzati e vivaci vini frizzanti. Nelle versioni dolci spicca su tutte la Malvasia delle Lipari, vanto internazionale della Sicilia, così come estremamente piacevole è la Malvasia di Bosa, che attira in Sardegna esperti e amatori alla ricerca di questa preziosa produzione di altissima qualità. Inoltre molti viticoltori della Corsica ritengono che la loro Malvoisie sia identica all’uva Vermentino (che si trova in Liguria, Toscana e Sardegna) e che può far parte della grande famiglia della Malvasia.

La malvasia è sempre meno coltivata nella Spagna del Nord, mentre è presente a Valencia e nelle Isole Canarie. Numerose malvasie sono coltivate in Portogallo, mentre la Malvasia Rei è presente nel White Port. In California sono circa 800 gli ettari di Malvasia Bianca coltivati all’estremità meridionale della Central Valley, donando vini bianchi non del tutto secchi, pungenti e di carattere.

DEI – Polonia: pronto piano per rilancio economia da 230 mld euro

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Un piano per lo sviluppo economico della Polonia, con misure ambiziose per sostenere l’innovazione e la competitività del sistema economico polacco e stimolare la crescita. Lo ha presentato il Vice Primo Ministro e Ministro per lo Sviluppo, Mateusz Morawiecki, spiegando che l’obiettivo e’ portare il Pil pro capite polacco nella media europea entro il 2030. I pilastri del piano sono cinque: reindustrializzazione con creazione di nuovi settori industriali secondo un programma di sviluppo di distretti e cluster; miglioramento del quadro legislativo di riferimento per stimolare gli investimenti in ricerca e sviluppo e la collaborazione tra università e settore privato; gestione degli investimenti europei, pubblici e privati, in maniera efficace per stimolare la crescita economica; sostegno all’export; attuazione di misure di sostegno per favorire lo sviluppo delle aree rurali. Il Piano prevede l’impiego di piu’ di mille miliardi di zloty (230 miliardi di Euro) e sara’ finanziato con fondi pubblici e privati, inclusi i Fondi Strutturali UE.

(Fonte: Farnesina)

POLONIA OGGI: L’ampliamento della II linea di metropolitana di Varsavia dovrebbe iniziare in primavera

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File name :DSCN0677.JPG File size :384.4KB(393576Bytes) Shoot date :2001/09/12 11:30:40 Picture size :1600 x 1200 Resolution :72 x 72 dpi Number of bits :8bit/channel Protection attribute :Off Hide Attribute :Off Camera ID :N/A Model name :E995 Quality mode :NORMAL Metering mode :Multi-pattern Exposure mode :Programmed auto Flash :No Focal length :8.2 mm Shutter speed :1/7.1second Aperture :F2.6 Exposure compensation :0 EV Fixed white balance :Auto Lens :Built-in Flash sync mode :N/A Exposure difference :N/A Flexible program :N/A Sensitivity :Auto Sharpening :Auto Curve mode :N/A Color mode :COLOR Tone compensation :AUTO Latitude(GPS) :N/A Longitude(GPS) :N/A Altitude(GPS) :N/A

La metropolitana di Varsavia riceverà un finanziamento di 3,5 mld di zloty. “I contratti sono già in fase di preparazione. Prevediamo di firmarli a marzo”, ha detto Jacek Wojciechowicz, vice sindaco di Varsavia. Probabilmente in primavera i costruttori potranno iniziare i lavori. La metropolitana verrà ampliata di 3 stazioni verso est, ovvero in direzione dei quartieri Praga e Targówek, nonché di 3 stazioni verso ovest. Il primo tratto verrà costruito dal consorzio italiano Astaldi per un costo di 1,66 mld di zloty, mentre il secondo, dal consorzio turco Gülermak e costerà 1,15 mld di zloty. Tutte le stazioni dovranno essere pronte nel 2019. L’investitore possiede già i progetti di costruzione, effettuati dalle società Metroprojekt e ILF.

Attraversare il Rubicone

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Quando Giulio Cesare attraversò nel 49 a.C. il Rubicone insieme con le sue legioni, iniziando in questo modo la guerra contro il suo concorrente politico maggiore, introdusse il concetto di attraversare il Rubicone. Dalle sue labbra uscirono le famose parole “il dado è tratto”, il che significava che la decisone era stata irreversibilmente presa e non si tornava indietro. La stessa situazione capita a tutti noi quando dobbiamo prendere una decisione. Il tempo poi dimostra chi è veramente riuscito a varcare il “Rubicone”, ovvero il confine figurato, riuscendo così a raggiungere i suoi obiettivi. Ma perché alcuni riescono a farlo e altri no?

Nella scienza c’è un’ampia bibliografia dedicata alle ricerche sulla motivazione e sul successo. Risulta che il fattore principale che può influire sul risultato dei nostri sforzi è la determinazione. Il professor Carol Dweck da alcune decine d’anni conduce ricerche che mostrano in che modo le nostre idee influiscono sulla nostra vita, in che modo i nostri sogni e obiettivi potranno realizzarsi o o finire nel nulla. Ma è possibile? Com’è che una convinzione può influire sulla nostra psiche, sul nostro modo di agire e quindi sulla nostra vita? Il concetto che ognuno nasce con un software fisso è un pensiero conservativo. La conseguenza è che ci concentriamo sulla difesa delle nostre risorse e sulla dimostrazione di possedere le caratteristiche adeguate ad un certo livello di vita. Probabilmente ognuno di noi ha nel suo ambiente persone per cui lo scopo principale nella vita è la protezione della coscienza del proprio valore: al lavoro, all’università, nei rapporti interpersonali. Questo fa sì che la maggioranza delle interazioni tra questo tipo di persone si riduca alla conferma di propria abilità, capacità e moralità. Ogni azione è sottoposta al giudizio. Si è riusciti a presentarsi dal lato migliore o no? Si è riusciti a sentirsi meglio o no? In realtà può sembrare che in questo tipo di approccio alla vita non ci sia apparentemente niente di negativo, ma in realtà c’è ben altro. Esiste infatti almeno un secondo approccio alla vita: ovvero un atteggiamento evolutivo. In questo approccio, senza negare l’esistenza di un certo gruppo fisso e innato di caratteristiche peculiari ad ognuno di noi, la base fondante è lo sviluppo continuo tramite il lavoro su se stessi. Quello che ci è stato dato non determina il nostro futuro una volta per sempre perché, in caso di bisogno, ogni aspetto può essere soggetto a cambiamento e perfezionamento. Vale la pena dedicare il tempo a dimostrare che si è bravi quando si può essere più bravi? Nascondere i propri difetti ha senso se si può lavorare su di essi? Perché rinchiudersi in un cerchio di cose sicure invece di aprirsi a esperienze nuove e interessanti?

Possiamo facilmente immaginare come credendo rigidamente solo nelle nostre capacità consolidate ci esponiamo alla situazione critica in cui una sconfitta può metterci un angolo cieco e definire, limitandole, le nostre capacità. Quest’atteggiamento rattrappisce l’abilità di reagire nelle situazioni difficili, riducendo la capacità di reagire usando l’intelligenza. Chi invece vive nella disposizione evolutiva credendo di poter continuamente crescere sviluppando le proprie doti è in grado di affrontare ogni evento, anche il più doloroso, senza bloccarsi. Le persone tese all’evoluzione attraverso difficoltà e sconfitte aumentano le loro motivazioni e arricchiscono la loro cifra di esperienza e conoscenza.

Su questo tema mi viene in mente la storia di Michael Jordan. Oggi, nel vederlo immenso campione sportivo abbiamo l’impressione che questo sia stato un fatto ovvio se non addirittura prevedibile fin dall’inizio. I fatti dimostrano l’opposto. Jordan non è entrato nella squadra universitaria di pallacanestro in cui voleva giocare, gli è stato rifiutato l’ingresso nelle due prime squadre di NBA. Dopo esser stato lasciato fuori dalla squadra universitaria lui si è depresso. È stata sua madre a spingerlo a tornare in campo ad allenarsi. Così Jordan inizia ad uscire di casa alle 6 del mattino per potersi allenare prima delle lezioni. Inflessibilmente lavora sui suoi punti deboli: palleggio, tiri a canestro e gioco difensivo. La fonte dei suoi successi diventa così la convinzione che “la resistenza mentale e psichica è molto più importante di alcune doti fisiche che un atleta può possedere per natura”. Ovviamente molti la penseranno diversamente, riducendo il successo di Jordan alla sua prestanza fisica o magari al fatto che si è allenato duramente.

Jackson Pollock è uno dei pittori americani più importanti che ha riformulato l’arte moderna del XX secolo. Gli esperti analizzando le sue prime opere hanno provato che Pollock non dimostrava affatto spiccate abilità pittoriche. Il segreto del successo di Pollock è il sacrificio e il desiderio di essere artista. Grazie alla sua ostinazione ha cercato chi avrebbe potuto insegnargli ad acquisire nuove abilità per formare quella che poi sarebbe divenuta una tecnica eccezionale di grande originalità.

Gli esempi di questo tipo, non solo nel mondo dello sport e dell’arte, sono infiniti. Ma la domanda sorge spontanea: è facile cambiare? Ecco alcuni consigli che possono aiutare a fare i primi passi su un nuovo sentiero. In primo luogo bisogna cerca di pensare all’obiettivo che si è stabilito e cosa si può fare per raggiungerlo. Quali passi bisogna intraprendere e quali informazioni si devono acquisire. Quando ad esempio per l’ennesima volta si decide di perdere peso, allora è il caso di elaborare un piano concreto e reale. Le prime domande a cui si deve rispondere sono: quanti chili e in quanto tempo si vogliono perdere? Come e quando esercitarsi? I piani che sono elaborati in modo dettagliato intensificano la probabilità di realizzare l’obiettivo stabilito.

traduzione it: Joanna Chmielewska

POLONIA OGGI: Berlinale: trionfo italo-polacco

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Director Gianfranco Rosi receives the Golden Bear - Best Film award for the movie 'Fuocoammare' (Fire at Sea) during the awards ceremony at the 66th Berlinale International Film Festival in Berlin, Germany, February 20, 2016. REUTERS/Fabrizio Bensch

Il documentario italiano “Fuocoammare” è il vincitore del 66° Festival Cinematografico Internazionale Berlinale. La giuria, guidata da Meryl Streep, ha espresso la sua preferenza per il film di Gianfranco Rosi, che si è aggiudicato l’Orso d’Oro, il premio più importante del detto evento culturale. Il secondo premio, l’Orso d’Argento, è stato assegnato al regista polacco Tomasz Wasilewski per la miglior sceneggiatura in “Zjednoczone stany miłości” (“Stati uniti d’amore”). “Fuocoammare” di Rosi racconta il dramma dei rifugiati sull’isola di Lampedusa. Come ha detto il regista italiano,”Non possiamo ignorare il fatto che così tante persone fuggono dalla guerra e dalla povertà. Il mio documentario è la testimonianza che devo loro”. Il lavoro di Wasilewski ci mostra invece una realtà diversa, quella della Polonia degli anni ’90, quando sono avvenute molteplici trasformazioni, specialmente politiche ed economiche. Wasilewski è il secondo vincitore polacco consecutivo alla Berlinale: l’anno scorso a Berlino aveva infatti trionfato Małgorzata Szumowska con il suo film “Body/Ciało”(“Il corpo”).

pap.pl

Umberto Eco ha ricevuto la laurea honoris causa dell’Università di Łódź

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Il famoso scrittore e professore italiano Umberto Eco, ha ricevuto il 24 maggio 2015 la laurea honoris causa dall’Università di Łodź. Il senato accademico di Lodz ha deciso che la cerimonia di premiazione si svolgerà durante la celebrazione del 70° anniversario dell’Università di Łodź e che il promotore di questo riconoscimento sarà il professor Artur Gałkowski, capo del Dipartimento di Italianistica nella stessa università. Nel 2011, nella Facoltà di Filologia è stato creato il Dipartimento di Italianistica della Cattedra di Filologia Romanza. I ricercatori di questa unità stanno studiando la letteratura italiana contemporanea, i fenomeni mediatici italiani e i problemi di traduzione. Si progettava anche presso la Facoltà di Filologia il congresso internazionale di semiotica, sarebbe dedicato in gran parte alle teorie sviluppate da Umberto Eco. “Dare la laurea honoris causa a un personaggio che ha già decine di questi riconoscimenti è senza dubbio un onore per la nostra Università di Łódź” ha detto Jarosław Płuciennik.

Porcari, Sofidel acquista un nuova macchina per produrre tissue in Polonia

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Il Gruppo Sofidel, uno dei leader mondiali nella produzione di carta per uso igienico e domestico, noto in Italia in particolare per il marchio Regina, ha annunciato oggi l’acquisto di una macchina di nuova generazione per la produzione di tissue, che sarà installata nell’impianto Delitissue di Ciechanow, in Polonia.

La macchina, una Advantage New Tissue Technology (NTT) 200 prodotta da Valmet, leader mondiale nello sviluppo e nella fornitura di tecnologie per le industrie della cellulosa, della carta e dell’energia, permette la produzione sia di tissue convenzionale che di carta strutturata (textured paper) e consentirà a Sofidel di innalzare ancora la qualità della sua offerta e di migliorare ulteriormente l’efficienza energetica del sito produttivo.

POLONIA OGGI: Tempesta intorno a Lech Wałęsa dopo i documenti trovati nella casa del generale Kiszczak

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Il presidente di IPN, Łukasz Kamiński, ha annunciato che nella casa di Kiszczak in una confezione sigillata sono state ritrovate due cartelle le quali sono sottoposte ad una indagine: una cartella personale con 90 schede e una cartella del lavoro di un collaboratore segreto, noto come “Bolek” con 279 schede. I documenti riguardano gli anni 1970-76. Nella cartella personale è stata ritrovata una dichiarazione di collaborazione con il Servizio Segreto, scritta a mano e firmata: Lech Wałęsa “Bolek” eppure delle conferme di ricezione di denaro, anche firmate a mano. Nella cartella di lavoro vi sono varie comunicazioni, tra cui una scritta a mano e firmata “Bolek”, e gli appunti degli incontri dei funzionari di SB con lui. Wałęsa dice che non ci possono essere alcuni materiali di sua provenienza e che può provarlo in tribunale. Kamiński ha assicurato che un archivista di IPN il quale ha visto i documenti è sicuro della loro autenticità e che dopo l’ispezione e la loro descrizione saranno accessibili al pubblico secondo le regole dell’Istituto.

Il procuratore di IPN ha deciso di controllare la casa di Kiszczak dopo che la vedova, Maria Kiszczak, aveva incontrato il presidente dell’Istituto presentandogli uno dei documenti che riguardavano TW Bolek. Secondo IPN la vedova voleva vendere i documenti. Secondo gli storici i materiali divulgati sono importanti grazie al fatto che sono originali e dovrebbero far chiarezza sul tema della collaborazione di Lech Wałęsa con SB. Non portano più molte nuove informazioni per il caso ma riaffermano le testimonianze del libro di Sławomir Cenckiewicz e Piotr Gontarczyk “SB e Lech Wałęsa”. Cenckiewicz ha detto “Wałęsa era un agente che ha intrapreso impegni scritti della collaborazione, tradiva i suoi amici ed i suoi colleghi e prendeva i soldi per farlo. Nonostante il furto dei documenti organizzato negli anni 1989-90 e 1992-95 si è conservata la documentazione di base di Wałęsa come agente”.

Il figlio di Wałęsa, Jarosław, pensa che i documenti di IPN che riguardano suo padre non abbiano alcun valore e che siano contraffatti. L’ex-primo ministro, Donald Tusk, crede che questa situazione possa intaccare l’immagine della leggenda di Solidarność, Lech Wałęsa. È sorpreso dalla “grande emozione associata alla ricerca perché in realtà Lech Wałęsa non nascondeva il fatto che aveva certi contatti e problemi (con SB) negli anni ’70”.

pap.pl

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L’amore nella Polonia post comunista

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epa05170054 Director Tomasz Wasilewski (C) and actors Dorota Kolak, Julia Kijowska, Marta Nieradkiewicz and Magdalena Cielecka pose during a photocall for 'Zjednoczone stany mi·o·ci ' ('United States of love') at the 66th annual Berlin International Film Festival, in Berlin, Germany, 19 February 2016. The movie is presented in the official Competition program at the 'Berlinale' that runs from 11 to 21 February. EPA/KAY NIETFELD

Il vento del cambiamento ha appena cessato di soffiare sulla Polonia. Il 1989, l’anno magico, è trascorso portandosi via il vecchio regime con il suo partito unico e i piani quinquennali. S’è portato via pure l’euforia, lasciando un grande vuoto dentro il quale le speranze sembrano allungarsi senza più limiti. Tomasz Wasilewski, regista polacco di 35 anni, riporta l’orologio indietro di 25 anni e fissa la cinepresa nella Polonia post comunista del 1990, su quattro donne di provincia affamate di un futuro allo stesso tempo agognato e incerto. “United States of Love”, film in concorso alla Berlinale, non è la storia dei grandi eventi della transizione polacca: la rinascita dei partiti, le riforme economiche,le privatizzazioni, l’esplosione urbanistica.

Varsavia è lontana e il vento del cambiamento soffia nella vita di quattro donne, rinchiuse negli appartamenti tutti uguali dei casermoni real-socialisti ma decise ad assecondare le trasformazioni esterne passando da quelle private: nuovi tempi,nuovi sogni.

(Fonte: ANSA)

Zamosc, la città ideale

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“Padova del Nord” o “Città ideale”, cosi viene chiamata Zamość, una piccola città nella regione di Lublin, che vanta un passato orgoglioso e una forma urbis descritta da architetti e studiosi del Rinascimento come Antonio Filarete e Vincenzo Scamozzi. I dettagli dei palazzi e le arcate spingono a dire che Zamość assomiglia Padova. E così è dato che Zamosc è stata costruita su progetto di Bernardo Morando, un architetto proveniente dalla provincia di Padova su comissione del cancelliere polacco Giovanni Zamoyski, ricco aristocratico, educato presso l’Accademia di Padova. E l’ammirazione per le nuove idee rinascimentali unì Zamoyski e Morando; uno disponeva delle terre e del denaro, l’altro delle conoscenze architettoniche. Il manoscritto del contratto per costruzione della città firmato tra Bernardo Morando e Giovanni Zamoyski è custodito nella Biblioteca Ossolineum. Bernardo iniziò i lavori nel 1578. Chiese l’aiuto dei costruttori italiani di Moravia e …venti anni dopo la città privata di Zamoyski era pronta!

La sua forma urbana ricorda la struttura del fiocco di neve, con la scacchiera delle strade che dividono la città in quartieri che al tempo erano frequentati dai mercanti armeni, russi, polacchi ed ebrei, con i loro templi e case, con la piazza grande e con due piazze minori (Mercato del Sale e Mercato dell’Acqua). Morando progettò il palazzo della famiglia Zamoyski, l’arsenale, i palazzi borghesi, chiese e porte cittadine abbracciate dalle mura fortificate. Il complesso si distingue per la simmetria e la prospettiva che sono principi della composizione rinascimentale. E c’è chi paragona Zamość all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci con la testa in forma del palazzo, con i polmoni: l’Accademia e la Cattedrale, il Palazzo municipale: il cuore e i bastioni come le braccia e le gambe della città. Ma i turisti italiani dicono: è la nostra Sabbioneta di Scamozzi!

Forse la verità sta in mezzo, perché Bernardo Morando portò con se vari ricordi dell’Italia e li trasformò in armonia nella sua nuova patria. Sappiamo che egli sposò la polacca Caterina, con la quale ebbe sei figli: Michele, Andrea, Raffaele, Gabriele, Camillo e Lidia. Suo figlio Gabriele fu sindaco e giudice a Zamość, laureato a Padova, insegnava matematica all’Accademia di Zamość. La figlia sposò un nobile. Bernardo mori nel 1600 e venne sepolto sotto la Cattedrale di Zamość. Non è rimasta la sua lapide, ma costruendo Zamość, Bernardo ci ha lasciato qualcosa di più: la testimonianza del suo genio e la prova del concetto che l’architettura dovrebbe essere costruita “a misura d’uomo” come lo volevano i grandi maestri del Rinascimento.